La lama dei sogni
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #11
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gabriele Giorgi
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La lama dei sogni». Краткое содержание книги:
«Posso parlarli da sola?» disse la Sorella minuta. Tanto bassa da far sembrare Sarin alto, ricordava sempre a Romanda un passero dagli occhi grandi. Non c’era nulla di minuto nelle sue doli di osservazione e nel suo intelletto, però, tira stata una scelta naturale per il consiglio delle Ajah creato per cercare di tenere d’occhio Egwene, e di certo non era colpa sua che quel consiglio avesse avuto poco o nessun effetto nel contenere quella donna.
«Ma certo, Nisao.» Romanda chiuse il libro con noncuranza e si mosse per infilarlo sotto il cuscino a nappe gialle sulla sua sedia. Non sarebbe stato un bene se si fosse sparsa la voce che stava leggendo quello. «È quasi ora per la tua prossima lezione, Bodewhin. Non vorrai far tardi.»
«Oh, no, Aes Sedai! Sharina sarebbe molto contrariata.» Allargando le sue gonne bianche in una profonda riverenza, la novizia schizzò fuori dalla tenda.
Romanda compresse le labbra. Sharina sarebbe stata contrariata. Quella donna era emblematica di tutto quello che c’era di sbagliato nell’ammettere quelle che superavano i diciotto anni fra i ranghi delle novizie. Il suo potenziale andava oltre l’incredibile, ma non era quello il punto. Sharina Melloy era uno sconvolgimento. Ma come sbarazzarsi di lei? Di lei e di tutte le altre donne troppo vecchie per avere il loro nome scritto nel libro delle novizie. Le clausole per estromettere una donna il cui nome era nel libro erano severamente limitate. Purtroppo nel corso degli anni si era scoperto che diverse donne avevano mentito sulla loro età per ottenere l’accesso alla Torre. Solo di pochi anni, in qualche caso, ma permettere loro di rimanere aveva stabilito un precedente. Ed Egwene al’Vere ne aveva stabilito un altro, e peggiore. Doveva esserci qualche modo per superarlo.
«Posso proteggere la nostra conversazione?» chiese Nisao.
«Se desideri. Hai appreso qualcosa sui negoziati?» Malgrado la cattura di Egwene, i colloqui continuavano sotto il padiglione ai piedi del ponte a Darein. O meglio una parvenza di colloqui. Erano una farsa, una pantomima di ostinazione, tuttavia era necessario tenere d’occhio le negoziatrici. Varilin si era assunta buona parte di quel lavoro, facendo valere la prerogativa della Grigia in quelle faccende, ma Magla trovava modi per insinuarsi ogni volta che poteva, e così facevano Saroiya, Takima e Faiselle. Ancora peggiore del fatto che nessuna di loro sembrasse fidarsi delle altre per condurre i negoziati — o per qualunque cosa, se era per quello — era che a volte pareva che tutte loro stessero negoziando per Elaida. Be’, forse non arrivavano a tanto, tenevano duro contro l’assurda richiesta di quella donna che l’Ajah Azzurra fosse cancellata e obiettavano, seppure non con sufficiente forza, che Elaida doveva farsi da parte, ma se lei — e Lelaine, era costretta ad ammettere — non avesse rinsaldato la loro determinazione ogni minuto, avrebbero potuto davvero acconsentire ad alcune delle altre odiose condizioni di Elaida. Per la Luce, a volte era come se si fossero dimenticate l’intero obiettivo di marciare su Tar Valon. «Versaci del té» proseguì, facendo un gesto verso un vassoio di legno dipinto posato in cima a due cassapanche impilate, sul quale c’erano una caraffa d’argento e diverse tazze di peltro danneggiate «e dimmi cos’hai udito.»
Il bagliore circondò brevemente Nisao mentre schermava la tenda e legava il flusso. «Non so nulla dei negoziati» disse, riempiendo due delle tazze. «Voglio chiederti di parlare a Lelaine.»
Romanda prese la tazza che le veniva offerta e usò come scusa un lento sorso per concedersi tempo per pensare. Almeno quel té non era ancora andato a male. Lelaine? Cosa poteva esserci su Lelaine da richiedere uno schermo contro orecchie indiscrete? Tuttavia qualunque cosa le potesse fornire influenza contro l’altra donna sarebbe stata utile. Lelaine pareva fin troppo soddisfatta di recente per i suoi gusti. Si spostò sul cuscino della sedia. «A quale riguardo? Perché non le parli tu stessa? Non siamo cadute così in basso come pare abbia fatto la Torre Bianca sotto Elaida.»
