I fuochi del cielo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #5
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «I fuochi del cielo». Краткое содержание книги:
«Non sbaglio quando prendo la mira» rispose seccamente Birgitte. «E il punto dove miro non sei tu.» Iniziò a togliere delle cose da una delle credenze e a deporle sul tavolino. Frecce non ancora terminate, aste, punte di acciaio, un contenitore di colla, della corda fine, piume grigie di oca per l’impennatura. Aveva detto che si sarebbe costruita il suo arco non appena avrebbe potuto. Luca lo chiamava ‘un ramo nodoso strappato da un albero, con venature incrociate da un idiota cieco nel mezzo della notte’. «Mi piaci, Nynaeve.» Disse mentre tirava tutto fuori. «Spine, verruche e tutto. Io non faccio di più, come te adesso...»
«Non c’è motivo per cui dovrei piacerti» rispose quasi commiserandosi Nynaeve, ma l’altra parlò simultaneamente, senza nemmeno guardarla.
«...e non ti permetterò di sminuirmi, di sminuire le mie decisioni, dichiarandoti responsabile per esse. Ho avuto poche donne come amiche, ma la maggior parte aveva il carattere di un fantasma delle nevi.»
«Vorrei che tu fossi di nuovo mia amica.» Cosa era, per la Luce, un fantasma delle nevi? Qualcosa di un’altra Epoca senza dubbio. «Non cercherei mai di sminuirti, Birgitte, solo...»
Birgitte non le prestò attenzione ma alzò la voce. Sembrava concentrata sulla freccia. «Vorrei tornare ad apprezzarti, che tu lo ricambi o meno, ma non posso farlo fino a quando non sarai di nuovo te stessa. Potrei vivere con una gattamorta tremante se fosse quello che sei. Prendo le persone per quello che sono, non per come vorrei che fossero, altrimenti le abbandono. Ma non è quello che sei e non ho intenzione di accettare le tue motivazioni per la trasformazione. Clarine mi ha raccontato del tuo incontro con Cerandin. Adesso so cosa fare la prossima volta che ti appropri delle mie decisioni.» Fustigò vigorosamente l’aria con un pezzo di abete. «Sono sicura che Latelle sarebbe felice di darmi un bastone.»
Nynaeve si sforzò di allentare le mascelle, cercando di rendere il tono di voce normale. «Hai perfettamente diritto di fare con me quello che preferisci.» Le mani tremavano più della voce.
«Stai mostrando un po’ di carattere? Proprio in extremis?» Birgitte sorrise, allo stesso momento divertita e brutale. «Quanto passerà prima che esplodi? Sono disposta a sopportare un congruo numero di bastonate se ve ne fosse bisogno.» Il sorriso divenne serio. «Ti dimostrerò che ho ragione, ti ricondurrò sulla retta via. Non c’è un altro sistema possibile. Non posso e non voglio lasciare Elayne. Quel legame mi onora e io lo ricambierò. Non ti permetterò di pensare di aver deciso per me. Io sono me stessa, non una tua protesi. Adesso vai via. È meglio che termini queste frecce se voglio averne almeno alcune che volino come si deve. Non intendo ucciderti e non vorrei che accadesse per sbaglio.» Aprendo il barattolo della colla si protese sul tavolo. «Non dimenticare di farmi la riverenza come una brava ragazza mentre te ne vai.»
Nynaeve giunse fino agli scalini e lì si batté furiosa le mani sulle cosce. Come osava quella donna? Pensava davvero di poter anche solo...? Credeva che Nynaeve avrebbe tollerato...? Credevo che potesse farti tutto quello che voleva, echeggiò una vocina nella sua testa. Ho detto che poteva uccidermi, rispose, non umiliarmi! Fra non molto tutti l’avrebbero minacciata con quella maledetta donna seanchan!
I carri erano abbandonati se si eccettuava la presenza di alcuni guardacavalli vicino i recinti di teli montati per lo spettacolo. Da questa ampia distesa di erba marrone a mezzo chilometro da Samara le mura grigie della città erano chiaramente visibili, con delle torri piatte di fianco ai cancelli e alcuni degli edifici più alti che mostravano tetti di paglia o tegole. Fuori la cinta i villaggi e le rozze capanne dei ripari si estendevano in ogni direzione come funghi, pieni dei seguaci del Profeta che avevano spogliato ogni albero nel raggio di tre chilometri per costruire o usare la legna da ardere.
L’entrata per gli avventori era dal lato opposto, ma due dei guardacavalli, con dei grossi randelli, si trovavano da questa parte per scoraggiare chi non voleva pagare dal passare dall’ingresso degli artisti. Nynaeve li aveva quasi raggiunti, camminando a passi lunghi e borbottando furiosa, quando quei sorrisi idioti le ricordarono che aveva ancora lo scialle appoggiato sui gomiti. Il suo sguardo torvo li fece sbiancare. Solo allora si coprì, lentamente. Non avrebbe permesso a quei bifolchi di pensare che l’avrebbero vista saltare e squittire. Quello magro, con un naso che gli prendeva metà del viso, tenne aperto un lembo del telone e Nynaeve entrò in un vero pandemonio.
