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I fuochi del cielo

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I fuochi del cielo
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Nynaeve digrignò i denti. Poteva rendere inutili tutte quelle spade, poteva percepire la Vera Fonte, come una luce invisibile in attesa di lei che l’abbracciasse. Avrebbe potuto farlo. Se avesse osato.

Galad si fermò all’entrata del vicolo, con il mantello dietro le spalle, una mano elegantemente appoggiata sull’elsa della spada, la stessa eleganza di una molla d’acciaio. Se non fosse stato per la cotta di maglia lucidata, avrebbe potuto trovarsi a un ballo.

«Non voglio uccidere nessuno di voi due, Shienaresi» si rivolse con calma a Uno. Nynaeve aveva sentito Elayne e Gawyn parlare della bravura di Galad con le armi, ma solo allora si accorse che forse era davvero bravo come lo dipingevano. Almeno lui pensava di esserlo. Due soldati esperti con le lame snudate, e li guardava come un lupo avrebbe guardato un paio di cani randagi, senza cercare lo scontro, ma sicuro che avrebbe potuto vincerli entrambi. Continuando a tenere lo sguardo fisso sui due uomini, si rivolse a lei. «Chiunque altro sarebbe entrato in un negozio o in una taverna, ma tu non fai mai quello che uno si aspetta. Mi consentirai di parlare con te? Non costringermi a uccidere questi due uomini.»

Nessuno dei passanti si fermava ma, anche con tre uomini a coprirle la visuale, riusciva a vedere la gente girarsi a dare un’occhiata a quello che aveva attirato l’attenzione di un Manto Bianco, spingendolo a impugnare la spada. Sarebbero nate delle voci, e avrebbero preso il volo rapide come rondini al crepuscolo.

«Lasciatelo passare» ordinò Nynaeve. Quando Uno e Ragan non si mossero, ripeté l’istruzione con maggiore fermezza. A quel punto si fecero da parte, lentamente, per quanto lo stretto vicolo permetteva loro, ma nessuno dei due disse una parola, piuttosto borbottavano. Galad avanzò con scioltezza, apparentemente dimentico gli Shienaresi. Nynaeve sospettava che crederci davvero sarebbe stato un errore, e anche gli uomini con il codino non si fidavano affatto.

A parte uno dei Reietti, non c’era uomo che avrebbe così tanto preferito evitare, ma con quel viso davanti a lei era troppo consapevole del proprio respiro, del battito del cuore. Era ridicolo. Perché quell’uomo non era brutto? O almeno normale?

«Sapevi che mi ero accorta di te.» L’accusa era forte nella voce della donna, ma non era certa di cosa lo stesse incolpando. Di non fare quello che si era aspettata e che voleva, forse.

«Non appena ti ho riconosciuta, Nynaeve. Mi sono ricordato che di solito vedi più di quanto dai a intendere.»

Non avrebbe lasciato che la sviasse con i complimenti. Non dopo quello che era successo con Valan Luca.

«Cosa ci fai nel Ghealdan? Credevo che stessi dirigendoti ad Altara.»

Per un po’ la fissò con quegli occhi scuri e meravigliosi, quindi improvvisamente sorrise. «In tutto il mondo, Nynaeve, solo tu potevi rivolgermi una domanda che dovrei essere io a rivolgere a te. Molto bene. Ti risponderò, anche se non sono tenuto a farlo. Stavo per partire alla volta di Salidar, nell’Altara, ma gli ordini sono cambiati quando questo tizio, il Profeta... Cosa succede? Ti senti male?»

Nynaeve si sforzò di assumere un’espressione normale. «Certo che no» rispose irritata. «La mia salute è a posto, grazie, molto gentile.» Salidar! Era ovvio! Quel nome era come uno dei bastoncini per il fuoco di Aludra che ogni volta dimenticava. Tutto quello sforzo mentale e Galad le aveva detto per caso quello che lei non era stata in grado di rammentare. Adesso Masema doveva solo sbrigarsi a trovare un’imbarcazione. Se solo avesse avuto la certezza che Galad non le avrebbe tradite. Senza che Uno e Ragan lo uccidessero, naturalmente. Qualsiasi cosa sostenesse Elayne, Nynaeve non poteva credere che sarebbe stata contenta di avere un fratello di meno. Difficile che Galad si sarebbe convinto che Elayne non era con lei.

«È che non riesco a riprendermi dalla sorpresa di averti ritrovato.»

