La corona di spade
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #7
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La corona di spade». Краткое содержание книги:
L’uomo — il maledetto uomo! — non disse una parola. Naturalmente non poteva; come faceva a difendersi? Se ne stava lì in piedi mentre lei continuava a colpirlo, non faceva una mossa, gli occhi fissi parevano strani... ed era il minimo, visto come gli stava riducendo le guance a furia di schiaffi. I colpi di Nynaeve non avevano turbato affatto Lan, ma i palmi delle mani cominciavano a bruciarle immensamente.
Torva in viso, chiuse le dita in un pugno e lo colpì allo stomaco con tutta la sua forza. Lan sbuffò. Leggermente.
«Ne parleremo con calma e ragionevolezza» disse Nynaeve alla fine allontanandosi da lui. «Da adulti.» Lan annuì e si mise a sedere, prendendosi gli stivali! Con la mano sinistra Nynaeve si tolse delle ciocche di capelli dagli occhi e portò la destra dietro la schiena, per poter piegare le dita indolenzite senza essere vista da lui. Non aveva diritto di essere tanto duro, non quando lei voleva colpirlo. Sperava di avergli incrinato una costola, ma sapeva che non era possibile.
«Dovresti ringraziarla, Nynaeve.» Come faceva a essere tanto calmo? Dopo aver infilato il piede nello stivale, si piegò per prendere l’altro senza guardarla. «Non mi vorresti legato a te.»
Con un flusso d’Aria, Nynaeve lo tirò per i capelli costringendolo a piegare dolorosamente indietro la testa. «Se osi solamente... se oserai mai... dirmi di nuovo quell’idiozia di non volermi rendere vedova, Lan Mandragoran, io... io...» Non riusciva a pensare a nulla di abbastanza forte per minacciarlo. Prenderlo a calci non era abbastanza. Myrelle. Myrelle e i suoi Custodi. Che fosse folgorato! Scuoiarlo vivo non sarebbe stato abbastanza!
Sembrava che Lan non fosse costretto a stare in quella posizione. Teneva le braccia appoggiate sulle gambe e la guardava con quegli occhi strani. Le disse: «Avevo pensato di non dirtelo, ma hai il diritto di sapere.» Eppure, il suo tono era esitante. Lan non esitava mai. «Quando Moiraine è morta... Quando il legame fra un Custode e un’Aes Sedai viene spezzato... si verificano dei cambiamenti...»
Lui continuò con la sua spiegazione, e le braccia di Nynaeve tremavano per quanto le stringeva forte attorno al proprio corpo. La mascella le faceva male perché stava serrando i denti. Rilasciò il flusso che lo tratteneva, ritraendolo come un elastico troppo teso, rilasciò saidar, ma Lan si limitò a raddrizzarsi e proseguì a raccontarle quell’orrore senza nemmeno battere ciglio, osservandola. Nynaeve capì di colpo quello sguardo strano, più freddo del cuore dell’inverno. Erano gli occhi di un uomo che sapeva di essere morto e non gli importava. Un uomo che aspettava, quasi con impazienza, il sonno perpetuo. Gli occhi di Nynaeve bruciavano anche se non c’erano lacrime.
«Per cui, vedi,» concluse Lan con un sorriso che gli sfiorò solo la bocca, un sorriso di accettazione, «una volta finito lei avrà un altro anno di dolore e io sarò comunque morto. A te questo è stato risparmiato. Il mio ultimo regalo per te, Mashiara.» Mashiara. Il suo amore.
«Sarai il mio Custode fino a quando non ne trovo un altro?» Nynaeve rimase stupita da quanto fosse calma la sua voce. Adesso non poteva scoppiare in lacrime. Non lo avrebbe fatto. Ora più che mai doveva raccogliere tutte le forze che aveva.
«Sì» le rispose con cautela Lan, infilandosi l’altro stivale. Le era sempre sembrato un lupo mezzo addomesticato, ma adesso quegli occhi non avevano niente di mansueto.
