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I fuochi del cielo

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I fuochi del cielo
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Con la coda dell’occhio Nynaeve vide Thom, due posti indietro, con gli occhi inchiodati su Elayne in punta di piedi. Sembrava fiero come un pavone. E anche pronto a correre a raccoglierla se fosse caduta. In quel caso sarebbe stata almeno parzialmente colpa sua. Non avrebbe mai dovuto insegnarle quelle cose!

Un’ultima serie di capriole, con le gambe bianche che rilucevano e brillavano al sole, più veloci di prima. Un passaggio che non era mai stato spiegato a Nynaeve! Avrebbe sventrato Luca con la lingua se l’uomo non avesse borbottato furioso che inserire quell’esercizio solo per strappare un altro applauso era un ottimo sistema per rompersi il collo. Un’ennesima pausa per raccogliere ancora ovazioni e alla fine Elayne discese.

La folla le corse incontro gridando. Luca e quattro guardacavalli muniti di manganelli le apparvero attorno come se fossero saltati fuori dal Potere, ma anche così Thom li batté sul tempo, nonostante stesse zoppicando. Nynaeve saltò più in alto che poteva per riuscire a scorgere la testa di Elayne. La ragazza non sembrava spaventata o presa alla sprovvista dalle mani che si agitavano per toccarla, infilandosi fra la cintura di guardie. A testa alta e con il viso rosso per lo sforzo si degnò di regalare loro uno sguardo freddo e regale mentre veniva scortata via. Come riuscisse a farlo, abbigliata a quel modo, Nynaeve non capiva.

«Ha il volto di una maledetta regina» mormorò l’uomo con un occhio solo. Non aveva corso con gli altri ma si era limitato a lasciarli passare. Vestito rozzamente con una semplice giubba di lana grigio scura, sembrava abbastanza forte da non avere paura di essere abbattuto e calpestato. Pareva in grado di usare quella spada. «Che io sia folgorato, quella donna è tanto coraggiosa da poter eguagliare una maledetta regina!»

Nynaeve lo guardò stupefatta mentre si allontanava fra la folla, e non per il suo linguaggio. O almeno, solo in parte. Adesso si ricordava dove lo aveva visto, un uomo con un occhio solo e il codino che non era capace di dire due frasi senza imprecare.

Dimenticandosi di Elayne — di certo era al sicuro — Nynaeve incominciò a farsi strada fra la folla per inseguirlo.

38

Una vecchia conoscenza

Dovendo farsi largo tra la folla Nynaeve ci mise un po’ a raggiungerlo, borbottando ogni volta che veniva spinta da un uomo che rimaneva a bocca aperta davanti a qualsiasi cosa o una donna che trascinava un ragazzino con entrambe le mani o i bambini che lo tiravano simultaneamente in due diverse direzioni. L’uomo con un occhio solo si fermava appena a guardare, si trattenne solo davanti al serpente e ai leoni, fino a quando non raggiunse i cinghiali-cavalli. Doveva già averli visti prima, vicino all’ingresso degli avventori. Ogni volta che gli s’redit si alzavano sulle zampe posteriori, come stavano facendo ora, le grandi zanne degli adulti erano visibili da quelli che si trovavano fuori dalla tenda, e la pressione per entrare aumentava.

Sotto una grande insegna rossa che recava il nome Valan Luca con delle spirali d’oro da entrambi i lati, due dei guardacavalli prendevano i biglietti di ingresso dalle persone in fila fra due corde, raccogliendo il denaro in brocche di vetro marrone, entrambe crepate; Luca non era disposto a spenderne per averne di migliori, e in quel modo poteva vedere le monete senza bisogno di toccarle. Il denaro veniva introdotto dalle brocche nel buco di una cassa con dei fermi di ferro, totalmente avvolta dalle catene che Petra aveva sistemato prima che i soldi cominciassero a entrare. Un’altra coppia di guardacavalli dalle spalle larghe, i nasi rotti e le nocche infossate tipiche dei rissaioli, stava nei pressi con i manganelli per assicurarsi che la folla rimanesse ordinata. E per tenere d’occhio gli uomini che raccoglievano il denaro, sospettava Nynaeve. Luca non si fidava facilmente, specie quando si trattava di denaro. In quel caso era teso come la corda di un violino. Non aveva mai conosciuto uno così tirato.

