L'ascesa dell'Ombra
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #4
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «L'ascesa dell'Ombra». Краткое содержание книги:
«Perché così abbiamo concordato» rispose irritata comare al’Vere. La rabbia sembrava rivolta in parti uguali verso Perrin e verso il Custode che ancora li teneva di mira — non c’era altro modo per descrivere quell’atteggiamento — con forse una piccola rimanenza per le Aes Sedai. «Si trovavano a Watch Hill quando sono arrivati i Manti Bianchi. Nessuno sapeva chi fossero tranne la Cerchia locale, che li ha consegnati a noi per nasconderli. Da tutti, Perrin. È il modo migliore di mantenere un segreto, se solo in pochi ne sono a conoscenza. Che la Luce mi protegga, conosco due donne che non dormono più con i mariti per paura di parlare nel sonno. Abbiamo acconsentito a mantenere il segreto.»
«Perché allora hai cambiato idea?» chiese il Custode dai capelli grigi con voce severa.
«Per ciò che considero una serie di buone ragioni, Tomas.» Dal modo in cui aveva spostato lo scialle, Perrin sospettò che sperava che la Cerchia — e le Aes Sedai — la pensassero allo stesso modo. Secondo le voci le donne della Cerchia potevano essere più dure fra loro che con il resto del villaggio. «Quale posto migliore per nasconderti, Perrin, che con le Aes Sedai? Certamente non ne hai paura, dopo che sei partito con una di loro. E... lo scoprirai abbastanza presto. Devi solamente fidarti di me.»
«Ci sono Aes Sedai e Aes Sedai» rispose Perrin. Ma quelle che considerava peggiori e appartenevano all’Ajah Rossa, non avevano Custodi; l’Ajah Rossa non apprezzava affatto gli uomini. Questo Tomas aveva occhi scuri inamovibili. Potevano travolgerlo, o meglio ancora limitarsi ad andare via, ma il Custode avrebbe certamente conficcato una freccia in corpo al primo che avesse fatto qualcosa che non gli piaceva, e Perrin era pronto a scommettere che l’uomo aveva altre frecce a portata di mano pronte a essere incoccate. Gli Aiel sembravano d’accordo; sembravano ancora pronti a balzare in ogni direzione in qualsiasi momento, ma sembrava anche che potevano restare lì immobili fino a quando il sole si sarebbe ghiacciato. Perrin diede dei colpetti sulla spalla di Faile. «Andrà tutto bene» la confortò.
«Certo» rispose la donna con un sorriso. Aveva riposto il pugnale. «Se lo dice comare al’Vere, le credo.»
Perrin sperò che avesse ragione. Non si fidava più delle persone come una volta. Non delle Aes Sedai. Forse nemmeno di Marin al’Vere. Ma forse queste Aes Sedai lo avrebbero aiutato a combattere i Trolloc. Si sarebbe fidato di chiunque avesse fatto una tale cosa. Ma fino a che punto poteva fidarsi delle Aes Sedai? Facevano quel che facevano per i loro scopi; per lui i Fiumi Gemelli erano casa, ma per loro potevano essere una pietra su un’asse. Faile e Mann al’Vere però sembravano fiduciose e gli Aiel aspettavano. Per il momento sembrava non avere scelta.
31
Certezze
Ihvon fu di ritorno in pochi minuti. «Puoi proseguire, comare al’Vere» fu tutto ciò che disse prima di svanire con Tomas nel folto del bosco senza nemmeno far frusciare una foglia.
«Sono molto bravi» mormorò Gaul, mentre ancora si guardava intorno sospettoso.
«Anche un bambino potrebbe nascondersi in tutto questo» osservò Chiad, colpendo il ramo di un cespuglio di spincervino, ma controllava il sottobosco con la stessa attenzione di Gaul.
Nessuno degli Aiel sembrava impaziente di proseguire. Non proprio riluttanti, certamente non spaventati, ma decisamente non impazienti. Un giorno Perrin sperava di scoprire cosa provassero gli Aiel nei confronti delle Aes Sedai. Un giorno. Anche lui non era particolarmente entusiasta in quel momento.
«Andiamo a incontrare queste tue Aes Sedai» si rivolse scortesemente Perrin a comare al’Vere.
