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I fuochi del cielo

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I fuochi del cielo
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Con sorpresa di Rand Lan apparve mentre lui stava per uscire. Il mantello pendeva dietro le spalle del Custode, coprendo la visuale intorno mentre ondeggiava.

«Moiraine è con te?» Rand si aspettava che la donna sarebbe rimasta incollata al suo fianco.

«È nella sua tenda, tra mille preoccupazioni. Non riesce a guarire nemmeno quelli con le ferite peggiori oggi.» Era il modo in cui aveva scelto di aiutare. Non poteva usare il Potere come arma, ma poteva guarire.

«Gli sprechi la fanno sempre arrabbiare.»

«Fanno arrabbiare tutti noi» scattò Rand. Anche il fatto che avesse preso Egwene probabilmente le dava sui nervi. Per quanto Rand aveva capito Egwene non era abile con la guarigione, ma avrebbe potuto assistere Moiraine. Be’, aveva bisogno che la donna mantenesse le sue promesse. «Di’ a Moiraine che se le serve aiuto può chiedere alle Sapienti che sanno incanalare.» Ma poche Sapienti erano in grado di guarire. «Può creare un legame con loro e usare la forza per guarire.» Rand esitò. Moiraine gli aveva mai parlato di legami? «Non sei venuto qui per riferirmi che Moiraine si preoccupa» aggiunse irritato. A volte era difficile riconoscere cosa aveva imparato da lei, da Asmodean o da Lews Therin.

«Sono venuto a domandare perché porti di nuovo una spada.»

«Moiraine me lo ha già chiesto. Ti ha mandato...?»

Il volto di Lan non mutò, ma intervenne bruscamente. «Voglio saperlo. Puoi creare una spada con il Potere, o uccidere senza, ma di colpo hai di nuovo un’arma d’acciaio al tuo fianco. Perché?»

Inconsciamente Rand fece scorrere una mano sulla lunga elsa.

«Non è leale usare il Potere a quel modo. Soprattutto contro qualcuno che non può incanalare. Tanto vale che combatta contro un bambino.»

Il Custode rimase in silenzio per un po’, studiandolo. «Intendi uccidere Couladin di persona» replicò alla fine atono. «Quella spada contro le sue lance.»

«Non ho intenzione di andarlo a cercare, ma chi può dire cosa accadrà?» Rand si strinse nelle spalle a disagio. Non cacciarlo. Ma se anche la sua capacità di cambiare gli eventi lo avesse favorito, che lo portasse faccia a faccia con Couladin. «E poi potrebbe essere lui a cercarmi. Le minacce che gli ho sentito fare erano personali, Lan.» Sollevando un pugno, arrotolò la manica rossa abbastanza da rendere visibili le teste con la criniera dorata dei Draghi sul suo braccio. «Couladin non si darà pace finché vivo, almeno fino a quando entrambi avremo questi.»

E, per dire la verità, Rand non si sarebbe dato pace finché non fosse rimasto in vita un solo uomo con i Draghi. A rigore, avrebbe dovuto trattare Asmodean come Couladin. Era stato Asmodean a marchiare lo Shaido. Ma era stata l’ambizione sfrenata di Couladin a renderlo possibile. La sua tracotanza e il rifiuto di comportarsi secondo le usanze aiel lo avevano guidato inevitabilmente in quel posto, quel giorno. Oltre la ‘tetraggine’ e la guerra fra gli Aiel, c’era Tairen da imputare a Couladin e Selean, più una dozzina di città e villaggi distrutti, centinaia di fattorie incendiate. Uomini, donne e bambini senza sepoltura erano stati cibo per gli avvoltoi. Se lui era il Drago Rinato, se aveva qualche diritto di chiedere a delle nazioni che lo seguissero, molto meno Cairhien, allora doveva loro giustizia.

«In tal caso mandalo al patibolo, quando lo catturi» rispose duro Lan. «Metti cento uomini, mille con il solo scopo di trovarlo, e prenderlo. Ma non essere così sciocco da combatterlo! Adesso sei abile con la spada, molto, ma gli Aiel nascono con le lance e lo scudo in mano. Una lancia nel cuore e tutto è stato vano.»

«Per cui dovrei evitare di combattere? Lo faresti tu se Moiraine non avesse dei diritti su di te? Lo farebbero Rhuarc o Bael o uno qualsiasi di loro?»

«Io non sono il Drago Rinato. Il destino del mondo non dipende da me.» Adesso però la voce non era accalorata. Senza Moiraine, si sarebbe trovato sempre in mezzo alla battaglia. Sembrava che in quel momento rimpiangesse i diritti della donna.

