La prima indagine di Montalbano
- Автор: Камиллери Андреа
- Год: 2009
- Язык: итальянский
- Год: Arnoldo Mondadori Editore S.p.A., Milano
- ISBN: 978-88-04-55020-4
- Жанр: Полицейские детективы
Электронная книга - «La prima indagine di Montalbano». Краткое содержание книги:
«Non credo che lei sia venuto a trovarmi per informarsi del mio stato di salute. Le posso essere utile in qualcosa?»
E Montalbano gli contò tutto di filato, dal pisci all’elefante. Gli parlò macari del suo scanto per la prossima mossa dell’omo che si credeva Dio o che pinsava d’essiri in stritti rapporti con lui.
Alcide Maraventano lo stette a sèntiri senza interrompere mai. Solamente alla fine spiò:
«Ha con sé i bigliettini?»
Il commissario naturalmente se li era portati appresso e glieli pruì. Maraventano fece tanticchia di largo sul tavolo, li dispose in fila, li liggì, li riliggì, e doppo taliò a Montalbano e si mise a ridacchiare.
“Che ci trova di tanto divertente?” si spiò strammato il commissario.
E dato che l’altro non si decideva a parlare, lo provocò.
«Difficile capirci qualcosa, eh?»
«Difficile?» fece Maraventano levandosi dalla bocca il biberon oramà vacante. «Ma è elementare, amico mio, come direbbe Sherlock Holmes al dottor Watson! Le è mai capitato di leggere uno dei Sifre ha-’iyyun?»
«M’è mancata l’occasione» fece imperturbabile Montalbano. «Che sono?»
«Sono i Libri della Contemplazione, probabilmente scritti attorno alla metà del Duecento.»
Il commissario allargò le braccia in un gesto sconsolato. Non solo non li aviva liggiuti, ma non ne aviva mai sintuto parlare.
«Ma certamente avrà letto qualche pagina di Mosè Cordovero» disse, concessivo, Maraventano.
E cu era? Vai a sapìri pirchì, quel nome e quel cognome gli sonarono veneziani.
«Un doge?» azzardò all’urbigna.
«Non dica sciocchezze» replicò, severo, Maraventano.
Montalbano principiò a sentirsi impacciato e sudatizzo. Era tornato di colpo a essere il mediocre studente ch’era sempre stato, dalle elementari all’università. Non raprì più bocca, calò la testa e si mise a disegnare circoli sul pruvolazzo del tavolo dol dito indice.
“Stavolta sono fottuto. Questo qui mi boccia” gli venne di pinsare.
«Via, via» fece conciliante Alcide Maraventano, «non mi dirà che il nome di Isacco Luria le è del tutto ignoto!»
Del tutto, professore, del tutto. E sulla punta della lingua gli assumò una risposta classica:
“Nel mio libro non c’era.”
«Sì» invece arriniscì a dire con la voce di un galletto al suo primo chicchirichì, «ma in verità ora come ora non…»
Alcide Maraventano lo taliò, sospirò, tistiò, principiò a susìrisi dalla seggia. Si susì per un tempo che al commissario parse interminabile, tanto l’omo era longo. Alla fine, doppo essersi snodato come un sirpente, quella specie di asta che era un corpo e che terminava con una crozza cimiante si mise in camìno.
«Vado a pigliare un libro di sopra e torno» disse.
Il commissario lo sentì acchianare sulla scala perché a ogni graduni emetteva un “ah” doloroso. Quasi s’affruntò d’aver dovuto sottoporre il poviro vecchio a quella faticata, ma Alcide Maraventano era l’unico a potergli spiegare qualichi cosa di un problema che pariva non aviri soluzione. Gli venne gana di addrumarsi una sigaretta, ma si scantò a farlo: con tutta quella carta in giro, sicca, gialluta, centenaria, a provocare un incendio bastava un nenti. Passarono una vintina di minuti. Per quanto appizzasse le orecchie, non sintiva nessuna rumorata viniri dal piano superiore. Forse il vecchio era andato a cercare il libro in una cammara che non era proprio di supra a quella dove lui si trovava.
