La lama dei sogni
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #11
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gabriele Giorgi
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La lama dei sogni». Краткое содержание книги:
Sentire i suoi stessi pensieri che le venivano gettati contro, con delle correzioni, era irritante. Una grande Amyrlin? Bene! Ci sarebbero voluti anni per vedere se sarebbe accaduto. Ma che Egwene riuscisse o meno in quella notevole e improbabile impresa, avrebbe scoperto che il Consiglio era molto meno disponibile una volta che i suoi poteri di guerra fossero cessati. Romanda Cassin di certo lo sarebbe stata. Il rispetto era una cosa, il servilismo un’altra. Alzandosi con il pretesto di raddrizzare le sue gonne di un giallo intenso, tirò fuori il libro da sotto il cuscino e si sedette di nuovo cercando di farlo cadere di nascosto. Colpì il tappeto con un tonfo e le sopracciglia di Nisao si contrassero. Romanda lo ignorò, trascinando il libro sotto il bordo del tavolo con il piede.
«Ci riusciremo.» Mise in quella frase più fiducia di quanta ne provasse. Quei peculiari negoziati e il perdurare della prigionia di Egwene la tacevano esitare, nonostante tutto quello che sosteneva la ragazza sul poter indebolire Elaida dall’interno. Anche se pareva che metà del suo lavoro fosse stato fatto da altre, se il suo rapporto sulla situazione all’interno della Torre era accurato. Ma Romanda credeva perché doveva credere. Non aveva intenzione di vivere tagliata fuori dalla sua Ajah, accettando una penitenza finché Elaida non l’avesse reputata adatta per essere di nuovo Aes Sedai; non aveva intenzione di accettare Elaida a’Roihan come Amyrlin. Meglio Lelaine, e una delle sue argomentazioni nella sua mente per elevare Egwene era stata che avrebbe impedito che Lelaine ottenesse la stola e la staffa. Senza dubbio Lelaine aveva pensato lo stesso di lei. «E informerò Lelaine in termini inequivocabili che puoi porre tutte le domande che vuoi. Dobbiamo risolvere questi delitti, e l’omicidio di una Sorella è qualcosa che riguarda tutte le Sorelle. Cos’hai appreso finora?» Non una domanda appropriata, forse, ma la posizione di Adunante garantiva certi privilegi. Perlomeno lei aveva sempre creduto che fosse così.
Nisao non mostrò alcuna stizza per quella domanda, né alcuna esitazione a rispondere. «Molto poco, temo» disse in tono mesto, accigliandosi verso la sua tazza di té. «Pareva che dovesse esserci qualche legame tra Anaiya e Kairen, qualche ragione per cui sono state scelte loro due, ma tutto quello che ho appreso finora è che sono state amiche fidate per molti anni. Le Azzurre chiamavano loro e un’altra Sorella Azzurra, Cabriana Mecandes, Le Tre, poiché erano così intime. Ma erano anche riservate. Nessuna si ricorda che parlassero dei loro affari se non tra loro stesse. In ogni caso, l’amicizia sembra una motivazione debole per un omicidio. Spero di riuscire a trovare qualche motivo per cui qualcuno avrebbe voluto ucciderle, specialmente un uomo in grado di incanalare, ma confesso che è una piccola speranza.»
Romanda aggrottò la fronte. Cabriana Mecandes. Lei prestava poca attenzione alle altre Ajah — solo la Gialla aveva una funzione davvero utile: come poteva qualunque delle loro passioni essere paragonata alla Guarigione? — tuttavia quel nome fece rintoccare un piccolo gong nel fondo della sua mente. Perché? Se lo sarebbe ricordato o forse no. Non poteva essere importante. «Le piccole speranze possono far nascere frutti sorprendenti, Nisao. È un vecchio detto di Far Madding, ed è vero. Continua le tue indagini, in assenza di Egwene, puoi riferire quello che scopri a me.»
