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L'ascesa dell'Ombra

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L'ascesa dell'Ombra
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«Il cambiamento» osservò Rhuarc. «Lo sai che lui porta cambiamenti, Amys. È chiederci cosa e come, che ci rende simili a bambini soli nel buio. Visto che così dev’essere, lascia che cominci fin d’ora. Non ci sono due capoclan con cui abbia parlato che hanno visto esattamente attraverso gli stessi occhi, Rand, o precisamente le stesse cose, fino alla condivisione dell’acqua e la riunione dove è stato stipulato l’Accordo del Rhuidean. Se è lo stesso per le Sapienti non lo so, ma sospetto che lo sia. Credo che sia una questione di linee di sangue. Credo di aver visto attraverso gli occhi dei miei antenati e tu attraverso quelli dei tuoi.»

Amys e le altre Sapienti divennero torve e si immersero in un silenzio imbronciato. Mat ed Egwene avevano le stesse espressioni confuse. Lan non sembrava che stesse ascoltando; gli occhi erano persi, uno sguardo interiore, senza dubbio preoccupato per Moiraine.

Anche Rand si sentiva un po’ strano. Vedere attraverso gli occhi degli antenati. Sapeva da un po’ che Tam al’Thor non era il suo vero padre, che era stato trovato neonato su un pendio del Monte Drago dopo l’ultima battaglia rilevante della Guerra Aiel. Un neonato con la madre defunta, una Fanciulla della Lancia. Aveva proclamato di avere sangue aiel per chiedere l’ammissione al Rhuidean, ma il fatto cominciava solo adesso a prendere forma nella mente di Rand. I suoi antenati. Aiel. «Allora anche tu hai assistito alla costruzione iniziale del Rhuidean» concluse. «E le due Aes Sedai. Tu... hai sentito cosa ha detto una di loro.» Vi distruggerà.

«Ho sentito.» Rhuarc sembrava rassegnato, come un uomo che sapeva che doveva essergli amputata una gamba. «Lo so.»

Rand cambiò soggetto. «Cos’è la condivisione dell’acqua?»

Il capoclan sollevò sorpreso le sopracciglia. «Non l’hai riconosciuta? Ma in fondo non vedo perché avresti dovuto; non sei cresciuto con le nostre storie. Secondo i vecchi racconti, dal giorno in cui iniziò la Frattura del Mondo fino al giorno in cui entrammo nella terra delle Tre Piegature per la prima volta, solo una razza non ci aveva attaccati. Ci permettevano di attingere acqua liberamente quando ce ne era bisogno. Ci impiegammo molto per scoprire chi fossero. Ma questo è passato ormai. Il patto di pace fu distrutto; gli assassini degli alberi ci hanno sputato in faccia.»

«Cairhien» rispose Rand. «Stai parlando di Cairhien e di Avendoraldera, di Laman che ha abbattuto l’Albero.»

«Laman è morto per punizione» proseguì Rhuarc con voce piatta. «Abbiamo finito con gli spergiuri.» Guardò Rand di traverso. «Alcuni, come Couladin, la ritengono una prova che non possiamo fidarci di nessuno che non sia Aiel. Questa è una parte del motivo per cui ti odia. Solo una parte. Prenderà il tuo viso e il tuo sangue per menzogne. O così sosterrà.»

Rand scosse il capo. Moiraine a volte parlava della complessità del Merletto delle Epoche, del Disegno di un’Epoca, intessuto nella Ruota del Tempo da fili di vite umane. Se gli antenati dei Cairhienesi non avessero permesso agli Aiel di attingere acqua tremila anni fa, allora a Cairhien non sarebbe mai stato concesso il permesso di usare il Sentiero della Seta attraverso il deserto, con un arbusto di Avendesora per consolidare il patto. Nessun patto, e re Laman non avrebbe avuto alcun albero da abbattere; non ci sarebbe stata la Guerra Aiel; lui poteva non nascere sul pendio di Monte Drago per essere preso e portato a crescere nei Fiumi Gemelli. Quanti altri simili punti c’erano, dove una singola decisione in un modo o nell’altro aveva influenzato la tessitura del Disegno per migliaia di anni? Mille volte mille piccole ramificazioni, altre mille, tutte che strattonavano il Disegno in un motivo differente. Lui in persona era una di quelle ramificazioni ambulanti, forse anche Mat e Perrin. Ciò che facevano, o non facevano, avrebbe avuto ripercussioni per anni, attraverso le Epoche.

