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L'ascesa dell'Ombra

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L'ascesa dell'Ombra
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«Allora perché non hanno attaccato Emond’s Field?» chiese Perrin. «Se due o trecento venissero nella notte, probabilmente potrebbero bruciare l’intero villaggio e andare via prima che i Manti Bianchi su a Watch Hill ne sentano parlare. Ancora più facile per loro sarebbe colpire Deven Ride. Hai detto che i Manti Bianchi non vanno così lontani.»

«Fortuna» mormorò Abell, ma sembrava preoccupato. «Ecco cos’è. Siamo stati fortunati. Cos’altro porrebbe essere? A cosa stai pensando, ragazzo?»

«Quello che sta pensando» intervenne Faile avvicinandosi al gruppo «è che dev’esserci un motivo.» Rondine era più alta dei cavalli dei Fiumi Gemelli e Faile poteva guardare Tam e Abell negli occhi, con sguardo molto fermo. «Ho visto i risultati delle incursioni dei Trolloc in Saldea. Depredano tutto ciò che non bruciano, uccidono o portano con loro persone e animali delle fattorie, chiunque e qualsiasi cosa non sia protetta. Nelle cattive annate sono scomparsi interi villaggi. Cacciano chiunque sia debole, il più facile da uccidere. Mio padre...» Si interruppe di colpo, respirò e proseguì. «Se i Trolloc non hanno attaccato il vostro villaggio, hanno un motivo preciso.»

«Ci avevo pensato» rispose Tam tranquillo «ma non riesco a capire perché. Finché non lo scopriamo, ‘fortuna’ è una risposta buona come le altre.»

«Forse» aggiunse Verin unendosi a loro «è un’esca.» Tomas ancora stava indietro, gli occhi scuri ispezionavano la campagna che stavano attraversando implacabili, come gli Aiel. Il Custode guardava anche il cielo; c’era sempre la possibilità dei corvi. Fermandosi appena, lo sguardo di Verin passò da Perrin ai due uomini anziani. «Notizie di problemi continui, notizie di Trolloc, attireranno occhi sui Fiumi Gemelli. Andor invierà certamente dei soldati, forse anche altre terre, per dei Trolloc che si trovano così a sud. Questo naturalmente se i Figli permettono alle voci di divulgarsi. Suppongo che le guardie della regina Morgase sarebbero poco contente di trovare Manti Bianchi in egual misura dei Trolloc.»

«Guerra» mormorò Abell. «Quello che abbiamo adesso è brutto, ma tu stai parlando di guerra.»

«Potrebbe essere» rispose compiacente Verin. «Potrebbe essere.» Aggrottando le sopracciglia preoccupata, estrasse dalla sacca una penna con il pennino di metallo e un piccolo libro rilegato in tessuto, e aprì una piccola custodia di cuoio che aveva appesa alla cintura per estrarre una boccetta di inchiostro e una di sabbia. Pulendo la penna con fare assente sulla manica, iniziò a prendere appunti malgrado la difficoltà di scrivere cavalcando. Sembrava del tutto ignara di qualsiasi disagio avesse potuto provocare. Forse lo era sul serio.

Mastro Cauthon continuava mormorare fra sé «guerra» con tono pensieroso, e Faile, lo sguardo triste, mise una mano sul braccio di Perrin per confortarlo.

Mastro al’Thor borbottava; era stato in guerra, così Perrin aveva sentito raccontare, anche se non sapeva dove e come. Da qualche parte fuori dei Fiumi Gemelli, dove si era recato quando era giovane, ritornando anni dopo con moglie e figlio, Rand. Pochi abitanti dei Fiumi Gemelli andavano via. Perrin dubitava che la maggior parte sapesse cosa fosse la guerra, se non da quanto avevano sentito dagli ambulanti, i mercanti, le loro guardie o i conducenti dei carri. Lui però lo sapeva. Aveva visto la guerra, a Capo Toman. Abell aveva ragione. Quello che avevano adesso era già abbastanza brutto, ma non si avvicinava nemmeno alla guerra.

Perrin si diede pace. Forse Verin aveva ragione. O forse voleva che smettessero di fare congetture. Se i Trolloc che attaccavano ripetutamente i Fiumi Gemelli erano l’esca per una trappola, doveva essere per Rand, e l’Aes Sedai lo sapeva. Ecco uno dei problemi con le Aes Sedai: potevano proporti una serie di ‘se’ e ‘ma’ fino a quando eri sicuro che ti avevano detto chiaramente ciò che avevano solamente suggerito. Be’, se i Trolloc — o piuttosto chiunque li aveva inviati, forse uno dei Reietti? — credevano di intrappolare Rand, invece avrebbero dovuto accontentarsi di Perrin — un semplice fabbro al posto del Drago Rinato — e non aveva alcuna intenzione di infilarsi in qualche trappola.