«Non correrò rischi inutili, Lan. Ma non posso fuggirli tutti.» Oggi la lancia seanchan sarebbe rimasta nella tenda. Lo avrebbe solo intralciato se avesse scovato Couladin. «Vieni. Gli Aiel la finiranno senza di noi se continuiamo a stare qui.»

Quando uscirono erano ormai in pochi e un leggero bagliore delineava l’orizzonte a est. Non fu il motivo per cui si fermò, e Lan con lui. Le Fanciulle avevano formato un cerchio attorno alla tenda, spalla a spalla, con i visi rivolti all’interno. Un anello spesso che si estendeva lungo le scure pendici della collina, costituito da donne che indossavano il cadin’sor così vicine che un topo non sarebbe passato. Jeade’en non era in vista, ma a un ‘gai’shain era stato ordinato di sellarlo e attendere.’ Non solo le Fanciulle. Due donne nelle file frontali indossavano gonne ingombranti e bluse chiare, i capelli tenuti indietro dalle sciarpe ripiegate. Era ancora troppo scuro per riconoscere i volti con certezza, ma c’era qualcosa nella sagoma di entrambe, nella posizione a braccia conserte, che le identificava come Egwene e Aviendha.

Sulin si fece avanti prima che Rand potesse aprire bocca per chiedere cosa stessero combinando. «Siamo venute a scortare il Car’a’carn alla torre con Egwene Sedai e Aviendha.»

«Chi ha organizzato tutto questo?» chiese Rand. Uno sguardo a Lan gli disse che non era stato lui. Anche al buio il Custode sembrava stupito. Almeno per un momento. Solo uno scatto del capo. Nulla sorprendeva a lungo Lan. «Egwene dovrebbe essere in cammino verso la torre e le Fanciulle dovrebbero essere con lei per proteggerla. Quello che farà oggi è molto importante. È necessario che sia protetta.»

«La proteggeremo.» La voce di Sulin era piatta come una tavola. «È il Car’a’carn che ha incaricato le Far Dareis Mai di vigilare sul suo onore.» Un mormorio di approvazione echeggiò fra le Fanciulle.

«Ha senso, Rand» disse Egwene da dove si trovava. «Se una sola che usa il Potere come arma può rendere una battaglia più corta, tre l’accorceranno ancora di più. E tu sei più forte di me e Aviendha messe insieme.» Non sembrava che le piacesse quell’ultima affermazione. Aviendha non aveva replicato, ma il modo in cui stava in piedi era eloquente.

«Questo è ridicolo» rispose Rand corrucciato. «Lasciatemi passare e raggiungete i posti che vi ho assegnato.»

Sulin non si spostò. «Le Far Dareis Mai portano l’onore del Car’a’carn» ripeté con calma e le altre si unirono a lei. Non ad alta voce, ma essendo così numerose sembrò di sentire un tuono. «Le Far Dareis Mai portano l’onore del Car’a’carn. Le Far Dareis Mai portano l’onore del Car’a’carn.»

«Ho detto di lasciarmi passare» ingiunse nel momento in cui le voci sfumarono.

Come se avesse chiesto loro di iniziare di nuovo, lo fecero. «Le Far Dareis Mai portano l’onore del Car’a’carn. Le Far Dareis Mai portano l’onore del Car’a’carn.» Sulin se ne stava in piedi e lo guardava.

Dopo un po’ Lan si chinò per poi mormorare asciutto, «Una donna non è diversa solo perché ha una lancia. Ne hai mai incontrata una che si riuscisse a distogliere da qualcosa che voleva davvero? Arrenditi, o resteremo qui per tutto il giorno, con te che discuti e loro che salmodiano.» Il Custode esitò, quindi aggiunse, «E poi, è una proposta sensata.»

Egwene aprì la bocca mentre la litania sfumava di nuovo, ma Aviendha le mise una mano sul braccio e le sussurrò qualche parola, per cui non parlò. Sapeva cosa voleva dire. Che era un ostinato sciocco testa di rapa, o qualcosa di simile.

Il problema era che stava iniziando a sentirsi uno stupido. Aveva senso che andasse sulla torre. Non aveva nulla da fare altrove, adesso la battaglia era nelle mani dei capi e del destino, e lui sarebbe stato molto più utile incanalando piuttosto che cavalcando in giro nella speranza di incontrare Couladin. Se essere ta’veren avrebbe attratto Couladin verso di lui, poteva condurlo alla torre come in qualsiasi altro posto. Non che avrebbe avuto grandi opportunità di vedere l’uomo, non dopo aver ordinato a tutte le Fanciulle di difendere la torre.

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