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La lama dei sogni

Электронная книга - «La lama dei sogni». Краткое содержание книги:

Elayne si ritrova invischiata nella lotta per la successione al trono di Andor, ma le Sorelle dell’Ajah Nera che si nascondono a Caemlyn sono pronte a far scattare su di lei una trappola mortale, mentre Egwene, caduta nelle mani delle Aes Sedai e ridotta al rango di novizia, non può far altro che sopportare con tenacia le punizioni inflitte per tentare di sgretolare dall’interno il controllo che Elaida esercita sulla Torre Bianca e gli intrighi delle Sorelle. Intanto Rand al’Thor, il Drago Rinato, impegnato nei preparativi per una tregua con i Seanchan, deve vedersela con i Reietti che cercano in ogni modo di ostacolarlo. Mat e Tuon, al seguito della carovana di Valan Luca, sono diretti al confine del territorio controllato dai Seanchan; la giovane Figlia delle Nove Lune è sul punto di completare la formula di nozze, ma sta per essere raggiunta da un’inattesa e sconvolgente notizia da Ebou Dar. Allo stesso tempo Perrin, dopo l’inaspettata alleanza con i Seanchan, si reca a Malden per sconfiggere gli Shaido e liberare l’amata Faile, intenta a pianificare la fuga dalla prigionia. Questi e altri coinvolgenti avvenimenti si intrecciano a nuovi e imprevedibili eventi corali che annunciano come Tarmon Gai’don, l’Ultima Battaglia, sia ormai alle porte...
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«Forse dovresti correre a vedere se Sharina ha ulteriori istruzioni per te» disse Romanda freddamente.

Con chiazze cremisi che le macchiavano le guance, Tiana girò i tacchi e si allontanò senza un’altra parola. Non proprio una scortesia proibita, ma quasi. Perfino da dietro era l’immagine dell’indignazione, la sua schiena rigida come una verga di ferro, i suoi passi rapidi. Be’, Romanda era disposta ad ammettere che anche lei era arrivata vicina alla maleducazione. Ma per un buon motivo.

Cercando di scacciare dalla propria mente la Maestra delle novizie, si avviò di nuovo verso il padiglione, ma dovette trattenersi per non camminare con la stessa rapidità di liana. Sharina. E parecchie altre donne più anziane. Doveva forse ripensare alla sua posizione? No. Certo che no. I loro nomi non sarebbero mai dovuti essere nemmeno iscritti nel libro delle novizie. Eppure i loro nomi erano lì e pareva che avessero padroneggiato quella meravigliosa nuova Guarigione. Oh, era proprio un groviglio ingarbugliato. Non voleva pensarci. Non in quel momento.

Il padiglione sorgeva nel cuore del campo, un pezzo di pesante tela piena di rattoppi, circondato da una passerella larga tre volte le altre. Tenendo ben sollevate le sue gonne dal fango, lo attraversò in tutta fretta. Non la preoccupava sbrigarsi quando serviva a farla uscire dal fango più rapidamente. Ciononostante, Aelmara ce ne avrebbe messo per pulirle le scarpe. E le sottane, pensò nel lasciar abbassare le sue gonne, nascondendo di nuovo le caviglie con decenza.

La notizia di una seduta del Consiglio attirava sempre Sorelle che speravano in notizie dei negoziati o di Egwene, e cinquanta o più erano già radunate attorno al padiglione con i loro Custodi o stavano appena all’interno, dietro i posti dove si sarebbero sedute le loro Adunanti. Perfino lì molte di loro risplendevano della luce del Potere. Come se corressero qualche pericolo circondate da altre Aes Sedai. Si ritrovò con un forte impulso di andare in giro per il padiglione a dispensare ceffoni. Era impossibile, naturalmente. Perfino se si potevano mettere da parte le tradizioni, cosa che lei non aveva alcun desiderio di fare, un seggio nel Consiglio non conferiva l’autorità per nulla di simile. Sheriam, con la stretta stola azzurra della Custode degli Annali vivida sulle sue spalle, risaltava in mezzo alla folla, in parte perché attorno a lei c’era uno spazio vuoto. Altre Sorelle stavano evitando di guardarla, tanto meno di avvicinarla. La donna dai capelli color fuoco imbarazzava molte delle Sorelle, apparendo come faceva ogni volta che il Consiglio veniva convocato in seduta. Qualunque Sorella poteva partecipare a una seduta del Consiglio a meno che non fosse a porte chiuse, tuttavia l’Amyrlin non poteva entrare nel Consiglio della Torre senza essere annunciata dalla Custode degli Annali, e alla Custode degli Annali non era permesso entrare senza l’Amyrlin. Gli occhi verdi di Sheriam erano lesi come al solito e lei giocherellava in una maniera indecorosa, come una novizia che sapeva che le sarebbe toccata un’altra visita alla Maestra delle novizie. Almeno non stava abbracciando la Fonte e il suo Custode non si vedeva da nessuna parte.

Prima di entrare nel padiglione, Romanda lanciò un’occhiata sopra la sua spalla e sospirò. Il grande ammasso di nubi nere dietro Montedrago era svanito. Non trascinato via, semplicemente scomparso del tutto. Molto probabilmente ci sarebbe stata un’altra ondata di panico tra stallieri e operai, così come tra le servitrici. Sorprendentemente le novizie parevano prendere quegli strani avvenimenti con maggiore calma. Forse era perché stavano cercando di imparare dalle Sorelle, ma lei sospettava che vi fosse ancora lo zampino di Sharina. Cosa doveva fare con quella donna?

