Scorrete lacrime, disse il poliziotto [=Episodio temporale / Flow My Tears, the Policeman Said - it]
- Автор: Дик Филип Кайндред
- Год: 1998
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- ISBN: 8804449365
- Переводчик: Vittorio Curtoni
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Scorrete lacrime, disse il poliziotto [=Episodio temporale / Flow My Tears, the Policeman Said - it]». Краткое содержание книги:
— E importante — aggiunse lei.
— Sì. Anche importante. Da un certo punto di vista, la persona più importante che io abbia mai incontrato. Un’esperienza eccitante.
— Dici sul serio?
— Sì — rispose lui, dando grande enfasi alla propria affermazione. E, in un modo bizzarro e maledettamente contorto, era vero. Nessuno, nemmeno Heather, era mai riuscito a legarlo in maniera così totale. Non sopportava quel che gli stava accadendo e non poteva liberarsene. Gli sembrava di trovarsi al volante del suo trabi fuori serie, costruito solo per lui, e di essere davanti a un semaforo contemporaneamente verde, rosso e giallo: nessuna risposta razionale era possibile. Grazie all’irrazionalità di Kathy. Il terribile potere dell’illogicità. Degli archetipi. Che entravano in azione dai desolati abissi dell’inconscio collettivo, collegando lui, e lei, e tutti gli altri in un insieme indistinto. In un nodo impossibile da sciogliere, finché fossero rimasti in vita.
“Non mi meraviglia” pensò “che certa gente, tanta gente, desideri la morte.”
— Vuoi andare a vedere un film col Capitano Kirk? — chiese Kathy.
— Come desideri — rispose laconicamente lui.
— Ce n’è uno bello al cinema Dodici. È ambientato su un pianeta del sistema di Betelgeuse, molto simile al pianeta di Tarberg, quello del sistema di Proxima. Solo che nel film del Capitano Kirk è abitato dagli schiavi di un invisibile…
— L’ho visto. — In realtà, un anno prima aveva avuto ospite del suo show Jeff Pomeroy, che interpretava il Capitano Kirk nel film. Ne avevano persino trasmesso un breve spezzone: la solita promozione pubblicitaria, la promessa di una sua visita allo studio di Pomeroy. Non gli era piaciuto allora e dubitava che potesse piacergli adesso. E, inoltre, detestava Jeff Pomeroy.
— Non vale proprio niente? — domandò Kathy, fiduciosa.
— Jeff Pomeroy, per quel che mi riguarda, è la quintessenza dell’idiozia. Lui e quelli come lui. I suoi imitatori.
Kathy disse: — Per un po’ è stato al Morningside. Non l’ho conosciuto proprio bene, ma c’era.
— Non mi è difficile crederlo — rispose Jason. Ma non ne era convinto.
— Lo sai cosa mi ha detto una volta?
— Conoscendolo — cominciò lui, — direi…
— Mi ha detto che sono la persona più docile che abbia mai incontrato. Non è fantastico? E mi ha vista entrare in uno dei miei stati mistici, insomma quando mi butto per terra e urlo, eppure l’ha detto. Secondo me, è una persona molto sensibile. Lo penso proprio. Tu, no?
— Sì — rispose lui.
— Allora adesso torniamo alla mia stanza? E scopiamo come ricci?
Jason emise un grugnito incredulo. Kathy aveva davvero detto una cosa simile? Si girò, cercò di decifrare il suo viso, ma erano finiti in una zona d’ombra tra le insegne: tutto era buio, in quel momento. “Gesù” si disse, “devo tirarmi fuori di qui. Devo ritrovare la strada per il mio mondo!”
— La mia onestà ti turba? — chiese lei.
— No — rispose lui, cupo. — L’onestà non mi turba mai. Come celebrità, devi essere capace di affrontarla. — “Anche questo” pensò. — Qualunque tipo di onestà. Soprattutto il tuo.
— Che tipo è il mio?
— Onestà onesta.
— Allora mi capisci davvero.
— Sì. — Lui annuì. — Ti capisco davvero.
— E non mi guardi dall’alto in basso? Non mi vedi come una piccola persona insignificante che dovrebbe essere morta?
— No. Tu sei una persona molto importante. E anche molto onesta. Uno degli esseri più onesti e sinceri che io abbia mai conosciuto. Lo penso sul serio. Lo giuro su Dio.
Kathy gli diede una pacca cordiale sul braccio. — Non fare l’esagerato. Lascia che ti venga naturale.
