La lama dei sogni
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #11
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gabriele Giorgi
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La lama dei sogni». Краткое содержание книги:
Kwamesa scattò praticamente dentro al padiglione, con il suo volto dal naso adunco deluso per non essere stata la prima ad arrivare, e si unì a Delana. Comparve Salita, scura e dallo sguardo freddo in un abito verde sferzato di giallo ricamato con motivi a volute gialli sul petto, e all’improvviso ci fu un afflusso di Sorelle. Lyrelle scivolò dentro, aggraziata ed elegante in seta blu broccata, per prendere posto con le Azzurre, poi Saroiya e Aledrin con le teste vicine, la robusta Domanese che sembrava quasi slanciato accanto alla tarchiata Tarabonese. Mentre prendevano i loro posti sui seggi delle Bianche, Samalin dal volto scaltro si unì a Faiselle e Maling e la minuta Esearalde sgambettò dentro. Sgambettò! Anche quella donna proveniva da Far Madding. Avrebbe dovuto sapere come ci si comportava.
«Varilin è a Darein, credo,» disse Romanda mentre Esearalde andava a mettersi accanto a Janya «ma perfino se altre dovessero arrivare più tardi, siamo più di undici. Sei pronta a cominciare, Lelaine, o desideri attendere?»
«Sono pronta a cominciare.»
«Desideri una seduta formale?»
Lelaine sorrise di nuovo. Era molto prodiga di sorrisi quella mattina. Ma questo non contribuiva comunque a riscaldarle il volto. «Non sarà necessario, Romanda.» Si riaggiustò un poco le gonne.
«Ma richiedo che ciò che verrà detto qui sia Sigillato nel Consiglio per adesso.» Un mormorio si levò dalla crescente folla di Sorelle in piedi dietro le panche e da quelle fuori dal padiglione. Perfino alcune delle Adunanti si mostrarono sorprese. Se la seduta non era formale, che bisogno c’era di fare in modo che non si sapesse quello che veniva detto?
Romanda annuì come se fosse la richiesta più ragionevole al mondo, però. «Tutte quelle che non detengono un seggio si allontanino. Aledrin, vuoi provvedere tu al flusso?»
Malgrado capelli biondo scuro dalla trama serica e grandi occhi limpidi color nocciola, la Bianca tarabonese mancava di bellezza, ma aveva una buona testa sulle spalle, cosa che era molto più importante. Alzandosi in piedi, parve incerta se pronunciare le parole formali e infine si accontentò di intessere la protezione contro orecchie indiscrete attorno al padiglione e mantenerla. Il mormorio si dissolse mentre Sorelle e Custodi passavano attraverso quello schermo, fin quando l’ultima se ne fu andata e calò il silenzio. Rimasero però in file spalla a spalla sulla passerella a osservare, con i Custodi assiepati dietro in modo che tutti potessero vedere.
Aggiustandosi il suo scialle, Lelaine si alzò in piedi. «Una Sorella Verde mi è stata portata quando è arrivata chiedendo di Egwene.» Le Sorelle Verdi si agitarono, scambiandosi occhiate, senza dubbio domandandosi perché quella Sorella non era stata invece portata da loro. Lelaine finse di non notarlo. «Non dell’Amyrlin Seat, di Egwene al’Vere. Ha una proposta che viene incontro ad alcune delle nostre esigenze, anche se è stata riluttante a dirmi molto al riguardo. Moria, vuoi farla entrare in modo che possa presentare la sua proposta al Consiglio?» Si rimise a sedere.
Moria lasciò il padiglione ancora accigliata e la folla all’esterno si apri quanto bastava per lasciarla passare. Romanda riuscì a vedere alcune Sorelle che cercavano di farle domande, ma lei le ignorò, scomparendo dall’altra parte della strada fra gli alloggi dell’Ajah Azzurra. Romanda aveva una dozzina di domande che le sarebbe piaciuto porre nel frattempo, ma sessione informale o no, le domande a questo punto non sarebbero state appropriate. Le Adunanti non attesero in silenzio, però. Per ogni Ajah tranne l’Azzurra, le donne scesero in modo da riunirsi assieme e parlare a bassa voce. Tranne l’Azzurra e la Gialla. Salita si diresse verso la pedana di Romanda, ma lei sollevò lievemente una mano non appena quella aprì bocca.
