I fuochi del cielo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #5
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «I fuochi del cielo». Краткое содержание книги:
«Mi dispiacerà vederti andare via» rispose Rand con calma.
«Non tentare di convincermi a...» Mat batté le palpebre. «Questo è tutto? Ti dispiacerà vedermi andare via?»
«Non ho mai cercato di farti restare, Mat. Perrin si è allontanato quando doveva e così farai tu.»
Mat aprì la bocca, quindi la chiuse di nuovo. Era vero, Rand non aveva mai provato a trattenerlo. C’era riuscito senza provarci. Ma non c’era la minima traccia dell’attrazione del ta’veren adesso, nessun vago sentore che quanto aveva deciso fosse sbagliato. Era fermo e risoluto nei suoi propositi.
«Dove andrai?»
«A sud.» Non che avesse una grande scelta, al riguardo. Le alternative portavano al Gaelin, senza nessun luogo a nord del fiume a cui fosse interessato; altrimenti verso gli Aiel, un gruppo che certamente lo avrebbe ucciso e uno che forse lo avrebbe fatto e forse no, a seconda di quanto si trovava vicino Rand e di cosa avevano mangiato a cena la sera precedente. «Tanto per iniziare. Poi in qualche altro posto dove ci sia una taverna e qualche donna che non abbia una lancia.» Melindhra. Avrebbe potuto rappresentare un problema. Mat aveva la sensazione che fosse il tipo di donna che non mollava fino a quando non voleva lei. Be’, in un modo o nell’altro, l’avrebbe affrontata. Forse poteva almeno andarsene prima che lei lo venisse a sapere. «Non fa per me, Rand. Non so nulla di battaglie e non voglio saperne.» Evitò di guardare Natael e Lan. Se uno dei due avesse serrato i denti, lo avrebbe colpito in pieno viso. Anche il Custode. «Lo capisci, vero?»
Il cenno che Rand fece col capo sembrava di comprensione. Forse lo era. «Eviterei di salutare Egwene se fossi in te. Ormai ignoro quanto di ciò che le dico venga riferito a Moiraine, alle Sapienti o a entrambe.»
«Io ci sono arrivato molto tempo fa. Si è lasciato Emond’s Field molto più indietro di noi. E lo rimpiange di meno.»
«Forse» rispose Rand con tristezza. «Che la Luce risplenda su di te, Mat,» aggiunse porgendogli la mano «e ti mandi strade semplici, bel tempo e compagnia piacevole finché non ci incontreremo di nuovo.»
Non sarebbe stato presto, se Mat fosse riuscito a fare quello che voleva. Si sentiva un po’ triste, e un po’ sciocco a sentirsi triste, eppure un uomo doveva badare a se stesso. Alla fin fine, era quello l’essenziale.
La stretta di mano di Rand era forte come sempre, tutto quel lavoro con la spada aveva solo aggiunto calli su quelli da arciere, ma il bordo del marchio dell’airone era ben visibile sul palmo, premuto contro quello di Mat. Solo un piccolo ricordo, in caso dovesse dimenticare i segni sotto le maniche dell’amico, o quelle cose anche più strane nella sua testa che gli consentivano di incanalare. Se riusciva a dimenticare che Rand poteva incanalare... non ci aveva pensato per giorni, giorni! Be’, allora era davvero il momento di andare via.
Ancora delle parole imbarazzate mentre Lan sembrava ignorarli, a braccia conserte e in silenzio mentre studiava le mappe e Natael aveva incominciato a pizzicare l’arpa. Mat aveva orecchio, e per lui in quella musica sconosciuta c’era un che di ironico, si chiese perché l’uomo l’avesse scelta — qualche altro minuto e Rand pose fine all’incontro, quindi Mat fu fuori. C’erano molte persone, almeno cento Fanciulle sparse per la collina che camminavano circospette e pronte a uccidere, tutti e sette i capi clan aspettavano pazientemente, immobili come rocce, tre lord tarenesi che facevano finta di sudare e si comportavano come se gli Aiel non esistessero. Mat aveva sentito parlare dell’arrivo di questi lord ed era anche andato a dare un’occhiata ai loro campi, ma non c’era nessuno che conoscesse e nessuno che volesse giocare a dadi o a carte. Questi tre lo osservarono dall’alto in basso, aggrottando le sopracciglia sdegnati e decidendo, apparentemente, che non era migliore degli Aiel, ovvero che non valeva la pena di guardarlo.
