La corona di spade
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #7
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La corona di spade». Краткое содержание книги:
Dalla porta apparve un uomo dalla testa calva sulla quale si rifletteva la debole luce. Dietro di lui, nell’altra stanza, si mosse una sagoma grande; Lamgwin Dorn. Basel Gill si accorse che Morgase era ancora a letto, e il leggero luccichio della sua testa scattò quando l’uomo distolse lo sguardo, anche se con ogni probabilità non riusciva a vedere nemmeno il letto. Mastro Gill era anche più grosso di Lamgwin, ma non così alto. «Perdonami, mia regina, non intendevo...» L’uomo si schiarì la voce tossendo forte, e mosse i piedi a disagio. Se avesse avuto il cappello, in quel momento ci avrebbe giocato nervosamente, o lo avrebbe stretto fra le mani. «Ero nel corridoio lungo, stavo andando... stavo andando...» Alle latrine, ecco cosa non riusciva a dire. «In ogni caso, ho guardato fuori da una delle finestre e ho visto un... un grosso uccello, credo. Si è posato su una delle caserme a sud.»
«Un uccello!» la voce acuta di Lini fece saltare mastro Gill dentro la stanza, liberando così la soglia. O forse era stato il colpo secco che la donna gli aveva dato fra le costole. Lini di solito approfittava di ogni vantaggio concessole dai capelli grigi. Lo oltrepassò mentre ancora si legava la vestaglia. «Sciocchi! Cervelli di bue! Avete svegliato la mia bamb...» Lini si fermò di colpo, tossendo. Non si dimenticava mai di essere stata la nutrice di Morgase e di sua madre, ma non si lasciava mai sfuggire cose simili davanti agli altri. Sapeva che se l’avesse fatto in quel momento sarebbe stata nei guai, e questo trapelò anche dalla sua voce. «Avete svegliato la regina per un uccello!» Si sistemò la retina per i capelli infilandovi dentro con gesto automatico le ciocche che ne erano uscite. «Hai bevuto, Basel Gill?» Morgase si stava chiedendo la stessa cosa.
«Non so se era un uccello» protestò mastro Gill. «Non somigliava a nessun uccello, ma cos’altro vola, se non i pipistrelli? Era grosso. Alcuni uomini sono scesi dalla sua schiena e ce n’era un altro ancora a cavalcioni sul collo dell’animale quando è volato via di nuovo. Mentre mi prendevo a schiaffi per svegliarmi un’altra di quelle... cose... è atterrata e ne sono scesi altri uomini, poi ne è arrivato ancora un altro e allora ho deciso che era il momento di avvisare lord Tallanvor.» Lini non tirò su con il naso, ma Morgase poteva quasi sentire la forza del suo sguardo, e non era diretto a lei. Anche l’uomo che aveva abbandonato la sua locanda per seguirla si sentiva di sicuro quegli occhi addosso. «È la verità della Luce, mia regina» insiste.
«Dannazione!» esclamò Tallanvor. «Qualcosa... qualcosa... è appena atterrato sul tetto delle caserme a nord.» Morgase non lo aveva mai sentito scosso. Lei voleva solo che se ne andassero tutti via e la lasciassero con le sue miserie, ma non sembrava ci fosse speranza. Per molti versi Tallanvor era peggio di Breane. Molto peggio.
«La mia vestaglia» disse Morgase, e per una volta Breane fu lesta a obbedirle. Mastro Gill si voltò subito verso la parete mentre Morgase scendeva dal letto e indossava la vestaglia di seta.
La regina andò alla finestra legando la cintura. Le lunghe caserme a nord dominavano il cortile, quattro vasti piani con i tetti piatti di pietra scura. Non si vedeva nemmeno una luce, lì o in qualsiasi altra parte della Fortezza. Tutto era immobile e silenzioso. «Non vedo nulla, Tallanvor.»
L’uomo la tirò indietro. «Guarda bene» le disse.
Un tempo Morgase avrebbe rimpianto la mano che aveva lasciato la sua spalla e si sarebbe irritata per questo rimpianto, nonché per il tono di voce usato dall’uomo. Adesso, dopo Valda, provava solo sollievo. E irritazione per quel sollievo nonché per il tono di voce dell’uomo. Era troppo irrispettoso, troppo ostinato e troppo giovane. Non era molto più grande di Galad.
Le ombre si muovevano insieme alla luna, ma tutto il resto era immobile. Lontano, nella città di Amador, un cane abbaiò, seguito da altri, poi quando Morgase aprì la bocca per congedare Tallanvor e tutti gli altri, una massa scura sul tetto della caserma si inarcò e scese in picchiata.
