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I fuochi del cielo

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I fuochi del cielo
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Liandrin incrociò lo sguardo di Chesmal e Temaile, per potervi cogliere un qualche segno di simpatia, pietà, o qualsiasi altra cosa. Gli occhi di Chesmal erano freddi e severi. Quelli di Temaile brillavano, mentre si toccava sorridendo le labbra con la punta della lingua. Non era un sorriso amichevole.

«Credevi di aver imparato qualcosa sulla coercizione» proseguì Moghedien. «Te ne insegnerò un altro po’.» Per un istante Liandrin fu scossa dai brividi. Lo sguardo di Moghedien le copriva la visuale mentre la voce le riempiva le orecchie, tutta la testa. «Vivi.» L’istante passò e il sudore imperlava il volto di Liandrin mentre la Prescelta le sorrideva. «La coercizione ha molti limiti, ma il comando di fare qualcosa che il soggetto vuole con tutto se stesso durerà per un’intera esistenza. Tu vivrai, per quanto desidererai toglierti la vita. E ci penserai. Piangerai per molte notti invocando la morte.»

I flussi che bloccavano la lingua di Liandrin svanirono e la donna si fermò a malapena per deglutire. «Ti prego, somma signora, giuro che non intendevo...» La testa le risuonò e davanti agli occhi le ballarono delle farfalline nere e argentee per lo schiaffo di Moghedien.

«C’è una certa... soddisfazione... nel fare qualcosa fisicamente» sibilò la donna. «Desideri ancora pregare?»

«Ti prego, somma signora...» il secondo schiaffo le scompigliò i capelli.

«Ancora?»

«Ti prego...» Il terzo quasi le slogò la mandibola. La guancia le bruciava. «Se non riesci a essere più fantasiosa, non ti ascolterò. Tu invece lo farai. Credo che quello che ho in programma per te delizierebbe Semirhage in persona.» Il sorriso di Moghedien era oscuro quasi come quello di Temaile. «Vivrai, non quietata, ma consapevole che potresti incanalare di nuovo se solo trovassi qualcuna in grado di slegare lo schermo. E questo è solo l’inizio. Evon sarà contento di avere una nuova sguattera. E sono sicura che Arene vorrà tenere dei lunghi discorsi con te riguardo suo marito. Penso che godiamo talmente della tua compagnia che dubito vedrai l’esterno di questa casa nei prossimi anni. Lunghi anni in cui rimpiangerai di non avermi servita fedelmente.»

Liandrin scosse il capo, mentre le labbra si muovevano a formare le parole ‘no’ e ‘ti prego’, piangeva troppo per riuscire a parlare.

Rivolgendo la testa verso Temaile, Moghedien disse: «Preparala per loro. E di’ a queste persone che non devono ucciderla o storpiarla. Voglio che creda sempre di poter fuggire. Anche una futile speranza la manterrà in vita per soffrire.» Si voltò appoggiata al braccio di Chesmal e il flusso che bloccava Liandrin scomparve.

Le gambe della donna cedettero come paglia, facendola accasciare sul tappeto. Rimaneva solo lo schermo, che colpì futilmente mentre strisciava dietro a Moghedien nel tentativo di afferrare l’orlo della camicia e singhiozzando a dirotto. «Ti prego, somma signora.»

«Viaggiano con un serraglio» disse Moghedien a Chesmal. «Tutte le vostre ricerche, e ho dovuto trovarle da sola. Un serraglio non dovrebbe essere troppo difficile da localizzare.» «Servirò fedelmente» singhiozzava Liandrin. La paura le aveva mutato gli arti in acqua e non riusciva a muoversi abbastanza velocemente da raggiungerla. Non la guardarono nemmeno mentre strisciava sul tappeto appresso a loro. «Legami a te, somma signora. Qualsiasi cosa. Sarò un cane fedele!»

«Ci sono molti serragli che viaggiano verso nord» rispose Chesmal, ansiosa di negare il proprio fallimento. «Verso Ghealdan, somma signora.»

«Allora devo andare nel Ghealdan» rispose Moghedien. «Ti procurerai dei cavalli veloci e seguirai...» la porta della camera da letto si chiuse.

«Sarò un cane fedele» singhiozzava Liandrin accasciata sul tappeto. Sollevò il capo e batté le palpebre nel vedere Temaile che la osservava, strofinandosi le braccia e sorridendo. «Potremmo sopraffarla, Temaile. Noi tre insieme potremmo...»

