La prima indagine di Montalbano
- Автор: Камиллери Андреа
- Год: 2009
- Язык: итальянский
- Год: Arnoldo Mondadori Editore S.p.A., Milano
- ISBN: 978-88-04-55020-4
- Жанр: Полицейские детективы
Электронная книга - «La prima indagine di Montalbano». Краткое содержание книги:
Alcide Maraventano circò nel pozzo senza fondo della sua memoria e qualichi cosa, alla fine, attrovò.
«C’era uno, ma tantissimi anni fa. Qualche volta veniva a discutere con me. Si chiamava Saverio Ostellino, era più grande di me di qualche anno. è morto da tanto tempo. Abitava a Vigàta. Mi ricordo di essere andato al suo funerale, è sepolto lì.»
«Nel camposanto di Vigàta?» si stupì Montalbano.
«E perché no?» fece Alcide Maraventano. «Si occupava della Qabbalah non per fede, ma perché era uno studioso.»
«Aveva figli?»
«Di sé non mi parlò mai.»
Detto questo, il vecchio s’appoggiò con la schina alla spalliera del seggiolone, reclinò la testa narrè e arristò accussì. Montalbano aspittò tanticchia e doppo, appizzando le orecchie, sintì un leggerissimo runfuliare. Maraventano si era addrummisciuto. O faciva finta? Ad ogni modo, quel sonno vero o finto stava a significare una sola cosa, che la visita era finita.
Il commissario si susì e niscì dalla cammara in punta di pedi.
Mimì Augello gli sbatti sulla scrivania, con un’ariata sdignosa, una decina di fogli scritti fitti fitti.
«Questo è l’elenco di tutti quelli il cui cognome principia per o. Per tua conoscenza, si tratta di quattrocentodue persone, tra màscoli, fìmmine, picciotti, picciotteddre, vecchi, picciliddri e neonati.»
«Stanno tutti qua?»
«Sì, sono tutti in quest’elenco.»
«Mimì, non ti mettere a fare Catarella.»
«Che significa?»
«In questo momento, stanno tutti qua a Vigàta? Sono presenti? O qualcuno di loro è fora di casa?»
«E che ne saccio io?»
«Lo devi sapere. Quando decideremo di raggrupparli, voglio essere veramente sicuro che ci siano tutti. Voglio sapere chi è fora paisi per affari, studio, malatia e cose accussì. Devo macari sapere se qualcuno ha in mente di partire entro lunedì prossimo o se c’è qualcuno che invece torna, sempre entro lunedì. Chiaro?»
«Chiarissimo. Ma com’è faccio?»
«Mettiti d’accordo con Fazio, impiegate tutti gli uomini che vi servono. Andate case case e fate una specie di censimento.»
«E se si mettono a fare domande?»
«Gli rispondi con qualche minchiata. Non manca a te, Mimì, d’inventare minchiate.»
Appena Mimì fu nisciuto, pigliò in mano l’elenco. Come aviva detto Maraventano che si chiamava lo studioso della Cabbala? Ah, sì: Saverio Ostellino. Sull’elenco ne risultavano tri: Francesco, Tiziano e, appunto, Saverio. Certamente un nipote. Che forse non aviva nenti a che fare con tutta la facenna. Il suo cognome, principiando per o, lo includeva tra le probabili vittime e quindi lo escludeva dalla possibilità che fosse lui il pazzo fanatico. Ma era tutto da controllare.
Passò una mala nottata, in pratica ore e ore ad arramazzarsi nel letto. Troppe le domande, i dubbi, le incertezze che gli trapaniavano il ciriveddro.
Doviva avvertire il questore di quello che stava succedendo? Era suo dovere, sicuro. E se l’altro non gli avesse creduto, poteva fare lo stesso di testa sua? Che il pazzo pensava di fare una strage ne era certo come se quello glielo avesse comunicato di pirsona pirsonalmente, per dirla con Catarella.
E di prepotenza ogni tanto si facevano largo alcune parole di Alcide Maraventano: “… perché il lunedì è il principio della luce, il giorno nel quale si crede che il Creatore abbia iniziato la sua opera”. Queste parole lo squietavano, ma non arrinisciva a capiri pirchì.