— Mi viene naturale — le assicurò lui. — Davvero.
— Bene. — Il tono di Kathy era felice. Evidentemente Jason era riuscito a dissipare le sue preoccupazioni; si sentiva sicura di lui. E da quello dipendeva la sua vita… O no? Non stava capitolando davanti alla logica psicopatica di lei? Al momento, non ne era affatto sicuro.
— Senti — le disse incerto, — sto per dirti qualcosa, e voglio che tu mi ascolti attentamente: tu dovresti stare in un carcere per malati di mente.
Lei non reagì. Non aprì bocca. Ma il silenzio che si era creato era spaventoso.
— E — continuò lui — io metterò tutta la distanza possibile fra te e me. — Strappò la mano dalla stretta di Kathy, girò sui tacchi e si avviò nella direzione opposta. Si perse tra gli Ordinari che si affollavano su entrambi i marciapiedi scalcinati, illuminati al neon, di quella sudicia parte della città.
“L’ho persa” pensò. “E, perdendo lei, ho probabilmente perso anche la mia vita.
“E adesso?” Si fermò, si guardò attorno. “Ho addosso un microtrasmettitore, come dice lei? Mi sto tradendo a ogni passo che faccio?
“Charley l’Allegrone” pensò “mi ha detto di andare da Heather Hart. E, come sanno tutti a tivulandia, Charley l’Allegrone non sbaglia mai. Ma vivrò abbastanza a lungo per arrivare da lei? E se avessi davvero addosso una pulce, non scatenerei anche su di lei la mia sorte avversa? E se Al Bliss e Bill Wolfer non mi conoscono, perché dovrebbe conoscermi Heather Hart? Ma Heather è una Sei, come me. Forse sarà questo a fare la differenza.”
Trovò una cabina telefonica, entrò, chiuse la porta isolandosi dai rumori del traffico e infilò nella fessura una moneta d’oro da cinque dollari.
Heather Hart disponeva di parecchi numeri che non comparivano sull’elenco. Alcuni per gli affari, altri per gli amici; uno, poi, per gli amanti. Jason, ovviamente, conosceva quel numero, visto ciò che era stato per lei e che sperava di essere ancora.
Lo schermo si illuminò. Dalle forme cangianti, Jason dedusse che Heather stava rispondendo dall’automobile.
— Ciao — le disse.
Heather si schermò gli occhi per decifrare il viso di lui.
— Chi diavolo sei? — I suoi occhi viola emettevano lampi. I capelli rossi erano abbacinanti.
— Jason.
— Non conosco nessun Jason. Come hai fatto ad avere questo numero? — Il tono era preoccupato, ma anche duro. — Sparisci dal mio videotelefono! — Lo scrutò con aria corrucciata dallo schermo. — Chi ti ha dato questo numero? Voglio il nome.
Jason rispose: — Me l’hai dato tu sei mesi fa. Quando te lo sei fatta assegnare. La “più privata delle tue linee private”, giusto? Non l’hai definita così?
— Chi te l’ha detto?
— Tu. Eravamo a Madrid. Tu eri lì per lavoro, e io mi sono preso sei giorni di ferie. Stavo a mezzo chilometro dal tuo hotel. Venivi da me sulla tua Rolls verso le tre del pomeriggio. Giusto?
Heather chiese con un tono che voleva mascherare indifferenza: — Sei di qualche rivista?
— No, Sono il tuo amore numero uno.
— Il mio cosa?
— Il tuo amante.
— Sei un fan? Sei un fan, un maledetto aborto di fan! Se non sparisci subito, ti uccido. — Audio e video si spensero. Heather aveva riappeso.
Jason infilò un’altra moneta da cinque e compose di nuovo il numero.
— Ancora quell’aborto di fan — rispose Heather. Adesso sembrava più padrona di sé. O era solo rassegnazione?
— Hai un dente finto — le disse Jason. — Quando sei con uno dei tuoi amanti te lo fissi con una resina speciale che comperi da Harney. Però con me a volte te lo togli e lo metti in un bicchiere con il disinfettante del dottor Sloom. È il prodotto per la pulizia dei denti che preferisci. Perché, dici sempre, ti ricorda i giorni in cui il Bromo Seltzer era legale, non la roba da mercato nero che oggi si produce illegalmente in cantina con tutti e tre i bromuri che la Bromo Seltzer ha smesso di usare anni fa, quando…