I fuochi del cielo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #5
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «I fuochi del cielo». Краткое содержание книги:
«Se devi salire sul patibolo, rivolgi una battuta alla folla, dai una moneta al boia e cadi con il sorriso sulle labbra.» Il sorriso di Birgitte era tetro. «Moghedien ha azionato la trappola, ma il mio collo non è ancora spezzato. Forse la sorprenderò prima che sia finita.» Il sorriso mutò in un cipiglio mentre scrutava Elayne. «Riesco a... percepirti. Credo che potrei chiudere gli occhi e indicarti a chilometri di distanza.»
Elayne inspirò molto profondamente. «Ti ho legata come Custode» disse velocemente. «Stavi morendo e la guarigione non faceva effetto, allora...» La donna la stava guardando. Non più corrucciata, ma gli occhi erano senza dubbio attenti. «Non c’era altra scelta, Birgitte. In caso contrario, saresti morta.»
«Una Custode» ripeté lentamente Birgitte. «Credo di ricordare la storia di una Custode donna, ma era in una vita così lontana che non riesco a rammentare altro.»
Fu il momento di un altro sospiro, e stavolta si costrinse a parlare. «C’è qualcosa che dovresti conoscere. Prima o poi lo scoprirai e io ho deciso di non mantenere segreti con le persone che hanno il diritto di sapere, a meno che proprio non sia necessario.» Un terzo sospiro. «Io non sono Aes Sedai, solo Ammessa.»
Per un lungo istante la donna con la treccia dorata la fissò, quindi scosse lentamente il capo. «Un’Ammessa. Durante le Guerre Trolloc ho conosciuto un’Ammessa che aveva legato un tizio. Barashelle doveva affrontare il giorno successivo la prova per diventare Aes Sedai a pieno titolo, e certamente avrebbe conseguito lo scialle, ma era sicura che qualsiasi donna avesse sostenuto la prova lo stesso giorno lo avrebbe preso. Durante le Guerre Trolloc la Torre cercava di promuoverle con la massima velocità, per bisogno.»
«Cosa accadde?» Elayne non poté fare a meno di chiedere. Barashelle? Quel nome sembrava familiare.
Intrecciando le dita sul lenzuolo sopra al petto, Birgitte spostò la testa sul cuscino e assunse un’espressione canzonatoria e comprensiva. «Inutile dire che non fu ammessa alla prova quando la scoprirono. Il bisogno non bilanciava l’offesa. La costrinsero a passare il legame di quel poveraccio a un’altra, e per insegnarle a essere paziente la misero in cucina fra le sguattere e le ragazze del girarrosto. Ho sentito raccontare che rimase lì per tre anni e quando ricevette lo scialle l’Amyrlin Seat scelse il Custode per lei, un uomo rugoso e cocciuto di nome Anselan. Li vidi qualche anno dopo e non riuscivo a capire quale dei due comandasse. Credo che nemmeno Barashelle ne fosse certa.»
«Non piacevole» mormorò Elayne. Tre anni nelle... Aspetta. Barashelle e Anselan? Non poteva trattarsi della stessa coppia, quella stona non parlava di Barashelle Aes Sedai. Ma ne aveva lette due versioni e Thom ne aveva raccontata un’altra; tutto quello che faceva Barashelle era un duro, arduo servizio per conquistare l’amore di Anselan. Duemila anni apportavano grandi cambiamenti alle storie.
«Non piacevole» concordò Birgitte, e di colpo i suoi occhi divennero troppo grandi e innocenti per quel volto pallido. «Immagino, visto che desideri che mantenga il tuo segreto, che non mi tratterai come le Aes Sedai trattano i Custodi. Non andrebbe bene se mi costringessi a dire la verità solo per sfuggirti.» Elayne sollevò il mento istintivamente. «Sembra proprio una minaccia. Non le accolgo volentieri, da te o qualsiasi altro. Se pensi...»
La donna sdraiata l’afferrò per un braccio e la interruppe per scusarsi. La presa era considerevolmente più forte. «Ti prego. Non intendevo a quel modo. Gaidal sostiene che ho il senso dell’umorismo di una roccia lanciata in un circolo shoja.» Il viso si rabbuiò nel menzionare il nome di Gaidal e il sorriso scomparve. «Mi hai salvato la vita, erede al trono di Andor. Manterrò il tuo segreto e ti servirò come Custode. E se vorrai sarò tua amica.»