In qualche parte della casa doveva esserci una Bibbia che una volta si era fatto prestare e che non aveva mai restituito. Ci mise tempo, ma la trovò. Tornò a corcarsi e principiò a leggere. “Avendo Iddio ritenuta finita, al settimo giorno, l’opera che aveva compiuto, il giorno settimo cessò da ogni opera da lui fatta…”. In altri parole, "il settimo si riposò". E con ciò? Che importanza aveva quella frase nell’indagine che stava facendo? Non sapiva pirchì o pircome, ma sintiva, a pelle, che qualche cosa significava, quel giorno di riposo, e di molto importante.
L’omo caminava a passo lento, la testa vascia come a taliare indovi metteva i pedi data la scarsa luce che facivano i lampioni alcuni dei quali erano macari astutati. Non passava un cane, tutti erano andati a dormiri, almeno accusì cridivano, mentri inveci erano andati a fare la prova generale del sonno eterno nel quale, da lì a qualche giorno, sarebbero precipitati per opera so’. Tutti, vecchi che già sintivano allato il sciato della morti e picciliddri appena nasciuti che ancora non avivano rapruti l’occhi, anziani e picciotti, màscoli e fìmmine. All’idea della vicinanza di quel giorno, del Giorno, un brivido violento gli partì dall’inguine, acchianò come una scossa elettrica lungo la spina dorsale, gli arrivò al ciriveddro dandogli una specie di ’mbriacatura improvvisa, tanto violenta che le ùmmire della casa principiarono a firrigliargli torno torno. Inserrò gli occhi, ansimando e gemendo di piaciri. Dovette starsene qualche minuto fermo, doppo la ’mbriacatura passò e fu nuovamente in grado di ripigliare la passiata. Si mise a cantare senza voce, dintra di sé: “Dies irae, dies illa…”.
La matina appresso, sul tardo, arrivò Mimì Augello dicendo che l’elenco si era ridotto di trentacinque persone.
«Se vuoi ti faccio la specifica. Quattro sono emigrati in Belgio, sei in Germania, tri stanno studiando a Palermo…»
«Sei sicuro che non rientrano prima di lunedì?»
«Sicurissimo.»
Poi, dopo una pausa:
«M’hanno assubissato di domande.»
«E tu?»
«Ho detto che si trattava di una legge, nova nova, dell’Unione europea. Un censimento sugli spostamenti interni ed esterni degli abitanti di alcune città campione.»
«E ci hanno creduto?»
«Alcuni sì e altri no.»
«E quelli no che ti hanno detto?»
«Niente. Probabilmente santiavano dintra di loro.»
«Ma allora perché hanno risposto?»
«Perché rappresentiamo la legge, Salvo.»
«Il che viene a significare che, in nome della legge, noi abbiamo il potere di fare qualisisiasi minchiata?»
«E te ne stai accorgendo ora?»
Montalbano preferì non continuare sull’argomento.
«Quindi ora voi sapete dove abitano. Mimì, ti devi mettere a un’opera fina, ma camurriosa. Fai un segno di croce, sullo stradario di Vigàta, per indicare dove stanno di casa questi che hanno il cognome che principia con la o. Quindi traccia un percorso ideale, il più breve, perché al momento opportuno noi possiamo avvertire tutti nel minor tempo possibile.»
«D’accordo.»
«Se non arrinisciamo a individuare e a fermare il pazzo prima, bisognerà pigliare tutte queste persone, macari la domenica sera subito dopo mangiato, e trasferirle al cinema Mezzano. Ho già parlato col proprietario, il locale ha cinquecento posti.»
Mimì si fece pinsoso.
«Che hai? Capisco che sarà complicato pirsuadiri questa gente a nesciri di casa, macari hanno qualche vecchio difficile da trasportare…»
«Il problema è un altro» disse Mimì.
Di subito, Montalbano si sentì arraggiare. Odiava quella frase. La sentiva pronunziare sempre più spisso in qualisisiasi riunione e chi la diceva aviva la ’ntinzioni, più o meno ammucciata, di sviare il discorso che si stava facendo. Si tenne, non fece catùnio pirchì la facenna che stavano trattando era troppo importante.
«E qual è quest’altro problema?»
«Una volta che siamo riusciti ad avere tutta questa gente dentro al cinema, che gli facciamo fare? Tu ti rendi conto? Ci saranno picciliddri che piangono, altri che giocano facendo battarìa, vecchi che vogliono riposare, òmini che litigano…»