I fuochi del cielo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #5
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «I fuochi del cielo». Краткое содержание книги:
Obbedienti, iniziarono a gettare terra sulle fiamme con i piedi, ma quando Elayne ebbe raggiunto gli scalini di legno del carro, sentì Thom dire, «A volte parla come la madre.»
«Allora sono contento di non averla mai incontrata» fu la risposta seccata di Juilin. «Lanciamo una moneta per il primo turno di guardia?» mormorò Thom assente.
Elayne stava quasi per tornare indietro, invece sorrise. Uomini! Era un pensiero tenero. Il buon umore durò fino a quando non fu entrata.
Nynaeve stava seduta sul bordo del letto tenendosi dritta con tutte e due le mani, gli occhi sul punto di chiudersi mentre guardava Birgitte. I piedi erano ancora sporchi.
Elayne mise la freccia di Birgitte su una delle credenze dietro dei sacchetti di piselli secchi. Fortunatamente l’altra non le aveva nemmeno rivolto un’occhiata. La vista della freccia d’argento non era ciò di cui Nynaeve aveva bisogno al momento. Ma di cosa, allora?
«Nynaeve, è più che passato per te il momento di lavarti i piedi e andare a dormire.»
Nynaeve ondeggiò nella sua direzione, battendo le palpebre assonnata. «Piedi? Cosa? Devo guardarla.»
Doveva procedere un passo per volta. «I tuoi piedi, Nynaeve. Sono sporchi. Lavali.»
Aggrottando le sopracciglia Nynaeve si guardò i piedi, quindi annuì. Versò dell’acqua dalla grossa brocca nel lavabo, si lavò, ed era pronta ad asciugarsi, ma anche allora si rimise a sedere. «Devo guardare. Nel caso... nel caso... che gridi. Alla ricerca di Gaidal.»
Elayne appoggiò la schiena sul materasso. «Hai bisogno di dormire, Nynaeve. Non riesci a tenere gli occhi aperti.»
«Posso» mormorò Nynaeve imbronciata, cercando di restare seduta resistendo contro la pressione sulle spalle. «Devo guardarla, Elayne. Devo.»
In confronto a Nynaeve, i due uomini fuori dal carro apparivano sensibili e docili. Anche se Elayne lo avesse avuto in mente, non avrebbe avuto modo di farla ubriacare e trovarle un bel giovanotto, ma immaginava che di quello doveva trattarsi. Rimaneva solo un calcio ben assestato. La simpatia e il buonsenso certamente non avevano fatto alcuna impressione. «Ne ho avuto abbastanza di questo broncio e di questa autocommiserazione, Nynaeve» l’apostrofò con fermezza. «Adesso te ne vai a dormire, e domattina non dirai una sola parola riguardo a quale miserabile sventurata sei. Se non riesci a comportarti come la donna dalle idee chiare quale sei, chiederò a Cerandin di rifarti l’occhio nero che ti ho tolto. Non mi hai nemmeno ringraziata per quello. Adesso vai a dormire!»
Nynaeve sgranò gli occhi indignata — almeno non sembrava sull’orlo delle lacrime — ma Elayne glieli serrò con le dita. Si chiusero facilmente, e malgrado il mormorio di protesta, il respiro lento e profondo tipico di chi dorme giunse subito.
Elayne diede dei colpetti sulla spalla di Nynaeve prima di tirarsi su. Sperava che sarebbe stato un sonno pacifico, che avrebbe sognato di Lan, ma l’importante era che dormisse. Reprimendo uno sbadiglio si sporse in avanti per controllare Birgitte. Non era in grado di vedere se il respiro o il colorito della donna fossero migliorati. Non poteva fare altro che aspettare e sperare.
La luce delle lampade non sembrava disturbare le due donne, per cui le lasciò accese e si sedette in terra fra i letti. L’avrebbero aiutata a rimanere sveglia. Non sapeva perché doveva rimanerlo. Aveva fatto quello che poteva, proprio come Nynaeve. Senza pensare si appoggiò indietro contro la parete e il mento le scivolò sul petto.
Il sogno era piacevole, anche se strano. Rand inginocchiato davanti a lei che gli appoggiava la mano sulla testa per legarlo come Custode. Uno dei suoi Custodi, quindi aveva scelto il Verde, con Birgitte. C’erano altre donne, volti che cambiavano a ogni sguardo. Nynaeve, Min, Moiraine, Aviendha, Berelain, Amathera, Liandrin e altre che non conosceva. Chiunque fossero, doveva dividerlo con loro, perché nel sogno sapeva che era quello che aveva visto Min. Non era certa di ciò che provava a riguardo, alcune di quelle persone le avrebbe volentieri fatte a pezzi, ma se era il destino scritto nel Disegno, avrebbe dovuto accettarlo. Ma da lui avrebbe ottenuto qualcosa che le altre non avrebbero avuto, il legame fra Custode e Aes Sedai.
