I fuochi del cielo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #5
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «I fuochi del cielo». Краткое содержание книги:
La folla era più numerosa ai cancelli della città, fiancheggiati da due torri piatte, mentre uomini e donne uscivano ed entravano, a piedi e a cavallo, con ogni tipo di indumento, dagli stracci alle giubbe e vestiti di seta ricamata. I cancelli stessi, spessi e di ferro, erano aperti sotto la vigilanza di una dozzina di lancieri con delle tuniche a squame e cappelli tondi d’acciaio con il bordo piatto. Le guardie prestavano maggiore attenzione ai Manti Bianchi che si trovavano da quelle parti che a tutto il resto. Era l’uomo dalla giubba candida e la cotta di maglia lucida che osservava il flusso di gente.
«I Manti Bianchi provocano molti guai?» chiese Nynaeve con calma. Uno si inumidì le labbra come se dovesse sputare, la guardò, e si astenne. «Dov’è che non li provocano, maledizione? C’era una donna con uno di questi serragli ambulanti che faceva dei giochi di prestigio. Quattro giorni fa una maledetta folla di interiora di piccione, teste di capra, ha distrutto lo spettacolo.» Valan Luca non ne aveva mai parlato! «Pace! Quello che volevano era la donna. Era richiesta.» Guardò torvo la gente che gli passava accanto e abbassò la voce. «Aes Sedai e Amica delle Tenebre. Le hanno spezzato il maledetto collo legandola alla fune, così ho sentito dire, ma l’hanno impiccata lo stesso. Masema ha fatto decapitare i capi banda, ma sono stati i Manti Bianchi a scatenare la ressa.» Lo sguardo bieco era uguale a quello dell’occhio rosso dipinto sulla toppa. «Ci sono state troppe maledette impiccagioni e decapitazioni, se me lo chiedi, dannazione. Il maledetto Masema è terribile come i maledetti Manti Bianchi quando deve scovare gli Amici delle Tenebre da sotto ogni maledetta pietra.»
«Una per ogni frase» mormorò Nynaeve e l’uomo arrossì.
«Non so a cosa sto pensando» borbottò. «Non posso portarti là. È per metà una festa e per metà una sommossa, con tagliaborse ogni tre passi, e una donna non è al sicuro quando esce nella notte.» Uno sembrava più scandalizzato per quest’ultimo fatto che per il resto. Nello Shienar una donna poteva sentirsi tranquilla ovunque, in ogni momento — se non fosse stato per i Trolloc e i Myrddraal naturalmente — e qualsiasi uomo sarebbe morto per difendere questo stato di cose. «È pericoloso. Ti riporto indietro. Quando trovo una via sicura, ti vengo a cercare.»
Questo andava bene anche a lei. Liberandosi il braccio prima che Uno potesse stringere la presa, allungò il passo verso i cancelli. «Vieni, Uno, e non bighellonare. Se lo fai, ti lascio indietro.» L’uomo la raggiunse, biascicando fra i denti qualcosa sull’ostinazione delle donne. Quando Nynaeve scoprì qual era l’argomento e si accorse che le ingiunzioni sul suo imprecare non venivano prese in considerazione quando parlava da solo, si fermò ad ascoltarlo.
39
Incontri a Samara
I Manti Bianchi al cancello rivolsero a Nynaeve e Uno la stessa scarsa attenzione che prestavano agli altri fra la folla incessante, il che voleva dire una fredda occhiata sospettosa. Troppe persone rendevano qualsiasi altro comportamento impossibile, e forse anche le guardie con le armature a squame. Non che Nynaeve meritasse qualcosa di più di quel trattamento. L’anello con il Gran Serpente e quello d’oro massiccio di Lan erano entrambi riposti nel sacchetto appeso alla cintura — il vestito con la scollatura profonda le impediva di portarli al collo. Ma in qualche modo si aspettava quasi che i Figli della Luce riconoscessero a vista una donna addestrata alla Torre. Il sollievo fu palpabile quando quei freddi occhi insensibili la ignorarono. I soldati li guardarono distrattamente, una volta che rimise a posto lo scialle. Lo sguardo ferale di Uno avrebbe potuto essere d’aiuto per far voltare i Manti Bianchi altrove, ma l’uomo non aveva diritto di farlo. Erano affari suoi.
