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La lama dei sogni

Электронная книга - «La lama dei sogni». Краткое содержание книги:

Elayne si ritrova invischiata nella lotta per la successione al trono di Andor, ma le Sorelle dell’Ajah Nera che si nascondono a Caemlyn sono pronte a far scattare su di lei una trappola mortale, mentre Egwene, caduta nelle mani delle Aes Sedai e ridotta al rango di novizia, non può far altro che sopportare con tenacia le punizioni inflitte per tentare di sgretolare dall’interno il controllo che Elaida esercita sulla Torre Bianca e gli intrighi delle Sorelle. Intanto Rand al’Thor, il Drago Rinato, impegnato nei preparativi per una tregua con i Seanchan, deve vedersela con i Reietti che cercano in ogni modo di ostacolarlo. Mat e Tuon, al seguito della carovana di Valan Luca, sono diretti al confine del territorio controllato dai Seanchan; la giovane Figlia delle Nove Lune è sul punto di completare la formula di nozze, ma sta per essere raggiunta da un’inattesa e sconvolgente notizia da Ebou Dar. Allo stesso tempo Perrin, dopo l’inaspettata alleanza con i Seanchan, si reca a Malden per sconfiggere gli Shaido e liberare l’amata Faile, intenta a pianificare la fuga dalla prigionia. Questi e altri coinvolgenti avvenimenti si intrecciano a nuovi e imprevedibili eventi corali che annunciano come Tarmon Gai’don, l’Ultima Battaglia, sia ormai alle porte...
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La donna non esitò, «Posso. Mi ci è voluto tempo per convincermi. La metà maschile del Potere, quella è più aliena di quanto possiate immaginare. Non l’inesorabile eppure gentile potere di saidar, ma piuttosto un infuriato mare di fuoco e ghiaccio sferzato dalla tempesta. Eppure ne sono convinta. E pulito.»

Romanda fece un lungo respiro. Un prodigio per controbilanciare alcuni degli orrori. «Non è una riunione formale, ma pongo ai voti la questione. Chi si alza per accettare questa proposta?» Lei si mise in piedi non appena ebbe terminato, ma non più rapida di Lelaine, e Janya le precedette entrambe. Entro pochi istanti, tutte furono in piedi tranne Saroiya e Faiselle. Fuori dallo schermo, alcune teste si voltarono mentre le Sorelle senza dubbio cominciavano a domandarsi su cosa avessero appena votato. «Il consenso minore è raggiunto, l’offerta di vincolare quarantasette Asha’man è accettata.» Le spalle di Saroiya si afflosciarono e Faiselle respirò pesantemente. Romanda domandò il consenso maggiore nel nome dell’unità, ma non restò sorpresa quando quelle due rimasero fermamente sulle loro panche. Dopotutto si erano battute in tutti i modi contro l’avvicinare gli Asha’man, si erano opposte nonostante la legge e le usanze lo impedissero perfino dopo che la decisione era stata raggiunta. In ogni caso era fatta, e senza nemmeno la necessità di un’alleanza temporanea. Il vincolo sarebbe durato una vita, naturalmente, tuttavia era meglio di qualunque genere di alleanza. Quella avrebbe richiesto troppa parità.

«Un numero particolare, quarantasette» meditò Janya. «Posso fare una domanda al tuo Custode, Merise? Grazie. Come è giunto il Drago Rinato a quel numero, Jahar?» Un’ottima domanda, pensò Romanda. Nella sorpresa di raggiungere quello di cui avevano bisogno senza che fosse stata necessaria nessuna alleanza, la cosa le era sfuggita.

Jahar si mise dritto come se l’avesse intuito e temesse di dover rispondere. Il suo volto rimase duro e freddo, però. «Cinquantuno Sorelle sono già state vincolate da degli Asha’man, e quattro di noi sono vincolati a delle Aes Sedai. Quarantasette sono la differenza. C’erano cinque di noi, ma uno è morto difendendo la sua Aes Sedai. Ricordate il suo nome: Eben Hopwil. Ricordatelo!»

Calò un silenzio attonito sulle panche. Romanda avvertì un gelo allo stomaco. Cinquantuno Sorelle? Vincolate da Asha’man? Era un abominio!

«Comportati bene, Jahar!» sbottò Merise. «Non fartelo ripetere!»

Sorprendentemente, Jahar si voltò verso di lei. «Bisogna che lo sappiano, Merise. Bisogna che lo sappiano!» Voltandosi di nuovo, fece passare il suo sguardo sulle panche. I suoi occhi parevano roventi. Non aveva temuto nulla. Era stato adirato e lo era ancora. «Eben era collegato con la sua Daigian e con Beldeine, con Daigian che controllava il circolo, perciò quando si sono ritrovati ad affrontare uno dei Reietti, tutto quello che poté fare fu urlare: ‘Lei sta incanalando saidin’ e attaccarla con la sua spada, E malgrado quello che gli fece, per devastato che fosse, riuscì ad aggrapparsi alla vita, ad aggrapparsi a saidin, quanto bastava perché Daigian la ricacciasse indietro. Perciò ricordatevi il suo nome! Eben Hopwil. Doveva essere morto, ma è riuscito a restare in vita tanto da combattere per la sua Aes Sedai!»

