La lama dei sogni
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #11
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gabriele Giorgi
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La lama dei sogni». Краткое содержание книги:
«Credo che ti rimanga poco da apprendere del Potere, bambina, in particolare considerando le tue meravigliose scoperte.» Egwene inclinò la testa, accettando il complimento. Alcune di quelle cose erano davvero sue scoperte, e in ogni caso ora non aveva molta importanza. «Ma questo non significa che tu non abbia nulla da imparare. Hai avuto poche lezioni come novizia prima di essere...» La Marrone si accigliò nel guardare l’abito bianco di Egwene e si schiarì la gola. «E meno ancora come... be’, in seguito. Dimmi se lo sai, quali errori commise Shein Chunla che causarono la Terza Guerra delle Mura di Garen? Quali furono le cause della Grande Guerra d’Inverno tra Andor e Cairhien? Cosa causò la Ribellione Weikin e come terminò? Buona parte della storia sembra riguardare lo studio delle guerre, e le parti salienti di questo sono come e perché cominciarono, e come e perché terminarono. Moltissime guerre non avrebbero avuto luogo se solo la gente avesse prestato attenzione agli errori commessi da altri. Ebbene?»
«Lei non commise alcun errore,» disse Egwene lentamente «ma hai ragione. Ho molto da imparare. Non conosco nemmeno i nomi di quelle altre guerre.» Alzandosi, si versò una tazza di té dalla caraffa d’argento sul tavolino. A parte il vassoio argenteo con motivi a corde, in cima al tavolo c’erano una linee impagliata e il cranio di un serpente. Era grosso quanto quello di un uomo!
Bennae aggrottò le sopracciglia, ma non per il té. Parve quasi non notarlo. «Cosa intendi dicendo che Shein non commise alcun errore, bambina? Insomma, fece un pasticcio peggiore di qualunque altro io abbia mai sentito.»
«Molto prima della Terza Guerra delle Mura di Garen» disse Egwene ritornando alla sua sedia «Shein stava facendo esattamente come le diceva il Consiglio e nulla che loro non volessero.» Poteva essere carente in altre parti della storia, ma Siuan l’aveva istruita in maniera accurata sugli errori commessi da altre Amyrlin. E quella domanda in particolare le offri un varco. Sedersi normalmente richiese uno sforzo enorme.
«Di cosa stai parlando?»
«Shein cercò di gestire la Torre con un pugno di ferro, mai un compromesso o cose del genere, agendo senza rispetto per qualunque opinione si opponesse alla sua. Il Consiglio si stancò di quello, ma non riuscirono a organizzare un rimpiazzo, perciò, invece di deporla, fecero di peggio. La lasciarono al suo posto e la costrinsero a una punizione ogni volta che cercava di emanare un ordine di qualunque tipo. Di qualunque tipo.» Sapeva di procedere come se fosse lei a tenere una lezione, ma doveva tirare fuori tutto quanto. Rimanere seduta dritta sul legno duro della sedia era difficile. Accogliere il dolore. «Il Consiglio gestì Shein e la Torre. Ma loro stesse commettevano molti errori, in gran parte poiché ogni Ajah aveva i propri obiettivi e non c’era una mano a modellarli in uno scopo per la Torre. Il regno di Shein fu contraddistinto da guerre ovunque. Infine le Sorelle stesse si stancarono dei pasticci del Consiglio. In una delle sei insurrezioni nella storia della Torre, Shein e il Consiglio vennero deposti. So che si ritiene che lei morì nella Torre per cause naturali, ma in realtà venne soffocata nel suo letto in esilio cinquantini anni più tardi dopo la scoperta di un complotto per reinsediarla come Amyrlin Seat.»
«Insurrezioni?» disse Bennae in tono incredulo. «Sei? Esiliata e soffocata!»
«È tutto registrato nelle storie segrete, nel deposito Tredici. Anche se immagino che non avrei dovuto dirtelo.» Egwene prese un sorso di té e fece una smorfia, era praticamente rancido. Non cera da meravigliarsi che Bennae non avesse toccato il suo.
«Storie segrete? Un deposito Tredici? Se esistesse una cosa del genere, e penso che lo saprei, perché non avresti dovuto dirmelo?»