«Dov’è questo posto?» chiese Berelain, con i capelli neri corvini, così bella che Elayne avrebbe voluto mostrare i denti. La donna indossava l’abito rosso dalla scollatura profonda che Luca voleva far indossare a Nynaeve. Indossava sempre vestiti provocanti. «Svegliati, questo non è il tel’aran’rhiod.»
Elayne si svegliò di colpo per vedere Birgitte che si sporgeva dal letto, afferrandola debolmente per un braccio. Il viso era eccessivamente pallido e bagnato di sudore come se avesse avuto la febbre, ma gli occhi azzurri erano acuti e intensi, fissi sul viso di Elayne.
«Questo non è il tel’aran’rhiod.» Non era una domanda, ma Elayne annuì e Birgitte ricadde indietro con un sospiro. «Ricordo ogni cosa» sussurrò. «Mi trovo qui come sono e ricordo. Tutto è cambiato. Gaidal è qua fuori, da qualche parte, un neonato, forse un ragazzino. Ma anche se scoprissi dov’è, cosa penserà di una donna abbastanza vecchia da poter essere sua madre?» Si strofinò furiosamente gli occhi mormorando, «Non sto piangendo. Io non piango mai. Me lo ricordo bene, la Luce mi aiuti. Non piango mai.»
Elayne si inginocchiò di fianco al letto della donna. «Lo troverai, Birgitte.» Tenne la voce bassa. Nynaeve sembrava ancora profondamente addormentata, dal suo corpo proveniva un leggero russare regolare e aveva necessità di riposare, non di affrontare di nuovo tutto quello. «In qualche modo ci riuscirai. E ti amerà. So che lo farà.»
«Credi che sia questa la cosa importante? Potrei sopportare se non mi amasse.» Gli occhi lucidi svelarono che stava mentendo. «Avrà bisogno di me, Elayne e io non ci sarò. Ha sempre avuto più coraggio che saggezza, devo sempre essere presente per infondere prudenza. Peggio, se ne andrà in giro cercandomi senza sapere cosa sta cercando, senza sapere perché si sente incompleto. Stiamo sempre insieme, Elayne. Due metà di un intero.» Le lacrime aumentarono scendendole sul viso. «Moghedien ha detto che mi avrebbe fatta piangere per sempre e lei...» Di colpo i suoi lineamenti si deformarono, i singhiozzi gutturali sgorgarono incontrollati.
Elayne strinse la donna più alta fra le braccia, mormorando parole di conforto che sapeva sarebbero state inutili. Come si sarebbe sentita se le avessero tolto Rand? Quel pensiero fu abbastanza penoso perché si unisse al pianto di Birgitte. Non era certa di quanto tempo era servito a Birgitte per sfogarsi, ma alla fine la donna spinse via Elayne e si mise a sedere, asciugandosi le guance con le dita. «No l’ho mai fatto tranne quando ero una ragazzina, mai!» Voltandosi guardò torva Nynaeve, ancora addormentata. «Moghedien le ha arrecato molto danno? Non ho mai visto nessuno legato a quel modo da quando Tourag prese Mareesh.» Elayne doveva avere lo sguardo confuso, perché la donna aggiunse, «In un’altra Epoca. Soffre?» «Non molto. Lo spirito maggiormente. Perché le hai consentito di fuggire, ma solo dopo...» Elayne non riusciva a dirlo. Troppe ferite erano fresche. «Incolpa se stessa. Pensa che... tutto... sia colpa sua, per averti domandato di aiutarla.»
«Se non me lo avesse chiesto, Moghedien adesso le starebbe insegnando a implorare. È poco prudente, come Gaidal.» Il tono di voce duro di Birgitte sembrava strano con quelle guance bagnate. «Non mi ha trascinata in tutto questo per i capelli. Se reclama la responsabilità per le conseguenze, allora lo sta facendo anche per le mie azioni.» Sembrava addirittura arrabbiata. «Sono una donna libera e ho compiuto le mie scelte. Lei non ha deciso per me.»
«Devo riconoscere che stai prendendo tutto questo meglio di come... avrei fatto io.» Non poteva dire ‘meglio di Nynaeve’. Era vero, ma lo era anche l’altra affermazione.