I fuochi del cielo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #5
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «I fuochi del cielo». Краткое содержание книги:
Nynaeve sospirò. «Be’, almeno funziona meglio di quello che ho fatto io. Una donna Custode. Mi chiedo cosa ne dirà Lan. Non c’è motivo per cui non possa accadere. Se c’è una donna in grado di essere una Custode, questa è lei.» Trasalendo si rannicchiò, ma lo sguardo tornava sempre su Birgitte. «Dovrai tenerlo segreto. Se una persona qualsiasi scopre che un’Ammessa ha legato una Custode, quali che fossero le circostanze...»
Elayne rabbrividì. «Lo so» rispose semplicemente e con una certa veemenza. Non era un’offesa che comportava la quietatura, ma qualsiasi Aes Sedai le avrebbe fatto desiderare di essere stata quietata. «Nynaeve, cosa è successo?»
Per un bel po’ credette che l’altra donna avrebbe ripreso a piangere mentre le tremava il mento nel tentativo di parlare. Quando iniziò, la voce era ferrea, il viso un misto di furia e troppe lacrime per essere nascoste. Raccontò i fatti come si erano svolti, fino a quando giunse al momento dell’apparizione di Moghedien fra i carri. In questo fu molto dettagliata.
«Dovrei essere livida dalla testa ai piedi» disse amaramente alla fine, toccandosi il braccio senza segni. Ma con i lividi o senza, sussultò. «Non capisco perché. Lo sento, ma merito anche i segni, per essere stata stupida e orgogliosa. Per essere stata troppo spaventata per fare quello che avrei dovuto. Meritavo di essere appesa come un prosciutto ad affumicare. Se esistesse una qualsiasi forma di giustizia, starei ancora a penzolare in quel luogo e Birgitte non sarebbe distesa in quel letto, con noi che cichiediamo se vivrà o no. Se solo ne sapessi di più. Se solo avessi il sapere di Moghedien per cinque minuti, sarei in grado di guarirla. Ne sono sicura.»
«Se fossi stata ancora appesa» rispose con tono pratico Elayne, «in breve ti saresti svegliata e mi avresti schermata. Di sicuro Moghedien ti avrebbe fatta arrabbiare abbastanza per poter incanalare, ricorda che ci conosce fin troppo bene, e dubito anche che avrei sospettato qualcosa fino a quando non lo avessi fatto. Non mi piace l’idea di essere trasportata da Moghedien e non posso credere che per te sia diverso.» L’altra non la guardò. «Doveva essere un legame, Nynaeve, come un a’dam. È così che ti ha inflitto il dolore senza lasciarti i segni.» L’altra era ancora seduta e imbronciata. «Nynaeve, Birgitte è viva. Hai fatto tutto quello che potevi per lei e, grazie alla Luce, è viva. Moghedien è la responsabile di questo, non tu. Un soldato che si prende la colpa per i suoi camerati caduti in battaglia è uno sciocco. Tu e io siamo soldati in battaglia, ma tu non sei una sciocca, per cui smettila di comportarti come tale.»
Nynaeve a quel punto la guardò, uno sguardo torvo che durò un solo momento prima che si voltasse completamente. «Tu non capisci.» La voce divenne quasi un sussurro. «Lei... era... una degli eroi legati alla Ruota del Tempo, destinata a rinascere di volta in volta per creare leggende. Stavolta non è nata, Elayne. È stata strappata dal tel’aran’rhiod. Adesso mi chiedo se sia ancora legata alla Ruota. O forse è stata strappata anche da quella? Strappata da quello che aveva guadagnato con il suo coraggio, perché io sono stata così orgogliosa, stupida come un uomo, che l’ho mandata a caccia di Moghedien?»
Elayne sperava che quelle domande non si fossero ancora affacciate alla mente di Nynaeve, almeno non finché avesse avuto un po’ di tempo per riprendersi. «Sai quanto seriamente è stata ferita Moghedien? Forse è morta.»
