L'ascesa dell'Ombra
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #4
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «L'ascesa dell'Ombra». Краткое содержание книги:
Tutto ticchettava come un orologio perfetto, anche con gli impedimenti di Bornhald, finché non era apparso questo nuovo soggetto con i suoi Uomini Grigi. Ordeith si passò le dita ossute fra i capelli unti. Perché il suo sogno non poteva essere soltanto suo? Non era più una marionetta, sbalzato fra i Myrddraal e i Reietti per ordine del Tenebroso in persona. Adesso manovrava lui i fili. Non potevano fermarlo, non potevano ucciderlo.
«Niente può uccidermi» mormorò infastidito. «Oh, no. Sono sopravvissuto fin dalle Guerre Trolloc.» Be’, una parte di lui lo era. Rise in modo stridulo, sentendo la follia nel crepitio della risata, sapendolo e non curandosene.
Un giovane ufficiale dei Manti Bianchi lo guardò corrucciato. Stavolta non c’era nulla di simile a un sorriso nei denti snudati di Ordeith e il ragazzo con la peluria in volto indietreggiò. Ordeith si affrettò camminando furtivamente in modo scomposto.
Le mosche volavano attorno alle sue tende, occhi imbronciati e sospettosi evitavano i suoi. Qui i mantelli bianchi erano macchiati. Ma le spade erano affilate, l’obbedienza immediata e senza domande. Bornhald pensava che questi uomini fossero ancora suoi. Anche Pedron Niall lo credeva, pensava che Ordeith fosse una sua creatura ammaestrata. Idioti.
Aprendo i lembi della tenda, Ordeith entrò per esaminare il suo prigioniero, legato in tensione fra due picchetti abbastanza spessi da trattenere una pariglia di cavalli. Forti catene d’acciaio tremarono mentre le controllava, ma aveva calcolato quante gliene servivano e poi aveva raddoppiato la quantità. Era stato un bene. Un anello di meno e quei robusti legami si sarebbero spezzati.
Con un sospiro si sedette lungo il bordo del letto. Le lampade erano già accese, più di una dozzina, eliminando ogni ombra. La tenda all’interno era luminosa come un pomeriggio assolato. «Hai pensato alla mia proposta? Accettala e sarai libero. Rifiutala e... So come fare del male a quelli della tua razza. Posso farti gridare in una morte infinita. Una morte perpetua, grida eterne..»
Le catene tintinnarono quando le strattonò; i paletti affondati nella terra scricchiolarono. «Molto bene.» La voce del Myrddraal era un rumore secco, come la pelle di un serpente che si sgretolava. «Accetto, liberami.»
Ordeith sorrise. Lo credeva uno sciocco. Avrebbe imparato. Tutti avrebbero imparato. «Prima la faccenda... diciamo, i patti e gli accordi.»
Mentre parlava, il Myrddraal cominciò a sudare.
32
Domande da porre
«Dovremmo partire presto per Watch Hill,» annunciò Verin il mattino successivo, con l’alba che imperlava appena il cielo, «per cui non andate in giro.» Perrin alzò gli occhi dalla farinata d’avena fredda per incontrare uno sguardo fisso; l’Aes Sedai non si aspettava discussioni. Dopo un momento aggiunse pensierosa: «Non pensare che questo significhi che ti aiuterò in qualsiasi sciocchezza. Sei un giovane uomo pieno di trucchi. Non tentarli con me.»
Tam e Abell si fermarono con i cucchiai a metà strada dalla bocca, scambiandosi degli sguardi sorpresi; chiaramente erano andati ognuno per la propria strada, e lo stesso avevano fatto le Aes Sedai, prima di questo evento. Dopo un momento ricominciarono a mangiare, anche se con espressioni pensierose. Lasciarono ogni obiezione nel silenzio. Tomas, che aveva già riposto il mantello da Custode nella bisaccia da sella, rivolse loro — e a Perrin — uno sguardo duro, come se anticipasse discussioni e intendesse prevenirle. I Custodi facevano qualsiasi cosa fosse necessaria perché un’Aes Sedai facesse quel che voleva.
