L'ascesa dell'Ombra
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #4
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «L'ascesa dell'Ombra». Краткое содержание книги:
«C’è un solo modo per vedersela con donne di quel tipo» aggiunse Abell annuendo. «Lascia che pensi di essere lei a dirigere la situazione. In quel modo, quando in una questione importante tu dirai qualcosa di diverso, nel momento in cui avrà superato la sorpresa, tu avrai sistemato le cose come vuoi e sarà troppo tardi per lei per costringerti a fare diversamente.»
A Perrin sembrava un concetto estremamente simile a quello che comare al’Vere aveva spiegato a Faile riguardo agli uomini. Si chiese se Abell e Marin si fossero mai scambiati opinioni. Improbabile. Forse valeva la pena fare un tentativo con Faile. Ma la donna sembrava comunque comportarsi come voleva.
Perrin si guardò alle spalle. La casa dei malati era quasi nascosta dietro agli alberi. Dovevano essere lontani dalle orecchie delle Aes Sedai. Ascoltò attentamente e fece un respiro profondo. Un picchio stava lavorando da qualche parte in lontananza. Fra i rami fronzuti c’era qualche scoiattolo, e da non molto una volpe era passata di lì con la sua preda, un coniglio. A parte loro tre, non c’era odore di essere umano, niente che indicasse un custode celato in ascolto. Forse era troppo cauto, ma buoni motivi o no, non riusciva a digerire la coincidenza di due Aes Sedai che conosceva, una di cui Egwene non si fidava, l’altra di cui lui non era sicuro di potersi fidare.
«State qui?» chiese Perrin. «Con Verin e Alanna?»
«Di rado» rispose Abell. «Come può dormire un uomo sotto lo stesso tetto delle Aes Sedai? O quel che rimane del tetto.»
«Pensavamo che questo fosse un buon posto per nasconderci,» intervenne Tam «ma loro sono arrivate prima. Credo che quei Custodi ci avrebbero uccisi entrambi se Marin e qualche altra donna della Cerchia non fossero state presenti al momento.»
Abell fece una smorfia. «Credo le abbia fermate aver scoperto chi fossimo. Voglio dire, chi fossero i nostri figli. Hanno mostrato troppo interesse per voi ragazzi per andarmi a genio.» L’uomo esitò, toccando l’arco. «Quell’Alanna si è lasciata sfuggire che siete ta’veren. Tutti e tre. Ho sentito dire che le Aes Sedai non possono mentire.»
«In me non ne ho visto alcun segno» rispose sarcasticamente Perrin. «O in Mat.»
Tam lo guardò quando non nominò Rand — doveva imparare a mentire meglio, cercando di mantenere i propri segreti e quelli degli altri — ma ciò che rispose l’uomo anziano fu: «Forse semplicemente non sai cosa cercare. Come mai ti ritrovi a viaggiare con un Ogier e degli Aiel?»
«L’ultimo ambulante che ho incontrato mi aveva detto che c’erano Aiel da questo lato della Dorsale del Mondo» intervenne Abell «ma non gli avevo creduto. Mi raccontava di aver sentito dire che erano presenti nel Murandy, fra tutti i posti, o forse ad Altara. Non era certo di dove si trovassero esattamente, ma comunque molto lontani dal deserto.»
«Niente di tutto ciò ha a che fare con l’essere ta’veren» rispose Perrin. «Loial è un amico ed è venuto per aiutarmi. Anche Gaul è un amico, immagino. Bain e Chiad sono venute con Faile, non con me. È una faccenda complicata, ma è andata così. Niente a che fare con i ta’veren.»
«Be’, qualunque sia il motivo,» fu la replica di Abell «le Aes Sedai sono interessate a voi ragazzi. L’anno scorso io e Tam abbiamo viaggiato fino a Tar Valon, alla Torre Bianca, cercando di scoprire dove foste. Siamo riusciti a malapena a far ammettere a una che conosceva i vostri nomi, ma era chiaro che stavano nascondendo qualcosa. La Custode degli Annali ci ha imbarcati su una nave diretta a fondovalle, con le tasche piene d’oro e le teste piene di vaghe rassicurazioni, quasi prima che riuscissimo a fare un inchino. Non mi piace l’idea che la Torre possa usare Mat in qualche modo.»
Perrin voleva poter dire al padre di Mat che non stava succedendo nulla, ma non era certo di poter raccontare una tale bugia con il viso impassibile. Moiraine non stava tenendo d’occhio Mat perché le piaceva il suo sorriso; Mat era profondamente invischiato con la Torre quanto lui, forse anche di più. Erano strettamente legati fra loro e la Torre aveva in pugno i fili.
Il silenzio scese su di loro finché Tam disse calmo: «Ragazzo, riguardo alla tua famiglia. Ho delle tristi novità.»