Tallanvor aveva detto di aver visto ‘qualcosa’, e lei non aveva un nome migliore per definire quella creatura. L’impressione era quella di un corpo lungo che sembrava assai grosso, alto più di quanto poteva esserlo un uomo; aveva grandi ali scheletriche simili a quelle di un pipistrello, che si chiusero tutte quando l’essere discese verso il cortile. Una figura, un uomo, era seduta proprio sul collo di quella creatura sinuosa. Poi le ali ripresero a battere e il... qualcosa... decollò, oscurando la luce della luna mentre passava alta nel cielo trascinandosi dietro la lunga coda sottile.
Morgase chiuse la bocca con lentezza. Poteva essere solo progenie dell’Ombra. Trolloc e Myrddraal non erano le uniche creature distorte dall’Ombra della Macchia. Non le avevano mai insegnato una cosa simile, ma le sue istruttrici alla Torre le avevano spiegato che in quel posto vivevano cose che nessuno aveva mai visto con chiarezza, e non c’erano sopravvissuti per descriverle. Come potevano quelle creature essersi spinte così a sud?
A un tratto, un lampo di luce dardeggiò con una grande esplosione in direzione dei cancelli principali, poi ancora in due punti differenti lungo le mura esterne. Morgase era convinta che si trattasse di altri due cancelli.
«Che succede, per il Pozzo del Destino?» mormorò Tallanvor in un momento di silenzio prima che i gong di allarme cominciassero a risuonare nell’oscurità. Si sollevarono grida e strilli, e suoni bassi che parevano note di corno. Il fuoco schizzò con il boato del tuono, in più punti.
«L’Unico Potere» sussurrò Morgase. Lei non era in grado d’incanalare, ma riusciva a riconoscere l’Unico Potere. Le sue congetture sulla progenie dell’Ombra si dileguarono. «Deve... deve... trattarsi di Aes Sedai.» Sentì qualcuno ansimare dietro si lei. Lini o Breane. Basel Gill mormorò agitato ‘Aes Sedai’ e Lamgwin sussurrò in risposta, ma a voce troppo bassa per essere sentito. Lontano, nell’oscurità, si sentiva il clangore di metallo contro metallo, il fuoco rombava e i fulmini striavano il cielo terso. Soffocato dal gran rumore, si sentiva il suono sommesso delle campane d’allarme della città, ma stranamente erano poche.
«Aes Sedai» Tallanvor sembrava dubbioso. «Perché adesso? Per liberarti, Morgase? Credevo che non potessero usare il Potere contro gli uomini, solo contro la progenie dell’Ombra; e poi, se quella creatura non era progenie dell’Ombra, non so cos’altro fosse.»
«Non sai di cosa stai parlando!» rispose Morgase, girandosi adirata verso di lui. «Tu...» Il dardo di una balestra batté contro la cornice della finestra facendo volare una pioggia di schegge di pietra. L’aria le carezzò il viso quando il dardo passò tra lei e Tallanvor piantandosi poi nella testiera del letto con un rumore sordo. Pochi centimetri più a destra e tutti i suoi problemi sarebbero stati risolti per sempre.
Morgase non si mosse, ma Tallanvor la tirò via dalla finestra imprecando. Anche alla luce della luna, lei poté vedere l’espressione corrucciata dell’uomo mentre la studiava. Per un momento pensò che forse le avrebbe toccato il viso; in tal caso, non sapeva se avrebbe pianto o gridato, se gli avrebbe ordinato di andare via per sempre o...
E invece lui disse: «Con ogni probabilità si tratta di quegli uomini, quei Shamin o come si chiamano.» Tallanvor insisteva nell’accettare quelle strane storie impossibili che erano penetrate anche nella Fortezza. «Credo di poterti portare fuori proprio in questo momento. Sono tutti confusi. Vieni con me.»
Morgase non lo corresse; erano poche le persone che sapevano qualcosa sull’Unico Potere, ancor meno quelle che conoscevano la differenza fra saidar e saidin. La sua idea era intrigante. Forse sarebbero riusciti a scappare davvero grazie alla confusione della battaglia.
«Portarla fuori in quel caos!» protestò Lini. Le luci divampanti offuscarono quella della luna; scontri e boati soffocavano il clamore degli uomini e delle spade. «Credevo che tu avessi più cervello, Martyn Tallanvor. Solo gli stupidi baciano i calabroni o mordono il fuoco. Hai sentito: Morgase ha detto che si tratta di Aes Sedai. Pensi che si sbagli? Lo pensi davvero?»