La corona di spade
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #7
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La corona di spade». Краткое содержание книги:
Reanne oscillò, pallida in viso, e si sforzò visibilmente e con scarso successo di riprendere il controllo di sé. Le ci volle un istante per esaminare i cinque volti freddi delle Aes Sedai allineate davanti alla porta e decidere chi era a capo del gruppo. Camminò barcollante verso Merilille e cadde in ginocchio, con il capo chino. «Perdonaci, Aes Sedai.» La voce di Reanne era riverente e di poco più ferma delle sue ginocchia. In effetti, stava quasi balbettando. «Siamo solo un gruppo di amiche. Non abbiamo fatto nulla, di sicuro nulla che getti discredito sulle Aes Sedai. Lo giuro, qualsiasi cosa ti abbia detto questa ragazza. Vi volevamo dire di lei, ma avevamo paura. Ci incontriamo solo per parlare. Lei ha un’amica, Aes Sedai. Avete preso anche l’altra? Te la posso descrivere se vuoi, Aes Sedai. Qualsiasi cosa desideri, noi la faremo. Io giuro che...».
Merilille si schiarì forte la gola. «Suppongo che tu sia Reanne Corly, giusto?» Reanne si fece indietro e rispose di sì a bassa voce, sempre fissando il pavimento davanti ai piedi della Sorella Grigia. «Temo che tu debba rivolgerti a Elayne Sedai, Reanne.»
La testa di Reanne scattò verso l’alto in maniera quasi soddisfacente. La donna fissò Merilille, quindi molto lentamente si girò con gli occhi sgranati e un’espressione esterrefatta verso Elayne. Si inumidì le labbra ed emise un profondo respiro. Cambiò posizione, restando in ginocchio, per sistemarsi davanti a Elayne e piegò di nuovo il capo. «Ti prego di perdonarmi, Aes Sedai» disse assai contrita. «Non sapevo. Non potevo...» Un altro sospiro disperato. «Qualsiasi punizione deciderai l’accetteremo umilmente, ma ti prego, ti prego di credere che...»
«Oh, alzati» rispose Elayne, impaziente. Aveva desiderato che quella donna riconoscesse la sua posizione come Merilille e le altre, ma vederla strisciare ai suoi piedi la faceva star male. «Ecco. Rimani in piedi.» Attese fino a quando Reanne fu del tutto dritta, poi si andò a sedere sulla sedia della donna. Non c’era bisogno di umiliarsi, ma non voleva che ci fossero dubbi su chi era al comando. «Neghi ancora di conoscere l’esistenza della Scodella dei Venti, Reanne?»
Reanne allargò le braccia. «Aes Sedai,» rispose francamente «nessuna di noi userebbe mai un ter’angreal, tanto meno un angreal o un sa’angreal.» Sincera, e sospettosa come una volpe in città. «Ti assicuro, non pretendiamo di paragonarci alle Aes Sedai, in alcun modo. Siamo solo poche amiche in una stanza, come vedi, legate dal fatto di essere state alla Torre Bianca. Ecco tutto.»
«Solo poche amiche» rispose Elayne asciutta a mani giunte. «E naturalmente vanno contate anche Garenia, Berowin, Derys e Alise.»
«Sì» rispose riluttante Reanne. «Anche loro.»
Elayne scosse lentamente il capo. «Reanne, la Torre Bianca sa della Famiglia. Ha sempre saputo.» Una donna scura che sembrava tarenese, anche se indossava un abito di seta blu e bianco con il sigillo della gilda degli orafi, emise un verso gutturale e si portò entrambe le mani davanti alla bocca. Un’altra, della Saldea, magra, con i capelli grigi e la cintura rossa, si accasciò con un sospiro, finendo sul pavimento insieme alla donna bionda. Altre due barcollarono come se fossero sul punto di svenire.
Reanne guardò le Sorelle davanti alla porta per avere conferma. E la ebbe, come immaginava. Il volto di Merilille era più freddo che sereno, e Sareitha fece una smorfia prima di riuscire a trattenersi. Vandene e Careane almeno avevano entrambe le labbra serrate, forse anche Adeleas, che si guardava intorno per studiare quelle donne lungo la parete come se fossero insetti misteriosi. Ovviamente ciò che vide Reanne era un po’ diverso da come stavano davvero le cose. Tutte le Sorelle avevano accettato la decisione di Elayne, ma nonostante tutti i «Sì, Elayne...» non l’avevano fatto volentieri. Sarebbero arrivate in quella casa due ore prima se non fosse stato per tutti i «Ma, Elayne...» A volte essere il capo significava anche dover condurre con la forza.