Nisao sbatté le palpebre e la sua mascella si serrò brevemente, ma che gradisse o meno tare rapporto a Romanda, c’era poco che poteva fare tranne obbedire. Gli omicidi non potevano essere affari di una sola Sorella. Inoltre Magla avrebbe potuto ottenere la sua assurda richiesta per la terza Adunante, ma Romanda si era assicurata facilmente la posizione di Prima Tessitrice. Dopotutto era stata a capo della Gialla prima che si ritirasse, e perfino Magla era stata riluttante a opporsi a lei. Quella posizione recava molto meno potere di quanto a lei sarebbe piaciuto, ma almeno poteva contare sull’obbedienza in molte faccende. Dalle Sorelle Gialle se non dalle Adunanti, perlomeno. Mentre Nisao slegava la sua protezione contro orecchie indiscrete e la lasciava dissipare, Theodrin fece capolino nella tenda. Stava indossando il suo scialle steso sopra le spalle e lungo le braccia per mostrare la lunga frangia, come facevano spesso le Sorelle elevate di recente. La slanciata Domanese aveva scelto la Marrone dopo che Egwene le aveva concesso quello scialle, ma la Marrone non aveva saputo cosa fare con lei malgrado infine l’avesse accettata. Erano parse pronte perlopiù a ignorarla, proprio la cosa sbagliata da fare, perciò Romanda l’aveva presa sotto di sé. Theodrin cercava di comportarsi come se fosse davvero una Aes Sedai, ciononostante era una ragazza brillante e assennata. Allargò le sue gonne di lana marrone in una riverenza. Una piccola riverenza, ma pur sempre una riverenza. Era ben conscia di non avere diritto allo scialle finché non fosse stata sottoposta alla prova. E l’avesse superata. Sarebbe stato crudele non assicurarsi che lo comprendesse.
«Lelaine ha convocato una seduta del Consiglio» disse senza fiato. «Non sono riuscita a scoprire perché. Sono corsa a dirtelo, ma non volevo disturbare mentre la protezione era attiva.»
«E hai fatto bene» disse Romanda. «Nisao, se vuoi scusarmi, devo vedere quali sono le intenzioni di Lelaine.» Raccogliendo il suo scialle frangiato di giallo da sopra una delle cassapanche in cui erano riposti i suoi vestiti, se lo sistemò sulle braccia e si controllò i capelli nello specchio prima di condurre le altre di fuori e provvedere che se ne andassero per la loro strada. Non che pensasse che Nisao si sarebbe messa a cercare ciò che aveva causato quel tonfo, se l’avesse lasciata sola nella tenda, ma era meglio non correre rischi. Aelmara avrebbe rimesso il libro al proprio posto, assieme ad altri volumi simili nella cassapanca che conteneva gli effetti personali di Romanda. Quella aveva una serratura molto robusta per la quale esistevano solo due chiavi, una nel suo borsello, l’altra in quello di Aelmara.
La mattina era frizzante, tuttavia la primavera era arrivata di colpo. Le nubi nere che si ammassavano dietro il picco spezzato di Montedrago avrebbero portato pioggia e non neve, ma non sull’accampamento, si sperava. Molte delle tende colavano acqua e le strade erano già un pantano. Carretti trainati da cavalli che effettuavano le consegne schizzavano fango dalle loro alte ruote che solcavano il terreno, guidati per la maggior parte da donne e da pochi uomini dai capelli grigi. L’accesso degli uomini all’accampamento delle Aes Sedai era severamente limitato ora. Ciononostante, quasi ogni Sorella che lei vedeva procedere sulle passerelle di legno irregolari era avvolta nella luce di saidar e seguita dal suo Custode, se ne aveva uno. Romanda si rifiutava di abbracciare la Fonte ogni volta che usciva — qualcuno doveva dare un esempio di comportamento appropriato con ogni Sorella nel campo sulle spine — tuttavia lei era molto consapevole di quella mancanza. E anche di quella di un Custode. Mantenere buona parte degli uomini fuori dall’accampamento era una buona misura, ma era improbabile che un assassino avrebbe dato retta a quella restrizione.
Davanti a lei, Gareth Bryne comparve a cavallo da una strada a un’intersezione, un uomo robusto con capelli perlopiù grigi, la corazza assicurata sopra una giacca di colore giallastro e il suo elmo che pendeva dall’arcione della sella. Siuan era con lui, ondeggiando su una giumenta irsuta e grassoccia e con l’aria di una ragazza tanto graziosa che era quasi possibile dimenticarsi che fosse stata testarda e caustica come Amyrlin. Era facile anche dimenticarsi che fosse ancora una consumata cospiratrice. Le Azzurre lo erano sempre. La giumenta avanzò lentamente, ma Siuan quasi cadde giù prima che Bryne allungasse una mano per sostenerla. Ai margini degli alloggi delle Azzurre — l’accampamento era disposto in una rozza approssimazione degli alloggi delle Ajah nella Torre — lui smontò il tempo necessario per aiutarla a scendere, poi risalì in sella al suo baio e la lasciò lì in piedi a tenere le redini della giumenta e a guardarlo allontanarsi. Perché mai lei avrebbe dovuto farlo? Lucidare gli stivali di quell’uomo, fargli il bucato. Quella relazione era abominevole. L’Azzurra avrebbe dovuto mettervi termine, e al Pozzo del Destino le usanze. Per quanto forti, non bisognava abusare delle tradizioni per mettere in ridicolo tutte le Aes Sedai.