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L'ascesa dell'Ombra

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L'ascesa dell'Ombra
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Bornhald trattenne la rabbia fino a quando fu dentro la tenda, con i lembi abbassati, quindi fece volare dal tavolo le mappe e gli oggetti da scrittura con un ringhio. Ordeith deve credere che sono un imbecille. Per due volte aveva mandato degli uomini con lui e per due volte erano stati gli unici morti a seguito di una ‘schermaglia con i Trolloc’ che non lasciava ferite agli altri. Sempre a sud. L’uomo era ossessionato da Emond’s Field. Be’, avrebbe montato il campo lì se non per... ma adesso non aveva senso pensarci. Aveva i Luhan con sé. Gli avrebbero consegnato Perrin Aybara, in un modo o nell’altro. Watch Hill era una postazione assai migliore se doveva spostarsi a Taren Ferry rapidamente. Le considerazioni militari avevano la precedenza su quelle personali.

Per la millesima volta si chiese perché il lord Capitano Comandante lo avesse inviato quaggiù. La gente non sembrava diversa da quella che aveva visto in centinaia di altri posti. A parte il fatto che solo la gente di Taren Ferry aveva mostrato entusiasmo nello sradicare i propri Amici delle Tenebre. Il resto fissava ostinatamente le porte quando la zanna del Drago vi veniva scarabocchiata. Un villaggio sapeva sempre chi fossero gli indesiderabili e con un po’ di incoraggiamento gli abitanti erano sempre pronti a liberarsene; ogni Amico delle Tenebre sarebbe di certo capitato fra quelli che volevano eliminare dal villaggio. Ma non qui. Il disegno scuro di una zanna affilata su una porta poteva equivalere a una nuova mano di intonaco, per gli effetti che otteneva. E i Trolloc. Pedron Niall sapeva che ci sarebbero stati anche i Trolloc quando aveva scritto quegli ordini? Come poteva? Ma se non era così, perché aveva inviato abbastanza Figli da sedare una piccola sommossa? E perché, per la Luce, il lord Capitano Comandante lo aveva gravato della presenza di un pazzo omicida?

I lembi della tenda si scostarono e Ordeith fece il suo tracotante ingresso. L’elegante giubba grigia era ricamata d’argento, ma molto macchiata. Il collo magro era lercio e sporgeva dal colletto dandogli l’aspetto di una tartaruga. «Buonasera, mio lord Bornhald. Una graziosa, splendida, ottima sera.» Oggi l’accento del Lugard era pesante.

«Cosa è accaduto a Figlio Joelin e Figlio Gomanes, Ordeith?»

«Una cosa terribile, mio signore. Quando siamo scesi sui Trolloc, Figlio Gomanes coraggiosamente...» Bornhald lo colpì in viso con un guanto di maglia. Barcollando l’uomo ossuto si portò una mano sul labbro spaccato, esaminando il rosso del sangue. Il sorriso che aveva in volto non era più canzonatorio. Sembrava quello di una vipera. «Stai dimenticando chi ha firmato la mia missione, giovane signore? Una mia parola e Pedron Niall ti impiccherebbe con le interiora di tua madre dopo avervi entrambi spellati vivi.»

«Questo se sopravvivi abbastanza per pronunciare quella parola, giusto?»

Ordeith ringhiò, accovacciandosi come una creatura selvatica schiumante di saliva. Lentamente si riscosse e si alzò. «Dobbiamo lavorare assieme.» L’accento del Lugard era scomparso, rimpiazzato da un tono più imponente e autorevole. Bornhald preferiva il tono di voce beffardo con l’accento del Lugard alla vaga untuosità di velato disprezzo di questa seconda voce. «L’Ombra qui si cela ovunque. Non solo nei Trolloc e nei Myrddraal. Questi sono il danno minore. Tre sono stati procreati qui, Amici delle Tenebre con l’intento di scuotere il mondo, la loro procreazione guidata dal Tenebroso per mille anni e più. Rand al’Thor. Mat Cauthon. Perrin Aybara. Conosci i loro nomi. In questo luogo sono state liberate forze che strazieranno il mondo. Creature dell’Ombra camminano nella notte corrompendo il cuore degli uomini e i loro sogni. Sferza questa terra e verranno. Rand al’Thor. Mat Cauthon. Perrin Aybara.» Accarezzò quasi il terzo nome.

Bornhald emise un sospiro logoro. Non sapeva come avesse fatto Ordeith a scoprire cosa stava cercando in questo posto; un giorno l’uomo gli aveva semplicemente rivelato la sua conoscenza. «Ho coperto quanto hai combinato alla fattoria degli Aybara...»