Naturalmente Verin intendeva immischiarsi — le Aes Sedai erano solite farlo — e averla sott’occhio era certamente meglio che sentirla alle spalle. Evitare di invischiarsi del tutto con le Aes Sedai era praticamente impossibile, quando volevano mettere le mani su qualcosa; il solo sistema era cercare di usarle mentre loro ti usavano, guardare e sperare di poterti liberare se decidevano di incastrarti a testa in giù, come un furetto in una tana di coniglio. A volte la tana di coniglio si rivelava essere quella di un tasso, che era crudele con il furetto.
«Anche tu sarai la benvenuta» disse Perrin ad Alanna, ma la donna gli rivolse un’occhiata gelida che lo immobilizzò. Aveva sdegnato la farinata d’avena e stava in piedi vicino a una delle finestre coperte di rampicanti, osservando attraverso lo schermo di foglie.
Perrin non avrebbe saputo dire se era compiaciuta dei suoi piani per una ricognizione. Leggere le intenzioni della donna sembrava quasi impossibile. Le Aes Sedai in teoria dovevano rappresentare la fredda serenità in persona e lei lo era, ma Alanna vi aggiungeva picchi di fiero temperamento e umore imprevedibile quando meno te lo aspettavi, come il lampo che esplodeva e scompariva. A volte lo guardava in un modo tale che se non fosse stata un’Aes Sedai avrebbe pensato che lo stesse ammirando. Altre volte si sentiva un complesso meccanismo che la donna intendeva smontare per capire come funzionava. Anche Verin spesso raggiungeva lo stesso risultato; la maggior parte delle volte anche lei era indecifrabile. Snervante a volte, ma almeno non doveva chiedersi se sarebbe stata capace di rimettere assieme i pezzi.
Sperava di riuscire a far restare Faile in questo posto — non era come lasciarla indietro, solo tenerla in salvo dai Manti Bianchi — ma adesso aveva quell’espressione ostinata e una luce pericolosa negli occhi a mandorla. «Non vedo l’ora di vedere un po’ della tua regione. Mio padre alleva pecore.» Il tono di voce della ragazza era definitivo; non sarebbe rimasta a meno che non lui non la legasse.
Per un attimo Perrin considerò la cosa. Ma il pericolo dei Manti Bianchi non era così grande; oggi voleva solo guardare. «Credevo che fosse un mercante» rispose.
«Alleva anche pecore.» Sulle guance di Faile apparvero delle chiazze rosse; forse suo padre era un pover’uomo e non un mercante. Non sapeva perché avrebbe dovuto fingere, ma se era questo che voleva, non avrebbe cercato di fermarla. Imbarazzata o no, non sembrava meno ostinata.
Si ricordò del metodo di mastro Cauthon. «Non so quanto riuscirai a vedere. Alcune fattorie potrebbero aver iniziato la tosatura, immagino. Probabilmente nulla di diverso dall’attività di tuo padre. In ogni caso mi farà piacere la tua compagnia.» Lo stupore sul viso di Faile quando si accorse che Perrin non avrebbe discusso valeva quasi la preoccupazione di averla assieme a lui. Forse Abell aveva qualche ragione.
Loial era tutta un’altra faccenda.
«Ma io voglio andare» protestò l’Ogier quando Perrin gli disse che non poteva. «Voglio aiutare, Perrin»
«Ne resterai fuori, mastro Loial» rispose Abell e Tam aggiunse: «Dobbiamo evitare il più possibile di attirare l’attenzione.» Loial abbassò le orecchie demoralizzato.
Perrin lo prese da parte, il più lontano possibile dagli altri per quanto consentivano le dimensioni della stanza. I capelli irsuti di Loial sfiorarono le travi del soffitto fino a quando Perrin gli fece cenno di abbassarsi. Perrin sorrise, adulandolo. Sperava che gli altri lo credessero.
«Voglio tenere d’occhio Alanna» fu quasi un sussurro. Loial sobbalzò e Perrin lo afferrò per una manica, sempre sorridendo come uno stupido. «Sorridi, Loial. Non stiamo parlando di nulla di importante, va bene?» L’Ogier riuscì a fare un sorriso incerto. Sarebbe dovuto andar bene. «Le Aes Sedai agiscono per i loro scopi, Loial.» E potrebbe essere ciò che meno ti aspetti, o che credi. «Chi sa cosa le passa nella mente? Ho avuto abbastanza sorprese da quando sono arrivato a casa, e non voglio che una delle sue si aggiunga al gruppo. Non mi aspetto che tu la fermi, solo che noti qualsiasi cosa fuori del normale.»