Quando tacque, nessuna parlò fin quando Escaralde disse infine, molto piano: «Noi lo ricorderemo, Jahar. Ma in che modo cinquantuno Sorelle sono arrivate a essere... vincolate agli Asha’man?» Si sporse in avanti come se lui dovesse risponderle in tono altrettanto sommesso.

Il ragazzo scrollò le spalle, ancora arrabbiato. Per lui non aveva importanza, Asha’man che vincolavano Aes Sedai. «Elaida le ha mandate a distruggerci. Il Drago Rinato ha dato istruzioni permanenti che a nessuna Aes Sedai venga fatto del male a meno che lei non cerchi di farne a noi per prima, perciò Taim ha deciso di catturarle e vincolarle prima che ne avessero la possibilità.» Dunque. Erano sostenitrici di Elaida. Questo avrebbe dovuto fare la differenza? In qualche modo era così, un poco. Ma qualunque Sorella legata a un Asha’man riportava la questione a una faccenda di parità, e questo era intollerabile.

«Ho un’altra domanda per lui, Merise» disse Moria, e attese finché la Verde non annuì. «E la seconda volta che parli come se una donna avesse incanalato saidin. Come mai? Questo è impossibile.» Dei mormoni di assenso percorsero il padiglione.

«Può darsi che sia impossibile,» replicò con freddezza il ragazzo «ma l’ha fatto. Daigian ci ha riferito quello che disse Eben, e lei non riuscì a individuare nulla mentre la donna stava incanalando. Doveva trattarsi di saidin.»

All’improvviso quel campanellino suonò di nuovo in fondo alla testa di Romanda e lei seppe dove aveva udito il nome di Cabriana Mecandes. «Dobbiamo ordinare l’arresto di Delana e di Halima, immediatamente» disse.

Doveva spiegare, naturalmente. Nemmeno l’Amyrlin Seat poteva ordinare l’arresto di un’Adunante senza spiegazioni. Gli omicidi con saidin di due Sorelle che erano state amiche intime di Cabriana, una donna di cui la stessa Halima aveva sostenuto di essere amica. Un Reietto femmina che incanalava la metà maschile del Potere. Le altre non furono molto convinte, in particolare Lelaine, non finché un’accurata perlustrazione del campo non rivelò alcuna traccia di nessuna delle due donne. Erano state viste dirigersi verso i terreni di Viaggio, con Delana e la sua servitrice che portavano entrambe grossi involti e si affrettavano dietro Halima, ma se n’erano andate.

24

Miele nel té

Egwene sapeva fin dall’inizio che la sua strana prigionia sarebbe stata difficile, eppure credeva che abbracciare il dolore come facevano gli Aiel sarebbe stata la parte più facile. Dopotutto era stata percossa duramente quando aveva pagalo il suo toh alle Sapienti per aver mentito, presa a cinghiate da una dopo l’altra a turno, perciò aveva esperienza. Ma abbracciare il dolore non voleva dire solo cedere a esso invece di lottare. Bisognava attirare il dolore dentro di sé e accoglierlo come parte del proprio essere. Aviendha diceva che dovevi essere in grado di sorridere e ridere di gioia oppure cantare mentre il peggio del dolore ti stringeva. Non era affatto facile.

Quella prima mattina, prima dell’alba, nello studio di Silviana, fece del suo meglio mentre la Maestra delle novizie le batteva una pantofola dalla suola dura sul sedere scoperto. Lei non fece alcuno sforzo per reprimere i singhiozzi, o più tardi le urla inarticolate. Quando le sue gambe vollero scalciare, lei permise che si dibattessero finché la Maestra delle novizie non gliele intrappolò sotto una delle sue, in modo goffo per via delle gonne, e poi lasciò che le sue dita dei piedi tamburellassero il pavimento mentre la sua testa si agitava incontrollata. Cercò di attirare il dolore dentro di sé, di assorbirlo come un respiro. Il dolore era una parte della vita quanto respirare. Era così che gli Aiel vedevano la vita. Ma, oh, Luce, quanto faceva male!

Quando infine le fu permesso di raddrizzarsi, dopo quello che parve un tempo lunghissimo, trasalì quando la sua sottoveste e il suo vestito le ricaddero contro la carne. La lana bianca pareva pesante come piombo. Tentò di accogliere di buon grado quel calore cocente. Era dura, però. Davvero dura. Tuttavia i suoi singhiozzi parvero fermarsi molto presto di loro spontanea volontà e anche il suo flusso di lacrime si asciugò rapidamente. Non piagnucolò né si contorse. Si esaminò nello specchio sul muro, con la sua doratura che andava sbiadendo. Quante migliaia di donne si erano scrutate in quello specchio nel corso degli anni? A quelle che venivano castigate in questa stanza era sempre richiesto di osservare il proprio riflesso dopo e meditare sul perché erano state punite, ma non fu questo il motivo per cui lei lo fece. Il suo volto era ancora rosso, eppure pareva già... calmo. Malgrado il calore doloroso al fondoschiena, si sentiva davvero calma. Forse avrebbe dovuto provare a cantare? Forse no. Tirando fuori un fazzoletto di lino bianco dalla manica, si asciugò con cura le guance.

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