L'ascesa dell'Ombra
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #4
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «L'ascesa dell'Ombra». Краткое содержание книги:
«Ho immaginato che dovevano venire da lì» mormorò Verin, quasi a se stessa. «Moiraine mi aveva detto che usavano le Vie. Prima o poi rappresenterà un vero e proprio problema per noi.»
Perrin si chiese cosa fosse questo per lei.
«Le Vie» ripeté Alanna, sempre tenendogli la testa fra le mani. «Ta’veren! Giovani eroi!» Fece sembrare le parole un encomio ma anche vicine a una bestemmia.
«Non sono un eroe» le rispose Perrin flemmatico. «Le Vie erano il modo più veloce per arrivare qui. Ecco tutto.»
La Sorella Verde proseguì come se Perrin non avesse parlato. «Non capirò mai perché l’Amyrlin Seat ha lasciato che voi tre andaste per la vostra strada. Elaida ha avuto delle fitte pensando a voi, e non è l’unica, solo la più veemente. Con i sigilli che si stanno indebolendo e l’Ultima Battaglia che si avvicina, l’ultima cosa di cui abbiamo bisogno sono tre ta’veren che se ne vanno in giro per conto proprio. Io avrei attaccato un filo a ognuno di voi, forse vi avrei addirittura legati come Custodi.» Perrin cercò di farsi indietro, ma la donna strinse la presa e sorrise. «Non mi sono ancora allontanata così tanto dalle usanze da legare un uomo contro la sua volontà. Non ancora.» Perrin non era certo di quanto Alanna fosse lontana da una simile azione; il sorriso non le raggiunse gli occhi. La donna toccò la ferita parzialmente guarita sulla guancia. «Per questa è passato troppo tempo. Anche la guarigione ti lascerà una cicatrice, ormai.»
«Non ho bisogno di essere carino» mormorò — solo di stare abbastanza bene per poter fare quello che doveva — e Faile rise forte.
«Chi te lo ha detto?» rispose Faile. Sorprendentemente condivise un sorriso con Alanna.
Perrin aggrottò le sopracciglia, chiedendosi se le donne lo stessero prendendo in giro, ma prima di poter dire qualsiasi cosa, la guarigione lo colpì, come se fosse stato trasformato in un pezzo di ghiaccio. Tutto ciò che poté fare fu sussultare. I pochi momenti trascorsi prima che Alanna lo rilasciasse sembrarono infiniti.
Quando riuscì di nuovo a respirare, la Sorella Verde aveva fra le mani la testa rosso fiamma di Bain, Verin stava assistendo Gaul, e Chiad stava provando il braccio destro, agitandolo avanti e indietro con espressione soddisfatta.
Faile prese il posto di Alanna accanto a Perrin e gli accarezzò la guancia con un dito, lungo la cicatrice sotto all’occhio. «Un segno di bellezza» osservò, sorridendo leggermente.
«Un cosa?»
«Oh, solo una cosa che fanno le donne domanesi. Era solo un commento indolente.» Malgrado il sorriso di Faile, o forse per via di quello, Perrin si accigliò sospettoso. Lo stava prendendo in giro, solo che non capiva bene come.
Ihvon scivolò nella stanza, bisbigliò all’orecchio di Alanna e svanì nuovamente fuori a una risposta dell’Aes Sedai. Non emise quasi alcun rumore, anche quando camminò sul pavimento di legno. Pochi momenti dopo il passo di stivali annunciò l’arrivo di nuove visite.
Perrin balzò in piedi quando sulla soglia apparvero Tam al’Thor e Abell Cauthon, con gli archi in mano, gli abiti spiegazzati, la barba di due giorni chiazzata di grigio, caratteristica degli uomini che avevano dormito all’aperto. Erano andati a caccia; dalla cintura di Tam pendevano quattro conigli, tre da quella di Abell. Era chiaro che si aspettavano le Aes Sedai e anche i visitatori, ma guardavano stupiti Loial, alto quasi il doppio di ognuno di loro, con le orecchie pelose e il grosso naso che sembrava un grugno. Un cenno di riconoscimento apparve sul viso schietto e rugoso di Tam alla vista degli Aiel. Il suo sguardo pensieroso si soffermò solo un momento su di loro, prima di posarsi su Perrin con un sobbalzo grande quasi quanto quello che aveva riservato a Loial. Era un uomo vigoroso dal torace ampio, malgrado la chioma quasi grigia del tutto, di quelli che potevano essere abbattuti solamente da un terremoto e innervositi solo da una catastrofe ancora maggiore. «Perrin, ragazzo!» esclamò. «Rand è con te?»