«Cosa c’è da discutere finché non sappiamo qual è la proposta, Salita?»
Il volto dell’Adunante tarenese era indecifrabile quanto una pietra, ma dopo un momento annuì e riprese il suo posto. Non era priva di intelligenza... tutt’altro. Solo inopportuna.
Infine Moria tornò portando una donna alta in un abito verde scuro, con i capelli scuri tirati indietro severamente da un volto arcigno color avorio e tenuti da un pettine d’argento, e tutte tornarono alle loro panche. Tre uomini con spade ai loro fianchi la seguirono tra le Sorelle li ad assistere e nel padiglione. Insolito, questo. Molto insolito quando le questioni erano Sigillate nel Consiglio. Romanda sulle prime non prestò loro molta attenzione. Non aveva avuto alcun reale interesse nei Custodi da quando il suo ultimo era morto, parecchi anni prima. Ma alcune tra le Verdi rimasero senza fiato e Aledrin squittì. Squittì per davvero! E aveva lo sguardo fisso sui Custodi. Perché quello dovevano essere, e non solo perché stavano tallonando la Verde. Non ci si poteva sbagliare sulla grazia letale di un Custode.
Romanda fece indugiare il suo sguardo più a lungo e quasi rimase senza fiato lei stessa. Erano uomini diversi fra loro, simili solo nel modo in cui un leopardo era come un leone, ma uno, un ragazzo grazioso e scurito dal sole con i capelli raccolti in treccine ornate di campanelli, tutto abbigliato di nero, portava un paio di spille sull’alto colletto della sua giubba. Una spada d’argento e una sinuosa creatura con una lunga criniera in rosso e oro. Aveva udito abbastanza descrizioni per sapere che stava guardando un Asha’man. Un Asha’man che era stato vincolato, apparentemente. Raccogliendo le sue gonne, Malind saltò giù e si precipitò fuori tra la folla di Sorelle. Di certo lei non era spaventata. Anche se Romanda ammetteva con sé stessa una punta di disagio, ma solo con sé stessa. «Tu non sei una di noi» disse Janya, prendendo la parola quando non avrebbe dovuto, come sempre. Si sporse in avanti, strizzando gli occhi verso la nuova arrivata. «Devo supporre che non sei venuta qui per unirti a noi?»
La bocca della Verde si contorse in evidente disgusto. «Supponi correttamente» rispose in un marcato accento tarabonese. «Il mio nome è Merise Haindehl, e non prenderò le parti di nessuna Sorella che intende lottare contro altre Sorelle mentre il destino del mondo è appeso a un filo, io. Il nostro nemico è l’Ombra, non donne che indossano lo scialle come noi.» Dei mormoni si levarono per il padiglione, alcuni arrabbiati, altri, pensò Romanda, carichi di vergogna.
«Se disapprovi quello che facciamo,» proseguì Janya come se avesse diritto di parlare prima di Romanda «perché ci porti qualche genere di proposta?»
«Perché il Drago Rinato, lui l’ha chiesto a Cadsuane e Cadsuane, lei l’ha chiesto a me» replicò Merise. Il Drago Rinato? La tensione nel Consiglio all’improvviso si fece palpabile, ma la donna continuò come se la cosa non la turbasse affatto. «Per la precisione, non è la mia proposta. Jahar, spiegaglielo.»
Il giovane abbronzato si fece avanti e, quando la superò, Merise allungò una mano per dargli una pacca d’incoraggiamento sulla spalla. Il rispetto di Romanda per lei crebbe. Vincolare un Asha’man era già un’impresa notevole. Dargli una pacca come si poteva fare con un cane da caccia richiedeva una dose di coraggio e di fiducia in sé che lei stessa non era certa di possedere.
Il ragazzo si diresse al centro del padiglione fissando la panca dove giaceva la stola dell’Amyrlin, poi si voltò lentamente, facendo scorrere il suo sguardo sulle Adunanti con un’aria di sfida. Romanda si rese conto che lui non aveva nemmeno paura. Una Aes Sedai teneva il suo legame, era solo e circondato da Sorelle, eppure se c’era un briciolo di timore in lui, lo teneva sotto completo controllo. «Dov’è Egwene al’Vere?» domandò. «Mi è stato ordinato di fare a lei l’offerta.»