L'ascesa dell'Ombra
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #4
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «L'ascesa dell'Ombra». Краткое содержание книги:
«Aviendha» ripeté meravigliata Elayne. «Naturalmente. Avrei dovuto accorgermene. Ho sentito la stessa vicinanza con Jorin a prima vista, come con lei. E con te, per giunta.»
«Jorin?»
Elayne fece una smorfia. «Ho promesso di mantenere il segreto, e alla prima opportunità lascio che la lingua vada a piede libero. Suppongo che non le farai del male, a lei o alla sorella. Jorin è la Cercavento del Danzatore delle onde, Egwene. Può incanalare, come anche alcune altre Cercavento.» Guardò le colonne che la circondavano e la scollatura salì di colpo nuovamente sotto al mento. Sistemò uno scialle di merletto scuro che un attimo prima non aveva, coprendosi i capelli e nascondendo il viso. «Egwene, non devi dirlo a nessuno, Jorin ha paura che la Torre cercherà di costringerle a diventare Aes Sedai, o di controllarle in qualche modo. Ho promesso che avrei fatto quel che potevo per non fare accadere una cosa simile.»
«Non ne parlerò» promise Egwene. Sapienti e Cercavento. Donne in grado di incanalare in entrambi i gruppi, e nessuna che avesse prestato i Tre Giuramenti, legate alla Verga dei Giuramenti. I giuramenti servivano a far sì che la gente si fidasse delle Aes Sedai, o che almeno non ne temesse il potere, ma le Aes Sedai dovevano ancora muoversi spesso in segreto. Sapienti — ed era pronta a scommettere, Cercavento — avevano posizioni onorevoli nelle loro società. Non essere legate a supposizioni le manteneva al sicuro. Era qualcosa a cui pensare.
«Nynaeve e io siamo in anticipo con il programma, Egwene. Jorin mi sta insegnando a lavorare con il tempo — non crederesti alla dimensione dei flussi di Aria che può gestire! — e fra noi due, abbiamo fatto viaggiare il Danzatore delle onde veloce come non lo era mai stato, e vuol dire davvero veloce. Dovremmo giungere a Tanchico fra tre giorni, forse due, secondo Coine. È la Maestra delle Vele, il capitano. Dieci giorni da Tear a Tanchico. Questo fermandoci a parlare con ogni nave degli Atha’an Miere che vediamo. Egwene, il Popolo del Mare crede che Rand sia il loro Coramoor.»
«Davvero?»
«Coine ha interpretato in modo sbagliato alcuni degli avvenimenti di Tear — suppone che le Aes Sedai adesso siano al servizio di Rand, per dirne una; Nynaeve e io abbiamo pensato che fosse meglio non chiarire — ma non appena lo dirà a un’altra Maestra delle Vele, saranno tutte pronte a diffondere la parola e servire Rand. Credo che farebbero qualsiasi cosa gli venisse chiesta da Rand.»
«Vorrei che gli Aiel fossero disposti ad accettarlo allo stesso modo» sospirò Egwene. «Rhuarc pensa che alcuni di loro potrebbero rifiutarsi di riconoscerlo, Draghi del Rhuidean o no. Un tipo, un uomo di nome Couladin, sono certa che lo ucciderebbe in un minuto se ne avesse la possibilità.»
Elayne fece un passo avanti. «Farai in modo che non accada.» Non era una domanda o una richiesta. C’era una luce dura negli occhi azzurri di Elayne, e un pugnale sfoderato fra le mani.
«Farò del mio meglio. Rhuarc gli ha assegnato delle guardie del corpo.»
Elayne sembrò notare il pugnale per la prima volta, e sobbalzò. La lama svanì. «Mi devi insegnare qualsiasi cosa ti stia insegnando Amys, Egwene. È sconcertante vedere cose apparire e scomparire, o accorgermi di colpo che sto indossando indumenti diversi. Semplicemente accade.»
«Lo farò quando avrò tempo.» Si era già trattenuta troppo a lungo in Tel’aran’rhiod. «Elayne, se non sarò qui la prossima volta che dovremmo incontrarci, non preoccuparti. Ci proverò, ma potrei non essere in grado di venire. Accertati di avvisare Nynaeve. Se non mi presento, controllate ratte le notti seguenti. Non sarò in ritardo per più di una o due, ne sono sicura.»
