L'ascesa dell'Ombra
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #4
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «L'ascesa dell'Ombra». Краткое содержание книги:
Gridando Egwene batté invano contro lo scudo che la separava dalla Vera Fonte. Cercò di mordere quel viso orribile, la creatura che non poteva essere Amys, ma qualcosa la prese per i polsi e la distese rigida e tremante a mezz’aria. Tutto quello che poteva fare era gridare mentre quelle mandibole le si chiudevano attorno al viso.
Egwene si sedette gridando e afferrò con forza le coperte. Con uno sforzo riuscì a chiudere la bocca, ma non poteva fare nulla contro il tremore che la tormentava. Era nella tenda... c’era l’altra donna? Amys, a gambe incrociate nell’ombra, risplendeva del bagliore di saidar... forse era lei? Disperatamente si dischiuse alla Fonte e quasi ululò quando trovò nuovamente la barriera. Lanciando da un lato le coperte, camminò carponi sugli strati di tappeti e sparse gli abiti ben piegati con entrambe le mani. Aveva un pugnale da cintura. Dov’era? Dove? Dove!
«Siediti» le intimò acerbamente Amys «prima che ti somministri una pozione per tutta questa agitazione. Non ti piacerebbe il sapore.»
Egwene si voltò in ginocchio, con il corto pugnale in entrambe le mani, tremanti se non fossero state strette attorno all’elsa. «Sei davvero tu stavolta?»
«Sono io, adesso e allora. Le lezioni dure sono le migliori. Hai intenzione di pugnalarmi?»
Esitando, Egwene ripose il pugnale. «Non hai il diritto di...»
«Io ho ogni diritto! Mi hai dato la tua parola. Non sapevo che le Aes Sedai potessero mentire. Se devo darti lezione, devo sapere che farai come dico. Non guarderò mentre una mia studentessa si taglia la gola!» Amys sospirò e il bagliore di saidar svanì, come anche la barriera fra Egwene e saidar. «Non posso schermarti più a lungo. Sei molto più forte di me. Nell’Unico Potere, lo sei. Hai quasi abbattuto il mio scudo. Ma se non riesci a mantenere la parola, non sono certa di volerti addestrare.»
«Manterrò la parola, Amys. Prometto che lo farò. Ma devo incontrare le mie amiche nel Tel’aran’rhiod. Gliel’ho promesso. Amys, potrebbero avere bisogno del mio aiuto, dei miei consigli.» Non era facile distinguere il viso di Amys nell’oscurità, ma Egwene non vide alcun segno di morbidezza. «Ti prego, Amys. Mi hai già insegnato così tanto. Credo che potrei trovarle in qualsiasi luogo adesso. Ti prego, non smettere quando c’è ancora così tanto da imparare per me. Qualsiasi cosa vuoi che faccia, la farò.»
«Intrecciati i capelli» rispose Amys con un tono di voce uniforme.
«I capelli?» rispose Egwene incerta. Non era un problema, ma perché? Adesso li portava sciolti sulle spalle, eppure non molto tempo prima era quasi esplosa d’orgoglio quando la Cerchia delle Donne a casa le aveva detto che era abbastanza grande da portare la treccia, come quella che Nynaeve ancora portava. Nei Fiumi Gemelli la treccia diceva che eri abbastanza grande da essere considerata una donna.
«Una su ogni orecchio» la voce di Amys era ancora dura come roccia. «Se non hai dei fiocchi per legarti le trecce, te ne procurerò io alcuni. È il modo il cui le bambine portano i capelli fra noi. Ragazzine troppo giovani per mantenere la parola. Quando mi proverai che puoi mantenere la tua, potrai smettere di portare i capelli a quel modo. Ma se mi racconti un’altra bugia, ti farò scorciare la gonna, come i vestiti delle bambine, e ti troverò una bambola che dovrai portarti appresso. Quando ti deciderai a comportarti da donna, sarai trattata come tale. Acconsenti, o non ti insegnerò altro.»
«Acconsentirò se mi accompagnerai quando devo incontrare...»
«Acconsenti, Aes Sedai! Non prendo accordi con le bambine, o quelle che non mantengono la parola. Farai quello che ti dico, accetterai quel che decido di dare e niente più. In alternativa, vai via e fatti ammazzare per conto tuo. Io non ti aiuterò!»
