La corona di spade
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #7
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La corona di spade». Краткое содержание книги:
Era solo in parte consapevole del legno sopra la sua testa che esplose di colpo verso l’esterno. Risalì a galla in un mare di bolle, attraverso una falla dello scafo, attraverso l’oscurità. Era consapevole di dover fare qualcosa. Poteva quasi ricordare cosa. Sì. Mosse i piedi debolmente, cercò di muovere anche le braccia per nuotare, ma le sembrava solo di galleggiare come un peso morto.
Si sentì afferrare per il vestito e fu colta dal panico pensando agli squali. Pesci leone e solo la Luce sapeva cos’altro potesse vivere in quelle profondità oscure. Una vaga coscienza le fece ricordare il Potere, ma mentre si agitava disperatamente con braccia e gambe sentì nocche battere contro qualcosa. Purtroppo gridava anche; o meglio, ci provava. Una grande quantità d’acqua che stava ingoiando soffocava tutte le grida, spegnendo saidar e anche gli ultimi sprazzi di lucidità.
Qualcosa la tirò per la treccia, ancora una volta, e si accorse di essere trainata... da qualche parte. Adesso non era più abbastanza cosciente da lottare o da aver paura di essere mangiata da qualche pesce.
A un tratto la testa di Nynaeve emerse in superficie. Delle mani l’avevano cinta da dietro, spingevano forte sulle costole in un modo quasi familiare, e lei tossì. Le uscì dell’acqua dal naso e tossì ancora una volta, molto dolorosamente. Alla fine riuscì a prendere una boccata d’aria. Non aveva mai assaggiato nulla di così dolce in vita sua.
Una mano la prese da sotto al mento e Nynaeve si accorse di essere nuovamente trainata. Si sentiva debolissima. Riusciva solo a galleggiare e respirare, guardando fisso il cielo. Così azzurro. Così bello. Il bruciore che provava agli occhi non era dovuto solo all’acqua salata.
Alla fine venne issata lungo il fianco di una barca, una mano rozza la spinse dal basso fino a quando due uomini ossuti con degli anelli d’ottone alle orecchie riuscirono ad afferrarla è tirarla a bordo. L’aiutarono a fare un passo o due, ma non appena la lasciarono per andare a curare il suo soccorritore, le gambe di Nynaeve cedettero come fossero ridotte in poltiglia.
Instabile, carponi, lei guardò con fare assente una spada, degli stivali e una giubba verde che qualcuno aveva lanciato sul ponte.. Aprì la bocca e... vomitò l’acqua del fiume Elbar. L’intero fiume, più il pranzo e la colazione. Non si sarebbe sorpresa di vedere anche un paio di pesci, o le sue scarpe. Si stava pulendo la bocca con il dorso della mano quando si accorse di sentire delle voci.
«Il mio signore sta bene? Il mio signore è rimasto sott’acqua molto a lungo.»
«Non badare a me» rispose una voce profonda. «Prendi qualcosa da avvolgere intorno alla lady.» La voce di Lan, quella che aveva sognato di sentire ogni notte.
Nynaeve, a occhi sgranati, riuscì appena a reprimere un gemito; l’orrore che aveva provato quando pensava che sarebbe morta era nulla a confronto con ciò che la percorreva in quel momento! Nulla! Era un incubo! Non adesso! Non in questo modo! Non quando somigliava a un topo affogato, in ginocchio in mezzo a una chiazza di vomito!
Abbracciò saidar e incanalò senza pensare. L’acqua ricadde dai vestiti e dai capelli in una piccola cascata, lavando via tutte le prove del suo piccolo ‘incidente’ e facendole scorrere in uno sbocco di scarico dell’acqua. Nynaeve si alzò in piedi e si sistemò la collana, facendo anche del suo meglio per riordinare il vestito e i capelli, ma l’acqua salata e l’asciugatura rapida avevano lasciato sulla seta diverse macchie e delle grinze che per essere spianate avrebbero richiesto una mano sapiente con il ferro caldo. Alcune ciocche di capelli volevano volarle via dalla testa e gli opali nella treccia facevano venire in mente la coda agitata di un gatto arrabbiato.
Non importava. Lei era la calma in persona, fredda come la prima brezza di primavera, controllata e... si voltò prima che lui potesse raggiungerla alle spalle e farla sobbalzare umiliandola definitivamente.