«Bene.» Nynaeve si sistemò la gonna e oppose resistenza al bisogno di attraversare la cabina per andare da lui. Non poteva lasciare che vedesse la sua paura. «Perché l’ho trovato. Sei tu. Ho atteso e sperato con Moiraine. Non farò lo stesso con Myrelle. Lei mi passerà il tuo legame.» Myrelle lo avrebbe fatto, anche se avesse dovuto trascinare la donna per i capelli a Tar Valon e di nuovo indietro. Per dirla tutta, avrebbe potuto trascinarla solo per principio. «Non dire una parola» aggiunse duramente quando lui aprì bocca. Nynaeve sfiorò il sacchetto appeso alla cintura, dove custodiva l’anello d’oro di Lan avvolto in un fazzoletto di seta e si sforzò di moderare il tono di voce; Lan era malato e le parole dure non aiutavano mai una guarigione. Era comunque uno sforzo; aveva voglia di rimproverarlo in tutti i modi possibili, aveva voglia di tirarsi la treccia fino a sradicarla ogni volta che pensava a lui e a quella donna.
Lottando con tutte le sue forze per mantenere il tono di voce calmo, Nynaeve proseguì. «Nei Fiumi Gemelli, Lan, quando qualcuno dona a un altro un anello, vuol dire che sono promessi sposi.» Era una bugia e lei si aspettava di vederlo sobbalzare offeso, invece si limitò a battere le palpebre, circospetto. In ogni caso lei l’aveva letto in un libro. «Siamo stati fidanzati abbastanza a lungo. Oggi ci sposeremo.»
«Una volta avevo pregato che succedesse» le rispose Lan sottovoce, ma poi scosse il capo. «Sai che non è possibile, Nynaeve. E in ogni caso, Myrelle...»
Nonostante si fosse ripromessa di mantenere il controllo, di essere gentile, Nynaeve abbracciò saidar e infilò un bavaglio d’Aria in bocca a Lan prima che l’uomo potesse dire ciò che lei non voleva sentire. Fino a quando lui non avesse confessato, lei poteva fare finta che non fosse successo niente. Quando avrebbe messo le mani su Myrelle... Gli opali le premevano nel palmo, e Nynaeve lasciò andare la treccia come se fosse in fiamme. Tenne le mani occupate sistemando di nuovo i capelli di Lan mentre lui la guardava torvo e indignato, a bocca aperta. «Una piccola lezione per te sulla differenza fra le mogli e le altre donne» disse Nynaeve spensierata. Era una fatica vera e propria. «Gradirei molto se non parlassi di Myrelle in mia presenza. Hai capito?»
Lan annuì e Nynaeve rilasciò il flusso, ma lui, non appena ebbe recuperato la mobilità della mandibola, disse: «Senza fare nomi, Nynaeve, sai che lei è consapevole di tutto ciò che provo, tramite il legame. Se io e te ci sposassimo...»
Nynaeve si sforzò di non arrossire. Non ci aveva mai pensato! Maledetta Myrelle! «C’è modo di essere certi che sappia si tratti di me?» chiese alla fine, e a quel punto le guance stavano davvero per prendere fuoco. Soprattutto quando Lan scoppiò a ridere sorpreso.
«Luce, Nynaeve, sei un falco! Luce! Non ridevo così da...» Il divertimento svanì, e il suo sguardo tornò a farsi distante. «Mi piacerebbe che ci fosse, Nynaeve, ma...»
«C’è, e io lo troverò» lo interruppe. Gli uomini se ne approfittavano sempre se davi loro modo di parlare troppo a lungo. Nynaeve si accomodò sulle sue ginocchia. Non erano ancora sposati, certo, ma lui era più morbido delle panche di legno della barca. Nynaeve si spostò un po’ per mettersi comoda. Be’, almeno non era più duro delle panche. «Tanto vale che fai pace con te stesso, Lan Mandragoran. Il mio cuore ti appartiene e tu hai ammesso che il tuo appartiene a me. Sei mio, e non ti lascerò andare. Sarai il mio Custode e mio marito, per molto, molto tempo. Non ti lascerò morire. Mi hai sentita? Posso essere testarda quanto serve.»
«Non me n’ero accorto» rispose lui e Nynaeve socchiuse gli occhi. Il tono di voce di Lan sembrava orrendamente... freddo.
«Sei avvisato» disse Nynaeve. Si voltò per guardare attraverso il battente intagliato nello scafo alle spalle di Lan, poi si girò dall’altro lato per osservare quelli sull’altra parete. Lunghi moli di pietra che si diramavano nel fiume; davanti riusciva a vedere solo altri approdi, e la città che risplendeva bianca sotto il sole pomeridiano. «Dove stiamo andando?» mormorò.