L'ascesa dell'Ombra
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #4
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «L'ascesa dell'Ombra». Краткое содержание книги:
Mentre cavalcavano nel cortile e Tam e Abell venivano riconosciuti, uomini e donne si accalcarono sorridenti attorno a loro e porsero il benvenuto ai nuovi arrivati che smontarono da cavallo. Vedendo una tale scena, i bambini uscirono subito da casa, seguiti dalle donne che badavano loro, fresche di cucina, pulendosi le mani sui grembiuli. Era rappresentata ogni generazione in questo gruppo, da Astelle al’Seen dai capelli bianchi, incurvata, ma che usava il bastone da passeggio più spesso per cacciare la gente che per appoggiarvisi, fino a un bimbo in fasce fra le braccia di una più che robusta giovane donna con un sorriso radioso.
Perrin guardò insistentemente la robusta donna sorridente; quindi riportò indietro la testa di colpo. Quando aveva lasciato i Fiumi Gemelli, Laila Dearn era una ragazza magra che poteva sfiancare ballando almeno tre ragazzi. Solo il sorriso e gli occhi erano gli stessi. Perrin fu scosso dai brividi. C’erano stati dei momenti in cui aveva sognato di sposare Laila e lei in qualche modo ricambiava il sentimento. In verità vi era rimasta attaccata più a lungo di lui. Fortunatamente era troppo presa dal bambino e dal grosso tizio al suo fianco per prestargli troppa attenzione. Perrin riconobbe l’uomo con lei. Natley Lewin. Per cui adesso Laila era una Lewin. Strano. Natt non è mai stato capace di ballare. Ringraziando la Luce per esserle sfuggito, Perrin guardò Faile.
La vide che giocherellava con le redini di Rondine mentre la giumenta le appoggiava il muso su una spalla. Ma era troppo presa a sorridere piena di ammirazione a Wil al’Seen, un cugino da parte di Deven Ride, per notare la cavalla e Wil ricambiava il sorriso. Un ragazzo di bell’aspetto, Wil. Be’, aveva un anno più di Perrin, ma troppo di bell’aspetto per non sembrare puerile. Quando Wil veniva a Emond’s Field per i balli, tutte le ragazze lo guardavano e sospiravano. Proprio come stava facendo Faile adesso. Per la verità non stava sospirando, ma il sorriso era decisamente di approvazione.
Perrin si fece avanti e la cinse con un braccio, lasciando l’altra mano sull’ascia. «Come stai, Wil?» chiese sorridendo, per quel che serviva. Non per lasciare che Faile credesse che fosse geloso. Non che lo fosse.
«Tutto bene, Perrin.» Gli occhi di Wil abbandonarono i suoi per scendere sull’ascia, quindi impallidì gradualmente. «Proprio bene.» Evitando di guardare nuovamente Faile, si affrettò a unirsi alla folla attorno a Verin.
Faile guardò Perrin, umettandosi le labbra, quindi lo prese per la barba con una mano e gli scosse leggermente il capo. «Perrin, Perrin, Perrin» mormorò.
Non era certo di cosa volesse dire, ma pensò che fosse saggio non chiedere. Sembrava che anche lei non sapesse bene se era arrabbiata o... poteva essere divertita? Meglio non farla decidere.
Wil naturalmente non fu il solo a guardare di traverso gli occhi di Perrin. Sembrava che tutti, giovani o vecchi, maschi o femmine, sobbalzassero la prima volta che lo guardavano negli occhi. La vecchia comare al’Seen lo colpì con il bastone e sgranò i vecchi occhi scuri sorpresa quando Perrin grugnì. Forse pensava che non fosse vero. Nessuno però disse nulla.
I cavalli vennero velocemente portati in uno dei granai — Tomas portò il grigio di persona; l’animale non sembrava volesse che altri toccassero le redini — e tutti, tranne i bambini sui tetti, erano entrati in casa, quasi riempiendola. Gli adulti riempivano le due stanze frontali, i Lewin e gli al’Seen mischiati senza un particolare ordine o rango, i bambini fra le braccia delle madri o relegati a curiosare fra le gambe degli adulti che si ammucchiavano davanti alla porta per guardare.