«Mi auguro di no» ringhiò quasi l’altra donna. «Voglio farle pagare...» Inspirò profondamente, ma invece di rinvigorirsi, sembrò accasciarsi. «Non conterei sulla sua morte. Il colpo di Birgitte ha mancato il cuore. Mi meraviglio che sia riuscita a scagliare una freccia, visto come barcollava. Io non sarei stata in grado di alzarmi se fossi stata scaraventata lontano come lei, abbastanza da rimbalzare a quel modo. Non potevo nemmeno alzarmi dopo quello che mi aveva fatto Moghedien. No, è viva e sarà meglio che ci convinciamo che si sottoporrà alla guarigione e inizierà a darci la caccia fin da domani mattina.»
«Dovrebbe comunque avere il tempo di riposare, Nynaeve. Lo sai bene. Credi che sappia dove siamo? Da quello che hai detto non ha avuto modo di vedere altro oltre che il serraglio.»
«E se invece ha visto di più?» Nynaeve si strofinò le tempie come se pensare le riuscisse difficile. «Cosa facciamo se sapesse esattamente dove siamo? Potrebbe mandarci contro gli Amici delle Tenebre. O avvisare quelli a Samara.»
«Luca è livido perché ci sono in giro undici serragli attorno alla città, e altri tre che attendono di superare il ponte. Nynaeve, serviranno giorni prima che recuperi la forza dopo una ferita come quella, anche se trova qualche Sorella Nera che la guarisca, o una delle altre Reiette. Più degli altri per controllare quindici serragli ambulanti. Se non ce ne sono ancora sulla strada alle nostre spalle, o che provengono da Altara. Se ci insegue o ci sguinzaglia dietro gli Amici delle Tenebre, in entrambi i casi, siamo all’erta e abbiamo tempo per reperire un’imbarcazione che possa portarci a fondovalle.» Fece una breve pausa meditando. «Hai nulla per tingere i capelli, in quella tua sacca di erbe? Scommetto qualsiasi cosa che portavi la treccia nel tel’aran’rhiod. I miei lì sono sempre del loro vero colore. Se li tieni sciolti, come adesso, e di un altro colore, sarà molto più difficile che ci scoprano.»
«Manti Bianchi ovunque» sospirò Nynaeve. «Galad. Il Profeta. Nessuna barca. È come se tutto cospirasse per trattenerci qui per Moghedien. Sono così stanca, Elayne. Stanca di avere paura di chi o cosa potremmo incontrare dietro l’angolo. Stanca di avere paura di Moghedien. Sembra che non riesca a pensare a cosa fare. I miei capelli? Non ho nulla per tingerli di un altro colore.»
«Adesso è meglio che tu dorma» disse con fermezza Elayne. «Senza l’anello. Dammelo.» L’altra esitò, ma Elayne rimase con la mano protesa fino a quando Nynaeve non prese l’anello di pietra dalla corda attorno al collo. Infilandolo nel sacchetto appeso alla cintura, Elayne proseguì. «Adesso sdraiati, e io controllerò Birgitte.»
Nynaeve fissò per un po’ la donna distesa nell’altro letto, quindi scosse il capo. «Non posso dormire... ho bisogno di essere sola, di camminare.» Alzandosi rigidamente come se fosse stata davvero percossa, prese il mantello scuro appeso a un gancio e se lo mise sopra la camicia da notte. Davanti alla porta si fermò. «Se volesse uccidermi.» concluse tetra «non so se sarei in grado di fermarla.» Si avviò nel buio della notte a piedi nudi e con il viso triste.
Elayne esitò, incerta su quale donna avesse maggior bisogno di lei, prima di tornare a sedersi. Nulla di quanto poteva dire avrebbe fatto stare meglio Nynaeve, ma aveva fede nelle capacità di recupero dell’amica. Le serviva solo del tempo per ragionarci sopra e si sarebbe resa conto che era colpa di Moghedien, non sua. Doveva capirlo.
36
Un nuovo nome
Elayne rimase seduta a lungo guardando Birgitte che dormiva. Pareva addormentata. Una volta si era mossa, mormorando disperatamente, «Aspettami, Gaidal. Aspetta. Sto arrivando, Gaidal. Aspettami...» le parole sfumarono nel lento respiro. Era più forte? La donna sembrava ancora mortalmente malata. Meglio di prima, ma pallida e tesa.
Dopo forse un’ora Nynaeve fece ritorno, aveva i piedi sporchi. Sulle guance erano visibili nuove lacrime. «Non potevo stare lontana» disse appendendo il mantello al gancio. «Dormi. La guardo io. Devo farlo.»