«Se lo dici tu» rispose dubbiosa Elayne. «Ci vorranno certamente settimane per scoprire se Liandrin e le altre si trovano o no a Tanchico. Thom sembra credere che la città sarà una gran confusione.» Gli occhi di Elayne si spostarono su Callandor, affondata per metà della lunghezza nel suolo.
«Perché credi che lo abbia fatto?»
«Sostiene che manterrà i Tarenesi con lui. Fino a quando sapranno che è qui, devono sapere che tornerà. Forse sa di cosa sta parlando. Lo spero.»
«Oh. Pensavo... forse lui... era arrabbiato per... qualcosa.»
Egwene la guardò cupa. Questa improvvisa diffidenza non era caratteristica di Elayne. «Arrabbiato per cosa?»
«Oh, nulla. Era solo un pensiero, Egwene. Gli ho consegnato due lettere prima di lasciare Tear. Sai come le ha prese?»
«No, non lo so. Hai detto qualcosa che pensi possa averlo fatto arrabbiare?»
«Certo che no.» Elayne rise gaia; sembrava forzata. L’abito divenne di lana scura, abbastanza pesante per un inverno rigido. «Dovrei essere una sciocca per scrivere cose che lo facessero arrabbiare.» I capelli di Elayne si sparpagliarono in ogni direzione, come una corona impazzita. Non ne era consapevole. «Dopo tutto sto cercando di farmi amare da lui. Sto solo cercando di farmi amare. Oh, perché gli uomini non possono essere semplici? Perché devono creare tali difficoltà? Almeno è lontano da Berelain.» La lana divenne nuovamente seta, con la scollatura anche più bassa di prima; i capelli le brillavano sulle spalle in modo da far impallidire la lucentezza dell’abito. Elayne esitò mordicchiandosi il labbro inferiore. «Egwene? Se trovi l’occasione, gli dirai che intendevo quel che ho detto nella... Egwene? Egwene!»
Qualcosa strappò Egwene. Il Cuore della Pietra declinò nell’oscurità mentre veniva trascinata via per la collottola.
Con un sussulto, Egwene si svegliò con il cuore che le batteva forte, fissando il tetto basso della tenda oscurato dalla notte. Solo un po’ di luce lunare entrava dalle aperture laterali. Rimase sotto alle coperte — il deserto era freddo di notte quanto era caldo durante il giorno, e il braciere, da cui saliva l’odore dolce dello sterco essiccato che bruciava, infondeva poco calore — proprio dove si era sdraiata quando si era addormentata. Ma cosa la aveva tirata indietro?
Di colpo si accorse di Amys, seduta a gambe incrociate accanto a lei, ammantata d’ombra. Il viso della Sapiente nascosto dal buio sembrava scuro e proibitivo come la notte.
«Sei stata tu, Amys?» chiese Egwene arrabbiata. «Non hai il diritto di tirarmi in giro. Sono un’Aes Sedai dell’Ajah Verde...» adesso la bugia le veniva facilmente alle labbra «... e non hai il diritto...»
Amys la interruppe con la voce torva. «Oltre al Muro del Drago, nella Torre Bianca, sei Aes Sedai. Qui sei una studentessa ignorante, una bambina sciocca che gattona in una tana di vipere.»
«So di avere detto che non mi sarei recata nel Tel’aran’rhiod senza di te,» aggiunse Egwene cercando di essere ragionevole «ma...»
Qualcosa la prese per le caviglie e le tirò i piedi in aria; le coperte caddero di lato e la camicia da notte le calò fin sotto alle braccia. Si ritrovò sottosopra, faccia a faccia con Amys. Furiosa si aprì a saidar... e si ritrovò bloccata.
«Volevi andare da sola» sibilò Amys piano. «Eri stata avvisata, ma dovevi andare.» Gli occhi della Sapiente sembravano risplendere nella notte, sempre più chiari. «Senza curarti di ciò che poteva attenderti. Ci sono cose nei sogni in grado di mandare in frantumi il cuore più coraggioso.» Attorno agli occhi come carboni azzurri, il viso di Amys si fuse, si allungò. Spuntarono delle scaglie al posto della pelle e la mascella sporse in fuori, circondata da denti affilati.
«Cose che ‘si mangiano’ il cuore più coraggioso!» gridò furiosa.