«Niente in confronto alla mia. quando ho scoperto che eravate fuggite da Sienda.» Il bel volto del ragazzo divenne severo, ma il tono di voce ne attenuava la gravità. In qualche modo. Sembrava che stesse rimproverando una ragazzina uscita di casa dopo l’ora di andare a dormire per arrampicarsi sugli alberi. «Mi sono sentito quasi male per la preoccupazione. Che cosa vi ha preso, per la Luce? Avete qualche idea dei rischi che avete corso? E venire proprio qui, fra tutti i posti al mondo. Elayne sceglie sempre di sellare un cavallo al galoppo se possibile, ma pensavo che almeno tu avessi più buon senso. Questo così detto Profeta...» si interruppe guardando i due uomini. Uno piantò la punta della spada nel terreno, le mani sfregiate erano appoggiate sopra il pomello dell’elsa. Sembrava che Ragan stesse controllando la lama della sua arma senza badare al resto.

«Ho sentito delle voci» proseguì lentamente Galad «secondo le quali sarebbe originario dello Shienar. Non puoi essere stata così sciocca da immischiarti con lui.» Il tono era fin troppo inquisitorio per i suoi gusti.

«Nessuno di loro è il Profeta, Galad» rispose duramente. «Li ho conosciuti in passato e posso assicurartelo. Uno, Ragan, a meno che non intendiate tagliarvi le unghie dei piedi, mettete via quelle spade, va bene?» I due esitarono prima di eseguire l’ordine, Uno borbottando e con lo sguardo torvo, ma lo fecero. Gli uomini di solito reagivano positivamente a un tono di voce fermo. La maggior parte. A volte.

«Non credevo che lo fossero, Nynaeve.» Il tono di voce di Galad, anche più distaccato del suo, le fece rizzare i capelli, ma, quando proseguì, sembrava impensierito piuttosto che borioso. E preoccupato. Il che la impressionò ancor di più. L’uomo le dava le palpitazioni, e aveva il coraggio di preoccuparsi. «Non so in cosa vi siate cacciate tu ed Elayne qui e non mi importa, purché riesca a tirarvene fuori prima che vi capiti qualcosa. Il commercio sul fiume è lento, ma entro qualche giorno un’imbarcazione adatta a voi dovrebbe fermarsi. Fammi sapere dove posso trovarvi e vi procurerò un passaggio da qualche parte in Altara. Da lì potrete andare a Caemlyn.»

La donna rimase a bocca aperta, pur non volendo. «Intendi trovarci una barca?»

«È tutto quello che sono in grado di fare adesso.» Sembrava dispiaciuto e scosse il capo come se discutesse con se stesso. «Non posso portarvi in salvo, il mio dovere è qui.»

«Non vogliamo distoglierti dal tuo dovere» rispose Nynaeve senza respiro. Se l’uomo avesse mal interpretato, pazienza. Aveva sperato che al massimo le avrebbe lasciate in pace.

Sembrava che Galad si sentisse in dovere di difendersi. «Non è sicuro mandarvi da sole, ma un’imbarcazione vi porterà via prima che l’intero confine esploda. Cosa che prima o poi accadrà. C’è solo bisogno di una scintilla e il Profeta colpirà senza alcun dubbio, se non lo farà qualcun altro. Dovete arrivare a Caemlyn, tu ed Elayne. Voglio soltanto che mi promettiate di. andarci. La Torre non è il posto adatto per nessuna di voi. O per...» strinse i denti, ma tanto valeva che proseguisse e aggiungesse ‘Egwene’.

Non poteva nuocere che anche Galad si mettesse alla ricerca di una imbarcazione. Se Masema poteva dimenticare di chiudere le taverne, poteva anche tralasciare di trovar loro un battello fluviale. Specialmente se fosse stato convinto che questo atteggiamento poteva trattenerla in loco per i suoi fini. Non avrebbe fatto male a fidarsi di Galad, se ci fosse riuscita. Altrimenti avrebbe dovuto sperare che non fosse bravo quanto credeva, con quella spada. Un pensiero cinico, ma solo se non considerava quanto sarebbe potuto accadere — e sarebbe accaduto — se si dimostrava inaffidabile.

«Io sono quello che sono, Galad, e lo stesso vale per Elayne.» Evitare Masema le aveva lasciato la bocca amara. Un piccolo passo verso la Torre Bianca era tutto quello che poteva fare. «E adesso tu sei ciò che sei.» Nynaeve sollevò un sopracciglio guardando in modo significativo il manto bianco. «Quelli odiano la Torre e odiano le donne che possono incanalare. Adesso che sei uno di loro, perché non dovrei pensare che ci saranno cinquanta di voi a inseguirmi entro un’ora, cercando di trafiggermi con una freccia se non riescono a trascinarmi in una cella? Me come Elayne.»

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