Un tè scuro e delle sedie dallo schienale alto raccolte precipitosamente vennero porte agli ospiti, Verin e Faile ottennero anche dei cuscini ricamati. Cera molta eccitazione per Verin, Tomas e Faile. I mormorii riempivano la stanza come lo starnazzare delle oche e tutti fissavano questi tre come se indossassero corone, o potessero eseguire un trucco da un momento all’altro. Gli stranieri erano sempre una curiosità nei Fiumi Gemelli. La spada di Tomas in particolar modo attirava commenti, sussurri che Perrin sentiva facilmente. Le spade non erano cosa comune qui, o non lo erano state prima dell’arrivo dei Manti Bianchi. Alcuni pensavano che Tomas fosse un Manto Bianco, altri che fosse un signore. Un bambino piccolo menzionò i Custodi prima che gli altri lo prendessero in giro.
Non appena gli ospiti si sistemarono, Jac al’Seen si piazzò davanti all’ampio camino di pietra, un uomo tarchiato dalle spalle quadrate con meno capelli di mastro al’Vere e altrettanto grigi. Un orologio ticchettava sulla mensola del camino dietro la sua testa fra due larghe coppe d’argento, prova del successo come fattore.
Il brusio si calmò quando Jac sollevò una mano, anche se suo cugino Wit, quasi il gemello se non per la mancanza di capelli e Flann Lewin, uno spilungone ossuto dai capelli grigi, azzittirono la loro gente in ogni caso.
«Comare Mathwin, lady Faile,» incominciò Jac, inchinandosi goffamente verso ognuna di loro, «siete le benvenute, per tutto il tempo che vorrete. Devo però avvisarvi. Siete al corrente dei problemi nelle campagne. Per voi sarebbe meglio se vi dirigeste dritte a Emond’s Field o Watch Hill e vi rimaneste. Sono troppo grandi per trovarvi noie. Vi consiglierei di abbandonare i Fiumi Gemelli, ma so che i Figli della Luce non lasciano che nessuno oltrepassi il fiume Taren. Non so perché, ma è così.»
«Ma ci sono così tante belle favole nelle campagne» rispose Verin battendo le palpebre «me le perderei, se rimanessi in un villaggio.» Senza mai mentire, riuscì a dare l’impressione che era giunta nei Fiumi Gemelli alla ricerca di vecchie storie, come aveva fatto Moiraine molto tempo fa. L’anello con il Gran Serpente lo aveva riposto nel sacchetto appeso alla cintura, anche se Perrin dubitava che questa gente ne conoscesse il significato.
Elisa al’Seen si lisciò il grembiule bianco e sorrise seriamente a Verin. Anche se nei suoi capelli c’era meno grigio che in quelli del marito, sembrava più vecchia di Verin, il viso rugoso e materno. Molto probabilmente pensava di esserlo. «È un onore avere una vera studentessa sotto il nostro tetto, eppure Jac ha ragione» spiegò con fermezza. «Sei davvero la benvenuta a rimanere, ma quando andrai via dovrai recarti immediatamente in un villaggio. Viaggiare non è sicuro. Lo stesso vale per te, mia signora» aggiunse rivolta a Faile. «I Trolloc non sono qualcosa che due donne dovrebbero affrontare con solo una manciata di uomini a proteggerle.»
«Ci penserò» rispose Faile con calma. «Ti ringrazio per la considerazione.» Sorseggiò il tè, noncurante come Verin, che aveva ricominciato a scrivere in quel suo libricino, fermandosi solo per sollevare il capo verso Elisa, sorridere e mormorare: «Ci sono così tante storie nelle campagne.» Faile accettò un biscotto da una delle giovani ragazze al’Seen che le rivolse una riverenza e arrossì tremendamente, fissandola tutto il tempo con ammirazione.
Perrin sorrise fra sé. Con quell’abito di seta verde, tutti avevano scambiato Faile per una nobile, e doveva ammettere che la ragazza interpretava il ruolo alla perfezione. Quando voleva. Non sarebbe stata così ammirata se l’avessero vista in uno dei suoi accessi d’ira, quando quella lingua era capace di scorticare la pelle di un conducente di carri.
Comare al’Seen si rivolse al marito, scuotendo il capo; non avrebbe convinto Faile e Verin. Jac guardò Tomas. «Puoi convincerle?»
«Io vado dove lei mi ordina» rispose Tomas. Anche seduto lì con una tazza di tè fra le mani, il Custode sembrava ancora sul punto di estrarre la spada.
Mastro al’Seen sospirò e spostò altrove l’attenzione. «Perrin, quasi tutti noi ti abbiamo incontrato giù a Emond’s Field. Ti conosciamo, in qualche modo. Almeno, ti conoscevamo prima che scappassi lo scorso anno. Abbiamo sentito alcune cose preoccupanti, ma immagino che Tam e Abell non starebbero con te se fossero vere.»