L'ascesa dell'Ombra
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #4
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «L'ascesa dell'Ombra». Краткое содержание книги:
«La Cerchia non ha il diritto di immischiarsi negli affari del Consiglio» gridò Cenn.
«... e vedi se tua moglie non ti farà dormire nel granaio. E mangiare gli avanzi del pasto della mucca. Credi che il Consiglio abbia la precedenza sulla Cerchia? Manderò Daise Congar a convincerti che così non è, se hai bisogno di essere convinto.»
Cenn si fece indietro, meglio che poteva. Se Daise Congar era la Sapiente, probabilmente gli avrebbe cacciato in gola miscugli disgustosi ogni giorno fino all’anno prossimo, e Cenn era troppo magro per fermarla. Alsbet Luhan era la sola donna di Emond’s Field più grossa di Daise, e Daise aveva una particolare caratteristica e un gran brutto carattere. Perrin non riusciva a immaginarla come Sapiente; a Nynaeve probabilmente sarebbe venuto un colpo quando avrebbe scoperto chi l’aveva rimpiazzata. Nynaeve aveva sempre creduto di comportarsi dolcemente.
«Non c’è bisogno di diventare sgradevoli, Marin» borbottò Cenn nel tentativo di calmarla. «Se vuoi che stia zitto, starò zitto. Ma Cerchia delle Donne o no, stai rischiando di condurre i Figli della Luce contro di noi.» Marin alzò appena il sopracciglio e dopo un momento l’uomo si allontanò, borbottando fra sé.
«Ben fatto» osservò Faile quando Cenn scomparve dietro l’angolo della locanda. «Penso di dover prendere lezioni da te, non sono brava la metà a gestire Perrin come sei stata tu con mastro al’Vere e questo tipo.».Sorrise a Perrin per mostrargli che stava scherzando. Almeno, Perrin sperava che quello fosse il significato.
«Devi sapere quando tirare le redini» rispose con fare assente la donna più anziana «e quando non c’è nulla da fare se non lasciare che facciano di testa loro. Lascia che facciano di testa loro quando non è importante: rende più facile controllarli quando lo è.» Stava aggrottando le sopracciglia dietro a Cenn e non prestava realmente attenzione a quel che stava dicendo, tranne forse quando aggiunse: «Alcuni dovrebbero essere legati nella stalla e lasciati lì.»
Perrin balzò rapidamente nel discorso. «Credi che manterrà il silenzio, comare al’Vere?»
Esitando, la donna rispose: «Credo che lo farà. Cenn è nato con un dente che gli faceva male, ma non è come Hari Coplin o quegli altri.» Però aveva esitato.
«Sarà meglio se ci muoviamo» rispose Perrin. Nessuno discusse la decisone.
Il sole era più alto di quanto si aspettasse, oltre il mezzogiorno, il che significava che la maggior parte della gente era a casa per mangiare. I pochi ancora fuori, per lo più ragazzi che badavano alle pecore o alle mucche, erano indaffarati a mangiare quello che si erano portati avvolto in un panno, troppo assorti nel cibo e troppo lontani dal percorso dei carri per prestare attenzione ai passanti. Eppure Loial attrasse qualche occhiata, anche con il cappuccio profondo che gli nascondeva il viso. Anche in groppa a Stepper, Perrin arrivava sotto al torace dell’Ogier sul grosso cavallo. Per la gente che li vedeva lontano probabilmente assomigliavano a un adulto con due bambini, tutti su dei cavallini nani, che guidavano cavallini da soma. Certamente non una vista usuale, ma Perrin sperava fosse ciò che credevano di vedere. Le chiacchiere avrebbero attirato l’attenzione. Doveva evitarlo finché non avesse liberato comare Luhan e gli altri. Se solo Cenn avesse mantenuto il silenzio.
Tenne il cappuccio del mantello alzato. Anche questo avrebbe potuto far nascere delle chiacchiere, ma non come la barba, e si rendeva definitivamente conto che non era più un bambino. Almeno il giorno non era particolarmente caldo. Sembrava una giornata di primavera, non d’estate, dopo Tear.
