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I fuochi del cielo

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I fuochi del cielo
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«Ma, che la mia anima bruci, sono solo briganti.» Era più un’affermazione che una protesta. «Forse non sono Illianesi, ma di certo non sono soldati. Con il caos che creano gli Illianesi, chi può dire se il consiglio, l’Assemblea o il Consiglio dei Nove hanno in mano la frusta sempre pronta. E se decidessero di muoversi, sarebbe con degli eserciti che colpirebbero Tear sotto l’insegna delle Api d’oro, non facendo incursioni per incendiare i carri dei mercanti o le fattorie di confine. Su questo puoi credermi.» «Se lo desideri» rispose Rand, con la massima cortesia consentita. Qualsiasi potere avesse l’Assemblea o il Consiglio dei Nove o Martin Stepanoes del Balgar, era quello che Sammael decideva di lasciargli. Erano comunque ancora in pochi a conoscenza del fatto che i Reietti adesso erano liberi. Chi doveva saperlo rifiutava di prestarvi fede o lo ignorava, come se un atteggiamento simile avrebbe allontanato i Reietti, oppure riteneva che, se fosse accaduto, sarebbe stato in un vago e preferibilmente lontano futuro. Non aveva senso tentare di convincere Weiramon, a qualsiasi gruppo appartenesse. Le opinioni dell’uomo non cambiavano nulla.

Il sommo signore guardò torvo le insenature fra le colline. Più precisamente quelle con i due campi cairhienesi. «Senza delle regole precise qui, chi può dire che tipo di canaglie si sono dirette a sud?» Con una smorfia sbatté i guanti sul palmo della mano anche più forte di prima rivolgendosi di nuovo a Rand. «Be’, li avremo sotto il nostro controllo abbastanza presto, per te, mio lord Drago. Se solo volessi dare l’ordine, posso guidare...»

Rand lo oltrepassò senza ascoltare, ma Weiramon lo seguì, sempre chiedendo il permesso di attaccare, mentre gli altri due gli andavano appresso come cani. L’uomo era uno sciocco cieco.

Naturalmente non erano da soli. La cima della collina era affollata. Sulin aveva un centinaio di Far Dareis Mai piazzate attorno al picco e ognuna di loro sembrava pronta a indossare il velo, più del solito. Non era solo la prossimità degli Shaido che aveva fatto innervosire Sulin. Quasi a voler scherzare con il disgusto di Rand per il sospetto che circolava nei campi sottostanti, Enaila e due Fanciulle non si tenevano mai lontane da Weiramon e i due giovani signori; e più vicine si trovavano a Rand più avevano l’aria di voler indossare i veli.

Non lontano Aviendha stava parlando con una dozzina o più Sapienti, con gli scialli appoggiati sui gomiti, tutte, tranne lei, coperte di braccialetti e collane. Sorprendentemente era una donna ossuta dai capelli bianchi, anche più vecchia di Bair, a esserne in apparenza a capo. Rand si sarebbe aspettato che lo fossero Amys o Bair, ma anch’esse tacevano quando parlava Sorilea. Melaine stava con Bael, a metà strada fra le Sapienti e gli altri capi clan. Continuava a sistemare la giubba del cadin’sor di Bael, come se non sapesse come vestirsi, e aveva l’aria paziente di un uomo che cercava di ricordarsi perché si era sposato. Poteva essere solo un sospetto, ma a Rand sembrava che le Sapienti stessero cercando di influenzare di nuovo i capi. Se era così, lo avrebbe scoperto abbastanza presto.

Era Aviendha, però, ad attirare la sua attenzione. Gli aveva rivolto un fugace sorriso prima di rimettersi ad ascoltare Sorilea. Un sorriso amichevole, niente più. Era comunque qualcosa. Non lo aveva attaccato una sola volta dopo quanto era accaduto fra loro e se a tratti la donna faceva un commento sarcastico, non era più duro di quanto si sarebbe aspettato da Egwene. Tranne quando lui era tornato a parlare di matrimonio. Allora gli aveva tirato le orecchie con tale forza che da quel momento non aveva più osato accennarvi. I sorrisi di Aviendha erano al massimo amichevoli, anche se adesso non era più così attenta quando si spogliava davanti a lui per la notte. La donna insisteva comunque a non voler dormire a più di tre passi di distanza da lui.

