La corona di spade
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #7
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La corona di spade». Краткое содержание книги:
«Notevole» sussurrò Morgase. Giorno del vero nome? Quanti tentativi c’erano stati di uccidere questa donna che parlava del primo con tanta indifferenza?
Il lopar si lamentò leggermente quando Suroth andò via, ma si mise subito a cuccia con la testa sulle zampe. Stranamente non la seguì con lo sguardo, ma rimase invece concentrato su Morgase, guardando di tanto in tanto verso la porta o la feritoia per le frecce.
«Naturalmente, per quanto possa essere leale un lopar, non sarà mai come una damane.» Stavolta la voce di Suroth non fu nemmeno sfiorata dall’affetto. «Pura e Jinjin potrebbero abbattere cento assassini prima che Almandaragal riuscisse a mettersi in piedi.» Nel sentire quei nomi, la donna con il vestito blu strattonò il guinzaglio e quella con il collare si prostrò come aveva fatto l’altra nel corridoio. «Abbiamo molte più damane da quando siamo tornati. Questa terra è un campo di caccia molto fertile per trovare le marath’damane. Pura» aggiunse con indifferenza «una volta era una donna della... Torre Bianca.»
Le ginocchia di Morgase tremarono. Aes Sedai? Studiò la schiena ricurva della donna di nome Pura rifiutandosi di credere. Nessuna Aes Sedai poteva essere costretta a tanta servilità. Qualsiasi donna in grado di incanalare, non solo le Aes Sedai, avrebbe dovuto essere capace di prendere quel guinzaglio e strangolare la propria tormentatrice. Tutte ne avrebbero dovuto essere capaci. No. Quella Pura non poteva essere un’Aes Sedai. Morgase si domandò se poteva arrischiarsi a chiedere una sedia. «È molto... interessante.» Almeno la voce era ferma. «Ma non credo che tu mi abbia convocata per parlarmi di Aes Sedai.» Ma certo, non era stata convocata. Suroth la fissò, non mosse un muscolo, fece solo un movimento appena accennato con le dita della mano sinistra.
«Thera!» Gridò di colpo la donna con il volto spigoloso e la testa in parte rasata. «Kaf per la somma signora e la sua ospite!»
Una delle donne con le vestaglie trasparenti, la più grande, ma pur sempre giovane, si alzò con molta grazia. La bocca a bocciolo di rosa aveva l’espressione capricciosa, ma lei scartò dietro uno dei paraventi, quello con l’aquila, e in pochi momenti riapparve con un vassoio d’argento e due tazzine bianche. Si inginocchiò davanti a Suroth e piegò il capo scuro mentre sollevava il vassoio, in modo che la sua offerta fosse più in alto di lei. Morgase scosse il capo. Se avesse chiesto a qualsiasi servitore di Andor di fare una cosa simile — o di indossare quelle vestaglie! — sarebbe andato via sdegnato.
«Chi siete? Da dove venite?»
Suroth sollevò una delle tazzine con la punta delle dita, inalando il vapore che ne proveniva. Il cenno del capo che la donna le rivolse somigliava troppo a un permesso per i gusti di Morgase, ma prese comunque la sua tazzina. Un solo sorso e fissò la bevanda sorpresa. Era più nera di qualsiasi tè, ed era anche molto più amara. Nessuna quantità di miele l’avrebbe resa bevibile. Suroth si portò la tazza alle labbra e sospirò deliziata.
«Ci sono molte cose di cui dobbiamo parlare, Morgase, ma per questo primo incontro sarò breve. Noi Seanchan siamo ritornati per reclamare ciò che ci fu rubato dagli eredi del sommo re, Artur Paendrag Tanreall.» Il piacere del kaf si trasformò in un piacere diverso nella voce di quella donna, una forma di aspettativa e certezza, e Suroth guardò da vicino il volto di Morgase, che non riusciva a distogliere lo sguardo. «Ciò che era nostro lo sarà di nuovo. Per la verità lo è sempre stato. Un ladro non ottiene alcun diritto di proprietà. Ho iniziato il recupero a Tarabon. Molti nobili di quella terra mi hanno già giurato obbedienza. Non trascorrerà molto tempo prima che lo facciano tutti. Il loro re, non mi ricordo il nome, è morto opponendosi a me. Se fosse sopravvissuto, in ribellione contro il trono di Cristallo non essendo nemmeno del Sangue, sarebbe stato impalato. Non siamo riusciti a trovare la sua famiglia per farne una nostra proprietà, ma ora c’è un nuovo re e una nuova Panarca che hanno giurato la loro fedeltà all’imperatrice, possa vivere per sempre, e al trono di Cristallo. I banditi verranno estirpati; non vi saranno più conflitti o fame a Tarabon, ma la gente si riparerà sotto l’ala protettrice dell’imperatrice. Adesso ho iniziato con l’Amadicia. Presto vi inchinerete tutti all’imperatrice, possa vivere per sempre, la discendente diretta del grande Artur Hawkwing.»
