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I fuochi del cielo

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I fuochi del cielo
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Thom e Juilin stavano attaccando il tiro al carro e tutto il campo era in fermento per i preparativi alla partenza. Scansafatiche era già sellato ed Elayne aveva deciso di chiedere di cavalcare prima che uno degli omini si impossessasse della sella. Anche se Thom e Juilin vi fossero arrivati per primi, non sarebbe stata troppo scontenta. Quel pomeriggio avrebbe esordito nell’esercizio della fune davanti al pubblico. Il costume che le aveva mostrato Luca la rendeva leggermente nervosa, ma almeno non si lamentava come faceva Nynaeve.

Luca stesso avanzava nel campo, con il mantello rosso che gli svolazzava alle spalle, gridando istruzioni non necessarie. «Latelle, sveglia quei maledetti orsi! Voglio che camminino e ringhino quando passeremo per Samara. Clarine, controlla quei cani per tempo. Se uno di loro si mette di nuovo a rincorrere un gatto... Brugh, tu e i tuoi fratelli vi esibirete nelle vostre evoluzioni proprio davanti al mio carro. Davanti. Dovrebbe essere una sfilata solenne, non una gara per vedere chi può fare i salti mortali più velocemente! Cerandin, tieni quei cinghiali-cavalli sotto controllo. Voglio che la gente sia stupita, non che fugga terrorizzata!» . Si fermò al loro carro, guardando torvo Nynaeve ed Elayne, e anche Birgitte. «Siete state gentili a decidere di venire con noi, comare Nana, mia signora Morelin. Credevo che aveste intenzione di dormire fino a mezzogiorno.» Accennò con il capo a Birgitte. «Vi siete fatte una chiacchierata con qualcuno dall’altro lato del fiume, vero? Be’, non abbiamo tempo per le visite. Ho in mente di montare tutto per dare il primo spettacolo nel pomeriggio.»

Nynaeve sembrò disorientata dalla ramanzina, ma alla fine della seconda frase stava ricambiando lo sguardo furioso dell’uomo. Il disagio che sentiva nei confronti di Birgitte non le impediva di manifestare i suoi sentimenti con gli altri. «Saremo pronte in orario come tutti gli altri, e lo sai bene, Valan Luca. E poi un’ora o due non faranno alcuna differenza. Ci sono abbastanza persone riunite dall’altro lato del fiume che se solo una su cento venisse al tuo spettacolo, sarebbe comunque più di quanto ti sei sognato. Se decidiamo di prendercela comoda con la colazione, puoi pure girarti i pollici e aspettare. Non otterrai quello che vuoi se ci lasci indietro.»

Quella fu l’osservazione più dura riguardo ai promessi cento marchi d’oro, ma per una volta non sortì alcun effetto sull’uomo. «Abbastanza gente? Abbastanza gente! Le persone devono essere attirate, donna. Chin Akima si trova sul posto da tre giorni, e lui ha un tizio che fa il giocoliere con le spade e le asce. E nove acrobati. Nove! Un’altra di cui non ho mai sentito parlare ha due donne che si esibiscono appese a una corda con un’abilità che ai Chavanas salterebbero gli occhi fuori dalle orbite. Non crederesti alla folla che raduna. Silvia Cerano ha alcuni uomini con i volti dipinti come dei giullari di corte, che si tirano l’acqua e si colpiscono sulla testa con delle vesciche gonfie d’aria e la gente paga extra solo per vederli!» Di colpo socchiuse gli occhi concentrandosi su Birgitte. «Vorresti dipingerti il viso? Silvia non ha una donna fra i suoi pagliacci. Alcuni dei custodi di cavalli lo farebbero. Non è doloroso essere colpita con una vescica piena d’aria e ti pagherei...» Si interruppe meditando, non gli piaceva separarsi dai soldi non più di Nynaeve, e Birgitte parlò durante il suo momentaneo silenzio.

«Non sono una buffona e non lo farò. Sono un’arciera.»

«Un’arciera» mormorò l’uomo, osservando l’intricata treccia nera che aveva sulla spalla. «E immagino che ti fai chiamare Birgitte. Chi sei? Una di quegli idioti che danno la caccia al Corno di Valere? Anche se la cosa esistesse, che possibilità in più ha di trovarlo uno qualsiasi di voi? Mi trovavo a Man quando è stato prestato il giuramento e vi erano migliaia di persone nella grande piazza di Tammuz. Ma per tutta la gloria che potresti ottenere, nulla può oscurare l’applauso di...»

