L'ascesa dell'Ombra
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #4
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «L'ascesa dell'Ombra». Краткое содержание книги:
Verin gli rivolse un sorriso come se fosse mezza addormentata. «Un piacere» mormorò. «Casata Chiendelna. Dove si trova? Sembra un suono delle Marche di Frontiera.»
«Niente di così imponente» rispose velocemente Luc, rivolgendole un piccolo inchino circospetto. «Si tratta del Murandy. Una casata minore, ma antica.» Sembrava facesse fatica a distogliere gli occhi dalla donna per il resto delle presentazioni.
Tomas lo guardò appena. Doveva immaginarlo come il Custode di comare Mathwin, eppure lo congedò velocemente. Davvero strano. Per quanto fosse bravo lord Luc con la spada, nessuno lo era abbastanza da congedare un Custode. Arroganza. Il tizio ne aveva per dieci. Lo dimostrò con Faile, per quel che riguardava Perrin.
Il sorriso che le rivolse era ben più che sicuro di sé; familiare, e anche decisamente caldo. Di fatto c’era troppa ammirazione e troppo calore in esso. Le prese una mano tra le sue e si inchinò, fissandola negli occhi come se stesse cercando di vederle attraverso il cranio. Per un istante Perrin pensò che Faile avrebbe ricambiato lo sguardo, invece arrossì cercando di mostrare freddezza e rispose con un leggero cenno del capo.
«Anche io sono una Cercatrice del Corno, mio signore» spiegò, sembrando leggermente a corto di fiato. «Pensi di trovarlo qui?»
Luc batté le palpebre mentre le rilasciava la mano. «Forse, mia signora. Chi può dire dove si trova il Corno?» Faile sembrò leggermente sorpresa — forse delusa — alla sua improvvisa perdita di interesse.
Perrin mantenne un’espressione neutra. Se voleva sorridere a Wil al’Seen e arrossire per un lord, poteva. Poteva rendersi idiota in ogni modo che preferiva, facendo la stupida con ogni uomo che si faceva avanti. Così Luc voleva sapere dove si trovava il Corno di Valere? Era nascosto nella Torre Bianca, ecco dov’era. Era tentato di dirlo all’uomo, solo per fargli digrignare i denti per la frustrazione.
Se Luc era rimasto sorpreso nello scoprire chi fossero gli altri tizi a casa di al’Seen, la sua reazione con Perrin fu insolita, per non dire altro. Sobbalzò alla vista del viso di Perrin e lo stupore gli balenò negli occhi. Scomparve in un momento, mascherato dietro una signorile arroganza, tranne per un forte tremore all’angolo di un occhio. Il fatto era che non aveva senso. Non erano stati gli occhi gialli a prenderlo alla sprovvista; ne era certo. Era piuttosto come se il tizio lo conoscesse e fosse sorpreso di vederlo qui, ma non aveva mai incontrato questo Luc in vita sua. Ancora di più, avrebbe scommesso che Luc aveva paura di lui. Non aveva alcun senso.
«Lord Luc è quello che ha suggerito che i ragazzi andassero sul tetto» spiegò Jac. «Nessun Trolloc si avvicinerà senza che quei ragazzi diano l’allarme.»
«Con quanto preavviso?» osservò Perrin sarcastico. Questo era un esempio dei consigli di lord Luc? «I Trolloc ci vedono come gatti al buio. Vi saranno addosso, abbattendo le porte, prima che i ragazzi riescano a lanciare un solo grido.»
«Facciamo quel che possiamo» esplose Flann. «Smettila di cercare di spaventarci. Ci sono dei bambini che ascoltano. Lord Lue almeno offre consigli utili. Era a casa mia il giorno prima che arrivassero i Trolloc, per controllare che tutto fosse disposto come si deve. Sangue e ceneri! Se non fosse stato per lui i Trolloc ci avrebbero uccisi tutti.»
Luc sembrava non sentire le lodi che gli venivano offerte. Guardava attentamente Perrin mentre giocava con i guanti, infilandoli dietro la fibbia d’oro a forma di testa di lupo del cinturone. Anche Faile lo guardava, con un leggero cipiglio. La ignorò.
«Credevo che ti avessero salvato i Manti Bianchi, mastro Lewin. Credevo che una pattuglia dei Manti Bianchi fosse arrivata all’ultimo momento, cacciando i Trolloc.»