Cavalcarono in silenzio per il resto della mattinata. In questa regione le fattorie erano rade, a volte a un chilometro e mezzo di distanza o anche più. Erano tutte abbandonate, i campi soffocati dalle erbacce, le porte dei granai che sbattevano al vento. Solo una era stata incendiata, e di quella era visibile solo il camino, dei pennacchi di fuliggine si alzavano dalle ceneri. Le persone che erano morte qui — Ayellin, cugini di quelli che vivevano a Emond’s Field — erano state sepolte vicino ai peri dietro la casa. Le poche che erano state trovate. Aveva dovuto fare pressione su Abell perché ne parlasse e Tam non voleva. Sembravano credere che la cosa lo avrebbe turbato. Perrin sapeva cosa mangiavano i Trolloc. Qualsiasi cosa purché fosse carne. Accarezzò con fare assente l’ascia fino a quando Faile non gli prese la mano. Per qualche motivo era lei a sembrare disturbata. Perrin credeva che Faile ne Sapesse di più sui Trolloc.

Gli Aiel riuscivano a restare fuori della visuale anche fra le macchie, se non quando volevano essere visti. Quando Tam incominciò a dirigersi verso est, Gaul e le due Fanciulle modificarono la traiettoria.

Come aveva previsto mastro Cauthon, la fattoria degli al’Seen divenne visibile quando il sole era ancora alto. Non c’era un’altra fattoria in vista, anche se alcuni pennacchi grigi di fumo di camini ben distanziati salivano a nord e a est. Perché rimanevano in queste fattorie così isolate? Se fossero arrivati i Trolloc la loro sola speranza sarebbe stata che i Manti Bianchi si trovassero a passare per caso da queste parti allo stesso momento.

Mentre la fattoria era ancora piccola in lontananza, Tam fermò il cavallo e fece cenno agli Aiel di unirsi a loro, suggerendo che si trovassero un posto dove aspettare finché non avrebbero lasciato la fattoria. «Non parleranno di Abell o me» spiegò «ma voi tre fareste agitare le lingue anche con la migliore buona volontà del mondo.»

Per dirla gentilmente, con il loro abbigliamento, le lance, le due donne. Ognuno aveva preso un coniglio e lo teneva appeso vicino alle faretre, anche se Perrin non capiva come avevano trovato il tempo di cacciare mentre si mantenevano davanti ai cavalli. Per dirla tutta sembravano meno stanchi di loro.

«Va bene,» rispose Gaul «troverò un posto dove mangiare e tenervi d’occhio per sapere quando lascerete la fattoria». Si voltò e balzò immediatamente via. Bain e Chiad si scambiarono un’occhiata. Dopo un momento Chiad si strinse nelle spalle e lo seguirono.

«Ma non stanno insieme?» chiese il padre di Mat, grattandosi la testa.

«È una lunga storia» rispose Perrin. Era meglio che spiegare che Chiad e Gaul avrebbero potuto decidere di uccidersi per antagonismo. Sperava che il giuramento d’acqua tenesse. Doveva ricordarsi di chiedere a Gaul cosa significasse.

La fattoria degli al’Seen era una delle più grandi dei Fiumi Gemelli, con tre alti granai e cinque capannoni per il tabacco.

L’ovile dalle pareti di pietra, pieno di pecore dal muso nero, era grande quasi quanto alcuni pascoli, e dei cortili recintati custodivano mucche da latte bianche e nere separate dai manzi neri. I maiali grugnivano soddisfatti nel loro pantano, le galline erano ovunque, e c’erano delle oche bianche in uno stagno abbastanza grande.

La prima cosa strana che Perrin aveva notato erano i ragazzi sui tetti di paglia delle case e dei granai, otto o nove, con archi e frecce. Non appena i cavalieri furono in vista i giovani gridarono, e le donne fecero entrare velocemente i bambini prima di ripararsi gli occhi per vedere chi stesse arrivando. Gli uomini si riunirono nel cortile, alcuni con gli archi, altri con i forconi e i falcetti impugnati come armi. Troppa gente. Troppi, anche per una fattoria così grande. Lanciò un’occhiata interrogativa a mastro al’Thor.

«Jac ha preso con sé i parenti del cugino Wit» spiegò Tam «perché la fattoria dei Wit era troppo vicina al Bosco Occidentale. E quelli della fattoria di Flann Lewin dopo l’attacco. I Manti Bianchi hanno cacciato i Trolloc quando avevano bruciato solo il granaio, ma Flann decise che era giunto il momento di andare via. Jac è un buon uomo.»

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