Non aveva avuto problemi a trovare la quercia spaccata, le due metà in una grande biforcazione con la parte interna nera e dura come il ferro; il terreno sotto ai rami era libero. Attraversare il villaggio era più breve che girargli intorno, per cui comare al’Vere stava già aspettando, sistemandosi lo scialle con impazienza. Gli Aiel erano lì, accovacciati fra il sottobosco di vecchie foglie e gusci di ghiande degli scoiattoli, Gaul separato dalle donne. Le Fanciulle e Gaul si guardavano a vicenda quasi con la stessa attenzione con cui guardavano il bosco. Perrin non aveva dubbi che erano riusciti a raggiungere quel punto inosservati. Desiderava avere la loro stessa capacità; poteva muoversi abbastanza bene nel bosco, ma agli Aiel non sembrava importare se si trattava di una foresta, un fattoria o una città. Quando non volevano essere visti, trovavano il modo di passare inosservati.
Comare al’Vere aveva insistito che proseguissero tutti a piedi da quel punto in poi, sostenendo che c’era troppa vegetazione per cavalcare. Perrin non era d’accordo, ma smontò comunque da cavallo: non sarebbe stato confortevole per lei fare strada camminando a gente a dorso di cavallo. In ogni caso aveva la testa piena di piani. Doveva avere l’opportunità di osservare il campo dei Manti Bianchi a Watch Hill prima di decidere come salvare comare Luhan e gli altri. E dove si nascondevano Tam e Abell? Né Bran né comare al’Vere glielo avevano detto; forse non lo sapevano. Se Tam e Abell non avevano già liberato i prigionieri, non era un incarico facile. Doveva riuscirci in qualche modo. A quel punto avrebbe potuto concentrare le attenzioni sui Trolloc.
Nessuno del villaggio si era diretto da questa parte per anni, e il sentiero era svanito, eppure gli alberi alti mantenevano il sottobosco basso. Gli Aiel camminavano silenziosi con il gruppo, aderendo all’insistenza di comare al’Vere che rimanessero tutti insieme. Loial mormorò lodando le grandi querce, gli abeti particolarmente alti e le ericacee. Occasionalmente un uccello imitatore o un pettirosso cantavano fra gli alberi, e una volta Perrin fiutò una volpe che li guardava passare.
Di colpo colse l’odore di un uomo e sentì un debole fruscio. Gli Aiel si tesero, accovacciandosi con le lance pronte. Perrin prese una freccia.
«State calmi» li invitò velocemente comare al’Vere, facendo cenno di abbassare le armi, «State calmi.»
Subito dopo si ritrovarono due uomini di fronte a loro, uno alto, scuro e snello sulla destra, l’altro tarchiato e con i capelli grigi sulla sinistra. Entrambi avevano gli archi con le frecce incoccate, pronti a sollevarli e rilasciare, con le faretre che bilanciavano le spade in vita. Entrambi indossavano dei mantelli che sembravano svanire in mezzo al fogliame.
«Custodi!» esclamò Perrin. «Perché non ci hai detto che ci sono Aes Sedai da queste parti, comare al’Vere? Nemmeno mastro al’Vere ne ha mai fatto parola. Perché?»
«Perché non lo sa» rispose velocemente. «Non ho mentito quando ho detto che erano affari della Cerchia delle Donne.» Spostò l’attenzione sui Custodi, nessuno dei due si era rilassato. «Tomas, Ihvon, mi conoscete. Abbassate quegli archi. Sapete che non porterei nessuno qui se avesse cattive intenzioni.»
«Un Ogier» mormorò l’uomo con i capelli grigi «Aiel, un uomo con gli occhi gialli — chiaramente quello che stanno cercando i Manti Bianchi — e una focosa giovane donna con un pugnale.» Perrin lanciò un’occhiata a Faile; impugnava una lama pronta a lanciarla. Stavolta era d’accordo con lei. Questi potevano anche essere Custodi, ma non davano segno di voler abbassare gli archi; i loro visi potevano anche essere scolpiti nelle incudini. Anche gli Aiel sembravano pronti a iniziare a danzare le lance senza calare il velo. «Uno strano gruppo, comare al’Vere» proseguì il Custode più anziano. «Vedremo. Ihvon?» L’uomo snello annuì e si confuse con il sottobosco; Perrin riusciva appena a sentire il tizio allontanarsi. I Custodi si muovevano come la morte in persona quando volevano.
«Cosa intendi dire con ‘affari della Cerchia delle Donne’?» chiese Perrin. «So che i Manti Bianchi causerebbero problemi se venissero a sapere delle Aes Sedai, per cui non lo diresti a Hari Coplin, ma perché nasconderlo al Sindaco? E a noi?»