L'ascesa dell'Ombra
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #4
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «L'ascesa dell'Ombra». Краткое содержание книги:
«Adesso non c’è tempo» le rispose, ignorando lo stupore sul viso della donna. Non era una donna che si lasciasse interrompere dagli altri, ma i corni dei Manti Bianchi stavano suonando qualcos’altro oltre l’allarme, un suono breve, ripetitivo e insistente. Qualche tipo di ordine. «Tam, Abell, conducete mastro Luhan e le donne a quel nascondiglio che conoscete. Gaul, vai con loro. E Faile.» Questo significava anche Bain e Chiad. «Anche Hu e Haim.» Dovevano essere sufficienti per mantenere la sicurezza. «Muovetevi con calma. Per un po’ sarà meglio della velocità. Adesso andate.»
Quelli che nominò si diressero a ovest senza commenti, anche se comare Luhan, aggrappata al manto del cavallo con entrambe le mani, lo guardò severa. Fu la mancanza di discussioni da parte di Faile che lo stupì, abbastanza da fargli impiegare un po’ prima di accorgersi che aveva chiamato mastro al’Thor e mastro Cauthon con il nome di battesimo.
Verin e Tomas erano rimasti indietro e Perrin guardò l’Aes Sedai con attenzione.
«Nessuna possibilità di ricevere un piccolo aiuto da te?»
«Non nel modo che hai in mente tu, credo» rispose tranquilla l’Aes Sedai, come se il campo dei Manti Bianchi non fosse in tumulto a un solo chilometro di distanza. «Le mie motivazioni di oggi non sono diverse da quelle di ieri. Ma credo che potrebbe piovere in circa... oh... mezz’ora. Forse meno. Mi aspetto un bel diluvio.»
Mezz’ora. Perrin grugnì e si voltò verso i rimanenti ragazzi dei Fiumi Gemelli. Praticamente tremanti e con il desiderio di fuggire scritto in faccia, stringevano gli archi tanto da far sbiancare le nocche delle mani. Sperava che tutti si fossero ricordati di portare della corda supplementare per gli archi, visto che avrebbe piovuto. «Noi» si rivolse ai ragazzi «ci faremo inseguire dai Manti Bianchi per consentire a comare Cauthon, comare Luhan e agli altri di fuggire al sicuro. Li guideremo a sud verso la strada nord fino a quando non riusciremo a farli perdere nella pioggia. Se qualcuno vuole ritirarsi, farà bene a farlo ora.» Alcune mani si mossero sulle redini, ma rimasero tutti seduti in sella a guardarlo. «Molto bene, allora. Gridate come se foste impazziti, così ci sentiranno. Gridate fino a quando raggiungeremo la strada.»
Urlando fece voltare Stepper e galoppò verso la strada. All’inizio non era certo che lo avrebbero seguito, ma gli ululati selvaggi dei ragazzi coprirono le sue grida assieme al boato degli zoccoli. Se i Manti Bianchi non li sentivano, allora erano sordi.
Non tutti smisero di gridare quando raggiunsero la strada nord di terra battuta e svoltarono a sud in una corsa folle. Alcuni ridevano e strillavano. Perrin si liberò del mantello bianco e lo lasciò cadere. I corni suonarono nuovamente, un po’ più deboli stavolta.
«Perrin,» chiese Wil sporgendosi dal cavallo «cosa facciamo adesso? Quale sarà la prossima mossa?»
«Andremo a caccia di Trolloc!» gridò Perrin dietro le spalle. Dal modo in cui le risate raddoppiarono, non pensava che gli avessero creduto. Ma sentiva gli occhi di Verin perforargli la schiena. Verin sapeva. Il tuono nella notte fece eco a quello degli zoccoli dei cavalli.
34
Colui che viene con l’Alba
Le ombre dell’alba si scorciavano e impallidivano mentre Rand e Mat correvano attraverso la brulla valle ancora scura, lasciandosi alle spalle il Rhuidean avvolto dalla nebbia. L’aria asciutta preannunciava il caldo, ma la lieve brezza era ancora fresca per Rand senza giubba. Non sarebbe durato a lungo; la rovente luce del mattino sarebbe presto scesa su di loro. Correvano al meglio delle loro possibilità nel tentativo di batterla, ma Rand non credeva che ce l’avrebbero fatta. Il loro meglio non era molto veloce.
