I fuochi del cielo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #5
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «I fuochi del cielo». Краткое содержание книги:
Nynaeve si morse la lingua. Un salice, non una quercia. Riuscì a nascondere l’irritazione dietro a un sorriso che doveva manifestare tutta la gratitudine che quell’idiota poteva desiderare. Era comunque un idiota pericoloso. Avrebbe fatto bene a ricordarlo.
Uno e Ragan salutarono velocemente, con altre strette di avambracci, e si affrettarono ad accompagnarla fuori, tenendola uno per braccio, come se ritenessero necessario allontanarla subito da Masema, il quale sembrava averli già dimenticati. L’uomo magro stava già guardando torvo, fermo ad aspettare vicino a un tipo dall’aria schietta con una giubba da contadino, che stringeva il cappello fra le mani e aveva una timorosa riverenza dipinta sul viso.
Nynaeve non disse una parola mentre attraversavano le cucine, dove la donna dai capelli grigi stava ancora rimestando la zuppa, come se nel frattempo non si fosse mossa. Rimase in silenzio anche mentre recuperavano le armi, fino a quando non lasciarono il vicolo e si ritrovarono in prossimità della strada. A quel punto si piazzò di fronte a loro, agitando un dito davanti ai loro nasi. «Come ovate osato trascinarmi a quel modo?» La gente che passava vicino sorrideva, gli uomini mestamente, le donne compiaciute, ma nessuno aveva idea del motivo per cui li stesse rimproverando. «Altri cinque minuti e lo avrei convinto a trovarmi una nave oggi! Se mi mettete di nuovo le mani addosso...» Uno sbuffò sonoramente e Nynaeve sobbalzò per la sorpresa.
«Altri cinque maledetti minuti e Masema ti avrebbe messo le maledette mani addosso! O meglio, avrebbe ordinato che qualcuno lo facesse e qualcuno avrebbe eseguito, maledizione! Quando dice che qualcosa dovrebbe essere fatta, ci sono sempre cinquanta maledette mani, o cento, o un maledetto migliaio se necessario, subito pronte!» Si allontanò a grandi passi per la strada con Ragan di fianco e lei fu costretta a seguirli o rimanere indietro. Uno camminava come se sapesse che la donna non li avrebbe lasciati andare. Nynaeve si era quasi avviata nella direzione opposta per provargli che aveva torto. Seguirli non aveva nulla a che vedere con la paura di perdersi per quelle strade così simili a dei cunicoli. Avrebbe trovato il modo di uscire. «Ha fatto frustare un maledetto lord dell’alto consiglio della corona, frustare! Solo per aver parlato con la metà dell’impeto nella voce che hai usato tu» gridò l’uomo con un occhio solo. «Disprezzo per il mondo del lord Drago, lo ha definito. Pace! Chiedergli quale maledetto diritto aveva di esprimere giudizi sul tuo maledetto abbigliamento! Per qualche minuto ti sei comportata bene, ma ho visto la tua faccia alla fine. Eri pronta ad attaccarlo di nuovo, dannazione! La sola cosa che avresti potuto fare di peggio sarebbe stato chiamare per nome il maledetto lord Drago. Per lui è una bestemmia. Come nominare il Tenebroso.»
Il codino di Ragan saltò mentre lui annuiva. «Ti ricordi di lady Baelome, Uno? Proprio dopo le prime voci di Tear sul lord Drago, Nynaeve, la donna ha detto qualcosa riguardo questo Rand al’Thor in presenza di Masema, e lui ha ordinato un’ascia e un ceppo senza pensarci un istante.»
«Ha fatto decapitare qualcuno per quel motivo?» chiese Nynaeve incredula. «No» mormorò Uno disgustato. «Ma solo perché la donna si è messa a strisciare ai suoi piedi quando ha capito che faceva sul serio, maledizione. È stata portata fuori e appesa per i maledetti polsi al retro della sua carrozza, quindi trascinata per il villaggio in cui ci trovavamo all’epoca. I suoi maledetti servitori sono rimasti a guardare come un branco di contadini dalle interiora di pecora.»
«Quando finì» aggiunse Ragan, «la donna ringraziò Masema per la sua misericordia, come lord Aleshin.» Quel tono di voce era troppo pungente per i gusti di Nynaeve. Le stava facendo la morale e voleva che la capisse. «Avevano le loro ragioni, Nynaeve. Non sarebbero state le prime teste che avrebbe messo su un ceppo. La tua poteva essere l’ultima. E le nostre con te, se avessimo tentato di aiutarti. Masema non fa favoritismi.»
