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I fuochi del cielo

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I fuochi del cielo
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Mentre ancora riprendeva il fiato dopo la gomitata e Nynaeve si stava sistemando nuovamente lo scialle sulle spalle, Juilin avanzò fra la folla barcollando, con il cappello rosso a cono inclinato, la giubba mezza sfilata e una tazza di legno traboccante in una mano. Con i passi fin troppo prudenti tipici di un uomo che ha in corpo più vino che cervello, si avvicinò alla scala di corda che conduceva alla piattaforma più alta e la fissò.

«Avanti!» gridò qualcuno. «Rompiti quello stupido collo!»

«Aspetta, amico» gridò Luca, incamminandosi verso di lui con sorrisi e svolazzi della cappa. «Non è il posto per un uomo con la pancia piena di...»

Appoggiando la tazza in terra Juilin corse agilmente sulla scala di corda e rimase in piedi ondeggiante sulla piattaforma. Nynaeve trattenne il fiato. L’uomo si trovava a suo agio con le altezze, ed era chiaro, dopo aver trascorso una vita a inseguire i ladri sopra i tetti di Tear, eppure...

Juilin si voltò come se fosse perso, sembrava troppo ubriaco per vedere, o anche solo ricordare, la scala di corda. Aveva gli occhi fissi sulla corda. Provò a mettere un piede sulla sottile fune, quindi lo ritrasse. Spingendo indietro il cappello per grattarsi la testa, studiò la corda tesa e di colpo si illuminò visibilmente. Pian piano scese a quattro zampe e strisciò ondeggiando sulla fune. Luca gli gridò di scendere e la folla scoppiò a ridere.

A metà strada Juilin si fermò barcollando in maniera goffa e guardando verso il basso, gli occhi fissi sulla tazza che aveva lasciato in terra. Sembrava riflettere su come tornare a prenderla. Lentamente, con eccessiva cautela si levò in piedi a esaminare la via dalla quale era giunto oscillando da un lato all’altro. Dalla folla salì un boato quando Juilin mise un piede in fallo e cadde, tenendosi in qualche modo con una mano e un ginocchio piegato attorno alla corda. Luca prese al volo il cappello di Tarabon, gridando a tutti che l’uomo era folle e qualsiasi cosa fosse accaduta non era sua responsabilità. Nynaeve si premé forte entrambe le mani sullo stomaco, immaginava di trovarsi lassù e questo bastava per farla sentire male. L’uomo era uno sciocco. Un autentico toro idiota!

Con uno sforzo ovvio Juilin riuscì ad afferrare la corda con l’altra mano e si trascinò un palmo alla volta fino all’altra piattaforma. Sempre ondeggiando si pulì la giubba e cercò di sistemarsela, riuscendo solo a cambiare la spalla dove pendeva, e poi si diede a osservare la tazza ai piedi dell’altro palo. Indicandola allegramente si incamminò di nuovo sulla corda.

Stavolta almeno la metà degli spettatori gli gridò di tornare indietro, che alle sue spalle c’era una scala. Gli altri ridevano fragorosamente, senza dubbio in attesa che si rompesse il collo. Juilin camminò senza problemi, scese dalla scala di corda con le mani e i piedi all’esterno e afferrò la tazza per bere. Solo quando Luca gli piazzò il cappello in testa e si inchinarono entrambi — a Luca svolazzava la cappa in un modo che Juilin non riusciva a eguagliare — il pubblico si accorse che era tutto parte dello spettacolo. Dopo un momento di silenzio esplose un applauso clamoroso accompagnato da risa. Nynaeve era convinta che si sarebbero incattiviti dopo essere stati imbrogliati. Il tizio con il codino sembrava malvagio anche mentre rideva.

Lasciato Juilin in piedi vicino alla scala di corda Luca si rimise fra Nynaeve e l’uomo con il codino. «Era certo che sarebbe andata bene.» Sembrava incredibilmente soddisfatto e rivolgeva piccoli inchini alla folla come se fosse stato lui quello sulla corda.

Nynaeve gli rivolse uno sguardo di disappunto, ma non ebbe tempo per parlare, perché Elayne scese velocemente fra la folla e rimase in piedi vicino a Juilin con le braccia alzate e un ginocchio piegato.