«Cosa mi dici di Mat?» aggiunse impaziente Abell. Sembrava Mat più vecchio e con i capelli grigi, ma con gli occhi più seri. Un uomo che non si era appesantito troppo con l’età, e dal passo agile.
«Stanno bene» rispose Perrin. «A Tear.» Colse l’occhiata di Verin con la coda dell’occhio; sapeva molto bene cosa significava Tear per Rand. Alanna non sembrava prestare attenzione. «Sarebbero venuti con me, ma non sapevamo quanto fosse brutta la situazione.» Questo era vero per entrambi, ne era certo. «Mat trascorre il tempo giocando a dadi — e vincendo — e baciando le ragazze. Rand... Be’, l’ultima volta che l’ho visto, aveva una giubba elegante e una bella ragazza dai capelli dorati al braccio.»
«Sembra davvero il mio Mat» rise Abell.
«Forse è un bene che non siano venuti» rispose Tam più lentamente «con i Trolloc. E i Manti Bianchi...» Si strinse nelle spalle. «Sai che i Trolloc sono tornati?» Perrin annuì. «Aveva ragione quell’Aes Sedai? Moiraine. Cercavano voi tre ragazzi, quella Notte d’Inverno? Hai mai scoperto la ragione?»
La Sorella Marrone rivolse a Perrin un’occhiata ammonitrice.
Alanna sembrava assorta a frugare nelle bisacce, ma Perrin credeva che adesso stesse ascoltando. Ma non erano loro a farlo esitare. Non c’era modo di dire a Tam che suo figlio poteva incanalare, che Rand era il Drago Rinato. Come poteva dire a un uomo una tal cosa? Invece rispose: «Dovrai chiederlo a Moiraine. Le Aes Sedai non ti rivelano più di quello che devono.»
«L’ho notato» rispose asciutto Tam.
Entrambe le Aes Sedai stavano chiaramente ascoltando, adesso senza nasconderlo. Alanna sollevò fredda un sopracciglio rivolta verso Tam, e Abell cambiò posizione come a dire che Tam stava oltrepassando la propria fortuna, ma ci voleva più di un’occhiata adirata per turbare Tam.
«Possiamo parlare fuori?» chiese Perrin alle due donne. «Voglio respirare aria fresca.» Voleva parlare senza Aes Sedai presenti o in ascolto, ma certamente non poteva dirlo.
Tam e Abell sembravano d’accordo e forse altrettanto impazienti di sfuggire l’esame di Verin e Alanna quanto lui, ma prima dovevano sistemare la faccenda dei conigli, che consegnarono tutti ad Alanna.
«Volevamo tenerne due per noi,» aggiunse Abell «ma adesso sembra che abbiate un maggior numero di bocche da sfamare.»
«Non ce n’è bisogno.» Dal tono di voce sembrava che la Sorella Verde lo avesse già puntualizzato in precedenza.
«Ci piace pagare per ciò che prendiamo» le rispose Tam, e anche lui sembrava aver detto quella frase molte volte. «Le Aes Sedai sono state così gentili da guarirci,» aggiunse per Perrin «e vogliamo mettere da parte crediti in caso ne avessimo ancora bisogno.»
Perrin annuì. Poteva capire il fatto di non volere un regalo dalle Aes Sedai. ‘Nel dono di un’Aes Sedai è sempre nascosto un amo’ recitava un vecchio detto. Be’, sapeva che era vero. Ma non importava molto se accettavi il dono o lo pagavi; le Aes Sedai riuscivano comunque a piazzarvi un amo. Verin lo stava guardando con un piccolo sorriso, come se sapesse cosa stava pensando.
Mentre i tre uomini si avviarono a uscire, con gli archi, Faile si alzò per seguirli. Perrin scosse il capo rivolto alla ragazza e, sorprendentemente, questa tornò a sedersi. Perrin si chiese se fosse malata.
Dopo essersi fermati per lasciare il tempo a Tam e Abell di ammirare Stepper e Rondine, si incamminarono sotto gli alti alberi. Il sole declinava verso ovest, allungando le ombre. I due anziani fecero qualche battuta sulla barba di Perrin, ma non nominarono mai gli occhi. Stranamente quell’omissione non lo infastidiva. Aveva altro di cui preoccuparsi che l’opinione altrui riguardo i suoi occhi.
Rispondendo alla domanda di Abell se quella ‘cosa’ era buona per filtrare la minestra, si grattò la barba e rispose gentilmente: «A Faile piace.»
«Oh oh» rise Tam. «È quella ragazza, vero? Ha un aspetto impetuoso, ragazzo. Ti farà trascorrere le nottate sveglio cercando di riconoscere il dritto dal rovescio.»