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La lama dei sogni

Электронная книга - «La lama dei sogni». Краткое содержание книги:

Elayne si ritrova invischiata nella lotta per la successione al trono di Andor, ma le Sorelle dell’Ajah Nera che si nascondono a Caemlyn sono pronte a far scattare su di lei una trappola mortale, mentre Egwene, caduta nelle mani delle Aes Sedai e ridotta al rango di novizia, non può far altro che sopportare con tenacia le punizioni inflitte per tentare di sgretolare dall’interno il controllo che Elaida esercita sulla Torre Bianca e gli intrighi delle Sorelle. Intanto Rand al’Thor, il Drago Rinato, impegnato nei preparativi per una tregua con i Seanchan, deve vedersela con i Reietti che cercano in ogni modo di ostacolarlo. Mat e Tuon, al seguito della carovana di Valan Luca, sono diretti al confine del territorio controllato dai Seanchan; la giovane Figlia delle Nove Lune è sul punto di completare la formula di nozze, ma sta per essere raggiunta da un’inattesa e sconvolgente notizia da Ebou Dar. Allo stesso tempo Perrin, dopo l’inaspettata alleanza con i Seanchan, si reca a Malden per sconfiggere gli Shaido e liberare l’amata Faile, intenta a pianificare la fuga dalla prigionia. Questi e altri coinvolgenti avvenimenti si intrecciano a nuovi e imprevedibili eventi corali che annunciano come Tarmon Gai’don, l’Ultima Battaglia, sia ormai alle porte...
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«Molto bene» disse Idrelle in tono sarcastico. Ah, sì. Aveva solo voluto cominciare mostrando alle novizie quanto erano deboli le capacità di Egwene. «Lascia andare saidar. Ora, classe...»

Egwene aggiunse una palla azzurra, poi una marrone, quindi una grigia, facendole roteare l’una attorno all’altra.

«Lascia andare la Fonte!» disse Idrelle bruscamente.

Una sfera gialla si andò a unire alle altre, una bianca e infine una rossa. Rapidamente lei aggiunse anelli di fuoco uno dentro l’altro attorno alle palle vorticanti. Per primo stavolta venne quello rosso, poiché voleva che fosse il più piccolo, mentre il verde fu l’ultimo e il più grande. Se fosse stata in grado di scegliere una Ajah, sarebbe stata la Verde. Sette anelli di fuoco ruotarono, nessuno nella stessa direzione, attorno a sette sfere di fuoco che eseguivano una danza intricata al centro. Potevano essere pallide e sottili, tuttavia era una dimostrazione impressionante oltre al fatto di dividere i suoi flussi in quattordici parti. Manipolare il Potere a quel modo non era molto più semplice che fare il giocoliere con le proprie mani.

«Smettila!» gridò Idrelle. «Smettila!» Il bagliore di saidar avviluppò l’insegnante e un frustino di Aria colpì forte Egwene alla schiena. «Ti ho detto di smetterla!» Il frustino colpì ancora, poi ancora. Egwene mantenne con calma gli anelli a ruotare e le sfere a danzare. Dopo i duri colpi della pantofola di Silviana, era facile assorbire il dolore di quelli di Idrelle. Se non accoglierli. Sarebbe mai stata in grado di sorridere mentre veniva picchiata?

Katerine e l’altra Rossa comparvero sulla soglia. «Cosa sta succedendo qui?» domandò la Sorella dai capelli corvini. La sua compagna sgranò gli occhi quando vide quello che Egwene stava facendo. Era molto improbabile che chiunque di loro riuscisse a dividere i propri flussi a quel modo. Le novizie balzarono tutte in piedi e si profusero in riverenze quando le Aes Sedai entrarono, naturalmente. Egwene rimase seduta.

Idrelle allargò le sue gonne a strisce con aria frustrala. «Non vuole fermarsi» si lagnò. «Le ho detto di farlo ma non mi da ascolto!» «Smettila, Egwene» le ordinò Katerine con fermezza.

Egwene mantenne i flussi finché la donna non aprì la bocca di nuovo. Solo allora lasciò andare saidar e si alzò in piedi.

La bocca di Katerine si chiuse di colpo e la donna trasse un profondo respiro. Il suo volto manteneva la serenità da Aes Sedai, ma i suoi occhi scintillavano. «Correrai allo studio di Silviana e le dirai che hai disobbedito alla tua insegnante e interrotto una lezione. Vai!»

Soffermandosi il tempo sufficiente a lisciarsi le gonne — quando obbediva, non doveva farlo con nessuna parvenza di impazienza o di premura — Egwene si fece strada tra le due Aes Sedai e procedette per il corridoio.

«Ti ho detto di correre» la redarguì bruscamente Katerine alle sue spalle.

Un flusso di Aria colpi il suo sedere ancora sensibile. Accettare il dolore. Un altro colpo. Assorbire il dolore come un respiro. Un terzo, tanto forte da farla barcollare. Accogliere il dolore.

«Lasciami andare, Jezrail» ringhiò Katerine.

