La corona di spade
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #7
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La corona di spade». Краткое содержание книги:
«Correte!» gridò, saltando nella portantina. La gonna si era impigliata nella portiera e Moghedien la strappò. «Correte!»
I portatori si lanciarono in strada scuotendo energicamente la portantina, ma a lei non importava. Moghedien si teneva saldamente con le dita infilate in mezzo agli intagli delle portiere e tremava in maniera incontrollata. Non glielo aveva vietato. Forse l’avrebbe perdonata o forse avrebbe addirittura ignorato la sua azione indipendente in quel posto, poiché aveva eseguito i suoi ordini velocemente e con efficienza. Era la sua sola speranza. Avrebbe fatto strisciare Falion e Ispan!
31
Mashiara
Mentre la nave si allontanava dall’imbarcadero, Nynaeve lasciò cadere la propria maschera sulla panca imbottita e si accasciò a braccia conserte stringendo con forza la treccia, lo sguardo torvo fisso nel nulla e rivolto a tutto e tutti. Ascoltò il vento, e sentì di nuovo che era in arrivo un potente uragano, che avrebbe sventrato i tetti e distrutto i fienili; Nynaeve desiderò quasi che il fiume s’infuriasse proprio in quell’istante.
«Se non si tratta del tempo, Nynaeve» ripeté in falsetto «allora dovresti essere tu ad andare. La Maestra della Nave potrebbe ritenersi insultata se non inviamo la più forte fra di noi. Sanno che le Aes Sedai danno molta importanza a queste cose. Bah!» In realtà, Elayne aveva semplicemente preferito affrontare le sciocchezze di Merilille piuttosto che Nesta. Quando si partiva con il piede sbagliato con qualcuno era difficile recuperare — Mat Cauthon ne era la prova! — e se avessero continuato peggio di come avevano iniziato con Nesta din Reas Due Lune, quella donna avrebbe di sicuro mandato via tutte loro.
«Donna orribile!» borbottò Nynaeve, cambiando posizione sul sedile imbottito. La reazione di Aviendha non era stata migliore quando Nynaeve le aveva proposto di andare dal Popolo del Mare dicendole che le erano sembrati tutti affascinati da lei. Nynaeve impostò la voce in un tono stridulo e schizzinoso, per niente simile a quello di Aviendha, ma l’umore era quello giusto: «Ci occuperemo di questo quando sarà momento, Nynaeve al’Meara. Forse oggi scoprirò qualcosa osservando Jaichim Carridin.» Se non fosse stato per il fatto che nulla spaventava la donna aiel, Nynaeve avrebbe pensato che Aviendha aveva paura, vista l’impazienza di andare a spiare Carridin. Un giorno trascorso in piedi in una strada rovente tra mille spintoni non era certo divertente, e quel giorno sarebbe stato peggio a causa della festa. Nynaeve era convinta che ad Aviendha sarebbe piaciuta una gita in barca.
L’imbarcazione rollò. Una gita in barca, si ripeté. Piacevole brezza fresca nella baia. Brezza umida, non secca. L’imbarcazione rollò. «Oh, sangue e ceneri!» si lamentò Nynaeve. Ormai atterrita, batté i talloni contro il sedile davanti. Se avesse dovuto sopportare ancora a lungo questo Popolo del Mare, avrebbe parlato come Mat. Non voleva pensare a lui. Un altro giorno a trattenere le mani per quel... quell’uomo e... si sarebbe strappata fino all’ultimo capello! Per la verità Mat non aveva chiesto nulla di irragionevole, ma lei si aspettava che lo facesse da un momento all’altro e con quelle sue maniere...
«No!» disse con fermezza. «Ho bisogno di calmarmi, non di peggiorare la situazione.» La barca aveva incominciato a ondeggiare lievemente e Nynaeve cercò di concentrarsi sui propri vestiti. Per lei non erano una mania come per Elayne, ma pensare alla seta e ai merletti la aiutava a placarsi.
Aveva scelto tutto per fare buona impressione alla Maestra della Nave, nel tentativo di recuperare un po’ del terreno perduto, per quanto poteva servire. Seta verde con delle striature gialle sulla gonna, ricami color oro lungo le maniche e sul corpetto, con del merletto dorato lungo l’orlo e ai polsi e, di meno, intorno al colletto. Se avesse indossato un abito dalla scollatura meno generosa sarebbe stata più credibile, ma non possedeva nulla di simile. Nesta avrebbe dovuto accettarla com’era; Nynaeve al’Meara non cambiava per nessuno.