«Le ho parlato. O meglio, lei ha parlato a me, e in modo piuttosto categorico.» Nisao si mise a sedere e poggiò la sua tazza sul tavolo mentre si aggiustava le gonne sferzate di giallo con cura fin troppo esagerata. La sua fronte era un poco accigliata. Parve armeggiare per qualche tempo.
«Lelaine ha preteso che io smettessi di fare domande su Anaiya e Kairen» disse infine. «Secondo lei, i loro omicidi sono una faccenda dell’Ajah Azzurra.»
Romanda sbuffò, spostandosi di nuovo. La copertina di legno del libro era un bozzo duro sotto di lei, i suoi spigoli che le si piantavano nel fianco. «Questa è una sciocchezza bella e buona. Ma tu perché stavi facendo domande? Non mi ricordo che fossi curiosa di faccende del genere.»
L’altra donna portò la tazza alle labbra, ma se bevve fu solo un sorso impercettibile. Abbassando la tazza, parve quasi diventare più alta, sedersi più dritta. Un passero che diventava un falco. «Perché la Madre me l’ha ordinato.»
Romanda impedì solo con uno sforzo alle proprie sopracciglia di sollevarsi. Dunque. All’inizio aveva accettato Egwene per la stessa ragione per cui sospettava l’avessero fatto tutte le altre Adunanti. Di certo lo aveva fatto Lelaine, una volta resasi conto che lei stessa non avrebbe potuto ottenere la stola e la staffa. Una giovane ragazza malleabile sarebbe stata una marionetta nelle mani del Consiglio e Romanda aveva proprio avuto intenzione di essere quella che avrebbe tirato i suoi fili. Più tardi era parso evidente che Siuan era il vero burattinaio e non c’era stato modo di impedirglielo se non ribellarsi contro una seconda Amyrlin, cosa che di certo avrebbe mandato in frantumi la ribellione contro Elaida. Sperava che Lelaine si fosse rósa per questo quanto aveva fatto lei. Ora Egwene era nelle mani di Elaida, eppure in diversi incontri era rimasta fredda e controllata, determinata nella sua linea d’azione e in quella delle Sorelle fuori dalle mura di Tar Valon. Romanda trovava in sé un riluttante rispetto per la ragazza. Molto riluttante, ma non poteva negarlo. Doveva essere stata Egwene in persona. Il Consiglio teneva saldamente il controllo sui ter’angreal del sogno, e anche se nessuno riusciva a trovare quello che Leane aveva preso in prestito quella infausta notte, lei e Siuan erano state praticamente l’una alla gola dell’altra. Era fuori questione che Siuan si fosse insinuata nel Tel’aran’rhiod per riferire a Egwene cosa dire. Era possibile che Nisao fosse giunta alla stessa conclusione su Egwene senza vederla nel Mondo Invisibile? Quel Consiglio le era stato molto vicino.
«Questa è una ragione sufficiente per te, Nisao?» Non poteva certo far scivolare di nuovo fuori il libro senza che l’altra donna lo notasse. Si spostò di nuovo, ma non esisteva nessuna posizione confortevole su quella cosa. Se fosse andata avanti cosi, le sarebbe venuto un livido.
Nisao rigirò la sua tazza sul tavolo, ma non distolse lo sguardo. «E la mia ragione principale. All’inizio pensavo che sarebbe finita per diventare una tua creatura. O di Lelaine. In seguito, quando è apparso evidente che vi aveva eluso entrambe, pensavo che fosse Siuan a reggere il guinzaglio, ma presto mi sono accorta di essere in errore. Siuan è stata un’insegnante, ne sono certa, e una consigliera, forse anche un’amica, ma ho visto Egwene redarguirla. Nessuno tiene al guinzaglio Egwene al’Vere. È intelligente, osservatrice, svelta ad apprendere e abile. Potrebbe diventare una delle grandi Amyrlin.» Quella Sorella simile a un uccello emise una breve, improvvisa risata. «Ti rendi conto che sarà l’Amyrlin che nella storia avrà mantenuto la sua posizione più a lungo? Nessuna vivrà mai abbastanza da toglierle questo primato, a meno che lei non scelga di farsi da parte prima.» I sorrisi lasciarono il posto alla solennità e forse alla preoccupazione. «Non perché lei era andata vicino a violare le usanze, comunque. Nisao teneva bene sotto controllo il suo volto, ma i suoi occhi erano saldi. «Sempre che riusciamo a deporre Elaida, si intende.»