L'ascesa dell'Ombra
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #4
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «L'ascesa dell'Ombra». Краткое содержание книги:
«Avevo un’opinione migliore della gente dei Fiumi Gemelli» borbottò Perrin.
Abell gli rivolse un sorriso debole. «La maggior parte della gente si sente presa nella morsa di una macina, Perrin. Spera solo di non essere ridotta in farina fra i Manti Bianchi e i Trolloc.»
«Dovrebbero smettere di sperare e fare qualcosa.» Per un momento Perrin si sentì imbarazzato. Non aveva vissuto qui; non aveva idea di quale fosse la situazione. Eppure aveva ragione. Finché la gente si nascondeva dietro ai Figli della Luce doveva assecondare la volontà di questi ultimi, che fosse prendere i libri o arrestare donne e ragazze. «Domani andrò a dare un’occhiata a questo campo dei Manti Bianchi. Ci dev’essere il modo di liberarli. E una volta fatto, potremo rivolgere le nostre attenzioni ai Trolloc. Un Custode una volta mi ha raccontato che i Trolloc chiamano il deserto Aiel ‘la Terra della Morte’. Voglio che diano questo nome ai Fiumi Gemelli.»
«Perrin...» iniziò a rispondere Tam, quindi si interruppe, apparentemente preoccupato.
Perrin sapeva che i propri occhi catturavano la luce, qui nell’ombra sotto alla quercia. Si sentiva quasi avesse il viso scolpito nella roccia.
Tam sospirò. «Prima ci occuperemo di Natti e gli altri. Quindi decideremo cosa fare riguardo ai Trolloc.»
«Non lasciare che la rabbia contro di loro ti corroda, ragazzo» mormorò Abell. «L’odio può crescere fino a quando brucia tutto ciò che hai attorno.»
«Niente mi sta corrodendo» rispose Perrin incolore. «Ho solo intenzione di fare ciò che va fatto.» Fece scorrere un dito sulla lama dell’ascia. Ciò di cui c’era bisogno.
Dain Bornhald stava eretto sulla sella mentre il centinaio di uomini che aveva raccolto per la ricognizione si avvicinava a Watch Hill. Adesso meno di cento. Su undici selle erano riversi dei corpi avvolti nei mantelli, e altri ventitré uomini erano feriti. I Trolloc avevano teso un’imboscata perfetta; avrebbero avuto successo contro dei soldati meno addestrati, meno forti dei Figli. A preoccuparlo era che si trattava della terza pattuglia attaccata in forze. Non incontri casuali nel corso delle incursioni dei Trolloc, ma piani di attacco ben congegnati. E solo pattuglie comandate da lui personalmente. I Trolloc cercavano di evitare gli altri. Questo fatto presentava domande preoccupanti e le risposte che trovava non recavano soluzione alcuna.
Il sole stava calando. Alcune luci apparivano già nel villaggio che sormontava la collina, con le case dai tetti di paglia. Il solo tetto di tegole si trovava sulla sommità, sul Cinghiale Bianco, la locanda. In un’altra serata avrebbe potuto recarsi lassù per un boccale di vino, malgrado il silenzio nervoso che calava alla vista di un mantello bianco con il sole raggiato e dorato. Beveva raramente, ma a volte gli piaceva stare con altre persone che non fossero i Figli; dopo un po’ si dimenticavano della sua presenza e iniziavano nuovamente a parlare e ridere fra di loro. Un’altra sera. Stanotte voleva restare da solo a pensare.
C’era attività attorno al centinaio circa di carri colorati riuniti a meno di mezzo chilometro ai piedi della collina, uomini e donne in tinte anche più brillanti di quelle dei carri che esaminavano cavalli e finimenti, caricando cose rimaste sparse nel campo per settimane. Sembrava che i Girovaghi volessero mantenere fede al loro nome, probabilmente alle prime luci dell’alba.
«Farran!» Il centurione dal corpo massiccio accostò il cavallo e Bornhald fece un cenno con il capo verso i carri dei Tuatha’an. «Informa il Cercatore che se desidera muoversi deve dirigersi verso sud.» Le sue mappe non indicavano altro guado del Taren se non a Taren Ferry, ma aveva scoperto quanto fossero vecchie non appena aveva oltrepassato il fiume. Nessuno avrebbe lasciato i Fiumi Gemelli per mettere forse a repentaglio il suo comando e farlo cadere in una trappola, se poteva evitarlo. «Oh, Farran? Non c’è bisogno di usare calci o pugni, d’accordo? Basteranno le parole. Questo Raen ha le orecchie.»