Se la cameriera non fosse andata via con il vassoio, Morgase avrebbe posato la sua tazza. La superficie scura del kaf non era disturbata da alcun tremito, ma la maggior parte di quanto aveva detto quella donna per lei non aveva alcun significato. Imperatrice? Seanchan? C’erano state delle voci indiscriminate più di un anno prima sugli eserciti di Artur Hawkwing che avevano oltrepassato l’Oceano Aryth, ma solo i più ingenui avrebbero potuto crederci e lei dubitava che i peggiori pettegoli nei mercati ne parlassero ancora. Che fosse vero? In ogni caso, quel poco che aveva capito era più che abbastanza.
«Tutto ciò onora il nome di Artur Hawkwing, Suroth...» la donna con il viso spigoloso aprì la bocca furiosa, fermandosi poi a un cenno delle dita laccate della somma signora «...ma quel tempo ormai è passato. Ogni nazione qui ha le sue antiche stirpi. Nessuna terra si arrenderà alla tua imperatrice. Hai preso una parte di Tarabon...» Suroth sibilò e gli occhi le brillarono «...ma ricorda che è una terra difficile, divisa in fazioni in lotta fra loro. L’Amadicia non cadrà facilmente e molte nazioni correranno in suo aiuto quando scopriranno che siete arrivati.» Poteva essere vero? «Per quanti possiate essere, non troverete facili vittorie. Abbiamo già affrontato grandi minacce in passato e le abbiamo superate. Ti suggerisco la pace prima che tu venga schiacciata.» Morgase ricordò saidar che infuriava nella notte ed evitò di guardare le... damane, così le aveva chiamate? Con grande sforzo, riuscì a non inumidirsi le labbra.
Suroth le rivolse ancora quel sorriso fasullo, con gli occhi che brillavano come pietre lucidate. «Dobbiamo tutti fare delle scelte. Alcuni sceglieranno di obbedire, aspettare e servire, e noi governeremo le loro terre nel nome dell’imperatrice, possa vivere per sempre.»
Tolse una delle mani dalla tazza per fare un gesto, un vago movimento delle unghie lunghe, e la donna con il volto spigoloso ordinò: «Thera! Posizione del cigno!»
Per qualche motivo Suroth tese le labbra. «Non il cigno, Alwhin, stupida cieca!» sibilò sottovoce, ma il suo accento rendeva tutto difficile da capire. Quel sorriso falso tornò in un istante.
La cameriera si alzò e corse al centro della stanza in un modo strano, sulla punta dei piedi, con le braccia tese all’indietro. Lentamente, sopra il sole raggiato simbolo dei Figli della Luce, la ragazza iniziò una specie di danza stilizzata. Distese le braccia come fossero ali, quindi le ripiegò. Contorcendosi, fece scivolare in fuori il piede sinistro, abbassandosi sul ginocchio piegato, entrambe le braccia tese come in supplica fino a formare una linea diagonale con il torace e la gamba destra. La sottoveste trasparente rese l’intera scena scandalosa. Morgase sentì che le guance le diventavano sempre più rosse man mano che procedeva la danza, se la si poteva chiamare così.
«Thera è nuova e non ancora ben addestrata mormorò Suroth. «Le posizioni di solito vengono create con venti o più da’covale insieme, uomini e donne scelti per la bellezza dei loro corpi, ma talvolta è gradevole anche guardarne una sola. È molto piacevole possedere cose belle, non ti pare?»
Morgase aggrottò le sopracciglia. Come si faceva a possedere una persona? Suroth aveva già parlato prima di rendere qualcuno ‘proprietà’. Morgase conosceva la lingua antica e la parola da’covale non le era familiare, ma pensandoci sopra la tradusse con ‘persona che è posseduta’. Era disgustoso. Orrendo! «Incredibile,» sussurrò asciutta «forse dovrei lasciarti a godere la... danza.»