L'ascesa dell'Ombra
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #4
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «L'ascesa dell'Ombra». Краткое содержание книги:
«Grazie» mormorò sarcasticamente Loial, scuotendo le orecchie. «Non credi sia meglio lasciare che le Aes Sedai facciano quello che vogliono?» Per lui era facile dirlo; le Aes Sedai non potevano incanalare negli stedding. Perrin si limitò a guardarlo, e dopo un momento l’Ogier sospirò. «Immagino di no. Oh, va bene. Non posso certo dire che trovarmi vicino a te non sia... interessante.» Tirandosi su si passò un grosso dito sotto al naso e si rivolse agli altri. «Immagino che attirerei l’attenzione. Be’, avrò la possibilità di lavorare sui miei appunti. Sono giorni che non metto mano al libro.»
Verin e Alanna si scambiarono un’occhiata incomprensibile, quindi fissarono entrambe lo sguardo su Perrin. Non c’era modo di dire cosa pensassero.
Dovettero lasciare indietro gli animali da soma, di certo avrebbero scatenato dei commenti, suggerendo un lungo viaggio; nessuno nei Fiumi Gemelli si allontanava troppo da casa, la maggior parte delle volte. Alanna aveva un sorriso leggermente soddisfatto mentre li guardava sellare i cavalli, credendo senza dubbio che gli animali e i cesti di vimini lo legassero alla vecchia casa dei malati, a lei e a Verin. Sarebbe rimasta sorpresa, se fossero giunti a tanto. Aveva vissuto del contenuto di una bisaccia da sella molto spesso, da quando aveva lasciato casa. Per dirla tutta aveva vissuto del sacchetto attaccato alla cintura e delle tasche della giubba.
Si raddrizzò dopo aver stretto il sottopancia della sella di Stepper e sobbalzò. Verin lo stava guardando con un’espressione consapevole, come se sapesse cosa stava pensando e ne fosse divertita. Era già brutto quando lo faceva Faile, da un’Aes Sedai era cento volte peggio. Il martello però, riposto con la coperta e le bisacce da sella, sembrava lasciarla perplessa. Era contento che ci fosse qualcosa che la donna sembrava non capire. D’altro canto avrebbe potuto fare a meno della grande curiosità della donna. Cosa poteva esserci di così affascinante in un martello per un’Aes Sedai?
Dovevano solo preparare gli animali da cavalcare, non ci volle molto tempo per essere pronti a partire. Verin aveva un semplice castrone marrone come il suo abbigliamento, semplice per un occhio non addestrato, ma l’ampio petto e i forti garretti suggerivano una grande resistenza come quella del grigio con l’occhio feroce del Custode, alto e lucido. Stepper sbuffò all’altro stallone finché Perrin non lo accarezzò sul collo. Il grigio era più disciplinato e altrettanto pronto a combattere, se Tomas lo avesse lasciato fare. Il Custode controllava l’animale con le ginocchia e le redini, i due sembravano quasi una cosa sola.
Mastro Cauthon guardava il cavallo del Custode con interesse — non capitava spesso di vedere animali addestrati alla guerra da quelle parti — e quello di Verin ottenne un cenno di approvazione al primo sguardo. Era uno dei più bravi a giudicare i cavalli nei Fiumi Gemelli. Senza dubbio era stato lui a scegliere i due animali dal manto ruvido, il suo e quello di mastro al’Thor, non alti come gli altri cavalli, ma robusti, con il passo che parlava di un’andatura veloce e di una buona resistenza.
I tre Aiel scivolarono avanti mentre il gruppo si dirigeva a nord, con lunghe falcate che li portarono presto fuori dalla visuale nel bosco. Le ombre del primo mattino erano lunghe e ben definite nel chiarore dell’alba. Di tanto in tanto si vedeva fra gli alberi un lampo di grigio e marrone, probabilmente di proposito, per lasciare che gli altri sapessero che erano presenti. Tam e Abell erano in testa al gruppo, con gli archi appoggiati sugli alti pomelli delle selle, seguiti subito da Perrin e Faile, e Verin e Tomas che chiudevano la fila. Perrin avrebbe potuto fare a meno degli occhi di Verin alle spalle. Poteva sentirli in mezzo alle scapole. Si chiese se sapeva dei lupi. Non era un pensiero confortante. In teoria le Sorelle Marroni sapevano cose che le altre Ajah non conoscevano, storie oscure, antiche conoscenze. Forse sapeva come poteva evitare di perdersi, di abbandonare la parte umana per i lupi. Se non riusciva a trovare nuovamente Elyas Machera, Verin forse era la sua migliore opportunità. Tutto quello che doveva fare era fidarsi di lei. Qualunque cosa la donna sapesse l’avrebbe certamente usata per aiutare la Torre Bianca, forse per aiutare Rand. Il solo problema era che aiutare Rand poteva non servire a ciò che voleva Perrin in questo momento. Tutto sarebbe stato molto più semplice senza Aes Sedai.
