I fuochi del cielo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #5
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «I fuochi del cielo». Краткое содержание книги:
Birgitte incoccò una freccia, sollevò l’arco e rilasciò il colpo apparentemente senza fermarsi per prendere la mira. Elayne sobbalzò, ma la punta di acciaio colpì il centro della croce incisa sul tronco. Prima che smettesse di tremare, la seconda la sfiorò. A quel punto Birgitte attese un po’, ma solo perché voleva che le due frecce si fermassero. Dalla folla si alzò un’esclamazione mentre la terza freccia divideva in due la prima, ma quello fu nulla a confronto del silenzio assoluto che seguì quando l’ultima aprì le altre due allo stesso modo. Una volta poteva essere un caso. Due...
Sembrava che gli occhi di Luca sarebbero saltati fuori dalle orbite. A bocca spalancata fissò l’albero, quindi Birgitte. La donna gli porse l’arco e l’uomo scosse debolmente il capo.
Di colpo Luca lanciò via la faretra spalancando le braccia e gridando felice. «Non pugnali! Frecce! Da cento passi di distanza!»
Nynaeve si accasciò contro Elayne mentre l’uomo spiegava quel che voleva, ma non fece alcun cenno di protesta. Thom e Juilin stavano raccogliendo il denaro. La maggior parte delle persone gli stava passando le monete con un sospiro o con una risata, ma Juilin dovette afferrare Latelle per un braccio mentre cercava di svicolare, e le disse alcune parole poco gentili prima che la donna pescasse le monete dal sacchetto. Per cui erano impegnati in questo. Era il caso di parlare con loro. Ma dopo. «Nana, non devi farlo.» La donna fissò Birgitte con gli occhi stanchi.
«La nostra scommessa?» disse Birgitte quando Luca rimase senza fiato. L’uomo fece una smorfia, quindi pescò nella tasca e le lanciò una moneta. Elayne colse il bagliore dell’oro nel sole mentre Birgitte la esaminava, quindi gliela restituì. «La scommessa era un centesimo d’argento da parte tua.»
Luca sgranò gli occhi stupito, ma si mise subito a ridere e le strinse la mano con la moneta d’oro. «Li vali tutti. Che ne pensi? La regina del Ghealdan in persona potrebbe venire ad assistere alla tua prova. Birgitte e le sue frecce. Le dipingeremo d’argento e anche l’arco!»
Elayne desiderava disperatamente che Birgitte la guardasse. Tanto valeva mettere un’insegna per Moghedien visto quello che l’uomo stava suggerendo.
Ma Birgitte fece saltare la moneta fra le mani sorridendo. «La vernice rovinerebbe un arco malandato» disse alla fine. «E chiamami Maerion. Quello una volta era un mio nome.» Appoggiandosi all’arco distese la bocca in un sorriso più ampio. «Posso avere un vestito rosso?»
Elayne sospirò di sollievo. Sembrava che Nynaeve in quel momento fosse sul punto di vomitare.
37
Esibizioni a Samara
Forse per la centesima volta, Nynaeve prese una ciocca dei suoi capelli e la guardò sospirando. Mormorii e risate provenivano da centinaia se non migliaia di gole, musica lontana da cui era quasi coperta, tutto riusciva ad attraversare le pareti del carro. Non le importava di rimanervi dentro con Elayne durante la parata, delle occhiate occasionali dalla finestra l’avevano convinta che non aveva la minima intenzione di trovarsi in quella folla compatta, gridando e riuscendo a malapena a muoversi; ma ogni volta che guardava il rosso bronzeo dei suoi capelli, pensava che avrebbe preferito stare fuori a fare le capriole con i Chavanas piuttosto che averli tinti.
Stando ben attenta a non guardarsi, si avvolse nello scialle grigio, si voltò e sobbalzò vedendo Birgitte sulla porta. Aveva viaggiato con Clarine e Petra durante la parata, e la donna aveva modificato il vestito rosso in precedenza destinato a Nynaeve secondo le istruzioni di Luca. Gliele aveva date prima che Nynaeve potesse dichiararsi d’accordo. Adesso lo indossava Birgitte, con la treccia nera su una spalla di modo che scendesse fra i seni, del tutto indifferente alla profonda scollatura. Solo a guardarla Nynaeve si strinse ancor più nello scialle. Birgitte non avrebbe potuto mostrare un altro centimetro di seno e sostenere di essere ancora decente. Anche allora non sarebbe stata credibile, anzi, sarebbe apparsa ridicola. Vederla le fece venire un nodo allo stomaco, ma la foggia dell’abito e la sua scollatura non c’entravano nulla.