«Non farò nulla del genere» disse l’altra Sorella con un forte accento tarenese. «Vai troppo oltre, Katerine. Un colpo o due è permesso, ma punirla ulteriormente è compito della Maestra delle novizie. Per la Luce, a questo ritmo la lascerai incapace di camminare prima che raggiunga Silviana.»

Katerine ansimò. «Molto bene» disse infine. «Ma può aggiungere la disobbedienza a una Sorella al suo elenco di trasgressioni. Me ne accerterò, Egwene, perciò non pensare di lasciartelo sfuggire di mente.»

Quando lei entrò nello studio della Maestra delle novizie, le sopracciglia di Silviana si alzarono dalla sorpresa. «Di nuovo così presto? Và a prendere la pantofola dall’armadietto, bambina, e dimmi cos’hai fatto ora.»

Dopo altre due lezioni e altre due visite allo studio di Silviana — rifiutava di essere presa in giro, e se un’Ammessa non voleva che Egwene facesse una cosa meglio di quanto lei stessa sapeva fare, la donna non glielo doveva chiedere affatto ~ più il suo appuntamento prestabilito di mezzogiorno nel mezzo, la donna dal volto severo decise che lei avrebbe dovuto iniziare ogni giornata con una Guarigione. «Altrimenti presto avrai troppi lividi per essere sculacciata senza che esca del sangue. Ma non credere che questo significhi che ci andrò leggera con te. Se ti servirà la Guarigione tre volte al giorno, ti sculaccerò ancora più forte per compensare. Se necessario, prenderò la cinghia o il frustino. Perché ti farò rimettere la testa a posto, bambina. Credimi su questo.»

Quelle tre lezioni, oltre a lasciare tre Ammesse molto imbarazzate, ebbero un altro risultato. Il suo insegnamento fu spostato a sessioni da sola con delle Aes Sedai, qualcosa di norma riservato alle Ammesse. Quello voleva dire salire i lunghi corridoi a spirale fiancheggiati da arazzi che conducevano agli alloggi delle Ajah, dove delle Sorelle stavano all’ingresso come guardie. Erano guardie, in verità. Visitatrici da altre Ajah non erano le ben venute, a dir poco. In effetti, Egwene non vide mai nessuna Aes Sedai vicino agli alloggi di un’altra Ajah.

Tranne per le Adunanti, di rado vedeva delle Sorelle nei corridoi fuori dagli alloggi se non in gruppi, sempre con indosso i loro scialli, di solito con dei Custodi che le seguivano da presso, ma quella non era come la paura che aveva stretto l’accampamento fuori dalle mura. Qui erano sempre Sorelle della stessa Ajah assieme, e quando due gruppi si incrociavano, si ignoravano del tutto quando non si lanciavano occhiatacce. Anche nei momenti peggiori dell’estate, la Torre rimaneva fresca, tuttavia l’aria pareva agitata e gelida quando delle Sorelle di Ajah differenti si avvicinavano troppo. Perfino le Adunanti che lei riconosceva camminavano a passo svelto. Le poche che si rendevano conto di chi lei era le rivolgevano lunghe occhiate meditabonde, ma per la maggior parte apparivano distratte. Pevara Tazanovni, una graziosa Adunante grassoccia per la Rossa, quasi andò a sbatterle contro un giorno — lei non aveva intenzione di farsi da parte, nemmeno per delle Adunanti —, ma Pevara prosegui in tutta fretta come se non l’avesse notata. Un’altra volta Doesine Alwain, magra come un ragazzo seppur vestita in modo elegante, fece lo stesso mentre era profondamente impegnata in una conversazione con un’altra Sorella Gialla. Nessuna delle due la degnò di una seconda occhiata. Egwene desiderò avere qualche idea su chi fosse l’altra Gialla. Conosceva i nomi dei dieci ‘furetti’ che Sheriam e le altre avevano mandato nella Torre per cercare di indebolire Elaida, e le sarebbe piaciuto davvero molto prendere contatto con loro, ma non conosceva le loro facce e chiedere di loro non avrebbe fatto altro che attirare l’attenzione su quelle Sorelle. Sperava che una di loro la prendesse da parte o le mettesse in mano un messaggio, ma nessuna lo fece. Avrebbe dovuto combattere la sua battaglia da sola, tranne per Leane, a meno che non avesse udito per caso qualcosa che la aiutasse ad attribuire delle facce a quei nomi.

Non si dimenticò di Leane, naturalmente. La sua seconda notte nella Torre scese nelle celle aperte dopo cena nonostante fosse esausta. Quella mezza dozzina di stanze nel primo sotterraneo erano quelle in cui le donne in grado di incanalare venivano tenute se non dovevano essere confinate attentamente. Ciascuna conteneva una grossa gabbia di tralicci di ferro che saliva dal pavimento al soffitto di pietra, con uno spazio attorno largo quattro passi e lampade su sostegni di ferro per fornire luce. Presso la cella di Leane, due Marroni erano sedute su panche contro la parete con un Custode, un uomo dalle spalle ampie con un volto attraente e sprazzi di bianco sulle terapie. Alzò lo sguardo quando Egwene entrò, poi tornò ad affilare il suo pugnale su una cote.

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