C’era gente ovunque, rumorosi gruppi di uomini, donne e bambini, in file che fluivano da un’attrazione all’altra. Tutti tranne gli s’redit si esibivano su dei palchi di legno che Luca aveva allestito. I cinghiali-cavalli di Cerandin avevano radunato la folla maggiore, i grossi animali grigi stavano in equilibrio sulle zampe anteriori, anche il piccolo, con la proboscide distesa, mentre i cani di Clarine richiamavano il minor numero di persone, visto che facevano solo salti e capriole. Molti si fermavano a guardare i leoni e gli altri animali pelosi nelle gabbie, i cervi dalle strane corna che provenivano dall’Arafel, la Saldea e l’Arad Doman, gli splendidi uccelli che solo la Luce sapeva da dove venissero, delle creature dalla pelliccia marrone che camminavano ondeggiando, dagli occhi grandi e le orecchie rotonde che stavano sedute placidamente mangiando delle foglie dai rami, afferrandoli con le zampe anteriori. La storia di Luca sul loro paese di origine variava — Nynaeve supponeva che lo ignorasse — e non era riuscito a inventare un nome che ritenesse soddisfacente. C’era anche un enorme serpente dalle paludi di Illian, lungo quattro volte un uomo, che ottenne quasi tanto clamore quanto gli s’redit, per il solo fatto di giacere nella gabbia apparentemente addormentato; ma fu soddisfatta di constatare che gli orsi di Latelle, al momento in piedi su delle enormi sfere di legno che facevano girare in tondo con le zampe, attiravano poche più persone dei cani. Gli orsi quella gente poteva vederli nelle proprie foreste, anche se questi avevano il muso bianco.
Latelle risplendeva nella luce del sole pomeridiano con il suo abito di lustrini neri. Cerandin brillava quasi alla stessa maniera con il blu e Clarine in verde, anche se nessuna di loro ne aveva tanti quanti Latelle, ma ognuno dei vestiti aveva il collo che arrivava sotto al mento. Petra e i Chavanas stavano esibendosi indossando solo delle brillanti brache blu, ma lo scopo era di mostrare i muscoli. Comprensibile. Gli acrobati stavano in piedi uno sulle spalle dell’altro, in quattro. Non lontano da loro il forzuto impugnava una lunga barra con delle grandi sfere di ferro a ogni estremità — per passargliela erano serviti due uomini — e incominciò immediatamente a rotearla fra le mani, facendola girare anche attorno al collo e sulla schiena. — Thom si cimentava nei giochi di prestigio con il fuoco e lo mangiava anche. Otto manganelli incendiati creavano un circolo perfetto, all’improvviso ne aveva quattro per ogni mano e uno spuntava da ogni gruppo. Rapidamente faceva passare le cime infiammate nella bocca a turno, sembrava le deglutisse e le restituisse spente, come se avesse appena divorato qualcosa di gustoso. Nynaeve non capiva come non si bruciasse i baffi, tantomeno la gola. Con un movimento del polso i manganelli si riaccesero disponendosi nella forma di un ventaglio. Un momento dopo stava formando due anelli intrecciati sopra la testa. Indossava la stessa giacca marrone di sempre, anche se Luca gliene aveva data una rossa con i lustrini. A giudicare da come Thom aveva sollevato le sopracciglia pelose al suo passaggio, non capiva perché la donna lo avesse guardato torva. La sua giubba!
Nynaeve si affrettò ma la densa folla impaziente si accalcava attorno a due alti pali con le corde ben tese in mezzo. Dovette raggiungere la prima fila facendosi largo a gomitate, e nel frattempo due donne la guardarono torve e tirarono via i loro uomini quando le cadde lo scialle. Avrebbe ricambiato quelle occhiate se non fosse stata così impegnata ad arrossire e coprirsi. Luca era lì, corrucciato e ansioso come un marito fuori dalla sala parto, vicino a un grosso tizio con la testa rasata e solo un codino al centro del capo. Nynaeve si mise dall’altro lato di Luca. L’individuo con la testa rasata aveva un aspetto malvagio, una lunga cicatrice lungo la guancia sinistra e una benda sull’occhio dipinta con un altro finto occhio rosso che scrutava bieco. Pochi degli uomini che aveva visto qui erano armati con più di un pugnale da cinturone, ma questo aveva una spada dietro le spalle e la lunga impugnatura spuntava da sopra la spalla destra. Per qualche motivo sembrava vagamente familiare, ma l’attenzione di Nynaeve era tutta rivolta alla corda. Luca guardò lo scialle, le sorrise, e cercò di metterle un braccio attorno alla vita.