«Lo so» rispose velocemente Perrin, quindi fu di nuovo silenzio, ognuno di loro immobile a guardarsi i piedi. Avevano bisogno di pace. Alcuni momenti per ritirarsi da emozioni dolorose e dall’imbarazzo di averle chiaramente dipinte in volto.
Un battito d’ali. Perrin alzò gli occhi e vide un grande corvo che atterrava su una quercia a circa cinquanta passi, gli occhi neri e lucenti fissi su di loro. La mano di Perrin scattò verso la faretra, ma ancor prima che avvicinasse l’impennatura alla guancia, due frecce abbatterono il corvo dal ramo. Tam e Abell stavano già incoccando una nuova freccia, con gli occhi che sondavano gli alberi alla ricerca di altri uccelli neri. Non c’era nulla.
Il tiro di Tam aveva colto il corvo in testa, e la cosa non era né una sorpresa né una coincidenza. Perrin non aveva mentito a Faile sul loro talento. Nessuno nei Fiumi Gemelli poteva eguagliare i tiri di Tam.
«Bestie maledette» mormorò Abell, appoggiando un piede sull’uccello per liberare la freccia. La pulì nella terra e la ripose nella faretra. «Ormai sono ovunque.»
«Le Aes Sedai ci hanno messi in guardia contro i corvi» spiegò Tam. «Spiano per conto dei Fade e noi abbiamo passato parola. Lo ha fatto anche la Cerchia delle Donne. Nessuno vi ha prestato troppa attenzione finché non hanno incominciato ad attaccare le pecore, beccandole negli occhi e uccidendone alcune. La tosatura quest’anno sarà già abbastanza brutta. Non che importi molto, immagino. Fra i Manti Bianchi e i Trolloc, dubito che verranno i mercanti a cercare la nostra lana, quest’anno.»
«Qualche idiota è impazzito per questa cosa» aggiunse Abell. «Forse più di uno. Abbiamo trovato ogni tipo di animale morto. Conigli, daini, volpi, anche un orso. Uccisi e lasciati a marcire. Per la maggior parte nemmeno scuoiati. Si tratta di un uomo, o di un gruppo di uomini, non di Trolloc; ho trovato impronte di stivali. Un uomo grosso, ma troppo piccolo per essere un Trolloc. Un peccato e uno spreco.»
L’Assassino. L’Assassino era qui, e non solo nei sogni dei lupi. L’Assassino e i Trolloc. L’uomo nel sogno gli era sembrato familiare. Perrin coprì il corpo del corvo morto con terra e foglie. Avrebbe avuto molto tempo in futuro per i Trolloc. Una vita intera, se ce ne fosse stato bisogno. «Ho promesso a Mat che avrei vegliato su Bode ed Eldin, mastro Cauthon. Quanto è difficile liberare loro e gli altri?»
«Difficile» sospirò Abell, assumendo un’espressione triste. Di colpo dimostrò la sua età e anche di più. «Terribilmente difficile. Mi sono avvicinato abbastanza da vedere Natti dopo che l’avevano presa, che camminava fuori dalla tenda dove tengono tutti. Potevo vederla — con circa duecento Manti Bianchi che ci separavano. Sono diventato un po’ imprudente e uno di loro mi ha trapassato con una freccia. Se Tam non mi avesse riportato qui dalle Aes Sedai...»
«È un grande accampamento» intervenne Tam «proprio sotto Watch Hill. Sette o ottocento uomini. Perlustrazioni, giorno e notte, la maggiore concentrazione fra Watch Hill ed Emond’s Field. Se si allontanassero maggiormente ci renderebbero le cose più facili, ma tranne per un centinaio di uomini a Taren Ferry, sono pronti a lasciare il resto dei Fiumi Gemelli ai Trolloc. Ho sentito dire che la situazione attorno a Deven Ride è brutta. Una fattoria incendiata quasi ogni notte. Lo stesso accade fra Watch Hill e il fiume Taren. Liberare Natii e gli altri sarà difficile e non abbiamo alcuna speranza che le Aes Sedai dopo li lascino stare qui. A quelle due non piace che la gente sappia dove si nascondono.»
«Certamente qualcuno li nasconderebbe» protestò Perrin. «Non puoi dirmi che tutti vi hanno voltato le spalle. Non crederanno davvero che siate Amici delle Tenebre?» Mentre ancora pronunciava le parole, gli ritornò in mente Cenn Buie.
«No, non è quello» rispose Tam. «A parte qualche stupido, in molti ci offrirebbero un pasto o una nottata nel granaio, a volte anche un letto, ma devi capire che si sentono a disagio ad aiutare persone ricercate dai Manti Bianchi. Non è colpa loro. Le cose sono molto difficili e gli uomini stanno provando a Vegliare sulle proprie famiglie meglio che possono. Chiedere a qualcuno di prendersi Natii e le ragazze, Haral e Alsbet... be’, potrebbe essere chiedere troppo.»