I fuochi del cielo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #5
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «I fuochi del cielo». Краткое содержание книги:
«Mantieni il controllo» replicò Nynaeve con fermezza. «È una regina adesso, non un re. E sì, c’era anche lei. Lui non era calvo, aveva il codino. Lo Shienarese voglio dire. Non il Profeta. Lui è calvo come...» Guardò torva Birgitte fino a quando la donna smise di sghignazzare. La sua severità diminuì leggermente quando si rammentò chi stava guardando a quel modo e cosa le aveva fatto; ma se la donna non si fosse calmata, forse avrebbero scoperto se era in grado di schiaffeggiare Birgitte.
Ripresero a camminare e allora disse con la massima serietà, «Questo è quanto accaduto. Ho visto Uno — era con gli Shienaresi che abbiamo incontrato a Falme — mentre ti guardava volteggiare sulla fune, Elayne. Non ha una bella opinione dell’erede al trono che mette in mostra le gambe come non ce l’ho io. In ogni caso, Moiraine li ha inviati qui dopo Falme...»
Raccontò tutto velocemente mentre passavano fra la folla, ignorando le esclamazioni incredule nei confronti di Elayne e rispondendo alle loro domande con il minor numero di parole possibile. Dopo un fugace accenno di interesse alle vicende di corte nel Ghealdan, Elayne si concentrò su cosa aveva detto esattamente Galad e sul perché Nynaeve fosse stata tanto sciocca da avvicinare il Profeta, chiunque fosse. Il termine ‘sciocca’ tornava in mente a Nynaeve abbastanza spesso, per cui tenne a freno la lingua. Avrebbe forse esitato a schiaffeggiare Birgitte, ma Elayne non godeva di tale protezione. Erede al trono o no. Se lo avesse detto ancora una volta, la ragazza lo avrebbe scoperto. A Birgitte stava più a cuore conoscere le intenzioni di Masema e quelle degli Shienaresi. Sembrava che avesse incontrato degli abitanti delle Marche di Confine nelle vite precedenti, anche se le nazioni di cui parlava avevano nomi diversi e mostravano una buona opinione di se stessi. Non si era aperta molto, ma pareva d’accordo con la presenza degli Shienaresi.
Nynaeve si aspettava che la notizia di Salidar le avrebbe stupite, eccitate o suscitato qualsiasi altra reazione. Invece Birgitte si comportò come se avesse comunicato loro che avrebbero cenato con Thom e Juilin. Ovviamente aveva intenzione di seguire Elayne ovunque e il resto importava poco. Elayne appariva dubbiosa. Dubbiosa!
«Ne sei certa? Ti sei sforzata molto di ricordare e... Be’, sembra una strana coincidenza che sia stato proprio Galad a menzionare il posto.»
Nynaeve era furiosa. «Certo che sono sicura. Le coincidenze accadono. La Ruota tesse come vuole, come forse avrai sentito dire. Mi ricordo che ne aveva già parlato a Sienda, ma ero troppo in pensiero per te che eri preoccupata di lui che non ho...» si interruppe.
Erano giunte a un’area lunga e stretta vicino alla parete nord, delimitata da corde. Da un lato c’era qualcosa che assomigliava a un recinto di legno, largo e alto due passi. La gente era allineata di fianco alle corde, coi bambini accucciati davanti alle gambe dei padri o le gonne delle madri. Quando apparvero le tre donne si elevò un brusio. Nynaeve si sarebbe immobilizzata, ma Birgitte la afferrò per il braccio e a quel punto si trattava di camminare o essere trascinata.
«Credevo che stessimo andando al carro» disse debolmente. Impegnata a parlare non aveva prestato molta attenzione alla direzione che avevano preso.
«No, a meno che tu non voglia vedermi tirare al buio» rispose Birgitte. Sembrava fin troppo ansiosa di provare. Nynaeve avrebbe voluto fare un altro commento piuttosto che limitarsi a un gridolino. Mentre procedevano verso lo spazio aperto, la parte di recinto le copriva la visuale, permettendole di vedere solo gli spettatori. Anche il brusio crescente pareva distante, lo steccato invece lontano chilometri dal punto in cui si trovava Birgitte.
«Sei sicura che ha giurato su... nostra madre?» chiese Elayne in tono aspro. Riconoscere Galad come fratello persino in quel modo era per lei assolutamente spiacevole.