«Perché per legge l’esistenza delle storie segrete, così come i loro contenuti, può essere nota solo all’Amyrlin, alla Custode delle Annali e alle Adunanti. A loro e alle bibliotecarie che tengono i registri, comunque. Perfino la legge stessa è parte del deposito Tredici, perciò immagino che non avrei dovuto dirli nemmeno questo. Ma se puoi ottenere l’accesso in qualche modo oppure domandare a qualcuna che lo sa e che sia disposta a dirtelo, scoprirai che ho ragione. Sei volte nella storia della Torre, quando l’Amyrlin creò pericolose discordie o si rivelò rischiosamente incompetente e il Consiglio non agì, le Sorelle si sollevarono per deporla.» Ecco. Non avrebbe potuto piantare il seme più in profondità nemmeno con una pala. O conficcarlo in modo più deciso con un martello.
Bennae la fissò per un lungo istante, poi si portò la tazza alle labbra. Sputacchiò non appena il té toccò la sua lingua e iniziò a picchiettarsi le macchioline sul vestito con un delicato fazzoletto orlato di merletto. «La Grande Guerra d’Inverno» disse con voce roca nell’appoggiare la tazza sul pavimento accanto alla sua sedia «ebbe inizio nel tardo anno seicentosettantuno...» Non menzionò di nuovo registri segreti o insurrezioni, ma non era necessario. Più di una volta durante la lezione si interruppe, accigliandosi verso qualcosa oltre Egwene, e lei non aveva dubbi di cosa si trattasse.
Più tardi quel giorno, Lirene Doirellin disse: «Sì, Elaida ha commesso un errore madornale in quel caso.» E camminava avanti e indietro di fronte al caminetto del suo soggiorno. La Sorella cairhienese era solo poco più bassa di Egwene, ma il modo nervoso in cui i suoi occhi dardeggiavano le dava l’aria di una preda braccata, un passero timoroso dei gatti e convinto che ce ne fossero parecchi nelle vicinanze. Le sue gonne verde scuro avevano solo quattro discrete sferzate di rosso, anche se una volta era stata un’Adunante. «Quel suo proclama, oltre al tentativo di rapirlo, non avrebbe potuto avere un effetto peggiore nel tenere il ragazzo al’Thor il più lontano possibile dalla Torre. Oh, ha commesso degli errori, Elaida.»
Egwene voleva domandare di Rand e del rapimento — rapimento? —, ma Lirene non le lasciò alcun varco nel proseguire sui molti errori di Elaida, continuando a camminare avanti e indietro nel frattempo, scoccando ripetute occhiate alle sue mani che torceva inconsciamente. Egwene non era certa se quella sessione potesse essere definita o meno un successo, ma almeno non era un fallimento. E aveva appreso qualcosa.
Non tutti i suoi tentativi andarono così bene, ovviamente.
«Questa non è una discussione» disse Pritalle Nerbaijan. Il suo tono era del tutto calmo, tuttavia i suoi occhi verdi obliqui erano fiammeggianti. Le sue stanze parevano più quelle di una Verde che non di una Gialla, con diverse spade sguainate che pendevano alle pareti e un arazzo di seta che raffigurava uomini che combattevano dei Trolloc. Teneva stretta l’elsa del pugnale alla sua cinta d’argento intrecciato. Non un semplice coltello da cintura: un pugnale con una lama lunga quasi un piede e uno smeraldo che sormontava il suo pomello. Perché avesse acconsentito a tenere lezione a Egwene era un mistero, dato il suo disprezzo per l’insegnamento. Forse era perché si trattava di Egwene. «Tu sei qui per una lezione sui limiti del potere. Una lezione molto basilare, adatta a una novizia.»
Egwene voleva cambiare posizione sullo sgabello a tre gambe che Pritalle le aveva dato per sedersi, ma invece si concentrò sul bruciore, decisa ad assorbirlo. Ad accoglierlo. Quel giorno aveva già visitato tre volte Silviana e poteva percepire una quarta in arrivo... e mancava ancora un’ora al pasto di mezzogiorno. «Mi sono limitata a dire che se è stato possibile che Shemerin fosse ridotta da Aes Sedai ad Ammessa, allora il potere di Elaida non ha limiti. Perlomeno, lei pensa che sia così. E se anche tu lo accetti è davvero così.»
La stretta di Pritalle si serrò sull’elsa del pugnale finché le sue nocche non sbiancarono, tuttavia parve non accorgersene. «Dal momento che pensi di saperne più di me» disse in tono freddo «puoi far visita a Silviana quando avremo finito.» Un successo parziale, forse. Egwene non pensava che la rabbia di Pritalle fosse rivolta a lei.