«Sferzali.» C’era un cenno di follia in quella voce imponente, e sudore sulla fronte di Ordeith. «Depredali e verranno.»

Bornhald alzò la voce. «Ti ho coperto perché dovevo.» Non aveva avuto scelta. Se fosse venuta a galla la verità, avrebbe avuto altro che sguardi imbronciati con cui vedersela. L’ultima cosa di cui aveva bisogno era una ribellione aperta oltre ai Trolloc. «Ma non ti perdonerò la morte dei Figli. Mi hai sentito? Cosa stai nascondendo ai Figli?»

«Dubiti che l’Ombra farebbe di tutto per fermarmi?»

«Cosa?»

«Dubiti?» Ordeith si chinò in avanti con intenzione. «Hai visto gli Uomini Grigi.»

Bornhald esitò. Cinquanta Figli attorno a lui, nel mezzo di Watch Hill e nessuno avevano notato la coppia con i pugnali. Avevano guardato dritto nella loro direzione senza vederli. Fino a quando Ordeith li aveva uccisi. Il tipo ossuto aveva ottenuto una posizione elevata agli occhi degli uomini proprio grazie a quell’azione. Più tardi Bornhald aveva seppellito profondamente i pugnali. Quelle lame sembravano acciaio, ma un tocco ustionava come metallo fuso. La prima terra che vi era stata deposta sopra aveva sibilato ed era evaporata. «Credi che fossero alla tua ricerca?»

«Oh, sì, mio signore Bornhald. Appresso a me. Qualunque cosa pur di fermarmi. L’Ombra in persona vuole fermarmi.»

«Questo ancora non spiega nulla riguardo all’assassinio...»

«Devo compiere quel che devo in segreto.» Era un sussurro, quasi un sibilo. «L’Ombra può accedere alla mente degli uomini per scoprirmi, entrare nella mente e nei sogni degli uomini. Ti piacerebbe morire in un sogno? Può accadere.»

«Tu sei... folle.»

«Dammi carta bianca e io ti consegnerò Perrin Aybara. Questo è quanto richiedono gli ordini di Pedron Niall. Mano libera per me, e metterò Perrin Aybara nelle tue.»

Bornhald rimase a lungo in silenzio. «Non voglio vederti» rispose alla fine. «Vai via.»

Quando Ordeith se ne andò, Bornhald fu scosso dai brividi. Cosa stava macchinando il lord Capitano Comandante con quest’uomo? Ma se tutto ciò gli avrebbe messo fra le mani Perrin Aybara... Gettando a terra i guanti, incominciò a frugare fra le sue cose. Da qualche parte aveva una fiasca di acquavite.

L’uomo che si faceva chiamare Ordeith a volte pensava a se stesso come Ordeith, mentre si aggirava furtivo fra le tende dei Figli della Luce, osservando sospettoso gli uomini con i mantelli bianchi. Attrezzi utili, attrezzi ignoranti, non poteva fidarsi di loro. Specialmente di Bornhald; di quello forse avrebbe dovuto liberarsi se diventava troppo problematico. Byar sarebbe stato molto più facile da gestire. Ma non ancora. C’erano altre faccende più importanti. Alcuni soldati annuirono rispettosi al suo passaggio. Ordeith mostrò loro i denti in un modo che scambiarono per un sorriso amichevole. Stupidi attrezzi.

Gli occhi del folle scivolarono affamati sulla tenda dove erano custoditi i prigionieri. Potevano aspettare. Ancora per un po’. Un altro po’. Erano solamente dei bocconcini. Esche. Avrebbe dovuto limitarsi alla fattoria degli Aybara, ma Con Aybara gli aveva riso in faccia e Joslyn lo aveva chiamato mente sudicia di uno stupido per aver nominato suo figlio come Amico delle Tenebre. Be’, avevano imparato la lezione, gridando, bruciando. Malgrado le sue intenzioni ridacchiò sotto ai baffi. Bocconcini.

Poteva percepire uno di quelli che odiava là fuori da qualche parte, a sud, verso Emond’s Field. Quale era? Non importava. Rand al’Thor era quello davvero importante. Avrebbe saputo se si trattava di al’Thor. Le voci non lo avevano ancora attirato, ma lo avrebbero fatto. Ordeith fu scosso da brividi di desiderio. Dovevano farlo. Altre voci dovevano oltrepassare le guardie di Bornhald a Taren Ferry, altre voci delle incursioni nei Fiumi Gemelli, affinché giungessero alle orecchie di Rand al’Thor e gli bruciassero il cervello. Prima al’Thor, poi la Torre, per ciò che gli avevano preso. Avrebbe avuto quello che gli spettava di diritto.

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