«Sarei fiera di averti come tale.» Circolo shoja? Glielo avrebbe chiesto in un altro momento. Birgitte forse stava meglio, ma aveva bisogno di riposo, non di domande. «E come Custode.» Sembrava davvero che avrebbe scelto l’Ajah Verde. A parte tutto, era il solo modo in cui poteva legare Rand. Il sogno le era ancora chiaro; intendeva convincerlo in una maniera o nell’altra. «Forse potresti cercare di... moderare il tuo senso dell’umorismo?» «Ci proverò.» Pareva stesse dicendo che avrebbe provato a raccogliere una montagna. «Ma se devo essere la tua Custode, anche se in segreto, allora lo sarò. Non riesci quasi a tenere gli occhi aperti. È ora che dormi un po’.» Elayne sollevò sopracciglia e mento simultaneamente, ma la donna non le diede modo di parlare. «Fra le tante altre cose, è compito di un Custode avvisare la sua Aes Sedai quando sta esagerando. Anche di raccomandarle una certa dose di prudenza quando pensa di essere in grado di avventurarsi nel Pozzo del Destino. E mantenerla in vita affinché possa compiere quello che deve. Lo farò per te. Non temere mai per la tua sorte quando sono con te, Elayne.»
Supponeva di avere bisogno di riposo, ma Birgitte più di lei. Elayne abbassò le lampade e mise la donna a dormire, ma non prima che Birgitte piazzasse cuscino e coperte sul pavimento fra i due letti per lei. Vi fu una breve discussione su chi si sarebbe sistemata in terra, ma Birgitte era ancora abbastanza debole ed Elayne non ebbe problemi a farla rimanere a letto. Be’, non molti comunque. Almeno il fievole russare di Nynaeve non si interruppe mai.
Ma non si mise subito a dormire, qualsiasi cosa avesse detto a Birgitte. La donna non avrebbe potuto mettere il naso fuori dal carro finché non avesse avuto qualcosa da indossare ed era più alta di Elayne e Nynaeve. Seduta fra i due letti Elayne iniziò a scucire l’orlo del suo abito da cavallo grigio scuro. La mattina non avrebbero avuto molto tempo per aggiustarlo e diede qualche punto per il nuovo bordo. Fu colta dal sonno quando era a metà del lavoro.
Sognò ancora di legare Rand, spesso. A volte l’uomo si inginocchiava di sua spontanea volontà, a volte invece doveva fare la stessa cosa che aveva fatto con Birgitte. Anche intrufolarsi nella sua camera da letto mentre dormiva. Birgitte adesso era una delle altre donne. Elayne non vi prestava troppa attenzione. Non a lei, a Min, Egwene, Aviendha o Nynaeve, anche se non poteva immaginare cosa avrebbe detto Lan. Altri pensieri... Aveva appena ordinato a Birgitte, con indosso il mantello cangiante dei Custodi, di trascinare Berelain ed Elaida nelle cucine per tre anni, quando improvvisamente le due donne incominciarono a prenderla a pugni. Si svegliò e scorse Nynaeve che la scavalcava per andare a sorvegliare Birgitte. Dalle finestre si vedeva la luce grigia che precedeva l’alba.
Anche Birgitte si svegliò sostenendo che si sentiva più forte che mai, e affamata. Elayne non era sicura che Nynaeve avesse finito con l’autocommiserazione. Non iniziò a parlarne e non si sfregava le mani; ma mentre Elayne stava lavandosi e spiegava del serraglio e del perché dovevano ancora rimanervi, Nynaeve si affrettò a sbucciare e pulire piselli rossi e mele gialle, affettò il formaggio e lo porse a Birgitte su un piatto con una tazza di vino speziato al miele. L’avrebbe anche imboccata se Birgitte glielo avesse consentito. Nynaeve lavò i capelli della donna con il pepegallina bianco, fino a quando non divennero neri come quelli di Elayne — che si era lavata i suoi — le regalò le calze e la sottoveste migliori e sembrò scontenta nel constatare che le scarpe di Elayne le andavano meglio. Insisté per aiutarla a indossare l’abito grigio di seta non appena i capelli furono asciutti e intrecciati nuovamente — fianchi e petto avevano bisogno di maggiore spazio, ma questo avrebbe dovuto aspettare — e voleva anche occuparsi lei dell’orlo, finché lo sguardo incredulo di Elayne la fece arretrare, borbottando mentre si lavava il viso che lei sapeva cucire bene come chiunque altro.
Quando alla fine uscirono, il bordo rosso fuoco del sole spuntava sopra gli alberi verso oriente. Per quel breve periodo il giorno sembrò ingannevolmente piacevole. In cielo non si vedeva una nuvola e nel pomeriggio l’aria sarebbe stata calda e afosa.