Nynaeve tese la bocca e si strinse irritata lo scialle attorno alle spalle. Qualsiasi cosa pensasse del vestito rosso che si era ritrovava a indossare senza nemmeno sapere come, non era sicura che quello di Elayne non fosse peggiore. L’erede al trono di Andor esibiva un costume bianco candido, con dei lustrini sparsi che brillavano sulla corta giubba e le brache aderenti. Non credeva che Elayne avrebbe mostrato quegli abiti in pubblico, ma era troppo preoccupata per il proprio abbigliamento per esprimere la sua opinione. La giubba con le brache le richiamarono alla mente Min. Non aveva mai approvato che indossasse abiti maschili, ma il colore e i lustrini rendevano quell’abito anche più... scandaloso.

Juilin tenne la scala di corda per far salire Elayne, anche se non ce n’era bisogno. Si arrampicò con la massima destrezza. Juilin scomparve fra la folla non appena Elayne raggiunse la cima, dove si mise di nuovo in posa, inchinandosi agli applausi poderosi come se si trattasse di una folla di sudditi adulanti. Non appena fu sulla corda — sembrava più sottile di quando vi era stato Juilin — Nynaeve smise di respirare, di pensare ai vestiti di Elayne, ai suoi, a tutto. Elayne incominciò a camminare a braccia aperte e non incanalò una piattaforma di aria. Lentamente avanzò, un piede davanti all’altro, senza mai ondeggiare, sostenuta solo dalla corda. Incanalare sarebbe stato troppo pericoloso se Moghedien aveva un indizio di dove fossero, la Reietta o le Sorelle Nere potevano trovarsi a Samara e sarebbero state in grado di percepire il flusso. E se anche in quel momento non erano a Samara, presto avrebbero potuto arrivare. Sull’altra piattaforma, Elayne si fermò per ricevere un applauso più poderoso di quello riservato a Juilin — Nynaeve non riusciva a capirlo — e riprese il percorso. Quasi verso la fine fece una piccola giravolta, camminò parzialmente all’indietro, quindi fece un’altra giravolta. Oscillando e riprendendosi per tempo. Nynaeve aveva la sensazione che una mano l’avesse afferrata per la gola. Con passo lento e deciso Elayne raggiunse la piattaforma, mettendosi ancora una volta in posa per ricevere gli applausi e le acclamazioni.

Nynaeve si sentì sollevata e ricominciò a respirare, forte, ma sapeva che non era finita.

Con le mani sopra la testa, Elayne fece di colpo una capriola sulla fune, le trecce nere ondeggiarono mentre le gambe coperte di bianco brillavano al sole. Nynaeve sussultò e afferrò Luca per un braccio mentre la ragazza arrivava all’altra piattaforma, compiendo una nuova capriola mentre atterrava e riprendendosi poco prima di cadere di sotto.

«Cosa succede?» mormorò Luca fra le esclamazioni della folla. «L’hai vista ripeterlo ogni sera fin da Sienda. Come anche in altri posti, direi.»

«Certo» rispose la donna debolmente. Con gli occhi fissi su Elayne notò a malapena che l’uomo le aveva passato il braccio attorno alle spalle, sicuramente non abbastanza da reagire. Aveva cercato di convincere la ragazza a fingere una distorsione alla caviglia, ma Elayne aveva insistito che dopo tutte quelle esercitazioni con il Potere adesso non ne aveva bisogno. Forse Juilin non ne aveva bisogno, ma Elayne non se ne era mai andata in giro sui tetti nella notte.

La capriola di ritorno fu perfetta come anche l’atterraggio, ma Nynaeve non distolse gli occhi né allentò la presa sulla manica di Luca. Dopo quella che sembrava essere l’inevitabile pausa per ricevere gli applausi, Elayne ritornò alla corda per altre giravolte, con una gamba sollevata e lasciata ricadere nel vuoto, tanto velocemente da vedersi a malapena, e per una lenta camminata sulle mani che ne fece sembrare i capelli delle lame di pugnale, con i piedi che puntavano verso il cielo. A un salto all’indietro la folla la folla ebbe un sussulto mentre lei ondeggiava, ma solo per recuperare l’equilibrio. Glielo aveva insegnato Thom Merrilin, come anche a camminare sulle mani.

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