Lentamente si fece largo a gomitate verso l’uomo con il codino grigio, il quale non ebbe problemi a raggiungere la prima fila dove c’erano gli s’redit. La cicatrice e la toppa dipinta sull’occhio erano servite allo scopo, anche senza la spada dietro la schiena. Al momento stava guardando i grossi animali di color brunastro con un sorriso che Nynaeve supponeva fosse di meraviglia, su quel volto di pietra.

«Uno?» Le sembrava di ricordare che fosse il nome giusto.

L’uomo si voltò a fissarla. Quando si mise lo scialle a posto, lo sguardo si diresse al viso, ma non vi fu alcun cenno di riconoscimento in quell’occhio scuro. L’altro, quello dipinto, le dava un leggero voltastomaco.

Cerandin mosse il pungolo, gridando un ordine strascicato, e Sanit, la femmina s’redit, si girò, sistemando una zampa sul grande dorso di Mer mentre rimaneva su due zampe. Nerin, la piccola, mise le zampe sulla schiena di Sanit.

«Ti ho visto a Fal Dara» disse Nynaeve. «E poi a Capo Toman, dopo Falme. Eri con...» Non sapeva quanto poteva dire con la folla che la circondava. Le voci sul Drago Rinato erano circolate in tutta l’Amadicia e alcune riportavano addirittura correttamente il suo nome. «Con Rand.»

L’occhio vero di Uno si socchiuse — Nynaeve cercava di non guardare l’altro — e dopo un po’ l’uomo annuì. «Ricordo il tuo viso. Non dimentico mai un maledetto bel viso. Ma i capelli erano maledettamente diversi. Nyna?»

«Nynaeve» rispose la donna secca.

L’uomo scosse il capo guardandola dall’alto in basso, e prima che potesse aggiungere un’altra parola l’aveva afferrata per il braccio trascinandola fuori. I guardacavalli la riconobbero e i tizi dal naso rotto incominciarono a muoversi in avanti sollevando i manganelli. Nynaeve fece loro cenno di allontanarsi mentre si liberava il braccio, ci vollero tre tentativi e comunque fu lui a lasciarla andare. La presa solida dell’uomo era come di ferro. Le guardie con i manganelli esitarono, quindi indietreggiarono non appena si accorsero che Uno non la tratteneva più. Sapevano cosa Valan Luca preferiva che tenessero d’occhio.

«Cosa credi di fare?» chiese la donna, ma Uno le disse solo di seguirla, accertandosi che obbedisse, senza rallentare il passo fra la folla che attendeva di entrare. L’uomo aveva le gambe leggermente arcuate e si muoveva come qualcuno più abituato al dorso di un cavallo che ai propri piedi. Innervosita Nynaeve si tirò su la gonna e lo seguì a grandi passi verso la città.

Altri due serragli si erano sistemati dietro tende di tela marrone non troppo lontano da quello di Luca e altri erano sparsi fra la folla di baracche. Non troppo a ridosso delle mura. Il governatore — che chiamavano la donna e secondo Nynaeve era il sindaco, anche se non aveva mai sentito parlare di una donna sindaco — aveva decretato che dovevano fermarsi a mezzo chilometro di distanza, per proteggere gli abitanti in caso uno degli animali si fosse liberato.

L’insegna su quello più vicino portava scritto ‘Marin Gome’, a caratteri verde e oro. Sopra vi erano due donne, appese a una fune a sua volta attaccata a un’alta cornice su pali che non c’erano quando Luca aveva fatto montare la sua tenda. Il fatto che i cinghiali-cavalli su due zampe fossero visibili da fuori sembrava produrre un certo effetto. Le dorme si contorcevano in posizioni che le ricordavano quelle assunte da Moghedien; a volte riuscivano addirittura a mettersi orizzontali appese alla corda e reggendosi con le sole mani. La folla che aspettava impaziente davanti alla tenda di comare Gome era grande quasi quanto quella di fronte alla tenda di Luca. Nessuno degli altri spettacoli aveva dei richiami in vista, e la gente era molto meno.

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