Reanne non svenne, ma aveva paura, e sollevò le mani giunte in preghiera. «Intendete distruggere la Famiglia? Perché adesso, dopo tanto tempo? Che cos’abbiamo fatto per scatenare la vostra ira?»
«Nessuno vi distruggerà» le rispose Elayne. «Careane, visto che nessun’altra ha intenzione di aiutare queste due, potresti farlo tu, per favore?» Arrossirono tutte, e scattarono prima che Careane potesse muoversi, due donne chine sopra ognuna delle svenute, per sollevarle e sventolare i sali sotto il naso. «L’Amyrlin Seat desidera che tutte le donne capaci di incanalare siano connesse alla Torre,» proseguì Elayne «e l’offerta è valida per chiunque della Famiglia abbia il desiderio di accettarla.»
Non avrebbe potuto paralizzare meglio quelle donne neanche se avesse intessuto dei flussi d’Aria intorno loro. E neanche stringendo quei flussi avrebbe fatto sgranare di più i loro occhi. Una di quelle che erano svenute ansimò e tossì, spingendo via la fialetta dei sali che le avevano tenuto sotto il naso troppo a lungo. Fu una specie di segnale, e tutte cominciarono a parlare.
«Alla fine possiamo diventare Aes Sedai?» chiese eccitata la Tarenese con la divisa degli orafi, mentre una donna con il viso rotondo e la cintura rossa lunga il doppio di quella delle altre disse: «Ci lasceranno imparare? Ci insegneranno di nuovo?» Un’ondata di altre voci impazienti proseguì con: «Possiamo davvero...» e «Ci lasceranno davvero...»
Reanne si voltò verso le altre e parlò con vigore: «Ivara, Sumeko, tutte quante, vi state dimenticando le buone maniere! State parlando a delle Aes Sedai!» Si passò una mano tremante sul volto, e nella stanza scese un silenzio imbarazzato. Gli occhi si abbassarono e le guance arrossirono. Nonostante tutti quei visi rugosi quei capelli grigi o bianchi, a Elayne sembravano tutte novizie convocate dalla maestra per via di un combattimento a colpi di cuscino dopo il rintocco dell’ora ultima.
Reanne guardò Elayne con esitazione. «Possiamo davvero ritornare alla Torre?» mormorò fra le mani giunte.
Elayne annuì. «Quelle che possono imparare a diventare Aes Sedai ne avranno l’opportunità, ma ci sarà comunque un posto per tutte. Per ogni donna capace d’incanalare.»
Gli occhi di Reanne brillavano colmi di lacrime. Elayne non ne era sicura, ma le sembrò di sentirla sussurrare: «Posso essere Verde.» Fu molto difficile non correre ad abbracciarla.
Nessuna delle altre Aes Sedai mostrava alcun segno di emotività, e Merilille era di certo la più severa. «Posso fare una domanda, Elayne? Reanne, quante... di voi accetteranno?» Di sicuro la pausa era servita per sottintendere una frase del tipo: «Quante selvatiche e donne che fallirono la prima volta accetteranno?»
Se Reanne lo aveva notato o capito fece finta di ignorarlo, oppure non le importava. «Non credo che qualcuna rifiuterà l’offerta» rispose senza fiato. «Potrebbe volerci un po’ ad avvisare tutte. Rimaniamo sempre sparpagliate, vedi, in modo che...» rise, leggermente nervosa e sempre prossima alle lacrime «...in modo che le Aes Sedai non ci notino. Al momento siamo circa millesettecentottantatré.»
Le Aes Sedai avevano imparato a nascondere lo stupore dietro una maschera di calma, e solo Sareitha sgranò gli occhi. Mimò anche delle parole con le labbra, parole che Elayne riuscì a leggere: ‘Duemila selvatiche! Luce, aiutaci!’ Elayne prese tempo a sistemarsi il vestito fino a quando fu sicura di poter controllare l’espressione del proprio viso. Che la Luce le aiutasse, davvero.
Reanne fraintese quel silenzio. «Vi aspettavate che fossimo di più? Alcune subiscono degli incidenti ogni anno, altre se ne vanno di morte naturale, come tutti, e temo che la Famiglia in questi ultimi mille anni si sia ridotta di numero. Forse siamo state troppo caute nell’avvicinare le donne che lasciavano la Torre Bianca, ma abbiamo sempre avuto timore che una di loro potesse riferire di essere stata interrogata e... e...»