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La corona di spade

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La corona di spade
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Elaida era immobile come un fuso. Diverse centinaia? «Impossibile. Non possono essercene più di...» Elaida andò al tavolo che sembrava essere avorio e dorature e si versò un bicchiere di vino. La caraffa di cristallo sbatté contro il calice, e molto vino finì sul vassoio dorato.

«Dal momento che al’Thor sa come Viaggiare,» disse Alviarin di colpo «mi sembra logico dedurre che almeno alcuni di questi suoi uomini ne siano altrettanto capaci. Covarla è abbastanza sicura che sono arrivati a quel modo. Immagino che il ragazzo fosse adirato, dopo il trattamento ricevuto. Covarla sembrava a disagio nei confronti di questa scelta; e credo di aver capito che lo fossero anche alcune altre Sorelle. Forse al’Thor pensa di avere un debito con te. Non sarebbe piacevole vedere questi uomini apparire improvvisamente proprio qui, nella Torre, non ti pare?»

Elaida bevve il vino tutto d’un fiato. Galina aveva ricevuto l’ordine di iniziare ad ammorbidire al’Thor. Se lui fosse andato alla Torre per vendicarsi... Se esistevano davvero centinaia di uomini che potevano incanalare o anche solo cento... Doveva pensare!

«Certo, se avessero voluto venire, credo che sarebbero già qui. Non avrebbero sprecato l’occasione di prenderci di sorpresa. Forse nemmeno al’Thor desidera affrontate la Torre Bianca. Suppongo che siano tutti tornati a Caemlyn, a quella loro Torre Nera. E questo, temo, significa che Toveine è destinata a ricevere una sorpresa molto sgradevole.»

«Redigi un ordine di ritorno immediato alla Torre» rispose Elaida rauca. Il vino non sembrava esserle d’aiuto. Si voltò e sobbalzò trovando Alviarin proprio davanti a lei. Forse non erano nemmeno cento... nemmeno cento? Solo al tramonto del giorno precedente pensare che potessero essercene dieci le sarebbe sembrato folle, ma non poteva correre alcun rischio. «Scrivilo di tuo pugno, Alviarin. Adesso, immediatamente.»

«E come glielo facciamo recapitare?» Alviarin piegò la testa di lato, molto curiosa. Per qualche motivo ignoto sorrideva. «Nessuna di noi sa come Viaggiare. Ormai Toveine e le altre saranno pronte a sbarcare ad Andor da un momento all’altro, se non sono già arrivate. Le hai detto che dovevano dividersi in gruppetti ed evitare i villaggi, per non dare nell’occhio. No, Elaida. Temo che Toveine riunirà le forze in prossimità di Caemlyn e attaccherà la Torre Nera senza nessun avviso da parte nostra.»

Elaida rimase a bocca aperta. La donna l’aveva chiamata con il suo nome di battesimo! Prima che potesse incominciare a protestare per quell’oltraggio, la situazione peggiorò.

«Io credo che tu sia in guai seri, Elaida.» Gli occhi freddi fissavano quelli di Elaida e le parole, non meno taglienti, scivolavano fuori dalle labbra sorridenti di Alviarin. «Prima o poi il Consiglio verrà a conoscenza del disastro con al’Thor. Galina forse avrebbe dato soddisfazione alle Adunanti, ma dubito che con Covarla sarà lo stesso. Vorranno che sia qualcuna... con una posizione più elevata... a pagare il conto. E prima o poi scopriremo che destino ha subito Toveine. Allora sarà difficile per te tenerti tutto il peso sulle spalle.» Si sistemò la stola della Custode con indifferenza. «Di fatto sarà impossibile, se lo scopriranno presto. Verrai quietata per dare un esempio, come hai fatto tu con Siuan Sanche, ma forse abbiamo tempo per recuperare, se dai retta alla tua Custode. Devi accettare i buoni consigli.»

Elaida aveva la lingua paralizzata. La minaccia non poteva essere più esplicita. «Ciò che hai sentito stanotte è sigillato per la Fiamma» spiegò con voce dura, ma sapeva che quelle parole erano inutili prima ancora di pronunciarle.

«Se intendi rifiutare i miei consigli...» Alviarin fece una pausa, quindi fece per voltarsi per andare via.

