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La lama dei sogni

Электронная книга - «La lama dei sogni». Краткое содержание книги:

Elayne si ritrova invischiata nella lotta per la successione al trono di Andor, ma le Sorelle dell’Ajah Nera che si nascondono a Caemlyn sono pronte a far scattare su di lei una trappola mortale, mentre Egwene, caduta nelle mani delle Aes Sedai e ridotta al rango di novizia, non può far altro che sopportare con tenacia le punizioni inflitte per tentare di sgretolare dall’interno il controllo che Elaida esercita sulla Torre Bianca e gli intrighi delle Sorelle. Intanto Rand al’Thor, il Drago Rinato, impegnato nei preparativi per una tregua con i Seanchan, deve vedersela con i Reietti che cercano in ogni modo di ostacolarlo. Mat e Tuon, al seguito della carovana di Valan Luca, sono diretti al confine del territorio controllato dai Seanchan; la giovane Figlia delle Nove Lune è sul punto di completare la formula di nozze, ma sta per essere raggiunta da un’inattesa e sconvolgente notizia da Ebou Dar. Allo stesso tempo Perrin, dopo l’inaspettata alleanza con i Seanchan, si reca a Malden per sconfiggere gli Shaido e liberare l’amata Faile, intenta a pianificare la fuga dalla prigionia. Questi e altri coinvolgenti avvenimenti si intrecciano a nuovi e imprevedibili eventi corali che annunciano come Tarmon Gai’don, l’Ultima Battaglia, sia ormai alle porte...
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«Il mondo e pieno di strani prodigi» disse a Coride, una ragazza dai capelli chiari che stava singhiozzando a faccia in giù sul suo letto. Solo un anno più giovane di lei, Coride era decisamente ancora una ragazza malgrado un annue mezzo nella Torre. «Perché sorprendersi se alcuni di quei prodigi appaiono nella Torre Bianca? Quale posto migliore?» Non menzionò mai l’Ultima Battaglia a quelle ragazze. Quello non sarebbe stato certo di conforto.

«Ma ha attraversato un muro!» gemette Coride, sollevando la testa. Il suo viso era rosso e chiazzato e le guance luccicavano umide. «Un muro! E poi nessuna di noi riusciva a trovare l’aula, e nemmeno Pedra, e poi se l’è presa con noi. Pedra non se la prende mai. Anche lei era spaventata!»

«Scommetto che Pedra non ha cominciato a piangere, però.» Egwene si sedette sul bordo del letto della ragazza e fu lieta di non essere trasalita. I materassi delle novizie non erano noti per la loro morbidezza. «I morti non possono fare del male ai vivi, Coride. Non possono toccarci. Pare che non ci vedano nemmeno. Inoltre si tratta di iniziate della Torre oppure servitori qui. Questa era la loro casa quanto la nostra. E per quanto riguarda stanze o corridoi che non si trovano dove dovrebbero essere, ricorda solo che la Torre è un luogo di meraviglie. Ricordati questo e non ti spaventeranno.» Le pareva un’argomentazione debole, ma Coride si asciugò gli occhi e giurò che non si sarebbe lasciata spaventare mai più. Purtroppo c’erano centodue come lei, non tutte che si lasciavano confortare con altrettanta facilità. Era sufficiente per rendere Egwene più arrabbiata verso le Sorelle della Torre di quanto non lo fosse già.

Le sue giornate non erano tutte lezioni, confortare le novizie e punizioni dalla Maestra delle novizie, anche se quest’ultima occupava una spiacevole quantità di ogni giornata. Silviana aveva avuto ragione a dubitare che avrebbe avuto molto tempo libero. Alle novizie venivano sempre affidate diverse faccende. Spesso si trattava di lavoro pensato apposta, dal momento che la Torre aveva ben oltre mille servitori e servitrici senza contare gli operai, ma il lavoro fisico aiutava a forgiare il carattere, così la Torre aveva sempre creduto. In più contribuiva a mantenere le novizie troppo stanche per pensare agli uomini, in teoria. Lei era caricata con più faccende di quelle che erano date alle novizie, però. Alcune erano assegnate dalle Sorelle che la consideravano una fuggitiva, altre da Silviana nella speranza che la stanchezza avrebbe smussato la punta della sua ‘ribellione’.