Tutto ’nzèmmula ci fu un boato spavintoso, un’esplosione terrificante, la casa intera traballiò, qualche pezzo d’intonaco cadì dal soffitto. Una botta di tirrimoto? Una bombola del gas ch’era scoppiata? Montalbano, satato dalla seggia che a momenti sfondava il soffitto con una testata, vitti calare sulla porta che dava nella scala una specie di sipario bianco. Doviva essiri la polvere, il pruvolazzo dei calcinacci caduti al piano di supra. Forse la scala era pericolante. Ma il commissario si sentì in dovere di principiare ad acchianarla, cautamente, per andare in soccorso del parrino (o forse no). Il pruvolazzo denso gli trasì nei polmoni, cominciò a farlo tossire. L’occhi principiarono a lagrimigliargli. Fu allura che notò un certo movimento sul pianerottolo in cima alla scala.
«C’è qualcuno?» spiò mezzo assufficato.
«E chi ci deve essere? Io» fece la voce sirena e tranquilla di Alcide Maraventano.
Doppo, tra la nebbia, il parrino (o forse no) comparse con un librone sutta il braccio. Da verde muffa, la tonaca era addivintata bianco gesso per il pruvolazzo. Alcide Maraventano pariva lo scheletro di un papa che scinniva una scala.
«Ma che fu?»
«Niente. è caduta una scaffalatura che a sua volta ha fatto cadere tre o quattro pile di libri.»
«E tutto questo pruvolazzo?»
«Non lo sa che i libri fanno polvere?»
Tornò ad assittarsi sulla sua seggia, tirò qualche ciucciata pirchì la gola gli si era siccata, scatarrò, raprì il librone, principiò a sfogliarlo.
«Questa» disse «è l’illustrazione che Hayyim Vital fa del pensiero del suo maestro Luria.»
«Grazie per la precisazione» disse Montalbano. «Ma vorrei sapere di cosa stiamo parlando.»
Maraventano lo taliò stupito.
«Non ha ancora capito? Stiamo parlando della Qabbalah e delle sue interpretazioni.»
La Cabbala! Ne aveva inteso parlare, certo, ma sempre come qualcosa di misterioso, di segreto, di esoterico.
«Ah, ecco» fece Maraventano fermandosi su una pagina del librone «senta qui. “Quando l’En sof concepì di creare i mondi e produrre l’emanazione, per fare uscire alla luce la perfezione delle sue azioni si concentrò nel punto di mezzo, posto al centro esatto della sua luce. La luce si concentrò e si ritrasse tutta attorno a quel punto centrale…” Ora le è chiaro?»
«No» disse Montalbano ammammaloccuto.
Certo, il significato delle parole lo capiva, ma non gli arrinisciva la connessione tra una parola e l’altra.
«Mi rifaccio a Cordovero» spiegò Maraventano, «il quale afferma che l’En sof, l’entità suprema, affinché gli uomini possano, almeno in parte, comprenderne la grandezza, è costretta a contrarsi.»
«Comincio a capire» disse finalmenti il commissario.
«E quando avrà finito di contrarsi, apparirà agli uomini in tutta la sua luce, in tutta la sua potenza.»
«Madunnuzza santa!» balbettò Montalbano.
Aveva tutto ’nzèmmula intuito indovi quel pazzo che si credeva Dio voleva andare a parare.
«Quest’imbecille non ha capito niente della Qabbalah» disse conclusivo Maraventano.
«Quest’imbecille» aggiunse Montalbano «non sta pinsando di ammazzare un solo omo, ma sta preparando una strage.»
Maraventano lo taliò.
«Sì» fece, «ritengo molto plausibile la sua ipotesi.»
Montalbano si sentì la gola arsa, fu tentato di pigliare un biberon e di tirare due ciucciate.
«Perché dice che quello non ha capito niente della Cabbala?»
Maraventano sorrise.
«Le faccio un solo esempio. Il punto di maggiore concentrazione della luce, il punto centrale, è il luogo della creazione, non della distruzione, sempre secondo Luria e Vital. Quello, invece, si è fatto persuaso del contrario. Bisogna che lei lo fermi. Con qualunque mezzo.»
«Mi sa spiegare perché agisce sempre nelle prime ore di ogni lunedì?»
«Posso azzardare un’ipotesi. Perché il lunedì è il principio della luce, il giorno nel quale si crede che il Creatore abbia iniziato la sua opera.»
«Senta» incalzò Montalbano capendo che ogni secondo d’informazione in più addivintava tutto guadagno, «lei conosce qualcuno che a Vigàta o nei dintorni si sia occupato di queste cose? Ci pensi bene. Non devono essere tante le persone che si sono dedicate, o si dedicano, a studi così difficili e complessi.»