Con il cappello in testa e la falda calata davanti agli occhi, Mat studiò i Tarenesi con altrettanta freddezza. Prima di incamminarsi giù dalla collina, ebbe il piacere di vedere che la coppia di giovani era a disagio per la sua presenza. L’uomo con la barba grigia sembrava ancora impaziente di entrare nella tenda di Rand, ma, non aveva importanza. Non li avrebbe mai più visti.
Non sapeva perché non si era limitato a ignorarli. Aveva il passo leggero e si sentiva inacidito. Non c’era da meravigliarsi visto che se ne sarebbe andato la mattina successiva. Adesso sembrava che i dadi gli rotolassero nel cervello e non c’era modo di conoscere il risultato una volta che si fossero fermati. Era strano. Forse era la preoccupazione per Melindhra. Sì. Sarebbe partito presto, e con la stessa calma di un topolino in punta di zampe.
Fischiettando si diresse alla sua tenda. Cos’era quel motivo? Oh, sì. Danza con Jak delle ombre. Non aveva intenzione di ballare con la morte, ma era una musica allegra, per cui in ogni caso la fischiettò mentre cercava di escogitare un piano per trovare la strada migliore e lasciare Cairhien.
Rand rimase in piedi a fissare Mat a lungo dopo che i lembi della tenda erano parzialmente ricaduti alle sue spalle. «Ho sentito solo l’ultima parte» disse alla fine. «Era una conversazione tutta di quel tipo?»
«Più o meno.» rispose Lan. «Con appena alcuni minuti per studiare le mappe, ha preparato un piano migliore di quello di Rhuarc e gli altri. Ha visto le difficoltà, i pericoli e come affrontarli. Sa dei minatori, degli ingegneri d’assedio e come usare la cavalleria leggera per inseguire delle persone sconfitte.»
Rand lo guardò. Il Custode non era sorpreso, non aveva nemmeno battuto ciglio. Ma certo, era stato lui a dire che Mat sembrava avere una conoscenza sorprendente delle faccende militari. E Lan non avrebbe posto l’ovvia domanda, il che era un bene. Rand non aveva il diritto di dare la breve risposta che aveva.
Avrebbe potuto chiedere qualcosa. Per esempio, cosa avevano a che fare i minatori con le battaglie? O forse si trattava solo degli assedi. Qualunque fosse la risposta, non c’era una miniera più vicina del Pugnale del Drago, e non era certo se vi stavano ancora estraendo del minerale. Be’, quella battaglia si sarebbe combattuta. Era importante sapere che Mat aveva ottenuto dall’altro lato della soglia ter’angreal ben più che la tendenza a parlare la lingua antica quando era soprappensiero. E l’avrebbe messo a frutto.
Non devi diventare ancora più duro, si disse amareggiato. Aveva visto Mat arrampicarsi verso la sua tenda e non aveva esitato a inviare Lan per scoprire cosa poteva emergere da quella conversazione oziosa. Era stata una scelta deliberata. Il resto poteva o non poteva esserlo, ma sarebbe accaduto. Sperava che Mat se la sarebbe cavata bene una volta libero. Si augurava che Perrin si trovasse bene nei Fiumi Gemelli, che avrebbe fatto conoscere Faile alla madre e le sorelle, per poi sposarla. Lo sperava perché sapeva che li avrebbe attirati di nuovo, un ta’veren attrae un altro ta’veren e lui era il più forte. Moiraine aveva detto che non si trattava di un caso, tre di quel genere cresciuti assieme nello stesso villaggio e quasi coetanei. La Ruota intesseva eventi casuali e coincidenze nel Disegno, ma non riuniva tre come loro senza motivo. Prima o poi avrebbe attirato a sé gli amici, per quanto fossero lontani, e allora li avrebbe usati, in ogni modo possibile. Perché doveva. Perché qualsiasi cosa sostenevano le Profezie del Drago, era sicuro che la sola possibilità di vincere Tarmon Gai’don risiedeva nell’essere assieme loro tre, ta’veren che erano stati legati fra loro dall’infanzia e nuovamente legati. No, non c’era bisogno che facesse il duro. Sei già talmente disgustoso da far vomitare la zuppa a un Seanchan! pensò.
«Suona La marcia della morte»ordinò con voce più severa di quanto intendesse. Natael lo guardò inespressivo per un po’. L’uomo aveva ascoltato tutto. Avrebbe avuto delle domande, ma senza risposte. Se Rand non poteva svelare i segreti di Mat a Lan, non lo avrebbe fatto davanti a uno dei Reietti, anche se pareva domato. Stavolta usò intenzionalmente un tono aspro, e puntò il pezzo di lancia contro l’uomo. «Suonala, a meno che tu non ne conosca una più triste. Suona qualcosa che ti faccia piangere l’anima. Se ancora ne hai una.»