Ogni giorno, un pasto dopo l’altro, sfregava pentole sporche con sale grosso e una spazzola rigida nella stanza di lavoro della cucina principale. Di tanto in tanto Laras taceva capolino, ma non parlava mai. E non usava mai il suo lungo cucchiaio, perfino quando Egwene si massaggiava i reni, doloranti per essere stata piegata a testa in giù in un pentolone, invece di sfregare. Laras dispensava cucchiaiate in abbondanza agli sguatteri e ai sottocuochi che cercavano di giocare degli scherzi a Egwene, com’era abitudine per novizie mandate a lavorare nelle cucine. Apparentemente questo era dovuto soltanto al fatto che, come Laras annunciava ogni volta che vibrava il suo cucchiaio, avevano fin troppo tempo per giocare quando non dovevano lavorare, ma Egwene notò che Laras non era così lesta quando qualcuno dava una pacca sul sedere a una delle vere novizie o le rovesciava una tazza di acqua gelata dietro la schiena. Pareva che lei avesse una sorta di alleato. Se solo fosse riuscita a capire come avallarsene.

Trasportava secchi d’acqua che pendevano dalle estremità di un’asta in equilibrio sulle sue spalle alla cucina, agli alloggi delle novizie, agli alloggi delle Ammesse, su fino agli alloggi delle Ajah. Portava pasti a Sorelle nelle loro camere, rastrellava i viottoli del giardino, estirpava le erbacce, svolgeva commissioni per le Sorelle, assisteva le Sorelle, spazzava i pavimenti, passava lo straccio sui pavimenti, strofinava i pavimenti sulle mani e sulle ginocchia, e questa era solo una lista incompleta. Non si tirava mai indietro da quei compiti, e solo in parte perché in tal modo non avrebbe fornito a nessuna una scusa per chiamarla pigra. In un certo senso li vedeva come una penitenza per non essere stata adeguatamente pronta prima di tramutare la catena del porto in cuendillar. Le penitenze dovevano essere sopportate con dignità, tutta la dignità che si poteva avere mentre si strofinava un pavimento, perlomeno.

Inoltre visitare gli alloggi delle Ammesse le dava un’opportunità per vedere come la consideravano. Ce n’erano trentuno nella Torre, ma in ogni momento alcune stavano insegnando alle novizie e altre stavano prendendo le loro lezioni, perciò di rado ne trovava più di dieci o dodici nelle loro stanze attorno al pozzo a nove livelli chì circondava un piccolo giardino. La notizia del suo arrivo si diffondeva sempre presto, però, e non le mancava mai un pubblico. Sulle prime, parecchie di loro cercavano di sommergerla di ordini, in particolare Mair, una grassoccia Arafelliana dagli occhi azzurri, e Asseil, una Tarabonese magra con capelli chiari e occhi castani. Erano state novizie quando lei era giunta alla Torre e, quando se n’era andata, erano già gelose della sua rapida ascesa ad Ammessa. Con loro una frase ogni due era “va’ a prendere quello” oppure “porta questo”. Per tutte quante te era la “novizia” che aveva causato così tante difficoltà, la “novizia” che si credeva di essere l’Amyrlin Seat. Lei trasportava secchi d’acqua finché non le doleva la schiena, senza lamentarsi, eppure si rifiutava di obbedire ai loro ordini. Il che le fruttava altre visite alla Maestra delle novizie, naturalmente. Col passare dei giorni, man mano che quelle sue continue visite allo studio di Silviana non mostravano alcun effetto però, il flusso di comandi diminuì e infine cessò. Asseil e Mair non avevano davvero cercato di essere cattive, ma solo di comportarsi come credevano di dover fare date le circostanze, e non avevano idea di cosa fare con lei.

Alcune delle Ammesse mostravano segni di spavento per i morti che camminavano e per l’interno della Torre che mutava, e ogni volta che lei vedeva un volto esangue o rigato di lacrime diceva le stesse cose che usava con le novizie rivolgendosi direttamente alla donna, cosa che avrebbe potuto irritarla invece di calmarla, ma come se stesse parlando tra sé. Funzionava con le Ammesse come con le novizie. Molte sussultavano quando lei iniziava, oppure aprivano la bocca come per dirle di tacere, tuttavia nessuna lo faceva e si lasciava sempre alle spalle un’espressione pensierosa. Le Ammesse continuavano a uscire sui ballatoi, con ringhiere di pietra quando lei entrava, ma la osservavano in silenzio come chiedendosi cosa fosse. Prima o poi glielo avrebbe insegnato a loro e alle Sorelle.

Assistendo Adunanti e Sorelle, una donna in bianco in piedi e in silenzio nell’angolo diventava presto parte del muro perfino quando era una persona nota. Se s’accorgevano di lei cambiavano argomento, tuttavia le capitò di udire molti brandelli di informazioni, spesso di piani per vendicare qualche insulto ricevuto o qualche torto commesso da un altra Ajah. Stranamente, parecchie delle Sorelle parevano vedere le altre Ajah all’interno della Torre come nemiche più di come facessero con le Sorelle nell’accampamento fuori dalla città e le Adunanti non erano molto meglio. Le faceva venir voglia di schiaffeggiarle. Vero, contribuiva a rendere migliori i rapporti quando altre Sorelle facevano ritorno alla torre, tuttavia...

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