«Be’, lo hanno fatto.» Flann si passò una mano fra i capelli grigi. «Ma lord Luc... se i Manti Bianchi non fossero arrivati, avremmo potuto... almeno non ci spaventa» mormorò.
«Per cui lui non vi spaventa» continuò Perrin. «I Trolloc però spaventano me. E i Manti Bianchi tengono i Trolloc lontano da voi. Quando possono.»
«Vuoi dare credito ai Manti Bianchi?» Luc fissava Perrin con uno sguardo freddo come se si fosse avventato su una debolezza. «Chi credi che sia responsabile per la zanna del Drago scarabocchiata sulle porte delle abitazioni? Oh, non hanno mai toccato il carboncino, ma ci sono loro dietro a tutto questo. Entrano dentro le case di questa brava gente, ponendo domande e pretendendo risposte come se si trovassero a casa loro. Io dico che queste persone sono padrone delle loro vite, non cani che i Manti Bianchi possono chiamare ai loro piedi. Lascia che perlustrino le campagne — molto bene — ma incontrateli sulle soglie e ricordategli di chi è la terra su cui stanno camminando. Ecco quello che dico. Se vuoi essere un cane dei Manti Bianchi, allora procedi, ma non invidiare la libertà di questa brava gente.»
Perrin sostenne lo sguardo fisso di Luc. «Non ho nessun affetto per i Manti Bianchi. Vogliono impiccarmi, o non ne hai sentito parlare?»
L’alto signore batté le palpebre anche se era convinto di non averlo fatto, o forse aveva dimenticato la sua brama di scattare. «Esattamente, cos’è che proponi?»
Perrin rivolse la schiena all’uomo e andò a mettersi in piedi davanti al camino. Non aveva intenzione di discutere con Luc. Che ascoltassero tutti. Certamente lo stavano guardando. Avrebbe detto quello che pensava e l’avrebbe fatta finita con questa storia. «Dovete dipendere dai Manti Bianchi, sperare che terranno a bada i Trolloc, sperare che giungeranno prima del prossimo attacco. Perché? Perché ogni uomo cerca di restare attaccato alla propria fattoria, se può, o il più vicino possibile a essa. Vi trovate in un centinaio di gruppetti, come uva matura per essere raccolta. Finché lo sarete, fino a quando dovrete pregare che i Manti Bianchi riescano a impedire ai Trolloc di pestarvi come l’uva, non avrete altra scelta che lasciare che vi pongano tutte le domande che vogliono, pretendere ogni risposta che vogliono. Dovrete farvi da parte e guardare gente innocente trascinata via. O qualcuno qui pensa che Haral e Alsbet Luhan siano Amici delle Tenebre? Natti Cauthon? Bodewhin ed Eldrin?» Lo sguardo di Abell per la stanza sfidava chiunque ad accennare un sì, ma non ce n’era bisogno. Anche l’attenzione di Adine Lewin era su Perrin. Luc lo guardava corrucciato mentre studiava le reazioni della gente affollata nella stanza.
«So che non avrebbero dovuto affatto arrestare Natti e Alsbet» rispose Wit «ma è fatta.» Si passò una mano sulla testa calva, e rivolse ad Abell uno sguardo preoccupato. «A meno di non fare in modo che liberino tutti. Non hanno arrestato altri da allora, che abbia sentito.»
«E credi che significhi che è finita?» rispose Perrin. «Credi davvero che si accontenteranno dei Cauthon e dei Luhan? Con due fattorie incendiate? Chi di voi sarà il prossimo? Forse perché direte la cosa sbagliata, o solo come esempio. Potrebbero essere i Manti Bianchi a incendiare questa fattoria invece dei Trolloc. O forse sarà la zanna del Drago scarabocchiata sulla vostra porta una di queste notti. Ci sono sempre persone che credono in questo tipo di cose.» Un certo numero di occhi scattò su Adine, che cambiò posizione e inarcò le spalle. «Anche se significasse solamente che dovete toccarvi il ricciolo sulla fronte per ogni Manto Bianco che si avvicina, volete vivere a quel modo? E i vostri figli? Siete alla mercé dei Trolloc, alla misericordia dei Manti Bianchi e alla clemenza di chiunque abbia un rancore. Finché uno solo di questi ha presa su di voi, tutti e tre la hanno. Vi nascondete in cantina, sperando che un cane rabbioso vi protegga dall’altro, sperando che i topi non striscino fuori nella notte per mordervi.»