Rand guardò Mat, che zoppicava inerpicandosi sul pendio con l’aiuto della lancia, testa bassa e occhi stretti dal dolore. Il Creatore non stava pensando, visto che aveva piazzato il futuro sulle spalle di tre contadini. Non posso liberarmene. Devo portare questo peso, a qualsiasi costo, si disse.

Giunti alle tende basse delle Sapienti, le donne si inchinarono ed entrarono, mormorando qualcosa riguardo acqua e ombra. Trascinarono Mat con loro; come dimostrazione di quanto gli facevano male testa e gola, non solo obbedì, ma lo fece in silenzio.

Rand iniziò a seguirle, ma Lan gli appoggiò una mano sulla spalla. «L’hai vista?» chiese il Custode.

«No, Lan. Mi dispiace, non l’ho vista. Se qualcuno può uscirne sano e salvo, lei lo farà.»

Lan grugnì e spostò la mano. «Fai attenzione a Couladin, Rand. Ho visto gente della sua risma prima d’ora. L’ambizione gli brucia nello stomaco. Sacrificherebbe il mondo per il potere.»

«Aan’allein dice il vero» intervenne Rhuarc. «I Draghi sulle tue braccia non avranno importanza se morirai prima che lo vengano a sapere i capiclan. Mi accerterò che alcuni dei Jindo di Heirn ti siano sempre vicini fino a quando non giungeremo a Rocce Fredde. Anche allora, probabilmente Couladin cercherà di creare noie, e almeno gli Shaido lo seguiranno. Forse anche altri. Le Profezie del Rhuidean narrano che saresti stato cresciuto da gente non del sangue, eppure Couladin potrebbe non essere il solo a vedere un abitante delle terre bagnate.»

«Cercherò di guardarmi le spalle» rispose asciutto Rand. In quelle storie, quando qualcuno compiva una Profezia, tutti gridavano: «Guardate!» o qualcosa del genere e quello era quanto, a esclusione di avere a che fare con delle canaglie. Nella vita reale non sembrava funzionare allo stesso modo.

Quando entrarono nella tenda, Mat era già seduto su un cuscino con dei tasselli dorati, senza giubba e camicia. Una donna in un abito bianco con il cappuccio aveva finito di lavargli via il sangue rappreso dal viso e stava appena cominciando con il torace. Amys aveva fra le ginocchia un mortaio di pietra e mischiava alcuni unguenti con un pestello, mentre Bair e Seana avevano le teste unite sopra un miscuglio di erbe che stavano piazzando in una ciotola di acqua bollente.

Melaine rivolse una smorfia a Lan e Rhuarc, quindi fissò Rand con freddi occhi verdi. «Spogliati fino alla cintola» ordinò bruscamente. «I tagli che hai sulla testa non sembrano così brutti, ma fammi vedere cos’è che ti fa stare incurvato.» Colpì un piccolo gong di bronzo e un’altra donna vestita di bianco si affacciò dal retro della tenda, con un bacile d’argento pieno di acqua fumante in mano e asciugamani su un braccio.

Rand si sedette su un cuscino, costringendosi a restare dritto. «Non è nulla di cui devi preoccuparti» la rassicurò. La seconda donna in bianco si inginocchiò graziosamente accanto a lui e, resistendo agli sforzi di Rand di prendere l’asciugamano umido che stava strizzando sulla bacinella, iniziò gentilmente a pulirgli il viso. Si chiese chi fosse quella donna. Sembrava Aiel, ma certamente non si comportava come una di loro. In quegli occhi grigi c’era una determinata mansuetudine.

«È una vecchia ferita» spiegò Egwene alla Sapiente dai capelli rosso oro. «Moiraine non è mai riuscita a guarirla completamente.» Lo sguardo che rivolse a Rand diceva che la semplice educazione lo avrebbe dovuto indurre a spiegare almeno quello. A giudicare dagli sguardi che passavano fra le Sapienti, però, pensava che Egwene avesse già detto più che abbastanza. Una ferita che un’Aes Sedai non poteva guarire; quello per loro era un mistero. Moiraine sembrava sapere più cose su Rand di quante ne sapesse lui in persona e avere a che fare con lei era difficile. Forse con le Sapienti sarebbe stato più facile, se dovevano indovinare le cose che lo riguardavano.

Mat sobbalzò mentre Amys cominciava a strofinargli l’unguento sui tagli al torace. Se la sensazione sulla pelle era come l’odore, pensò Rand, Mat aveva tutte le ragioni di sobbalzare. Bair spinse un calice in mano a Mat. «Bevi, giovanotto. La radice di timsin e il trompillo aiuteranno il mal di testa, se qualcosa può farlo.»

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