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Scorrete lacrime, disse il poliziotto [=Episodio temporale / Flow My Tears, the Policeman Said - it]

Электронная книга - «Scorrete lacrime, disse il poliziotto [=Episodio temporale / Flow My Tears, the Policeman Said - it]». Краткое содержание книги:

Jason Taverner, popolarissimo conduttore di uno show televisivo, si trova all’improvviso senza identità. Nessuno si ricorda più di lui e il suo nome sembra scomparso dagli archivi informatici. L’uomo comincia così un viaggio alla ricerca di qualche traccia della propria esistenza nei bassifondi di una città ipertecnologica e crudele.
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— Come hai fatto — lo interruppe Heather — ad avere queste informazioni? — La sua espressione era dura, le frasi secche, decise. Il tono… Jason l’aveva già sentito altre volte. Heather lo usava con la gente che detestava.

— Non usare quel tono da non-me-ne-frega-niente con me — le disse rabbioso. — Il tuo dente finto è un molare. Lo chiami Andy. Giusto?

— Un aborto di fan sa tutte queste cose su di me! Dio. La conferma dei miei peggiori timori. Come si chiama il tuo club, e quanti sono gli iscritti, e tu da dove vieni, e come, Dio ti stramaledica!, come hai fatto a scoprire particolari della mia vita privata che non hai nessunissimo diritto di conoscere? Guarda che quello che stai facendo è illegale. Violazione della privacy. Se mi richiami, ti metto alle calcagna i pol. — Fece per riappendere.

— Io sono un Sei — disse Jason.

— Un cosa? Un Sei cosa? Hai sei gambe, è così? O, più probabilmente, sei teste.

— Sei una Sei anche tu. È questo che ci ha tenuto legati per tanto tempo.

— Mi farai crepare. — Heather, adesso, era terrea. Jason poteva vedere, anche nella penombra del trabi, quanto fosse cambiato il colorito del suo viso. — Quanto mi costerà convincerti a lasciarmi in pace? Ho sempre saputo che prima o poi un aborto di fan sarebbe…

— Smettila di chiamarmi “un aborto di fan” — ribatté secco Jason. Quella definizione lo faceva letteralmente infuriare. Gli pareva l’insulto più spregevole. O magari una presa per i fondelli.

— Cosa vuoi? — chiese Heather.

— Vederti da Altrocci.

— Già. Ovviamente sai anche questo. L’unico posto dove io possa andare senza che ci sia qualche demente a starmi addosso. Qualcuno che vuole la mia firma su un menu che non è nemmeno suo. — Heather sospirò disfatta. — Be’, addio anche a quello. Non ti incontrerò da Altrocci né da nessun’altra parte. Stai alla larga da me o ti farò tagliare le palle dai miei pol privati e…

— Tu hai un pol privato — l’interruppe lui. — Ha sessantadue anni e si chiama Fred. Era tiratore scelto dei Volontari della contea di Orange. Faceva fuori gli sbarbatelli della California University. All’epoca era in gamba, ma oggi non fa più paura a nessuno.

— Com’è vero — disse Heather.

— Okay. Adesso ti dirò un’altra cosa che proprio non capirai come io possa sapere: ti ricordi di Constance Ellar?

— Sì. Quella starlet insignificante, quella nullità che sembrava Barbie, a parte il fatto che aveva una testa troppo piccola e un corpo che sembrava gonfiato con una bombola di anidride carbonica. Troppo gonfiato. — Heather piegò il labbro in una smorfia di disprezzo. — Era completamente scema.

— Infatti — convenne lui. — Completamente scema. Definizione perfetta. Ricordi cosa le abbiamo fatto nel mio show? Alla sua prima apparizione a livello mondiale, perché me l’avevano imposta in coppia con qualcun altro? Ricordi cosa le abbiamo fatto, tu e io?

Silenzio.

Jason continuò: — Per farcela accettare nello show, il suo agente ha acconsentito a utilizzare la sua immagine per uno dei nostri sponsor da due soldi. Noi ci siamo incuriositi sul prodotto, così, prima che la signorina Ellar si facesse viva, abbiamo aperto il sacchetto di carta e scoperto che si trattava di una crema per la depilazione delle gambe. Dio, Heather, ti devi…

— Sto ascoltando — interloquì Heather.

— Abbiamo tolto lo spray per le gambe e l’abbiamo sostituito con uno per l’igiene intima femminile, lasciando lo stesso foglietto di istruzioni della pubblicità. Diceva: “Dare una dimostrazione dell’uso del prodotto con un’espressione di contentezza e soddisfazione”. Dopo di che abbiamo tagliato la corda e ci siamo messi ad aspettare.

— Uhm.