Nynaeve inspirò. Come era possibile che avesse tutto quel potere? E non solo fra i suoi seguaci, a quanto sembrava. Ma allora, signori e dame erano dei grandi sciocchi proprio come i contadini. Molti lo erano anche di più, secondo lei. Quella stupida donna con gli anelli di certo era una lady, nessuna mercante indossava gemme come le sue. Ma certamente nel Ghealdan c’erano leggi, corti e giudici. Dov’erano la regina o il re? Non riusciva a ricordare chi ci fosse nel Ghealdan. Nessuno nei Fiumi Gemelli aveva mai avuto pratica di sovrani, eppure era quello il motivo per cui esistevano, loro, i signori e le dame, per accertarsi che venisse rispettata la giustizia. Ma qualsiasi cosa Masema aveva fatto lì, non le importava. Aveva problemi più importanti che preoccuparsi di un gregge di imbecilli che si lasciavano incantare da un pazzo.
Ma la curiosità la indusse a chiedere: «Vuole davvero che uomini e donne smettano di guardarsi? Cosa pensa che accadrà se non ci saranno matrimoni o bambini? Farà fermare anche le fattorie? O le tessiture, i calzolai, così potranno pensare a Rand al’Thor?» Ne pronunciò il nome deliberatamente. Quei due continuavano a chiamarlo lord Drago quasi spesso quanto Masema. «Vi dirò una cosa: se prova a ordinare alle donne come vestirsi darà il via a una sommossa. Contro di lui.» In Samara doveva esistere qualcosa come la Cerchia delle Donne, c’era nella maggior parte dei luoghi, anche se con nomi diversi, pur trattandosi di una mera formalità. Vi erano cose che gli uomini non avevano abbastanza buon senso da vedere; loro certamente facevano rilevare alle donne che indossavano abiti indecenti, ma non era lo stesso che avere un uomo a ficcanasare negli affari propri. Le donne non si immischiavano negli affari degli uomini, non più del necessario, e questi non dovevano immischiarsi in quelli delle donne. «E non aspettatevi che reagiranno meglio se cerca di chiudere le taverne e posti simili. Non ho ancora conosciuto un uomo che non pianga disperato se teme di non poter affondare il naso in una coppa di vino.»
«Forse lo farà,» disse Ragan «e forse no. A volte impartisce degli ordini, poi li dimentica o li sospende, perché ha qualcosa di più importante cui dare priorità. Saresti sorpresa» aggiunse bruscamente «di cosa arrivano a tollerare i suoi seguaci senza lamentarsi.» Lui e Uno la affiancavano, guardando sospettosi la gente per strada. Anche a lei i due sembravano pronti a estrarre le spade in un momento. Se credevano di eseguire le istruzioni di Masema, avrebbero dovuto ripensarci.
«Non è contrario al maledetto matrimonio» gridò Uno, fissando così duramente un venditore di polpette che quello si voltò senza prendere le monete da due donne che avevano comprato la sua merce. «Sei fortunata che non si sia ricordato che non hai marito, o avrebbe potuto mandarti dal lord Drago con Uno. A volte sceglie tre o quattrocento uomini che non sono sposati e altrettante donne e li costringe a unirsi in nozze, maledizione. La maggior parte di loro non si erano mai conosciuti prima. Se quei fegati di piccione raccatta immondizia non si lamentano, maledizione, credi che apriranno le dannate bocche per della birra?»
Ragan borbottò qualcosa, ma Nynaeve sentì abbastanza da lasciar trapelare un moto di stizza dagli occhi. «Alcuni uomini non sanno quanto sono fortunati.» Era quanto aveva detto. Non aveva nemmeno notato il suo sguardo. Era troppo impegnato a controllare la strada, nel timore che qualcuno cercasse di fuggire con lei come un maiale nel sacco. Nynaeve era quasi tentata di gettare via lo scialle. Non parve nemmeno sentirla tirare su con il naso. Gli uomini potevano essere terribilmente ciechi e sordi quando volevano.
«Almeno non ha provato a rubarmi i gioielli» osservò Nynaeve. «Chi era quella stupida donna che gli ha regalato i suoi?» Non doveva essere molto sana di mente se era divenuta seguace di Masema.