Egwene era contenta che fosse scuro; nascondeva l’espressione minacciosa. Aveva dato la sua parola, ma tutto questo era così ingiusto. Nessuno stava cercando di limitare Rand con le sue stupide regole. Be’, forse lui era diverso. Non era certa di voler scambiare gli ordini di Amys con il desiderio di Couladin di trapassarla con una lancia. Mat di certo non si sarebbe adattato alle regole degli altri. Eppure, ta’veren o no, Mat non aveva nulla da imparare; tutto quello che doveva fare era esistere. Molto probabilmente si sarebbe rifiutato di imparare qualsiasi cosa se gliene fosse stata data la possibilità, a meno che non riguardasse il gioco o fare fesso qualcuno. Lei voleva imparare. A volte sembrava una sete infinita; per quanto apprendesse, non riusciva a spegnerla. E non era ancora abbastanza. Ecco come stanno le cose, pensò mestamente.
«Acconsento» rispose. «Farò quello che dici, accetterò quanto mi darai e nulla più.»
«Bene.» Dopo una lunga pausa, come se volesse vedere se Egwene aveva altro da aggiungere — la ragazza saggiamente tenne a freno la lingua — Amys aggiunse: «Intendo essere dura con te, Egwene, ma non senza motivo. Che tu sia convinta che ti abbia già insegnato molto dimostra solamente quanto sai poco. Hai un forte talento per il sogno, molto probabilmente un giorno ci supererai tutte di molto. Ma se non impari quello che posso insegnarti, non svilupperai mai quel talento a fondo. Molto probabilmente non vivrai abbastanza a lungo per farlo.»
«Ci proverò, Amys.» Egwene pensò di essere stata molto remissiva. Perché la donna non diceva ciò che voleva sentire? Se Egwene non poteva andare nel Tel’aran’rhiod da sola, allora doveva venire anche Amys al prossimo incontro con Elayne. O forse sarebbe stata Nynaeve la prossima volta.
«Bene. Hai qualcos’altro da dire?»
«No, Amys.»
La pausa stavolta fu più lunga; Egwene attese con tutta la pazienza che aveva e le mani piegate sulle ginocchia.
«Per cui puoi trattenere le tue richieste quanto vuoi» osservò alla fine Amys «anche se ti fa contorcere come una capra con il prurito. Sto sbagliando diagnosi? Posso procurarti un unguento. No? Molto bene. Ti accompagnerò quando devi incontrare le tue amiche.»
«Grazie» rispose Egwene compassata. Davvero una capra con il prurito!
«In caso non avessi ascoltato la prima volta che te lo ho detto, imparare non sarà né facile né rapido. Credi di avere lavorato in questi ultimi giorni. Adesso preparati a dedicarmi sul serio tempo e sforzo.»
«Amys, imparerò tutto quello che puoi insegnarmi, e lavorerò duro quanto vuoi, ma fra Rand e gli Amici delle Tenebre... il tempo per imparare potrebbe rivelarsi un lusso e la mia borsa vuota.»
«Lo so» rispose Amys stancamente. «Ci sta già procurando delle preoccupazioni. Vieni. Hai sprecato già abbastanza tempo con le tue bambinate. Ci sono affari di donne da discutere. Vieni. Le altre stanno aspettando.»
Per la prima volta Egwene si accorse che le coperte di Moiraine erano vuote. Si allungò per prendere il vestito, ma Amys le disse: «Quello non ti servirà. Faremo solamente un tratto breve. Mettiti una coperta sulle spalle e vieni. Ho già fatto un gran lavoro per Rand al’Thor e devo farne altro quando avremo finito.»
Avvolgendosi dubbiosa una coperta attorno alle spalle, Egwene seguì la donna più grande nella notte. Faceva freddo. Con la pelle d’oca, saltellava da un piede nudo all’altro su un suolo di pietra che sembrava poco meno che ghiaccio. Dopo il caldo del giorno, la notte sembrava fredda come il cuore dei Fiumi Gemelli in inverno, e il fiato si condensava in nuvolette davanti alla bocca, assorbito immediatamente dall’aria. Freddo o no, l’aria era ancora secca.
Sul retro del campo delle Sapienti si ergeva una piccola tenda che non aveva notato prima, bassa come le altre, ma ben chiusa su tutti i lati. Amys incominciò a spogliarsi e le fece cenno di fare lo stesso. Stringendo i denti per fare in modo che non sbattessero, seguì lentamente l’esempio di Amys. Quando la donna aiel si fu spogliata, rimase là in piedi, come se la notte non fosse gelida, inspirando a fondo e colpendosi con le braccia, prima di inchinarsi ed entrare.
Egwene sfrecciò alacremente appresso alla donna.
Un’umidità calda la colpì come una bastonata in mezzo agli occhi. Il sudore trasudava da ogni poro.