La vecchia casa dei malati era anche più cadente di come se la ricordava, il primo piano diroccato si era accasciato, metà delle stanze era a cielo aperto, un albero della gomma alto dodici metri spuntava da una stanza. La foresta avanzava da ogni lato. Una spessa rete di rampicanti e rovi si arrampicava sui muri, coprendo di verde quel che rimaneva dell’intonaco; Perrin pensò che probabilmente erano la sola cosa che tenesse insieme l’edificio. La porta d’ingresso però era sgombera. Fiutò l’odore dei cavalli e un debole aroma di fagioli e prosciutto ma, stranamente, non l’odore del fumo della legna.
Dopo aver legato gli animali a dei rami bassi seguirono comare al’Vere all’interno, dove le finestre coperte di rampicanti lasciavano entrare solo una debole luce. La stanza frontale era larga e priva di mobili, con la terra negli angoli e alcune ragnatele sfuggite a una rapida pulizia superficiale. Sul pavimento giacevano quattro coperte arrotolate, con selle, bisacce e dei fagotti ben legati appoggiati contro il muro. Da un piccolo bricco sul focolare veniva odore di cibo, benché non ci fosse alcun fuoco. In un bollitore più piccolo sembrava esserci dell’acqua per il tè, quasi in ebollizione. Due Aes Sedai li stavano aspettando. Marin al’Vere porse loro rapide riverenze e si lanciò in una cascata di presentazioni e spiegazioni.
Perrin appoggiò il mento sull’arco. Aveva riconosciuto le Aes Sedai. Verin Mathwin, paffuta e dal viso squadrato, con delle striature grigie fra i capelli malgrado il viso liscio tipico delle Aes Sedai, apparteneva all’Ajah Marrone, e tutte le Marroni sembravano perse per la metà del tempo alla ricerca della conoscenza, che fosse antica e perduta o nuova. Ma a volte i suoi occhi scuri tradivano quella vaga espressione sognante, come adesso, mentre lo fissavano oltre Marin quasi per inchiodarlo. Era una delle due Aes Sedai a parte Moiraine che di sicuro sapevano di Rand, e sospettava che lei in particolare sapesse anche più riguardo a lui senza confessarlo apertamente. Nell’espressione dell’Aes Sedai riapparve una certa vaghezza mentre ascoltava Marin, ma era bastato un istante a soppesarlo a dovere, inserendolo nei propri piani. Doveva essere molto cauto nelle sue vicinanze.
L’altra, una scura donna slanciata in abiti da cavallo di seta verde scura, in forte contrasto con il semplice abito marrone di Verin macchiato di inchiostro ai polsini, l’aveva vista solo una volta. Alanna Mosvani apparteneva all’Ajah Verde, se si ricordava correttamente, una bellissima donna con dei lunghi capelli neri e occhi penetranti. Anche quegli occhi lo sondavano, mentre ascoltava Marin. Qualcosa che aveva detto Egwene gli tornò in mente. ‘Alcune Aes Sedai che non dovrebbero sapere di Rand mostrano troppo interesse in lui. Alida, per esempio, e Alanna Mosvani. Non mi fido di nessuna delle due’. Forse sarebbe stato meglio farsi guidare da questa frase di Egwene finché non avesse scoperto il contrario.
Le orecchie di Perrin si rianimarono quando Mariti disse, ancora con apprensione: «Mi avevi chiesto di lui, Verin Sedai. Voglio dire, Perrin. Tutti e tre i ragazzi, incluso Perrin per l’appunto. Portarlo da te mi è sembrato il modo più semplice di evitare che si facesse ammazzare. Non ho avuto il tempo di chiedere il permesso. Ritieni che per la...»
«Va tutto bene, comare al’Vere» la interruppe Verin con un tono di voce inteso a calmarla. «Hai fatto proprio la cosa giusta. Adesso Perrin si trova nelle mani giuste. Mi godrò anche l’opportunità di scoprire qualcosa di più sugli Aiel, ed è sempre un piacere parlare con un Ogier. Sonderò il tuo cervello, Loial. Ho trovato alcune cose affascinanti nei libri Ogier.»
Loial le rivolse un sorriso compiaciuto; qualsiasi cosa avesse a che fare con i libri sembrava compiacerlo. Gaul, d’altro canto, scambiò delle occhiate guardinghe con Bain e Chiad.
«Va bene purché tu non lo faccia più» aggiunse Alanna con fermezza. «A meno che... sei solo?» chiese a Perrin con un tono di voce che richiedeva una risposta, e subito. «Sono ritornati anche gli altri due?»
«Perché siete qui?» domandò Perrin in risposta.
«Perrin!» esclamò comare al’Vere. «Bada alle maniere! Forse hai acquisito dei modi rozzi fuori nel mondo, ma adesso che sei a casa puoi anche scordarteli.»