Le Fanciulle in ogni caso sembravano sicure che ci fossero molto meno di tre passi fra le loro coperte e Rand continuava ad aspettarsi che quella convinzione si sarebbe diffusa, ma non era ancora successo. Egwene gli si sarebbe scagliata addosso come un albero abbattuto se avesse anche solo sospettato una cosa simile. Era abbastanza facile per lei parlare di Elayne, ma non riusciva a capire Aviendha ed era proprio davanti a lui. Dunque non era stato mai così teso quando guardava Aviendha, ma la donna sembrava più rilassata che mai. In un modo o nell’altro era l’opposto di come avrebbe dovuto essere. Con lei pareva tutto il contrario. Min era la sola che non lo aveva fatto sentire come se fosse tutto il tempo a testa in giù. Sospirando si allontanò, sempre senza ascoltare Weiramon. Un giorno avrebbe capito le donne. Quando avesse avuto il tempo di applicarsi al loro studio. Immaginava che non sarebbe bastata una vita.

I capi clan erano in riunione, con i capi setta e rappresentanti delle varie società. Rand ne riconobbe alcuni. Lo scuro Heirn, capo dei Jindo Taardad, Mangin, che rivolse a lui un cenno amichevole con la testa e ai Tarenesi uno sguardo disgustato. Juranai, magro come una lancia, capo degli Aethan Dor, gli Scudi Rossi, in questa spedizione malgrado alcune ciocche bianche tra i capelli castano chiaro; Roidan, con le spalle ampie e la chioma grigia, che guidava gli Sha’mad Conde, i Camminatori del Tuono. Questi quattro a volte si erano uniti a lui mentre si esercitava nella lotta aiel senza armi, fin da quando avevano lasciato il passo Jangai.

«Vuoi andare a caccia oggi?» chiese Mangin al passaggio di Rand, che lo guardò sorpreso.

«A caccia?»

«Non c’è molto, ma potremmo provare a prendere le pecore con un sacco.» Lo sguardo severo che Mangin rivolse ai Tarenesi lasciava pochi dubbi su chi fossero le ‘pecore’, anche se Weiramon e gli altri non capirono. O finsero di non capire. Il giovane lord annusò di nuovo il fazzoletto. «Forse un’altra volta» rispose Rand, scuotendo il capo. Pensava che avrebbe potuto fare amicizia con uno dei quattro, specialmente Mangin che aveva un senso dell’umorismo simile a Mat. Se non aveva tempo di studiare le donne, certo non ne aveva per crearsi nuovi amici. Era già poco quello per i vecchi, e Mat lo preoccupava.

Sulla parte più alta della collina una grossa torre di tronchi di legno svettava al di sopra degli alberi, l’ampia piattaforma in cima era almeno a venti spanne dal suolo. Gli Aiel non sapevano come lavorare il legno, ma c’erano molti fra i rifugiati cairhienesi che ne erano capaci.

Moiraine aspettava alla base della prima scala di legno con Lan ed Egwene. Quest’ultima si era abbronzata parecchio, adesso poteva davvero passare per un’Aiel, se non fosse stato per gli occhi scuri. Una Aiel bassa. La guardò velocemente, ma non notò nulla, a parte la stanchezza. Amys e le altre la stavano sottoponendo a un duro lavoro, con l’esercitazione. Se avesse provato a dire qualcosa non ne sarebbe stata lieta.

«Avete deciso?» chiese Rand fermandosi. Finalmente Weiramon si era zittito.

Egwene esitò, ma Rand si accorse che non aveva guardato Moiraine prima di annuire. «Farò quanto è possibile.»

La riluttanza della ragazza lo infastidiva. Non aveva chiesto a Moiraine, non poteva usare l’Unico Potere come arma contro gli Shaido, a meno che non la minacciassero o la convincessero che erano Amici delle Tenebre; ma Egwene non aveva prestato i Tre Giuramenti ed era sicuro che ne avrebbe capito la necessità. Invece era sbiancata in volto quando glielo aveva suggerito e lo aveva evitato per tre giorni. Almeno adesso era d’accordo. Qualsiasi cosa potesse abbreviare la lotta con gli Shaido doveva essere accettata come la soluzione migliore.

Il viso di Moiraine non mutò espressione, anche se non aveva dubbi su cosa stesse pensando. Quei lineamenti levigati e gli occhi da Aes Sedai erano in grado di esprimere fredda disapprovazione senza minimamente alterarsi.

Infilandosi il pezzo di lancia dietro la cintura Rand mise un piede sul primo scalino e Moiraine parlò.

«Perché porti di nuovo una spada?»

L’ultima domanda che si sarebbe aspettato. «Perché non dovrei?» mormorò salendo le scale. Non era una buona risposta, ma lo aveva colto alla sprovvista.

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