Per la maggior parte del tempo cavalcarono in silenzio, a parte i rumori della foresta, scoiattoli, picchi e occasionalmente il canto di un uccello. A un certo punto Faile si guardò indietro. «Non ti farà del male» osservò, il tono dolce della voce in conflitto con la fiera luce degli occhi scuri.
Perrin batté gli occhi. Voleva proteggerlo. Contro l’Aes Sedai. Non l’avrebbe capita mai, e non avrebbe mai saputo cosa aspettarsi da quella donna. A volte lo confondeva quasi quanto le stesse Aes Sedai.
Uscirono dal Bosco Occidentale a circa sei o sette chilometri a nord di Emond’s Field, con il sole alto sugli alberi a est. Alcune macchie sparse, prevalentemente di ericacee, pini e querce, li separavano ancora dai campi più vicini, di orzo e avena, tabacco ed erba alta da fieno. Stranamente non c’era nessuno in vista, né fumo che salisse dai camini delle fattorie oltre i campi. Perrin conosceva la gente che viveva da quelle parti, gli al’Loras in due delle grandi case, i Barsteres nelle altre. Duri lavoratori. Se ci fosse stato qualcuno in quelle case, sarebbe stato al lavoro da molto tempo. Gaul fece cenno dal margine di un boschetto, quindi svanì fra gli alberi.
Perrin guidò Stepper avanti per avvicinarsi a Tam e Abell. «Non dovremmo stare nascosti il più a lungo possibile? Sei persone a cavallo non passeranno inosservate.» Mantennero i cavalli a passo sostenuto.
«Non ci saranno molte persone a far caso a noi, ragazzo,» rispose mastro al’Thor «fino a quando ci manterremo lontani dalla strada nord. La maggior parte delle fattorie vicino al bosco è stata abbandonata. In ogni caso nessuno viaggia da solo in questi giorni, non lontano dalla soglia di casa. Un gruppo di dieci persone oggi non verrebbe guardato due volte, anche se la maggior parte delle persone viaggia con i carri, se si sposta.»
«Anche così ci impiegheremo quasi tutto il giorno ad arrivare a Watch Hill» aggiunse mastro Cauthon «senza cercare di coprire la distanza attraverso il bosco. Sarebbe leggermente più facile se seguissimo la strada, ma avremmo anche più occasioni di incontrare i Manti Bianchi. O persone che potrebbero fare la spia per ottenere la ricompensa.»
Tam annuì. «Ma da questa parte ci sono anche amici. Abbiamo pensato di fermarci alla fattoria di Jac al’Seen per mezzogiorno, per far riposare i cavalli e sgranchirci le gambe. Giungeremo a Watch Hill che ci sarà ancora abbastanza luce per vedere.»
«Ci sarà ancora abbastanza luce» ripeté assente Perrin, per lui era sempre così. Si girò sulla sella per guardare indietro verso le fattorie. Abbandonate, ma non bruciate, non saccheggiate, che potesse vedere. Le tende erano ancora tese davanti alle finestre. Integre. Ai Trolloc piaceva rompere le cose, e le case vuote erano un invito. I campi di orzo e avena erano pieni di erbacce, ma non erano stati devastati. «I Trolloc hanno attaccato Emond’s Field?»
«No» rispose mastro Cauthon con voce grata. «Non sarebbe facile per loro se lo facessero. Dopo quella Notte di Inverno la gente ha imparato a stare all’erta. Accanto a ogni porta ci sono archi, lance e simili. Inoltre i Manti Bianchi pattugliano Emond’s Field ogni due o tre giorni. Per quanto odio ammetterlo, effettivamente tengono lontani i Trolloc.»
Perrin scosse il capo. «Avete un’idea di quanti siano i Trolloc?»
«Uno di troppo» grugnì Abell.
«Forse duecento» rispose Tam. «Forse più. Probabilmente di più.» Mastro Cauthon sembrò sorpreso. «Pensaci, Abell. Non so quanti ne abbiano uccisi i Manti Bianchi, ma i Custodi sostengono che loro e le Aes Sedai ne hanno fatti fuori almeno cinquanta, e due Fade. La cosa non ha ridotto il numero di incendi di cui sentiamo parlare. Credo che debbano essere di più, ma lo scoprirai da solo.» L’altro uomo annuì infelice.