«Cosa? Sì. L’ho detto, giusto? Ascolta. Se Luca si trova in città non verrebbe a sapere se lo abbiamo fatto fino a quando non sarebbe troppo tardi...» Nynaeve si rendeva conto di balbettare, ma non sembrava in grado di fermare la lingua. Non si era mai accorta prima d’ora di quanto fossero lunghi cento passi. Nei Fiumi Gemelli gli uomini adulti colpivano bersagli a una distanza doppia di quella. Era pur vero che lei non era nessuno di quei bersagli. «Voglio dire che è già tardi. Le ombre... il bagliore... dovremmo davvero rimandare alla mattina. Quando la luce è...» «Se ha giurato su di lei,» intervenne Elayne come se non avesse ascoltato «allora lo rispetterà a qualsiasi costo. Preferirebbe rompere il giuramento sulla speranza della rinascita e della salvezza piuttosto che questo. Penso... no, so di potermi fidare.» Non sembrava però che la cosa le piacesse. «La luce va bene» disse Birgitte, con una nota di divertimento che coloriva la voce altrimenti calma. «Proverò bendata. Suppongo che questa marmaglia voglia che appaia difficile.»
Nynaeve aprì la bocca ma non emise alcun suono. Stavolta dovette accontentarsi del gridolino. Birgitte stava solo facendo una battuta di cattivo gusto. Doveva essere per forza così.
La addossarono con la schiena allo steccato di legno ed Elayne prese a tirare il nodo dello scialle mentre Birgitte le voltava le spalle, estraendo una freccia dalla faretra.
«Hai fatto davvero una sciocchezza stavolta» mormorò Elayne. «Sono sicura che possiamo fidarci del giuramento di Galad, ma tu non potevi prevedere cosa avrebbe fatto. Avvicinare il Profeta poi!» Tolse lo scialle dalle spalle di Nynaeve. «Nemmeno immaginavi come avrebbe reagito. Eravamo tutti in pensiero per te e hai messo ogni cosa a repentaglio!»
«Lo so» fu la risposta di Nynaeve. Aveva il sole negli occhi, adesso non riusciva a vedere Birgitte. Ma lei poteva. Certo che poteva. Questo era l’importante.
Elayne la guardò sospettosa. «Lo sai?»
«So di aver rischiato di rovinare tutto. Avrei dovuto parlarne con te, chiederti un parere. So di essere stata una sciocca. Non dovreste permettermi di uscire senza un guardiano.» Disse tutto velocemente. Birgitte doveva essere in grado di vederla.
Il sospetto divenne preoccupazione. «Stai bene? Se davvero non vuoi fare questa cosa...»
La donna pensava che fosse spaventata. Nynaeve non poteva, non voleva permetterlo. Si sforzò di sorridere, sperando che i suoi occhi non fossero troppo sgranati. Il viso le sembrava a posto. «Certo che voglio. Anzi, non vedo l’ora.»
Elayne la guardò dubbiosa, ma alla fine annuì. «Sei sicura di Salidar?»
Non attese la risposta, ma corse via da un lato piegando lo scialle. Per qualche motivo particolare Nynaeve non riusciva a sentirsi indignata per quella domanda, o per il fatto che Elayne non avesse aspettato. Respirava a una tale velocità che non si rendeva neanche conto del vestito pericolosamente scollato, nemmeno quel pensiero riusciva a calmarla. Il sole l’accecava, se avesse strizzato gli occhi forse avrebbe visto Birgitte, ma quelli sembravano dotati di una volontà propria e continuavano a sgranarsi. Ormai non c’era nulla che potesse fare. Era il castigo per aver corso stupidi rischi. Era solo leggermente stizzita per essere stata punita dopo aver risolto tutto così bene. Ed Elayne nemmeno le credeva su Salidar! Avrebbe dovuto prenderla stoicamente. Avrebbe...
Come sbucando dal nulla, una freccia si conficcò nel legno, vibrando contro il suo polso destro, e la risoluzione di comportarsi in modo imperturbabile si trasformò in un gemito. Tutto quello che poteva fare era mantenere ferme le ginocchia. Una seconda freccia sfiorò l’altro polso, strappandole un secondo lamento più acuto. Non riusciva a fermare le frecce né tantomeno a stare zitta. A ogni colpo il gemito era sempre più acuto, e le sembrava quasi che la folla acclamasse a ogni suo grido. Più gridava forte, più gli spettatori applaudivano. Quando fu tutta circondata da frecce dalle ginocchia alla testa, gli applausi erano tonanti. Alla fine era leggermente irritata, e quando la gente corse tutta attorno a Birgitte, lasciandola là in piedi a fissare le impennature che la attorniavano, alcune ancora vibranti, anche lei tremava ancora.