Sistemando ancora una volta la stola di lana grigia, ne legò i lembi attorno alla vita. Lo scialle definiva la forma del seno più di quanto desiderasse e lasciava comunque in vista una parte di scollatura, ma abbelliva notevolmente il vestito, di per sé molto semplice. Almeno non avrebbe dovuto preoccuparsi che scivolasse. Se solo non fosse stato così caldo. Il tempo sarebbe cambiato presto. Non si trovavano così a sud dei Fiumi Gemelli.
Con sua sorpresa, Uno l’attese paziente. Nynaeve non riusciva a capire se fosse semplice cortesia — il viso sfregiato sembrava troppo accondiscendente — ma alla fine si incamminarono insieme dentro Samara, nel caos.
Da ogni parte proveniva un vocio confuso, indistinto. La gente affollava la strada pavimentata di pietra grigia, attaccate alle locande dai tetti di ardesia c’erano delle semplici insegne dipinte come Il toro azzurro o L’oca danzante, e su alcuni negozi nelle in esse non vi erano scritte, solo un coltello e delle forbici, un vaso, una lampada o uno stivale. Nynaeve si trovò di fronte volti pallidi come quelli degli uomini di Andor e scuri come quelli del Popolo del Mare, alcuni puliti, altri sporchi, giubbe con colletti alti, bassi, senza colletto, di colori vistosi e sgargianti, modeste e ricamate, sciatte o nuove, in stili strani o familiari. Un tizio con la barba scura biforcuta aveva delle catene d’argento davanti al petto della semplice giacca blu, due uomini avevano i capelli acconciati in modo particolare — con una treccia nera sopra ogni orecchio che arrivava fin sotto le spalle! — e sulle maniche rosse delle bluse avevano cuciti dei campanellini, e portavano il bordo degli stivali rivoltato. Da qualsiasi terra provenissero, quei due non erano sciocchi. Gli occhi scuri erano duri e indagatori come quelli di Uno, e avevano delle spade ricurve dietro la schiena. C’era un uomo a torso nudo con una sgargiante fusciacca gialla, la pelle dello stesso colore del legno invecchiato e dei tatuaggi intricati sulle mani. Doveva essere uno del Popolo del Mare, ma non aveva orecchini o anelli al naso.
Anche le donne erano molto diverse tra loro, con i capelli che variavano dal nero corvino a un biondo così chiaro da sembrare quasi bianco, intrecciati o sciolti, corti, alle spalle, alla vita, vestite di lana consumata, lino o seta splendente, i colletti sfioravano il mento con il merletto o il ricamo, o esibivano scollature anche più profonde di quella che stava nascondendo. Aveva anche visto una domanese dalla pelle ambrata con un abito semitrasparente rosso pallido che la copriva tutta ma senza nascondere quasi nulla! Si chiese quanto potesse essere al sicuro dopo il tramonto. O anche alla piena luce del giorno, se era per quello!
I Manti Bianchi che di tanto in tanto si trovavano a passare e i soldati fra la folla sembravano sfiniti e faticavano a farsi largo come tutti gli altri. I carri trainati dai buoi o i calessi tirati da cavalli procedevano casualmente lungo le strade che si incrociavano. I portatori dimenavano le portantine fra la calca, e talvolta apparivano delle carrozze laccate con un tiro a quattro o sei animali con le piume sulla testa che si facevano largo a fatica, uomini in livrea che procedevano a piedi e guardie dal berretto di acciaio tentavano invano di aprirsi un varco. Musicisti con i flauti, i liuti o i tarabusi — certo non abbastanza bravi da poter impensierire Thom o i Chavanas — suonavano a ogni angolo dove non c’era un giocoliere o un acrobata, sempre insieme a qualcuno che teneva un cappello per raccogliere le offerte. I mendicanti vestiti di stracci si agitavano in tutta questa ressa, tirando la gente per le maniche e allungando le mani luride, i venditori ambulanti andavano in giro con vassoi pieni di merce d’ogni genere, dalle spille ai fiocchi alle pere, e le loro grida si perdevano nel caos.