«Ai tuoi ordini, lord Bornhald.» Il centurione sembrava solo leggermente deluso. Portandosi la mano guantata al cuore, si avviò verso l’accampamento dei Tuatha’an. Non gli piaceva, ma avrebbe obbedito. Anche se disprezzava i Girovaghi, era un buon soldato.
La vista del proprio campo infuse a Bornhald un momento di orgoglio, la lunga fila ordinata di tende bianche a punta, le linee di picchetti per i cavalli in ordine preciso. Anche in questo angolo del mondo abbandonato dalla Luce i Figli si imponevano, senza mai avere cadute di disciplina. Un posto abbandonato dalla Luce. I Trolloc ne erano la prova. Se incendiavano le fattorie, significava che solo alcuni degli abitanti del posto erano puri. Alcuni. Gli altri si inchinavano, dicevano «Sissignore» e «Come desideri, mio signore», ma poi ostinatamente procedevano a modo loro appena voltava le spalle. Inoltre, nascondevano un’Aes Sedai. Il secondo giorno a sud del Taren avevano ucciso un Custode; il mantello cangiante dell’uomo era una prova sufficiente. Bornhald odiava le Aes Sedai, che toccavano l’Unico Potere come se la Frattura del Mondo accaduta in passato non fosse abbastanza. L’avrebbero provocata nuovamente se non venivano bloccate. Il buonumore momentaneo si dissolse come neve al sole.
Gli occhi indagarono le tende dove venivano costantemente tenuti i prigionieri, tranne per un breve momento in cui uscivano per un po’ di esercizio quotidiano, uno alla volta. Nessuno avrebbe provato a fuggire se significava lasciarsi gli altri alle spalle. Non che sarebbero riusciti ad andare più lontani di una dozzina di passi — c’era una guardia a ogni lato della tenda e a una dozzina di passi in ogni direzione ce n’erano altre venti — ma voleva il minor numero di problemi possibile. I problemi creavano altri problemi. Se i prigionieri fossero stati trattati duramente, avrebbe potuto far risentire il villaggio al punto tale che prima o poi sarebbe dovuto intervenire. Byar era uno sciocco. Lui — e altri, in particolar modo Farran — volevano interrogare i prigionieri. Bornhald non era un Inquisitore e non gli piaceva usare quei metodi. Non intendeva nemmeno lasciare che Farran si avvicinasse a quelle ragazze, anche se erano Amiche delle Tenebre come sosteneva Ordeith.
Amiche delle Tenebre o no, si rendeva sempre più conto che ne voleva uno in particolare. Più dei Trolloc, più delle Aes Sedai, voleva Perrin Aybara. Non riusciva a credere alla storia di Byar che l’uomo correva con i lupi, ma Byar era stato molto chiaro sul fatto che Aybara aveva guidato il padre di Bornhald in una trappola, portandolo alla morte a Capo Toman per mano degli Amici delle Tenebre Seanchan e le loro alleate Aes Sedai. Forse se nessuno dei Luhan avesse parlato presto, poteva lasciare che Byar procedesse a modo suo con il fabbro. L’uomo avrebbe ceduto, o sua moglie, guardando. Uno di loro gli avrebbe al fine rivelato come trovare Perrin Aybara.
Quando smontò davanti alla sua tenda, Byar era lì ad aspettarlo, rigido e desolato come uno spaventapasseri. Bornhald lanciò un’occhiata disgustata verso un gruppo più piccolo di tende separato dal resto. Il vento proveniva da quella direzione, e poteva sentire l’odore dell’altro campo. Non mantenevano le linee di picchetti pulite, o loro stessi. «Sembra che Ordeith sia tornato, vero?»
«Sì, mio signore Bornhald.» Byar si fermò e Bornhald lo guardò con fare interrogativo. «Hanno riferito di una schermaglia con i Trolloc a sud. Due morti. Sei feriti. Così sostengono.»
«Chi sono i morti?» chiese con calma Bornhald.
«Figlio Joelin e Figlio Gomanes, mio signore Bornhald.» L’espressione dalle guance incavate di Byar non mutò mai.
Bornhald si tolse lentamente i guanti di maglia d’acciaio. I due che aveva mandato ad accompagnare Ordeith, per vedere cosa combinava con questa incursione a sud. Parlò a bassa voce, con cautela. «I miei complimenti a mastro Ordeith, Byar e... No! Non complimenti. Riferisci, con queste parole, che voglio vedere immediatamente le sue ossa secche. Diglielo Byar, e portamelo, anche se dovessi arrestarlo, lui e quella disgustosa marmaglia che è la disgrazia dei Figli. Vai.»