«Se indosserai quel vestito, perché coprirti?» Birgitte entrò e si chiuse la porta alle spalle. «Sei donna. Perché non esserne fiera?»
«Se pensi che non dovrei» rispose esitante Nynaeve, lasciando lentamente scivolare lo scialle sui gomiti e rivelando un abito identico a quello della donna. Si sentiva nuda. «Pensavo solo che... pensavo...» Stringendo forte la gonna di seta e tenendo le mani lungo i fianchi, rivolse gli occhi all’altra. Anche sapendo che indossava esattamente lo stesso vestito, era più facile a quel modo.
Birgitte fece una smorfia. «E se volessi che la tua scollatura fosse ancora più profonda?»
Nynaeve aprì la bocca, con il viso rosso come l’abito, ma per un po’ non riuscì ad articolare alcun suono. Quando riuscì a parlare sembrava che qualcuno la stesse strangolando. «Non c’è nulla da aumentare. Guarda il tuo. Non si può!»
Compiuti tre lunghi passi Birgitte si chinò leggermente per osservare Nynaeve negli occhi. «E se dicessi che devi abbassarla di un centimetro?» ringhiò mostrandole i denti. «Se volessi dipingerti il viso per dare a Luca il suo pagliaccio? Se ti spogliassi e ti colorassi dalla testa ai piedi? Saresti un bel bersaglio. Ogni uomo nel raggio di cinquanta chilometri verrebbe a vederti.»
Nynaeve mosse la bocca, ma non ne uscì alcun suono. Voleva chiudere gli occhi. Forse una volta riaperti nulla di tutto ciò sarebbe stato vero.
Scuotendo disgustata la testa, Birgitte si sedette su uno dei letti con un gomito sul ginocchio e gli occhi intenti. «Questo deve finire. Quando ti rivolgo lo sguardo, salti. Vai in giro servendomi in ogni cosa. Se mi giro intorno alla ricerca di uno sgabello, me ne porti uno. Se mi inumidisco le labbra, mi metti fra le mani un bicchiere di vino prima di sapere se ho sete. Mi laveresti la schiena e mi infileresti le scarpe se te lo lasciassi fare. Non sono un mostro, un’invalida o una bambina, Nynaeve.»
«Sto solo cercando di rimediare a...» iniziò timidamente e saltò quando l’altra esplose. «Rimediare? Stai cercando di sminuirmi!»
«No. No, non è così. E colpa mia se...»
«Ti prendi la responsabilità per le mie azioni» la interruppe Birgitte con fierezza. «Sono io che ho scelto di parlarti nel tel’aran’rhiod. Ho scelto di aiutarti. Ho scelto di rintracciare Moghedien. E ho deciso di portarti da lei. Io! Non tu, Nynaeve, io! Non ero una tua marionetta, il tuo segugio e non lo sarò adesso.»
Nynaeve deglutì e afferrò la gonna. Non aveva diritto di arrabbiarsi con questa donna. Alcun diritto. Ma Birgitte li aveva tutti. «Hai fatto quello che ho chiesto. È colpa mia se tu... ti trovi qui. È tutta colpa mia!»
«Ho parlato di colpe? Non ne vedo nessuna. Solo gli uomini e le ragazzine senza fegato si prendono la colpa dove non c’è, e tu non rientri in nessuna delle due categorie.»
«È stato il mio stupido orgoglio a farmi pensare che sarei riuscita a batterla di nuovo e la mia codardia a lasciare che... che lei... Se non avessi avuto tutta quella paura, avrei potuto fare qualcosa in tempo.»
«Codardia?» Birgitte sgranò gli occhi, decisamente increduli, e la voce divenne canzonatoria. «Tu? Credevo che avessi senno sufficiente da non confondere la paura con la codardia. Avresti potuto fuggire da tel’aran’rhiod quando Moghedien ti ha rilasciata, ma sei rimasta per lottare. Nessuna colpa o vergogna se non ti è stato possibile farlo.» Inspirando profondamente si toccò la fronte per un momento, quindi si chinò concentrata in avanti. «Ascoltami bene, Nynaeve. Io non mi prendo nessuna colpa per quello che ti è stato fatto. Ho visto, ma non potevo muovermi. Se Moghedien ti avesse annodata o sbucciata come una mela, non mi sarei comunque presa nessuna colpa. Ho agito nel modo in cui ho potuto quando ho potuto. E tu hai fatto lo stesso.»
«Non era lo stesso.» Nynaeve cercò di mantenere calma la voce. «Era per colpa mia che ti trovavi lì. Colpa mia se ti trovi qui. Se tu...» si interruppe per deglutire di nuovo. «Se tu... avessi fallito la mira... quando mi hai scagliato contro le frecce oggi, voglio che tu sappia che avrei capito.»