«Aspetta!» Elaida abbassò la mano che aveva proteso istintivamente. Spogliata della stola. Quietata. E neanche quello sarebbe bastato, l’avrebbero fatta ululare di dolore. «Cosa...» Ebbe bisogno di fermarsi per deglutire. «Cosa consiglia la mia Custode?» Doveva esserci un sistema per risolvere quella situazione.

Alviarin sospirò e si avvicinò di nuovo a lei. Molto vicina, troppo, per chiunque si trovasse al cospetto dell’Amyrlin: le loro gonne quasi si sfioravano. «Per prima cosa, temo che dovrai abbandonare Toveine al suo destino, almeno per il momento. E lo stesso vale per Galina e chiunque altra sia stata fatta prigioniera, dagli Aiel o dagli Asha’man. Qualsiasi tentativo di salvataggio, adesso, significherebbe farsi scoprire.»

Elaida annuì lentamente. «Sì, capisco.» Non riusciva a distogliere gli occhi terrorizzati dallo sguardo intenso dell’altra donna. Doveva esserci un sistema! Tutto ciò non stava accadendo sul serio!

«Penso anche che sia giunto il momento di riconsiderare le tue decisioni circa le guardie della Torre. Non credi che tutto sommato il loro numero dovrebbe essere aumentato?»

«Adesso capisco con... maggior chiarezza.» Luce, doveva pensare!

«Bene» mormorò Alviarin, ed Elaida arrossì per la rabbia incontrollata. «Domani andrai personalmente nelle stanze di Josaine e Adelorna.»

«Perché mai, in nome della Luce, dovrei...»

L’altra donna si sistemò di nuovo la stola, stavolta con maggior energia, come se volesse strapparsela di dosso o usarla per segarsi il collo. «A quanto pare Josaine ha trovato un angreal alcuni anni addietro, e non l’ha mai restituito. Temo che Adelorna abbia fatto di peggio. Ha sottratto un angreal da uno dei magazzini senza averne il permesso. Quando li avrai trovati, annuncerai immediatamente le punizioni. Qualcosa di duro. Nel contempo presenterai Doraise, Kiyoshi e Farellein come esempi di rispetto della legge. Farai un regalo a ognuna di loro; un bel cavallo andrà bene.»

Elaida si chiese se gli occhi le sarebbero saltati fuori dalle orbite proprio in quel momento. «Perché?» Di tanto in tanto una Sorella si teneva un angreal a dispetto della legge, ma la punizione non era mai più di uno schiaffo sulle mani. Tutte le Sorelle sapevano quanto forte fosse quella tentazione. E il resto poi... L’effetto era ovvio. Tutte avrebbero creduto che Doraise, Kiyoshi e Farellein avevano fatto la spia contro le altre due. Josaine e Adelorna erano Verdi. Le altre, una Marrone, una Grigia e una Gialla. L’Ajah Verde sarebbe stata furiosa. Forse avrebbero addirittura provato a vendicarsi con le altre, e questo avrebbe spinto tutte quelle Ajah a... «Perché vuoi una cosa simile, Alviarin?»

«Elaida, dovrebbe bastarti sapere che si tratta di un mio consiglio.» La voce derisoria e mielosa divenne di colpo gelida. «Voglio sentirti dire che farai quello che ti è stato suggerito. Altrimenti non c’è motivo che io mi affanni per lasciarti la stola intorno al collo. Dillo!»

«Io...» Elaida cercò di distogliere lo sguardo. Oh, Luce, doveva pensare! Aveva un nodo tremendo allo stomaco. «Farò... quello... che mi viene... suggerito.»

Alviarin sorrise fredda. «Vedi che alla fine non ti ha fatto poi tanto male?» Indietreggiò di un passo, allargando la gonna per farle la riverenza. «Con il tuo permesso, adesso mi ritiro e ti lascio al tuo sonno per quello che rimane della notte. Domani ti aspetta una giornata ricca di impegni, con ordini per il Gran Capitano Chubain e appartamenti da perquisire. Dobbiamo anche decidere quando lasciare che la Torre venga a conoscenza degli Asha’man.» Il tono di voce rendeva chiaro che avrebbe preso lei quelle decisioni. «Forse dovremmo anche cominciare a elaborare la prossima mossa contro al’Thor. Ormai è giunto il momento che la Torre prenda apertamente posizione e lo richiami al dovere, non credi? Pensaci bene. Buonanotte, Elaida.»

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