«Noi tre?» rise Temaile. «Adesso non riusciresti a sopraffare quel grassone di Evon.» Socchiuse gli occhi mentre osservava lo scudo legato a Liandrin. «Tanto valeva che ti quietasse.»

«Ascoltami, ti prego.» Liandrin deglutì cercando di schiarirsi la voce, ma era ancora impastata, come se avesse fretta, quindi proseguì velocemente. «Abbiamo parlato del disaccordo che deve esserci fra i Prescelti. Se Moghedien si nasconde a questo modo, allora è dagli altri prescelti che non vuole essere scoperta. Se la prendiamo e gliela consegniamo, pensa a quale posizione potremmo ottenere. Potremmo essere elevate al di sopra di re e regine. Potremmo essere anche noi delle Prescelte!»

Per un momento — un benedetto, breve momento — sul viso da bambina della donna apparve dell’esitazione. Quindi scosse il capo. «Non hai capito fin dove potevi alzare lo sguardo. ‘Chi cerca di afferrare il sole si brucia’. No, non credo di essere disposta a bruciarmi per tentare di andare troppo in alto. Credo invece che farò quello che mi è stato detto e ti preparerò per Evon.» Improvvisamente sorrise, mettendo in mostra dei denti che ne rendevano i lineamenti anche più volpini. «Sarà molto sorpreso quando ti vedrà strisciare per baciargli i piedi.»

Liandrin iniziò a gridare prima ancora che Temaile agisse.

35

Strappata

Sbadigliando Elayne guardò Nynaeve dal letto, con il capo appoggiato su un gomito e i capelli neri che le scendevano lungo il braccio. Era abbastanza ridicola questa richiesta insistente che chi non andasse nel tel’aran’rhiod rimanesse sveglia. Non sapeva quanto Nynaeve si fosse trattenuta nel Mondo dei Sogni, ma Elayne era rimasta lì per almeno due ore, senza un libro da leggere, senza un lavoro di cucito, nulla per passare il tempo, tranne osservare l’altra donna sdraiata sul letto. Studiare l’a’dam non andava bene. Credeva di aver carpito ogni segreto possibile. Aveva anche provato un leggero tocco di guarigione sulla donna addormentata, forse tutto quello che sapeva. Nynaeve non glielo avrebbe mai consentito da sveglia — non aveva una gran considerazione della sua bravura in quella disciplina — o forse sì, in questo caso — ma l’occhio nero era scomparso. A dire la verità quella era la guarigione più complessa che Elayne avesse eseguito e aveva esaurito tutte le sue cognizioni. Non aveva niente da fare. Se avesse avuto dell’argento avrebbe potuto cercare di creare un a’dam. L’argento non era il solo metallo, ma avrebbe dovuto fondere le monete per ottenerlo. L’altra non sarebbe stata contenta di trovare un secondo a’dam. Se Nynaeve avesse almeno acconsentito a rivelare questa faccenda a Thom e Juilin, avrebbe potuto invitare Thom per conversare un po’.

I loro colloqui erano molto piacevoli. Come un padre che trasmetteva la propria conoscenza alla figlia. Non si era mai resa conto che il Gioco delle Casate fosse così profondo in Andor, anche se non come in altre terre. Solo le Marche di Confine ne erano interamente sfuggite, secondo Thom. Con la Macchia a nord e le incursioni quotidiane dei Trolloc non avevano tempo per le manovre e gli schemi. Lei e Thom si facevano delle belle chiacchierate, adesso che era sicuro che la ragazza non avrebbe provato a saltargli in grembo. Il viso di Elayne avvampava al ricordo, ci aveva pensato una o due volte, ma per fortuna non lo aveva mai fatto.

«Anche una regina si fa male all’alluce, ma una donna saggia osserva il percorso» disse sommessamente. Lini era una donna saggia. Elayne non pensava che avrebbe commesso ancora quel particolare errore. Sapeva di farne molti, ma di rado lo stesso due volte. Un giorno, forse, ne avrebbe commessi abbastanza pochi da essere degna di seguire la madre sul trono.

Di colpo si mise a sedere. Dagli occhi chiusi di Nynaeve scendevano delle lacrime che le scivolavano sul viso. Quello che Elayne aveva scambiato per un lieve russare — Nynaeve russava, qualsiasi cosa sostenesse — era un sommesso piagnucolio gutturale. Non doveva accadere. Se si era fatta male il colpo sarebbe apparso, anche se non avrebbe provato dolore fino al risveglio.

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