I fermagli con gli opali gialli risaltavano sulla treccia ed erano suoi — un regalo della Panarca di Tarabon — ma Tylin le aveva fornito la collana d’oro con smeraldi e perle che scendevano sul petto. Un pezzo molto più pregiato di qualsiasi cosa lei si fosse mai sognata di possedere. Un regalo per averle portato Mat, così aveva detto Tylin, cosa che non aveva alcun senso, ma forse la regina pensava di aver bisogno di una scusa per farle un regalo di gran valore. Entrambi i braccialetti di oro e avorio erano di Aviendha, che aveva un sorprendente cofanetto di gioielli per una donna che raramente portava più di una collana d’argento. Nynaeve le aveva chiesto in prestito quel bel bracciale con le rose e le spine che la Aiel non indossava mai. Con sua sorpresa, Aviendha se l’era stretto al petto come se fosse l’oggetto più prezioso che possedeva, ed Elayne aveva cominciato a confortarla. Nynaeve non si sarebbe sorpresa se avesse visto le due scoppiare a piangere una sulle spalle dell’altra.
Stava succedendo qualcosa di strano, e se non avesse conosciuto bene quelle due, avrebbe sospettato che fosse coinvolto un uomo. Be’, Aviendha era troppo sensata per una simile idiozia; Elayne ancora desiderava Rand, anche se Nynaeve non poteva incolparla di...
A un tratto percepì un flusso di saidar quasi sopra di lei, una quantità spaventosa e...
...si ritrovò a dimenarsi nell’acqua salata, nuotando verso l’alto alla ricerca d’aria, con la gonna aggrovigliata intorno alle gambe, agitando le braccia. Emerse in superficie e respirò affannosamente, fissando stupita i cuscini che le galleggiavano intorno. Dopo un momento riconobbe la sagoma inclinata sopra di lei: era uno dei sedili della cabina, con un pezzo di parete. Era intrappolata in una sacca d’aria. Non larga, avrebbe potuto toccare entrambe le pareti senza allungare del tutto le braccia. Ma come... Un tonfo annunciò che aveva raggiunto il fondo del fiume. La cabina capovolta rollò e si inclinò. Nynaeve ebbe l’impressione che la sacca d’aria si restringesse.
Il suo problema principale, prima ancora di chiedersi cosa fosse successo e perché, era uscire prima che finisse l’aria. Sapeva nuotare — aveva fatto il bagno negli stagni del Bosco del Fiume abbastanza spesso quand’era a casa — si preoccupava solo quando l’acqua cominciava ad agitarsi. Riempì i polmoni d’aria, si piegò su sé stessa e nuotò in direzione della porta, goffamente per via della gonna. Forse sarebbe stato meglio togliersi il vestito, ma si rifiutava di uscire in superficie solo con la sottoveste, le calze e i gioielli. E poi non voleva rinunciare a quell’abito. In ogni caso, non avrebbe potuto toglierlo senza perdere anche il sacchetto appeso alla cintura, e avrebbe preferito affogare piuttosto che abbandonarne il prezioso contenuto.
L’acqua era nera, non c’era luce. Con le dita tese toccò il legno e continuò a tastare le incisioni fino a quando non trovò la porta, ne seguì i bordi e... trovò i cardini. Imprecò tra sé e controllò il lato opposto. Sì! La maniglia! La sollevò e spinse verso l’esterno. La porta si mosse forse di cinque centimetri, quindi si fermò.
Ormai allo stremo, Nynaeve tornò alla sacca d’aria, ma solo il tempo necessario per fare un nuovo rifornimento di ossigeno. Stavolta trovò la porta più velocemente. Infilò le dita nell’apertura per scovare l’ostacolo, e trovò fango. Forse avrebbe potuto scavare un po’ o... controllò più in alto. Altro fango. Ormai sempre più in preda al panico, fece scorrere le dita dal fondo dell’apertura fino in cima e poi, rifiutando di credere, dall’alto verso il basso. Fango. Una parete di fango melmoso per tutta la lunghezza della porta.
Stavolta, quando fece ritorno alla sacca d’aria si aggrappò al sedile sopra di lei rimanendovi appesa, in preda al panico, ansimando, con il cuore che batteva selvaggiamente. Aveva la sensazione che l’aria fosse più... densa.
«Non morirò qui» mormorò. «Non morirò qui!»
Prese a pugni il sedile fino a quando la mano non le fece male, combattendo per trovare la rabbia che le avrebbe permesso di incanalare. Non sarebbe morta. Non lì. Da sola. Senza che nessuno sapesse dov’era finita. Non avrebbe avuto una tomba, solo un corpo marcito sul fondo del fiume. Le braccia ricaddero fra gli spruzzi. Respirava a fatica. Davanti agli occhi vedeva dei puntini neri e argento, sembrava che stesse guardando dentro un tubo. Non era arrabbiata. Fu una sensazione indefinibile. Continuava a cercare di raggiungere saldar, ma senza credere che ci sarebbe riuscita. Sarebbe morta proprio in quel posto. Nessuna speranza. Niente Lan. E con la speranza svanita, ai limiti della consapevolezza, come la fiammella tremante di una candela, fece qualcosa che non aveva mia fatto in vita sua. Si arrese completamente, e Saidar fluì dentro di lei.