«Io sono un’arciera, bellino» lo interruppe Birgitte con fermezza. «Trovami un arco e supererò te e chiunque hai in mente, scommetto cento corone contro una.» Elayne si aspettava che Nynaeve avrebbe sussultato — sarebbero state loro a dover coprire la scommessa di Birgitte se avesse perduto e, qualsiasi cosa sostenesse, Elayne non pensava che Birgitte si fosse ripresa del tutto. Ma Nynaeve si limitò a chiudere un attimo gli occhi e sospirare profondamente.

«Donne!» gridò Luca. Thom e Juilin non dovevano necessariamente concordare. «Sei una degna compagna per lady Morelin e Nana, o qualsiasi siano i loro nomi.» Fece roteare la cappa rossa con un gesto ampio indicando le persone indaffarate. «Forse è sfuggito al tuo occhio attento, ‘Birgitte’, ma devo allestire uno spettacolo e i miei rivali stanno già prosciugando Samara di tutte le monete da bravi ladri quali sono.»

Birgitte sorrise, una leggera incurvatura delle labbra. «Hai paura, bellino? Posso ridurre la tua parte a un centesimo d’argento.»

Elayne pensò che a Luca sarebbe venuto un colpo apoplettico a giudicare dal colore che aveva assunto il viso. Il collo adesso sembrava troppo grande per quel colletto. «Prenderò il mio arco» sibilò quasi. «Puoi ripagarmi i cento marchi dipingendoti il viso, o pulendo le gabbie per quanto me ne importa!»

«Sei certa di stare abbastanza bene?» le chiese Elayne mente l’uomo parlava da solo allontanandosi. La sola parola che si udiva ripetere era ‘donne!’. Nynaeve fissava la donna con la treccia come se volesse che il suolo si aprisse e la inghiottisse. Lei, non Birgitte. Un certo numero di guardacavalli aveva circondato Thom e Juilin per qualche motivo.

«Ha delle belle gambe» disse Birgitte, «ma non mi sono mai piaciuti gli uomini alti. Aggiungi un viso grazioso e diventano sempre insofferenti.»

Petra aveva raggiunto il gruppo degli uomini; era largo il doppio di chiunque altro. Disse qualcosa, quindi strinse la mano di Thom. Anche i Chavanas erano presenti. E Latelle, che parlava alacremente con Thom mentre lanciava occhiate oscure a Nynaeve e alle due donne di fianco a lei. Quando Luca fece ritorno portando con sé un arco con la corda non tesa e una faretra piena di frecce, nessuno stava più lavorando ai preparativi. I carri, i cavalli e le gabbie, anche gli zannuti cinghiali-cavalli sembravano abbandonati; la gente era tutta riunita attorno a Thom e il cacciatore di ladri. Seguirono la processione mentre Luca faceva strada poco lontano dal campo.

«Sono considerato un buon tiratore» disse incidendo una croce sulla corteccia di una quercia all’altezza del torace. Aveva recuperato parte della sua allegria e camminava con aria tracotante mentre contava cinquanta passi. «Eseguirò il primo tiro, di modo che tu possa vedere chi stai affrontando.»

Birgitte gli prese l’arco dalle mani e si allontanò di altri cinquanta passi con l’uomo che la seguiva. Scosse il capo guardando l’arco, ma lo sostenne con un piede e sistemò la corda con un unico fluido movimento prima che Luca si unisse a lei con Elayne e Nynaeve. Estrasse una freccia dalla faretra che aveva l’uomo, la esaminò per un po’, quindi la gettò di lato come se fosse spazzatura. Luca la guardò corrucciato e aprì la bocca, ma la donna stava già scartando una seconda arma. Le altre tre finirono in terra sopra le foglie finché ne conficcò una di punta nel suolo. Su ventuno ne tenne solo quattro.

«Può farlo» sussurrò Elayne, cercando di mostrarsi sicura. Nynaeve annuì debolmente. Se avessero dovuto pagare cento corone d’oro, presto sarebbero state costrette a vendere i gioielli che Amathera aveva regalato loro. Le lettere di credito erano assolutamente inutili, come aveva spiegato a Nynaeve. Se le avessero usate si sarebbero fatte notare e permesso a Elaida di scoprire dove erano state se non dove si trovavano. Se avessi parlato per tempo, avrei potuto fermare tutto questo. Come mia Custode deve eseguire quello che dico. Giusto? pensò. Da quanto aveva visto sino a ora, l’obbedienza non faceva parte del legame. Quelle Aes Sedai che aveva spiato facevano anche prestare dei giuramenti agli uomini? Adesso che ci pensava, credeva che una di loro lo avesse fatto.

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