Solo allora si accorse con quale velocità aveva operato: Lan aveva fatto solo due passi dalla ringhiera. Era l’uomo più bello che avesse mai visto. Bagnato fradicio, in camicia, brache e calzini, era meraviglioso, con i capelli grondanti incollati al volto spigoloso e... un bozzo livido che stava spuntandogli sul viso, come fosse stato colpito da qualcuno. Nynaeve si mise una mano sulla bocca ricordandosi che il suo pugno aveva colpito qualcosa di solido.
«Oh, no! Lan, mi dispiace tanto! Non intendevo farlo!» Nynaeve non si accorse di aver camminato verso di lui, si ritrovò semplicemente davanti a lui, in punta di piedi per appoggiare gentilmente le dita sulla ferita. Una rapida ondata dei Cinque Poteri e le guance abbronzate dell’uomo divennero immacolate. Ma forse aveva ferite altrove. Nynaeve lavorò i flussi per tastargli il corpo; le nuove cicatrici la fecero star male, e c’era anche qualcosa di strano, ma sembrava sano come un toro. Era anche fradicio per averla salvata. Nynaeve lo asciugò come aveva fatto con sé stessa, e l’acqua ricadde intorno ai piedi di Lan. Non riusciva a smettere di toccarlo. Seguiva il profilo delle guance con entrambe le mani, guardava i meravigliosi occhi azzurri, il naso prominente, le labbra ben delineate, le orecchie. Pettinò quei capelli neri di seta con le dita, sistemò il laccio di cuoio intrecciato che li teneva fermi. Anche la lingua di Nynaeve sembrava avere una vita indipendente dalla sua volontà. «Sei davvero qui.» Qualcuno ridacchiò — non lei, Nynaeve al’Meara non ridacchiava — ma qualcuno l’aveva fatto. «Non sei un sogno. Oh, Luce, sei qui. Come?»
«Un inserviente del palazzo di Tarasin mi ha detto che eri andata al fiume e un tizio all’imbarcadero mi ha indicato su quale imbarcazione ti trovavi. Se Mandarb non avesse perso un ferro, sarei arrivato ieri.».
«Non importa. Adesso sei qui. Sei qui.» Lei non ridacchiava.
«Forse è un’Aes Sedai» disse uno dei barcaioli, non a bassa voce. «Ma sembra ancora un anatroccolo che ha intenzione di infilarsi dritto nelle fauci di quel lupo.»
Nynaeve arrossì e fece scattare le mani portandosele ai fianchi, battendo i talloni sul ponte. In un altro momento avrebbe impartito a quel tizio una bella lezione, senza dubbio. In un altro momento. Se fosse riuscita a ragionare. Lan le aveva svuotato la testa da tutti gli altri pensieri, e Nynaeve lo afferrò per le braccia. «Possiamo avere maggior riservatezza in una cabina.» Uno dei barcaioli aveva riso?
«La mia spada e...»
«Li prendo io» rispose Nynaeve, afferrando le sue cose dal ponte con un flusso d’Aria. Uno di quei ceffi aveva riso davvero. Con un altro flusso, Nynaeve aprì la porta della cabina e spinse Lan all’interno, con la spada e tutto il resto, sbattendosi la porta alle spalle.
Luce, dubitava che persino Calle Coplin, giù a casa, fosse mai stata tanto sfacciata, e molte guardie di mercanti conoscevano bene i nei di Calle come il suo viso, ma non era affatto la stessa cosa. Per niente! In ogni caso non le avrebbe fatto male comportarsi con un po’ meno di... impazienza. Le dita di Nynaeve erano di nuovo sul suo volto — solo per sistemare di nuovo i capelli, solo quello — e Lan la prese gentilmente per i polsi con le sue mani forti.
«Adesso è Myrelle ad avere il mio legame» le spiegò con calma. «Sarò il tuo Custode solo fino a quando non ne troverai uno tutto tuo.»
Nynaeve liberò la mano destra con calma e lo schiaffeggiò con tutta la forza che aveva in corpo. La testa di Lan si mosse appena, per cui Nynaeve liberò l’altra mano e lo colpì anche con quella. «Come hai potuto?» Per buona misura, Nynaeve sottolineò la domanda con un altro schiaffo. «Sapevi che stavo aspettando!» Sembrava ci fosse bisogno di un altro schiaffo, solo per evidenziare bene quel punto. «Come hai potuto fare una cosa simile? Come hai potuto permetterle di fare una cosa simile?» Un altro schiaffo. «Che tu sia folgorato, Lan Mandragoran! Che tu sia folgorato! Che tu possa finire nel Pozzo del Destino! Che tu sia folgorato!»