— Alla fine, la signorina Ellar è arrivata, è entrata nel suo camerino, ha aperto il sacchetto, e poi… Questa è la parte che mi fa ancora piegare in due dalle risate… Si è presentata da me, assolutamente seria, e mi ha detto: “Signor Taverner, scusi se la disturbo, ma per dare una dimostrazione di questo spray per l’igiene intima femminile dovrò togliermi gonna e mutandine davanti alle telecamere”. “E con ciò?” le ho risposto io. “Qual è il problema?” E la signorina Ellar ha detto: “Mi servirà un tavolino per appoggiare i miei vestiti. Non posso buttarli per terra. Non starebbe bene. Mi spruzzerò quella roba sulla vagina davanti a sessanta milioni di spettatori, e se fai una cosa del genere non puoi lasciare i vestiti sparsi sul pavimento. Non è elegante”. E l’avrebbe fatto sul serio, in diretta, se Al Bliss non…

— Una storia di cattivo gusto.

— Però a te è sembrata piuttosto divertente. Quella ragazza completamente scema, alla sua prima grande occasione, pronta a fare una cosa simile. “Dare una dimostrazione dell’uso del prodotto con un’espressione di contentezza e…”

Heather riappese.

“Come faccio a farle capire?” si chiese rabbiosamente lui. Strinse i denti, e quasi si fece saltare un’otturazione. Odiava quella sensazione: masticare un pezzo di otturazione. Divorare il proprio corpo, costretto all’impotenza. “Ma non si rende conto che il fatto che io sappia tutto di lei significa qualcosa di impossibile?” si domandò. Chi poteva sapere questi particolari? Solo qualcuno che le era stato molto vicino per parecchio tempo. Non poteva esserci altra spiegazione, eppure Heather ne aveva inventata un’altra, così complessa da impedire a lui di far filtrare il messaggio. E aveva la nuda verità davanti agli occhi. Ai suoi occhi di Sei.

Infilò un’altra moneta e richiamò.

— Ciao di nuovo — disse, quando finalmente Heather si decise ad alzare il ricevitore. — Ecco un’altra cosa che so di te: non sei capace di lasciare squillare un telefono. È per questo che hai dieci numeri privati, ognuno per uno scopo ben preciso.

— Ne ho tre — disse Heather. — Quindi tu non sai tutto.

— Volevo solo…

— Quanto? — chiese lei.

— Per oggi ne ho avuto abbastanza — rispose Jason, ed era sincero. — Non puoi comperarmi perché non è questo che voglio. Io voglio… stammi a sentire, Heather… voglio scoprire perché nessuno mi conosce. Soprattutto tu. E, siccome sei una Sei, credevo che me lo potessi spiegare. Hai qualche ricordo di me? Guardami sullo schermo. Guardami!

Lei lo scrutò, con un solo sopracciglio inarcato. — Sei giovane, ma non troppo. Sei bello. Hai una voce autorevole e non ti fai scrupolo di rompermi le scatole in questo modo. Hai esattamente l’aspetto, il tono e il comportamento di un aborto di fan. Okay, sei soddisfatto?

— Sono nei guai — rispose Jason. Era del tutto irrazionale farle una confessione simile, visto che Heather non aveva il più pallido ricordo di lui. Ma con gli anni si era abituato a esporle i propri problemi e ad ascoltare i suoi, e quell’abitudine non era certo venuta meno. La forza dell’abitudine se ne infischiava della sua percezione della realtà, andava avanti alimentata dalla propria energia.

— Che peccato — commentò Heather.

— Nessuno si ricorda di me — disse lui. — E non ho un certificato di nascita. Non sono mai nemmeno nato! Per cui, ovviamente, non ho documenti d’identità, a parte quelli falsi che ho comperato da un’informatrice dei pol per duemila dollari, più altri mille per il mio contatto. Adesso li porto con me, ma potrebbero contenere dei microtrasmettitori. Anche sapendolo, li devo avere con me. Tu sai perché. Anche tu che sei sulla vetta, anche tu sai come funziona questa società. Ieri avevo trenta milioni di spettatori che si sarebbero messi a strillare fino a farsi scoppiare la testa se solo un pol o un naz avessero osato toccarmi. Adesso la mia unica prospettiva è un CLF.

— Cos’è un CLF?

— Un campo di lavori forzati. — Jason ringhiò la risposta. Sperava di riuscire a bloccarla, e poi a inchiodarla. — La puttanella perversa che ha falsificato i miei documenti mi ha costretto a portarla in uno schifo di ristorante, dimenticato da Dio, e mentre ce ne stavamo lì a parlare si è buttata sul pavimento, urlando. Urla psicotiche. È una reduce del Morningside, per sua stessa ammissione. La cosa mi è costata altri trecento dollari, e a questo punto, chi lo sa? Probabilmente mi ha sguinzagliato dietro pol e naz. — Spinse ancora un po’ più in là l’autocommiserazione. — È probabile che in questo stesso momento stiano tenendo sotto controllo il telefono.

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