Mat correva in modo disordinato ed era dolorante; su metà del viso aveva una macchia scura, la giubba era aperta e rivelava la camicia slacciata appiccicata al torace da altro sangue essiccato. A volte si toccava con circospezione il segno spesso attorno al collo, ormai quasi nero, ringhiando sommessamente; inciampava spesso, sostenendosi con la strana lancia dal manico nero e stringendosi la testa. Non si lamentava, ed era un brutto segno. Mat si lamentava molto per i piccoli disagi; se adesso stava in silenzio significava che stava soffrendo di un gran dolore.
La vecchia ferita mezza guarita nel fianco di Rand gli dava la sensazione che qualcosa la stesse perforando, gli squarci sul viso e la testa bruciavano, eppure, mentre procedeva parzialmente ripiegato su se stesso, pensava appena alle sue ferite. Era fin troppo consapevole del sole che sorgeva alle loro spalle e degli Aiel in attesa sullo spoglio lato della montagna davanti a loro. Lassù c’erano acqua, riparo e aiuto per Mat. Il sole sorgente alle spalle e gli Aiel di fronte. L’Alba e gli Aiel.
Colui che viene con l’Alba. Quell’Aes Sedai che aveva visto, o sognato di aver visto prima del Rhuidean — aveva parlato quasi avesse avuto il dono della Preveggenza. ‘Vi legherà con legami che non potrete spezzare. Vi riporterà indietro e vi distruggerà’. Parole pronunciate come una profezia. Distruggerli. Le Profezie proclamavano che avrebbe scatenato una nuova Frattura del Mondo. L’idea lo terrorizzava. Forse poteva almeno evitare quella parte, ma la guerra, la morte e la distruzione già erano sgorgate al suo passaggio. Tear era il primo posto, in quello che sembrava molto tempo, in cui non si era lasciato il caos alle spalle, uomini morenti e villaggi in fiamme.
Desiderava poter salire in groppa a Jeade’en e correre il più veloce possibile. Non era la prima volta. Ma non posso fuggire, pensò. L’ho fatto perché non c’è nessun altro che può farlo. O lo faccio, o vince il Tenebroso. Uno scambio duro, ma il solo possibile. Ma perché dovrei voler distruggere gli Aiel? Come? si chiedeva.
L’ultimo pensiero lo raggelò. Era come se avesse già accettato l’idea di doverli eliminare. Non voleva fare del male agli Aiel. «Luce,» esclamò rauco «non voglio distruggere nessuno!» Si sentiva nuovamente la bocca inaridita dalla polvere.
Mat lo guardò in silenzio. Un’occhiata circospetta.
Su in alto gli Aiel cominciavano a muoversi nei tre accampamenti. La cruda verità era che aveva bisogno di loro. Questa era la ragione per cui aveva incominciato a contemplare questo piano, quando aveva scoperto che il Drago Rinato e Colui che viene con l’Alba potevano benissimo essere la stessa persona. Aveva bisogno di persone di cui poteva fidarsi, che lo seguissero non per paura, o per brama di potere. Persone che non intendessero usarlo per i propri scopi. Aveva fatto quel che era richiesto, e adesso li avrebbe usati. Perché doveva. Ancora non era impazzito — non lo credeva — ma molti lo avrebbero pensato prima che avesse finito.
La luce piena e splendente li sorpassò prima che iniziassero a risalire il Chaendaer, il caldo era intollerabile. Rand percorse il pendio irregolare il più velocemente possibile, con le sue salite, le discese e i rozzi affioramenti; la sua gola aveva dimenticato l’ultima volta che aveva bevuto e il sole gli asciugava la camicia non appena il sudore la inumidiva. Nemmeno Mat aveva bisogno che gli venisse messa fretta. Lassù c’era l’acqua. Bair stava in piedi davanti alla bassa tenda delle Sapienti, con una sacca d’acqua fra le mani che splendeva per la condensa. Umettandosi le labbra screpolate, Rand fu certo di aver visto quel bagliore.
«Dov’è? Cosa gli avete fatto?»
Il grido fece bloccare Rand di colpo. L’uomo con i capelli rosso fuoco, Couladin, stava in piedi su un pezzo di granito che spuntava dalla montagna. Altri del clan Shaido si erano riuniti alla base dello spuntone di roccia, tutti intenti a guardare Rand e Mat. Alcuni erano velati.
«Dì chi stai parlando?» chiese Rand. La voce era rauca per quanto aveva la gola secca.
Couladin sgranò gli occhi oltraggiato. «Muradin, abitante delle terre bagnate! È entrato nel Rhuidean due giorni prima di te, eppure sei ritornato per primo. Non poteva fallire dove tu sei riuscito! Devi averlo ucciso!»