All’interno diciotto casse coperte di tela, colorate per le sei Ajah rappresentate nell’accampamento, facevano da piattaforme per panche lucidate, due file oblique in cima agli strati di tappeti, che si allargavano verso una cassa coperta in strisce in tutti e sette i colori. Saggiamente Egwene aveva insistito per includere il rosso malgrado una notevole opposizione. Dove Elaida sembrava determinata a dividere ogni Ajah dall’altra, Egwene pareva risoluta a tenerle tutte assieme, inclusa la Rossa. Sulla panca di legno in cima a quella piattaforma c’era la stola a sette strisce dell’Amyrlin. Nessuna si era detta responsabile per averla messa lì, ma nessuna l’aveva nemmeno rimossa. Romanda era incerta se avesse lo scopo di fare da promemoria per Egwene al’Vere, l’Amyrlin Seat, un’eco della sua presenza, oppure per ricordare che era assente e prigioniera. Come veniva vista senza dubbio dipendeva dalla Sorella che la guardava.

Lei non fu l’unica Adunante a prendersela comoda alla convocazione di Lelaine. Delana era lì, ovviamente, ingobbita sulla sua panca sfregandosi il lato del naso, con i suoi acquosi occhi azzurri meditabondi. Una volta Romanda l’aveva considerata equilibrata. Non adatta per un seggio, ma equilibrata. Perlomeno non aveva permesso a Halima di seguirla nel Consiglio e continuare il suo sproloquio. O meglio, almeno Halima aveva scelto di non farlo. Nessuno che avesse udito la donna gridare a Delana aveva alcun dubbio di chi desse gli ordini fra quelle due. Lelaine stessa era già sulla sua panca, appena sotto quella dell’Amyrlin, una donna snella e dagli occhi duri in un abito da sera sferzato d’azzurro, che dispensava rari sorrisi. Il che rendeva doppiamente strano che ogni tanto lanciasse un’occhiata verso la stola a sette colori ed esibisse un sorrisetto. Quell’espressione metteva a disagio Romancia, e poche cose ci riuscivano. Moria, in un vestito di lana azzurra ricamato in argento, stava camminando su e giù di fronte alle piattaforme coperte d’azzurro. Era accigliata perché sapeva il motivo per cui Lelaine aveva convocato il Consiglio e disapprovava oppure perché era preoccupata poiché non lo sapeva?

«Ho visto Myrelle camminare con Llyw» disse Malind, tirandosi su il suo scialle frangiato di verde mentre Romanda entrava nel padiglione «e non penso di avere mai visto una Sorella tanto infastidita.» Malgrado la commiserazione nel suo tono, i suoi occhi scintillavano e le sue labbra piene erano increspate di divertimento. «Come hai fatto a convincerla a vincolarlo? Ero lì quando gliel’hai suggerito e giuro che lei è impallidita. Quell’uomo potrebbe quasi passare per un Ogier.»

«Mi sono espressa in modo energico sul dovere.» Faiselle, robusta e dal volto squadrato, era energica in tutto; in verità, una donna simile a un martello. Proprio tutto il contrario di una tipica Domanese. «Ho fatto notare che Llyw stava diventando sempre più pericoloso per sé e per gli altri dalla morte di Kairen, e le ho detto che non gli poteva essere permesso di continuare. Le ho fatto capire che, come l’unica Sorella che sia mai riuscita a salvare due altri Custodi nelle stesse circostanze, era l’unica scelta per provare a farlo di nuovo. Ammetto di averla dovuta forzare un poco, ma alla fine lei ha capito che era la cosa giusta da fare.»

«Per la Luce, come sei riuscita a forzare Myrelle?» Malind si sporse in avanti desiderosa di sapere. Romanda passò loro accanto. Come poteva riuscire chiunque a forzare Myrelle? No. Niente pettegolezzi.

Janya era sulla sua panca per la Marrone, strizzandogli occhi pensierosa. Perlomeno stava strizzando gli occhi, ma quella donna pareva sempre pensare a qualcos’altro perfino mentre stava parlando con qualcuno. Forse aveva qualcosa agli occhi. Le altre panche erano ancora vuote, però.

Romanda desiderò essersela presa più comoda. Avrebbe preferito essere stata fra le ultime ad arrivare piuttosto che una delle prime. Dopo un momento di esitazione si avvicinò a Lelaine. «Ti dispiacerebbe chiarirmi perché hai convocato il Consiglio?»

Lelaine le sorrise dall’alto in basso, un sorriso divertito tuttavia spiacevole. «Dovrai attendere finché non ci saranno abbastanza Sorelle per procedere. Non mi piace ripetermi. Ma ti dirò questo. Sarà sensazionale.» I suoi occhi vagarono verso la stola a strisce e Romanda fu percorsa da un brivido. Non lo lasciò trasparire, comunque, ma si limitò a prendere il suo posto di fronte a Lelaine. A disagio, non riuscì a fare a meno di lanciare lei stessa delle occhiate alla stola. Quella era forse una mossa per deporre Egwene? Pareva improbabile che quella donna potesse dire qualcosa che avrebbe convinto lei ad alzarsi per il consenso maggioritario. O molte delle altre Adunanti, dal momento che questo le avrebbe gettate di nuovo nella contesa fra lei e Lelaine per il controllo e avrebbe indebolito la loro posizione contro Elaida. Tuttavia l’aria di fiducia di Lelaine era inquietante. Assunse un’espressione calma e attese. Non c’era nient’altro da fare.

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